la velina e la grancassa dell'Impero
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Stamane compro "La Repubblica" come quasi ogni giorno. La sua prima pagina, la seconda e la terza pagina sono tutte dedicate alla sentenza del tribunale birmano che condanna la signora Aung ad altri diciottomesi di arresti domiciliari. Arresti da scontare nella sua abitazione, con l'assistenza di due collaboratrici e del suo partito che non le fa mancare attenzioni e delicatezze . La sentenza è stata originata dal fatto che la signora ha ospitato nella sua casa un americano per almeno due giorni. L'americano afferma di avere sognato che la signora Aung era in pericolo ed era quindi accorso per avvertirla. Bisognerebbe avere l'anello al naso per dare credito a simile fandonia eppure i massmedia dell'Occidente l'hanno accreditato come naturale. L'ineffabile Obama, che tuttora ha le mani in pasta nella faccenda Honduras e nella provocazione della base militare in Colombia e che trama con Israele come attaccare l'Iran e con quale tipo di bombe, ha strillato come un'aquila, ha provocato una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (lo stesso che non ebbe mai il tempo di riunirsi durante i trenta giorni di bombardamenti del Libano e poi durante i bombardamenti della striscia di Gaza). L'Unione Europea minaccia le più dure sanzioni contro la Birmania. Tutti i massmedia sono mobilitati in un a campagna corredata anche da posters che mostrano la signora dietro il filo spinato (dove non è mai stata) e incitano l'opinione pubblica occidentale alla più viva riprovazione nei confronti dei "cattivoni" del governo militare birmano che osano sfidare l'Impero e la sua agguerrita popolazione democratica.
Io non ho alcuna simpatia per i generali birmani. Non sono diversi da quelli che hanno governato il Pakistan con l'appoggio Usa e dai generali colombiani con i quali gli Usa hanno stipulato una intesa che prevede l'installazione di una base militare a Bagotà. Non li confronto neppure ai generali cileni capeggiati da Pinochet e amici intimi di Kissinger. Ma non ho alcun dubbio nel ritenere che se la signora Aung fosse contro la colonizzazione delle multinazionali del suo Paese non avrebbe alcun sostegno dagli Usa e dai suoi satellliti occidentali. Questa signora è una sorta di icona dell'occidente tale e quale come la Betancoourt. E' premio nobel per la pace e la Betancourt fu proposta allo stesso premio che è una sorta di laurea in occidentalismo. Gli americani non sopportano di non avere alcuna base militare in Birmania da aggiungere alle altre novecento o mille che hanno sparso per il pianeta. Vorrebbero una Birmania "libera" disposta a schierarsi contro la Cina nel conflitto già programmato da Pentagono per i prossimi anni.
Nel pianeta terra, tutti coloro che non hanno accettato di vivere in regime di sovranità limitata, sono in pericolo. Gli americani hanno conquistato la supremazia mondiale dopo la caduta dell'URSS ma non accettano l'indipendenza della Russia, della Cina, dell'India. Non ci si può sbagliare: tutti i paesi che non hanno basi militari USA sono oggetto di attente cure di destabilizzazione e magari di annientamento. Gli Usa si servono di tutto, dalle rivoluzioni colorate alle proteste dei monaci tibetani, agli oligarchi dell'Honduras.
Sono certo che se la carta Aung dovesse scadere o diventare inutile, gli Usa troveranno subito un altro modo per molestare la Birmania. Così come dopo il fallimento della sommossa di Rafsanjani e Mousavi cercheranno e troveranno un altro modo per combattere l'Iran magari per cancellare dalla faccia della terra la sua grande ed antichissima civiltà.
