giovedì 18 aprile 2013

Il vetro fumè di Franco Marini



 Il vetro fumè di Franco Marini
Aneddoto

all'incirca mezzo secolo fa Franco Marini abbruzzese era Segretario della federazione dei Minatori della Cisl di Caltanissetta. Vi era stato inviato dalla Cisl nazionale per farsi le ossa come sindacalista. Poi, con il tempo ma rapidamente avrebbe scalato tutti i gradini dell'organizzazione fino alla cima.
Ci trovavamo nella sede dell'Assessorato Regionale all'Industria di Palermo. Una numerosa delegazione di zolfatai provenienti dalle province minerarie, i dirigenti della CGIL, della Cisl, dell'UIL, L'assessore Salvino Fagone socialista, il direttore dell'assessorato GiovanBattista Torregrossa.
 Si discuteva del pagamento di salari arretrati. C'era molto nervosismo e tanta animazione. Il brusio era enorme. Salvino Fagone, alla fine, avrebbe acconsentito a tutte le richieste come sempre faceva e magari avrebbe pagato il pranzo. Era persona generosissima. Un ricco proprietario di agrumeti con la passione per la politica amico personale di Salvatore Lauricella che era il dominus dei socialisti in Sicilia e per il quale aveva una fedeltà canina.
 Bisogna sapere che la Cisl tra i minatori non rappresentava molto. I minatori stavano quasi tutti con la CGIL. Ed è stato forse a causa di questo e per darsi visibilità che Franco Marini che era allora un giovanotto piperino diede un grandissimo pugno sul tavolo. Il tavolo era immenso lungo diversi metri e ricoperto da un prezioso vetro fumè che si spaccò in due. Nella cinquantina di persone che attorniava il tavolo ci fu un lungo istante di silenzio pieno di imbarazzo. Franco Marino guardava il vetro rotto e non  sapeva proprio che cosa dire e fare.
 Intervenne Salvino Fagone, l'Assessore a salvare la situazione. Si rivolse al direttore generale dell'assessorato e gli disse: Giovanbattista, chiama il vetraio.... 
 Dopo di che la riunione riprese tranquillamente e si concluse, come ho detto, con l'invito a pranzo di Salvino Fagone, fantastico, unico e straordinario personaggio di una fauna politica che quasi quasi rimpiango....

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