giovedì 23 dicembre 2010

Una pacca sulle spalle e poi a casa

Una pacca sulle spalle e poi a casa




Il Presidente della Repubblica ha ricevuto ieri al Quirinale una rappresentanza dei giovani in lotta contro la legge Gelmini. Una diecina di ragazzi emozionatissimi sono stati ammessi alla presenza del Capo dello Stato nel salone prezioso del palazzo rinascimentale.

Sono stati ascoltati ed il Presidente ha preso nota delle loro ragioni. E' stato il primo incontro serio e significativo da quando è iniziata la loro dura lotta che li ha visti protagonisti di momenti come l'occupazione della Torre di Pisa e dei monumenti più importanti delle città italiane. Ma mentre avveniva l'incontro, al Senato cessava l'ostruzionismo. La legge Gelmini verrà approvata oggi poco prima dello scambio di auguri e di regali tra i Senatori che chiuderanno il Senato fino a dopo le feste.

A che cosa è servito l'incontro con il Presidente della Repubblica? A niente a meno che

la legge non verrà rinviata alle Camere come è stato fatto per il collegato lavoro. Ma, ammesso che questo sarà fatto, non cambierà le cose come non le ha cambiate per il collegato lavoro. Perchè siamo giunti al punto in cui la normale dialettica parlamentare e politica non serve a niente? La ragione è semplice: il Parlamento italiano è tutto di destra, è costituito da varie espressioni di liberisti che condividono sostanzialmente l'idea di trasformare l'Italia da una Repubblica solidale ad una società nella quale chi ha il potere si prende tutto e piega gli altri ai suoi interessi. Il collegato lavoro ha ricevuto il voto contrario del PD ma non è affatto vero che il PD non condivida e si opponga al collegato lavoro. La legge Gelmini sulla scuola che ha espulso duecentomila insegnanti ed abbassato drasticamente la qualità ed i servizi della scuola pubblica italiana è stata condivisa dalla opposizione e lo stesso dicasi della riforma universitaria. L'idea liberista della privatizzazione totale o parziale dell'insegnamento, della cosidetta "meritocrazia" che diventa l'ariete per imporre la precarietà, non è solo della maggioranza, ma ha consenso in tanta parte della opposizione che ritiene obsoleti ed appartenenti ad una diversa era politica

i valori della gratuità e libertà dell'insegnamento e dello stesso diritto allo studio. In sostanza, ammesso che il Presidente della Repubblica voglia fare davvero qualcosa per gli studenti ed i precari si troverà di fronte non soltanto ad una maggioranza che financo con brutalità esercita la sua dittatura, ma ad una sostanziale condivisione delle ragioni di questa da parte degli ambienti più importanti del PD.

Ieri abbiamo visto un fiume di giovani animare le piazze d'Italia. Non hanno tentato di violare la zona rossa per rivendicare il loro diritto di essere riconosciuti dal Parlamento e dal Governo che si sono barricati, sono stati massacrati da una campagna incessante ossessiva di criminalizzazione e non mi riferisco soltanto alle forsennate richieste di Gasparri, di Alfano, di Maroni. I giovani hanno manifestato pacificamente tranne che a Palermo dove però abbiamo avuto nel recente passato un comportamento della polizia duro e di scontro. Milioni di ragazze e ragazze e di insegnanti in piazza sostenuti dalla simpatia della popolazione, anche se i giornali e la TV hanno fatto di tutto per farli apparire quasi come terroristi. Ma i Palazzi hanno deciso per loro pollice verso. Anche la CGIL ha chiuso le porte in faccia rifiutando uno sciopero generale con il meschinissimo argomento che questo "costa" ai lavoratori che lo fanno!! Il meccanismo della democrazia, della dialettica del conflitto che produce alla fine una sintesi, un compromesso, è stato inceppato. Nessuna mediazione, nessun compromesso, niente di niente. La Gelmini non riceverà gli studenti fino a quando non avrà difronte una rappresentanza di questi disposta ad approvare senza discutere le scelte del governo. Questo Regime, non parlo più soltanto della dittatura della maggioranza, non discute con nessuno le sue scelte. Discute forse Marchionne le cose che vuole fare negli stabilimenti Fiat? L'intervento di Napolitano è

meramente consolatorio. Rappresenta la nostalgia per un Paese che non c'è più in cui le ragioni venivano ascoltate, discusse e spesso soddisfatte. Un bel ricordo per i ragazzi che sono entrati nei favolosi saloni del Quirinale ed un giorno potranno raccontare ai figli di essere stati a colloquio con il Presidente. Ragazzi che, se giungeranno alla laurea, all'indomani avranno sempre bisogno della pensione dei loro vecchi per sopravvivere al precariato ed ai salari di fame, come accade oggi per milioni di giovani famiglie.

Pietro Ancona

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

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