L'impero USA fondato ad Hiroshima e Nagasaki con il terrorismo nucleare è diventato unico dominatore del mondo dopo la disintegrazione dell'URSS e non tollera nessuna civiltà diversa dalla sua. Finora, secondo Gore Vidal, ha provocato un centinaio di guerre e diecine e diecine di milioni di morti. Ma non cambierà linea. Non accetta la pace se non con la sottomissione di tutti alla sua ideologia. L'ideologia che fa del capitalismo e della diseguaglianza sociale il fondamento della sua esistenza.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.sisde.it/sito/Rivista25.nsf/ServNavigE/34
mercoledì 12 agosto 2009
martedì 11 agosto 2009
i nati al nord sono più bravi anche se non lo sono
I nati al Nord sono più bravi (anche se non lo sono)
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Non è possibile che gli studenti del Sud siano più bravi di quelli del Nord. Se risultano più bravi è evidente che hanno barato, hanno adottato comportamenti "opportunistici", hanno copiato, sono stati aiutati da professori meridionali come loro e desiderosi di non fare cattiva figura, insomma dal momento che sono meridionali e figli di meridionali e sono stati educati in scuole meridionali debbono necessariamente essere meno bravi dei loro colleghi studenti del Nord. Pertanto si adottano misure in sede di valutazione dei compiti
che li riportano al loro livello reale. Insomma se lo studente del Sud merita NOVE io gli tolgo due o tre punti
con il fuzzy logic ( mi sono informato: vuol dire logica dell'incertezza, un sistema inventato qualche decennio fa da un ingegnere per dare una spiegazione alla manipolazione della verità accoppiato con hard clustering). Due espressioni inglesi che ti incutono soggezione ma che servono soltanto ad imbrogliare le carte, a barare
sostenendo di smascherare la frode altrui (indimostrata)
In conseguenza delle correzioni apportate dai valutatori Invalsi con i correttori citati le graduatorie sono state capovolte. Dove prima erano in testa i meridionali ora primeggiano i settentrionali, immagino con grande soddisfazione dei leghisti di Bossi,di Calderoli, di Maroni che magari si rammaricano di non avere applicato la "correzione fuzzy logic "ai concorsi che sono stati vinti da meridionali che oggi sono presenti in tutti gli uffici del Nord ed infliggono con la loro presenza una intollerabile umiliazione ai cittadini padani che si rivolgono a loro.
Certo nel prossimo futuro avremo oltre al federalismo contrattuale predicato dalla Lega, oltre al federalismo fiscale anche il federalismo concorsuale. Dove non sarà possibile correggere i risultati come si è fatto all'Invalsi, I concorsi saranno blindati per regione ed i posti destinati solamente ai nativi del luogo. Questa logica potrà in seguito svilupparsi ed essere applicata ai Comuni. Un nativo di Brescia non potrà concorrere per un posto a Milano e viceversa.....la via del federalismo etnico può portare assai lontano ed è viva nella nostra memoria la guerra tra le Repubbliche Marinare e tra città distanti tra di loro magari pochi chilometri. Non fu il sommo Dante a tramandarci la memoria della battaglia di Montaperti che colorò di rosso il fiume Arbia tra senesi e fiorentini e tra guelfi e ghibellini? Il grande Leonardo fece un grande affresco della battaglia di Anghiari purtroppo in gran parte perduto che descrive la carneficina tra fiorentini e pisani. Insomma al relativismo etnico e geografico non c'è mai fine. Possiamo financo giungere alle "contrade"!!! Il federalismo oggi rivolto a sparare ad alzo zero contro il Sud domani potrebbe anche dividere la padania in tante tantissime piccole medie e grandi padanie in guerra tra di loro..... Dovevamo entrare nel ventunesimo secolo per raggiungere queste vertiginose altezze della politica italiana!
Con la graduatoria Invalsi l'inferiorità del Sud viene definitivamente conclamata. Non avrà alcun valore il risultato "reale" dal momento che una analisi matematica e magari antropologica complessa del titolare del risultato deve necessariamente dare un risultato negativo se questo è nativo del sud o anche figlio e nipote di meridionali.
Siamo al ridicolo, al grottesco, al surreale, all'inverosimile. Ma i regimi fascisti hanno avuto, hanno ed avranno sempre questi ingredienti di ridicolo dal momento che la verità è soltanto quella che desiderano gli oligarchi. gerarchi che ci comandano.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Logica_fuzzy#Storia
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/studenti-meridionali/studenti-meridionali/studenti-meridionali.html
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Non è possibile che gli studenti del Sud siano più bravi di quelli del Nord. Se risultano più bravi è evidente che hanno barato, hanno adottato comportamenti "opportunistici", hanno copiato, sono stati aiutati da professori meridionali come loro e desiderosi di non fare cattiva figura, insomma dal momento che sono meridionali e figli di meridionali e sono stati educati in scuole meridionali debbono necessariamente essere meno bravi dei loro colleghi studenti del Nord. Pertanto si adottano misure in sede di valutazione dei compiti
che li riportano al loro livello reale. Insomma se lo studente del Sud merita NOVE io gli tolgo due o tre punti
con il fuzzy logic ( mi sono informato: vuol dire logica dell'incertezza, un sistema inventato qualche decennio fa da un ingegnere per dare una spiegazione alla manipolazione della verità accoppiato con hard clustering). Due espressioni inglesi che ti incutono soggezione ma che servono soltanto ad imbrogliare le carte, a barare
sostenendo di smascherare la frode altrui (indimostrata)
In conseguenza delle correzioni apportate dai valutatori Invalsi con i correttori citati le graduatorie sono state capovolte. Dove prima erano in testa i meridionali ora primeggiano i settentrionali, immagino con grande soddisfazione dei leghisti di Bossi,di Calderoli, di Maroni che magari si rammaricano di non avere applicato la "correzione fuzzy logic "ai concorsi che sono stati vinti da meridionali che oggi sono presenti in tutti gli uffici del Nord ed infliggono con la loro presenza una intollerabile umiliazione ai cittadini padani che si rivolgono a loro.
