sabato 27 aprile 2013

come funziona la democrazia

 Come funziona la democrazia

La reazione del PD e del suo elettorato agli accordi del governo Letta merita una accurata riflessione perchè ci svelano meccanismi segreti e perversi del funzionamento della democrazia. Le decisioni che vengono assunte potrebbero essere diametralmente opposte a quelle che vengono suggerite dalla logica   dal comportamento che il Partito ha tenuto dalla sua storia dai suoi interessi. Un partito che ha fatto del rifiuto morale del berlusconismo una delle ragioni della propria politica può accettare l'alleanza con Berlusconi senza subire una grossa crisi di rigetto?
  
  Ebbene, le cose non sono così semplici e lineari. Non è detto che la reazione del Partito debba essere di rigetto dell'accordo. Anzi, possiamo dire che sarà certamente di condivisione.

  Cominciamo dai piani alti del palazzo. Delineata la possibilità di costituire un governo per la fortissima pressione esercitata dal Capo dello Stato i gruppi dirigenti alti costituiti da quanti potrebbero essere chiamati a far parte della compagine di governo cominciano subito a posizionarsi nella maniera più acconcia per fare dimenticare al più presto l'opposizione fatta e darsi un atteggiamento di disponibilità che, con il passare del giorno e l'avanzare della trattativa, diventa sempre più aperto e convinto.
  Quando la proposta di governo arriva ai gruppi parlamentari deputati e senatori
si guardano bene dal sollevare obiezioni o di fare opposizione aperta. Ognuno di loro sa che è pesante restare tagliati fuori dall'area di governo e che non possono rischiare di cedere ad altri la possibilità di diventare sottosegretari o comunque di fruire dei benefici della stanza dei bottoni. Un deputato di opposizione conta pochissimo, non ha i benefici che il governo concede a chi vi partecipa.
    A questo proposito bisogna dire che non esiste più da anni rapporti tra collegio elettorale e deputato. I deputati non vengono eletti ma nominati dalla segreteria del partito e proposti in un dato collegio. Quindi il deputato o il senatore deve avere occhio a ciò che gli chiede la segreteria del Partito. E' molto difficile che possa fare cosa diversa dai desiderata di questa.
     Quando la scelta del governo magari già fatta e consumata arriva alle riunioni degli organi collegiali del Partito questi si comportano quasi sempre nel senso voluto dai vertici. Le questioni di contenuto delle intese raggiunte con il giù aborrito nemico diventato secondarie ad altre quali per esempio gli assetti di potere nel partito e nel territorio.
       In quanto allo elettorato bisogna dire che questo non conta quasi niente. Allo elettorato viene spiegato che non si poteva fare diversamente di quello che si è fatto per il bene dell'Italia. Nel caso che fosse troppo riluttante o incazzato o in rivolta  si ricorre ad altri mezzi.  Tutti hanno imparato che si governa con il consenso o con il timore. Se il consenso non c'è si fa leva sul timore. Si prospettano le cose terribili che avverrebbero se il partito lasciasse il potere agli altri e si limitasse a fare opposizione.
  Ecco perchè avremo il governo Letta ed al massimo qualche mal di pancia nel Partito. Se i mal di pancia diventassero fastidiosi per il pubblico qualcuno come Renzi  farà sapere che chi non è della partita sarà fatto fuori. La regola mafiosa del clan sarà evocata e basterà questa per scoraggiare le anime dubbiose.
  Gli interessi del personale politico degli addetti ai lavori diventano determinanti e sovrastano quelli dell'elettorato. Il contenuto della democrazia non è l'interesse dello elettorato ma quello degli operatori della filiera della politica. Non c'è altro.

   Ragione per la quale quello che fino a ieri sembrava impossibile e assurdo  l' intesa di governo tra i democratici e i berlusconiani diventa realtà. Una realtà che sarà imposta a tutti...

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