venerdì 9 luglio 2010

LA LETTERA DI MARCHIONNE

LA LETTERA DI MARCHIONNE

Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino degli accordi stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti gli operai di Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma oggi si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a venire in Italia. Parla della debolezza strutturale del sistema industriale italiano e spiega che le misure che ha proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati sono una scelta, una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle ragioni sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha invitato la Fiom né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.
Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è possibile che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della Fiom abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà chiuso.
Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150&lang=it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=658&dt=2010-07-09&src=TLB

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