Certo nel prossimo futuro avremo oltre al federalismo contrattuale predicato dalla Lega, oltre al federalismo fiscale anche il federalismo concorsuale. Dove non sarà possibile correggere i risultati come si è fatto all'Invalsi, I concorsi saranno blindati per regione ed i posti destinati solamente ai nativi del luogo. Questa logica potrà in seguito svilupparsi ed essere applicata ai Comuni. Un nativo di Brescia non potrà concorrere per un posto a Milano e viceversa.....la via del federalismo etnico può portare assai lontano ed è viva nella nostra memoria la guerra tra le Repubbliche Marinare e tra città distanti tra di loro magari pochi chilometri. Non fu il sommo Dante a tramandarci la memoria della battaglia di Montaperti che colorò di rosso il fiume Arbia tra senesi e fiorentini e tra guelfi e ghibellini? Il grande Leonardo fece un grande affresco della battaglia di Anghiari purtroppo in gran parte perduto che descrive la carneficina tra fiorentini e pisani. Insomma al relativismo etnico e geografico non c'è mai fine. Possiamo financo giungere alle "contrade"!!! Il federalismo oggi rivolto a sparare ad alzo zero contro il Sud domani potrebbe anche dividere la padania in tante tantissime piccole medie e grandi padanie in guerra tra di loro..... Dovevamo entrare nel ventunesimo secolo per raggiungere queste vertiginose altezze della politica italiana!
Con la graduatoria Invalsi l'inferiorità del Sud viene definitivamente conclamata. Non avrà alcun valore il risultato "reale" dal momento che una analisi matematica e magari antropologica complessa del titolare del risultato deve necessariamente dare un risultato negativo se questo è nativo del sud o anche figlio e nipote di meridionali.
Siamo al ridicolo, al grottesco, al surreale, all'inverosimile. Ma i regimi fascisti hanno avuto, hanno ed avranno sempre questi ingredienti di ridicolo dal momento che la verità è soltanto quella che desiderano gli oligarchi. gerarchi che ci comandano.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Logica_fuzzy#Storia
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/studenti-meridionali/studenti-meridionali/studenti-meridionali.html
lunedì 10 agosto 2009
la Sicilia "culla di mafia"
Il depliant pubblicitario di una multinazionale alberghiera che offre ai suoi clienti soggiorni in Sicilia "culla della mafia" ha fatto incazzare un sacco di gente. Alcune incazzature sembrano vere, altre sono posticce, altre ancora sono proteste che sembrano vere e proprie conferme. Non dobbiamo stupirci anche se continuiamo a scandalizzarci. Sicilia "culla della mafia" è il sentire comune di gran parte dell'elettorato di centro-destra leghista e padano. Gran parte dell'elettorato del PD e parte di quello della sinistra radicale condivide il giudizio del centro destra ed al massimo esprime qualche timida perplessità. Aberrazioni giungono anche da un grande quotidiano liberal come Repubblica che, parlando della scarsa presenza di criminalità rom in Sicilia ebbe ad affermare "niuru cu niuri nun tinci!" (nero con nero non tinge: non c'è criminalità rom perchè i siciliani sono criminali e quindi....) Tuttora c'è una robusta corrente "culturalista" che attribuisce la mafia alla cultura dei siciliani e la sua eventuale sconfitta ad un cambiamento culturale piuttosto che ad uno sdradicamento del potere mafioso dallo Stato come pensiamo altri specialmente dopo la conferma dellla trattativa sul "papello" di Totò Riina. Argomento principe per non realizzare il Ponte sullo Stretto è quello di non foraggiare la mafia con investimenti colossali. Bisogna dire che la Regione Siciliana non fa molto per lottare questo terribile pregiudizio contro i siciliani dal momento che Cuffaro è stato espressione di una borghesia che se non è mafiosa in proprio tuttavia ha avuto ed ha rapporti ambigui, di contiguità e addirittura di collaborazione con la mafia. Insomma la tipicizzazione della intera popolazione siciliana intrisa di mafia ed in fondo in fondo mafiosa viene data per scontata e non si fa quasi nulla per fare prevalere la verità nonostante l'opera davvero meritoria di persone come il Prof.Lupo o il giudice Scarpinato e tanti tanti altri...
Bisogna tuttavia considerare la scelta del depliant degli albergatori da un altro punto di vista, quello della società capitalistica che riduce tutto a merce e ne fa un ingrediente di marketing. La mafia diventa componente del consumo turistico, di una vacanza in un ambiente che evoca i personaggi di una vicenda che è una sorta di saga di tante "famiglie", la storia del loro potere, dell'alternarsi della fortuna. La mafia è un colorante fortissimo capace di tingere una vacanza in riva al mare di un qualcosa che ha a che fare con un mondo di superuomini tipo il "padrino" di Puzo e non di efferati e agghiaccianti assassini capaci di strangolare un bambino e poi di squagliarlo in una botte di acido.
Bisognerebbe pubblicare un libro di tutti i crimini mafiosi, delle tantissime vittime che non sono soltanto Falcone e Borsellino ma centinaia e centinaia di persone che racconti anche come ed a quale prezzo tanti siciliani hanno combattuto e continuano a combattere anche se non è chiara la posizione dello Stato e del suo governo. Un libro che dica basta alla teoria etnico culturalista.
pietroancona@tin.it
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/sicilia-depliant/replica-hn/replica-hn.html
Bisogna tuttavia considerare la scelta del depliant degli albergatori da un altro punto di vista, quello della società capitalistica che riduce tutto a merce e ne fa un ingrediente di marketing. La mafia diventa componente del consumo turistico, di una vacanza in un ambiente che evoca i personaggi di una vicenda che è una sorta di saga di tante "famiglie", la storia del loro potere, dell'alternarsi della fortuna. La mafia è un colorante fortissimo capace di tingere una vacanza in riva al mare di un qualcosa che ha a che fare con un mondo di superuomini tipo il "padrino" di Puzo e non di efferati e agghiaccianti assassini capaci di strangolare un bambino e poi di squagliarlo in una botte di acido.
Bisognerebbe pubblicare un libro di tutti i crimini mafiosi, delle tantissime vittime che non sono soltanto Falcone e Borsellino ma centinaia e centinaia di persone che racconti anche come ed a quale prezzo tanti siciliani hanno combattuto e continuano a combattere anche se non è chiara la posizione dello Stato e del suo governo. Un libro che dica basta alla teoria etnico culturalista.
pietroancona@tin.it
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/sicilia-depliant/replica-hn/replica-hn.html
l'operaio stilita
GLI STILITI DEL NOSTRO SECOLO
============================
Per gridare il loro dolore per il lavoro perduto ed implorare l'attenzione del pubblico e magari del Governo,
per trovare una via di salvezza, quattro operai ed un sindacalista della Fiom si sono situati in cima ad una alta torre
della loro fabbrica chiusa ed in procinto di essere cancellata con i macchinari venduti e l'area ceduta alla speculazione immobiliare.
Operai milanesi che diventano stiliti come certi religiosi dei primi anni del cristianesimo che sceglievano di
stare in cima ad una colonna e da li espiare l'enorme montagna di peccati di cui si sentivano caricati da una Chiesa che colpevolizza il suo popolo. L'Espiazione come via alla Salvezza. Ma gli operai dell'INNSE non debbono espiare niente: hanno lavorato tutta la loro vita per le loro famiglie che ora trepidano e disperano.
Credo che niente più di questa umiliante decisione alla quale la disperazione ha costretto gli operai spieghi la sconfitta del movimento operaio dopo gli effimeri successi degli anni settanta del secolo scorso. Una sconfitta aggravata
dalla linea di collaborazionismo subalterno che da anni praticano CGIL-CISL-UIL oramai inchiodati in una posizione di mera "limatura" di qualche virgola dei decreti padronali e governativi.
L'esperienza dei neo-stiliti continuerà dal momento che il liberismo senza regole e senza freni sociali padrone di tutto compreso lo Stato è destinato a durare senza alcuna opposizione politica e sindacale degna di rilievo. L'opposizione si è orama radunata fuori dal Parlamento e dalle Confederazioni Sindacali. Non conta molto e dovrà fare un lungo e doloroso purgatorio.
La presenza del sindacalista della FIOM che ha scelto di condividere la triste e dolorosa azione dei lavoratori è da apprezzare per il suo profondo significato di condivisione. Dà l'immagine del sindacalista che è fratello dell'operaio che assiste nella cattiva sorte. Ma questo non solo non cancella ma fa vedere di più il desolato vuoto in cui gli operai combattono oggi le loro battaglie quando non si arrendono subito
ritenendosi sconfitti. Tre Confederazioni Sindacali che si dichiarano tra le più forti d'Europa non hanno la forza per tenere l'impresa dentro le regole della Costituzione e non reagiscono ad una condizione di immiserimento
sempre più intollerabile di coloro che hanno un lavoro. Sono lontanissime dai lavoratori e dalle loro famiglie.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Stilita
============================
Per gridare il loro dolore per il lavoro perduto ed implorare l'attenzione del pubblico e magari del Governo,
per trovare una via di salvezza, quattro operai ed un sindacalista della Fiom si sono situati in cima ad una alta torre
della loro fabbrica chiusa ed in procinto di essere cancellata con i macchinari venduti e l'area ceduta alla speculazione immobiliare.
Operai milanesi che diventano stiliti come certi religiosi dei primi anni del cristianesimo che sceglievano di
stare in cima ad una colonna e da li espiare l'enorme montagna di peccati di cui si sentivano caricati da una Chiesa che colpevolizza il suo popolo. L'Espiazione come via alla Salvezza. Ma gli operai dell'INNSE non debbono espiare niente: hanno lavorato tutta la loro vita per le loro famiglie che ora trepidano e disperano.
Credo che niente più di questa umiliante decisione alla quale la disperazione ha costretto gli operai spieghi la sconfitta del movimento operaio dopo gli effimeri successi degli anni settanta del secolo scorso. Una sconfitta aggravata
dalla linea di collaborazionismo subalterno che da anni praticano CGIL-CISL-UIL oramai inchiodati in una posizione di mera "limatura" di qualche virgola dei decreti padronali e governativi.
L'esperienza dei neo-stiliti continuerà dal momento che il liberismo senza regole e senza freni sociali padrone di tutto compreso lo Stato è destinato a durare senza alcuna opposizione politica e sindacale degna di rilievo. L'opposizione si è orama radunata fuori dal Parlamento e dalle Confederazioni Sindacali. Non conta molto e dovrà fare un lungo e doloroso purgatorio.
La presenza del sindacalista della FIOM che ha scelto di condividere la triste e dolorosa azione dei lavoratori è da apprezzare per il suo profondo significato di condivisione. Dà l'immagine del sindacalista che è fratello dell'operaio che assiste nella cattiva sorte. Ma questo non solo non cancella ma fa vedere di più il desolato vuoto in cui gli operai combattono oggi le loro battaglie quando non si arrendono subito
ritenendosi sconfitti. Tre Confederazioni Sindacali che si dichiarano tra le più forti d'Europa non hanno la forza per tenere l'impresa dentro le regole della Costituzione e non reagiscono ad una condizione di immiserimento
sempre più intollerabile di coloro che hanno un lavoro. Sono lontanissime dai lavoratori e dalle loro famiglie.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Stilita
sabato 8 agosto 2009
si al ponte sullo stretto
si al ponte sullo stretto
Non sono mai stato fanatico del ponte sullo Stretto. Ma mi disturba lo zelo pseudoambientalista di chi non lo vuole. Se si farà sarà una delle meraviglie del mondo, certamente del Mediterraneo. Non vedo perchè dovremmo essere contrari. La storia che gli appalti finiranno alla mafia è applicabile a tutti gli investimenti in Sicilia. Che facciamo? Non facciamo niente per non fare ingrassare la mafia? Cerchiamo di vigilare sopratutto sui "politici" che permettono alla mafia di lucrare. Creiamo le condizioni per blindare gli investimenti alle incursioni dei mafiosi. Se i politici non prenderanno mazzette anche la mafia sarà tenuta lontana.
vorrei che il capitale fosse interamente pubblico. Non mi va di pagare un pedaggio che potrebbe diventare uno strumento terribile di vessazione per i siciliani quando le alternative al ponte dovessero con il tempo indebolirsi o scomparire del tutto.
La questione della proprietà del ponte è di primaria importanza politica e strategica..
Non sono mai stato fanatico del ponte sullo Stretto. Ma mi disturba lo zelo pseudoambientalista di chi non lo vuole. Se si farà sarà una delle meraviglie del mondo, certamente del Mediterraneo. Non vedo perchè dovremmo essere contrari. La storia che gli appalti finiranno alla mafia è applicabile a tutti gli investimenti in Sicilia. Che facciamo? Non facciamo niente per non fare ingrassare la mafia? Cerchiamo di vigilare sopratutto sui "politici" che permettono alla mafia di lucrare. Creiamo le condizioni per blindare gli investimenti alle incursioni dei mafiosi. Se i politici non prenderanno mazzette anche la mafia sarà tenuta lontana.
vorrei che il capitale fosse interamente pubblico. Non mi va di pagare un pedaggio che potrebbe diventare uno strumento terribile di vessazione per i siciliani quando le alternative al ponte dovessero con il tempo indebolirsi o scomparire del tutto.
La questione della proprietà del ponte è di primaria importanza politica e strategica..
venerdì 7 agosto 2009
meno scuola e professori, più caserme e gorillas contractors
Meno scuole e professori, più caserme e gorillas contractors
===============================================
La Lega ha imposto all'Italia le ronde con una legge che le contestualizzano in un generale inasprimento delle punizioni e l'infittirsi di una rete di divieti e di costrizioni per la cittadinanza (multa da cinquecento a mille euro per un pezzo di carta, un involucro di caramella lanciato dal finestrino dell'auto..). Le ronde di Maroni non si debbono confondere con la sorveglianza alle scuole o ai musei fatta fatta dagli anziani dell'Auser da una ventina di anni a questa parte.
Si tratta di qualcosa che assomiglia ai contractors ausiliari delle truppe di occupazione in Irak o in Afghanistan. Le ronde preposte inizialmente a compiti di spionaggio non si esclude evolvano verso compiti legati alla repressione dei nuovi “criminali” creati forse all'uopo dalle recenti leggi. I graffittari che la legge 94 punisce severamente, chi sporca o deturpa l'arredo urbano mangiando panini sulle scalinate delle chiese, i lavavetri, i barboni etc. saranno puniti con severità assai arcigna.
Da domani queste ronde prenderanno il volo. Non escludo che presto raggiungeranno un numero significativo di addetti dal momento che aprono la strada alla privatizzazione della gestione dell'ordine pubblico con possibilità del genere di quelle che le cooperative hanno avuto nella esternalizzazione dei servizi o nel loro appalto. Non sappiamo quanti soldi sono stati spesi fino ad oggi per le ronde. Ricordo che il Presidente della provincia di Milano Penati ha stanziato 250 mila euro e il Comune di Milano forse ha già speso addirittura milioni di euro. Bisognerà finanziare le organizzazioni che forniscono le ronde, le loro attrezzature, i loro collegamenti tecnologici e logistici, le divise, i telefonini, la centrale di smistamento e di raccordo etc.etc..... Il volontario rondista non avrà stipendio ma potrà avere un sostanziosissimo rimborso spese, un gettone di presenza, insomma qualcosa che sia uno stipendio senza esserlo......
Avremo un Paese con meno scuole e meno professori. Forse avremo centomila professori in meno ma è possibile che avremo centomila rondisti. L'Italia non ha bisogno di cultura e di fannulloni imboscati nella scuola e nelle università- Ha bisogno di sicurezza. Anzicchè professori topi di biblioteca palliducci avremo
gagliardi e muscolosi rondisti. Proprio oggi Maroni ha raccomandato di prendere i diciottenni altro che brigadieri in pensione! Centomila professori in meno e centomila gorillas in più. Alla fine il conto torna!!
Intanto La Russa, invidioso del successo della proposta di Maroni, tesse le lodi ai suoi soldati che hanno protetto l'Italia e le piazze italiane in quest'ultimo anno e propone di prorogare la loro missione almeno ancora per un anno e di aumentarli di almeno altri mille. Insomma, ci aspetta un futuro in cui magari saremo un pochino meno istruiti (chi se ne frega?) ma avremo tanta tanta sicurezza in più.
Non escludo che prima o poi avremo distaccamenti delle ronde nei condomini dove, come è noto, si sviluppano scenari di criminalità davvero preoccupanti!!
Il nuovo Partito degli Oligarchi amministratori che va da Gentilini a Zanonato, un Partito ben foraggiato per stipendi e prebende, ne sarà soddisfatto. Avranno una rete di delazione che avvolgerà le loro città assai di più
delle telecamere che oramai si incontrano ogni cinque metri.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
ex lex 94 del 2009
40. I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.
41. Le associazioni sono iscritte in un apposito elenco tenuto a cura del prefetto, previa verifica da parte dello stesso, sentito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dei requisiti necessari previsti dal decreto di cui al comma 43. Il prefetto provvede, altresì, al loro periodico monitoraggio, informando dei risultati il comitato.
42. Tra le associazioni iscritte nell’elenco di cui al comma 41 i sindaci si avvalgono, in via prioritaria, di quelle costituite tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell’ordine, alle Forze armate e agli altri Corpi dello Stato. Le associazioni diverse da queste ultime sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica.
43. Con decreto del Ministro dell’interno, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati gli ambiti operativi delle disposizioni di cui ai commi 40 e 41, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi.
44. All’istituzione e alla tenuta dell’elenco di cui al comma 41 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
--------------------------------------------------------------------------------
===============================================
La Lega ha imposto all'Italia le ronde con una legge che le contestualizzano in un generale inasprimento delle punizioni e l'infittirsi di una rete di divieti e di costrizioni per la cittadinanza (multa da cinquecento a mille euro per un pezzo di carta, un involucro di caramella lanciato dal finestrino dell'auto..). Le ronde di Maroni non si debbono confondere con la sorveglianza alle scuole o ai musei fatta fatta dagli anziani dell'Auser da una ventina di anni a questa parte.
Si tratta di qualcosa che assomiglia ai contractors ausiliari delle truppe di occupazione in Irak o in Afghanistan. Le ronde preposte inizialmente a compiti di spionaggio non si esclude evolvano verso compiti legati alla repressione dei nuovi “criminali” creati forse all'uopo dalle recenti leggi. I graffittari che la legge 94 punisce severamente, chi sporca o deturpa l'arredo urbano mangiando panini sulle scalinate delle chiese, i lavavetri, i barboni etc. saranno puniti con severità assai arcigna.
Da domani queste ronde prenderanno il volo. Non escludo che presto raggiungeranno un numero significativo di addetti dal momento che aprono la strada alla privatizzazione della gestione dell'ordine pubblico con possibilità del genere di quelle che le cooperative hanno avuto nella esternalizzazione dei servizi o nel loro appalto. Non sappiamo quanti soldi sono stati spesi fino ad oggi per le ronde. Ricordo che il Presidente della provincia di Milano Penati ha stanziato 250 mila euro e il Comune di Milano forse ha già speso addirittura milioni di euro. Bisognerà finanziare le organizzazioni che forniscono le ronde, le loro attrezzature, i loro collegamenti tecnologici e logistici, le divise, i telefonini, la centrale di smistamento e di raccordo etc.etc..... Il volontario rondista non avrà stipendio ma potrà avere un sostanziosissimo rimborso spese, un gettone di presenza, insomma qualcosa che sia uno stipendio senza esserlo......
Avremo un Paese con meno scuole e meno professori. Forse avremo centomila professori in meno ma è possibile che avremo centomila rondisti. L'Italia non ha bisogno di cultura e di fannulloni imboscati nella scuola e nelle università- Ha bisogno di sicurezza. Anzicchè professori topi di biblioteca palliducci avremo
gagliardi e muscolosi rondisti. Proprio oggi Maroni ha raccomandato di prendere i diciottenni altro che brigadieri in pensione! Centomila professori in meno e centomila gorillas in più. Alla fine il conto torna!!
Intanto La Russa, invidioso del successo della proposta di Maroni, tesse le lodi ai suoi soldati che hanno protetto l'Italia e le piazze italiane in quest'ultimo anno e propone di prorogare la loro missione almeno ancora per un anno e di aumentarli di almeno altri mille. Insomma, ci aspetta un futuro in cui magari saremo un pochino meno istruiti (chi se ne frega?) ma avremo tanta tanta sicurezza in più.
Non escludo che prima o poi avremo distaccamenti delle ronde nei condomini dove, come è noto, si sviluppano scenari di criminalità davvero preoccupanti!!
Il nuovo Partito degli Oligarchi amministratori che va da Gentilini a Zanonato, un Partito ben foraggiato per stipendi e prebende, ne sarà soddisfatto. Avranno una rete di delazione che avvolgerà le loro città assai di più
delle telecamere che oramai si incontrano ogni cinque metri.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
ex lex 94 del 2009
40. I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.
41. Le associazioni sono iscritte in un apposito elenco tenuto a cura del prefetto, previa verifica da parte dello stesso, sentito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dei requisiti necessari previsti dal decreto di cui al comma 43. Il prefetto provvede, altresì, al loro periodico monitoraggio, informando dei risultati il comitato.
42. Tra le associazioni iscritte nell’elenco di cui al comma 41 i sindaci si avvalgono, in via prioritaria, di quelle costituite tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell’ordine, alle Forze armate e agli altri Corpi dello Stato. Le associazioni diverse da queste ultime sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica.
43. Con decreto del Ministro dell’interno, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati gli ambiti operativi delle disposizioni di cui ai commi 40 e 41, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi.
44. All’istituzione e alla tenuta dell’elenco di cui al comma 41 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
--------------------------------------------------------------------------------
franco rasetti scienziato e maestro di umanità
Franco Rasetti
(Castiglione del Lago, 1901 - Waremme [Belgio], 2001)
Compagno di studi di E. Fermi all'Università di Pisa, dopo un periodo trascorso presso l'Università di Firenze, per dar vita con Fermi a un gruppo di ricerca, fu chiamato da O.M. Corbino a Roma dove ricoprí la cattedra di Spettroscopia. Si dedicò inizialmente a ricerche di spettroscopia e compí importanti studi sull'effetto Raman nei gas.
Tra il 1934 e il 1938 collaborò con Fermi alle fondamentali ricerche sui neutroni (radioattività indotta, neutroni lenti). Trasferitosi poi in Canada (1939-47) e negli Stati Uniti, si dedicò a ricerche sui raggi cosmici (ha per primo eseguito la misura diretta della vita media del muone) e di spettroscopia nucleare. Si è poi dedicato a studi naturalistici, in particolare riguardanti la paleontologia.
Rasetti, che aveva compiuto 100 anni il 10 agosto scorso, è morto il 6 dicembre 2001 in Belgio, dove viveva da 20 anni. Dopo aver trascorso molti anni negli Stati Uniti, il grande fisico sperimentale si era trasferito in Belgio, patria della moglie Marie Madeleine Hennin.
LO SCIENZIATO CHE DISSE NO ALLA BOMBA ATOMICA
Dimenticato da tutti, Franco Rasetti, appartenne al gruppo di via Panisperna e rifiutò di partecipare al progetto Manhattan
nbsp; (News ITALIA PRESS – 01.06.00) Era considerato "il fratello maggiore" del gruppo e per anni trainò gli altri nelle ricerche della fisica nucleare, dando vita a un sodalizio destinato a passare alla storia come quello dei "ragazzi di Via Panisperna". Per anni si dedicò anche alla difesa dell'indipendenza degli studi fisici, rifugiandosi infine in un ostinato silenzio e nell'amore per la paleontologia. Franco Rasetti fu in effetti un vero "grande" del panorama italiano d'inizio secolo e scelse gli Stati Uniti per sfuggire al delirio delle leggi razziali fasciste e naziste.
Non ha ricevuto nessun premio Nobel questo astrofisico appassionato di geologia e paleontologia, nonostante fosse compagno di studi di Enrico Fermi; ma lui si accontentò della tranquilla cattedra della Laval University di Québec in Canada e della successiva cattedra al Johns Hopkins di Baltimora.
Franco Rasetti vide la luce a Castiglione del Lago, nel 1901, e la sua infanzia fu subito segnata da ottimi risultati scolastici. Ragazzo attento e scrupoloso, il giovane si indirizzò ben presto verso il campo della fisica e a soli 21 anni conseguí la laurea in Fisica presso l'università di Pisa. Nel 1930 ottenne invece la cattedra di spettroscopia nell'Università di Roma, proponendosi come uno dei piú brillanti studiosi del panorama universitario italiano ed europeo.
Ma per il giovane e brillante studioso degli elettroni arrivò ben presto il tempo delle amarezze. Nel 1939, insieme a tanti altri studiosi italiani fu posto davanti a una scelta obbligata: le leggi razziali lo costrinsero infatti a prendere la strada dell'esilio e di portare altrove le sue conoscenze sulla fisica nucleare, sempre piú interessanti e sempre piú pericolose da gestire. Franco Rasetti accettò quindi di buon grado il modesto incarico di professore presso l'università Laval di Québec, nell'estate del 1939, e iniziò subito a impiantare un nuovo laboratorio per lo studio sulla fisica nucleare e sui raggi cosmici. Con grande forza d'animo costruí da solo e con l'esclusivo aiuto delle proprie mani 60 contatori Geiger-Muller e i relativi circuiti elettronici, per la misurazione della vita media del "muone" ( si chiamano cosí i mesoni - neutroni lenti- dei raggi cosmici) in laboratorio. In pochi mesi realizzò quindi un vero e proprio miracolo nella piccola università canadese, immersa nella maestosa natura nordamericana e isolata da altre comunità scientifiche.
Rasetti però capí che i suoi studi sulla fisica nucleare avrebbero presto attirato altre richieste da parte della nazione ospitante. In Europa la guerra infuriava e arrivavano voci allarmanti sui progressi della scienza nazista nel campo della fissione nucleare. Altri italiani avevano nel frattempo raggiunto i porti sicuri degli Stati Uniti, portando con sé le terribili esperienze della dittatura e della guerra e se l'immane catastrofe bellica convinse i piú ad accettare di lavorare nel progetto Manhattan, sotto l'ala protettrice di Enrico Fermi, Rasetti rifiutò un primo invito a collaborare con gli scienziati inglesi trasferiti dall'Inghilterra a Montréal intorno a progetto nucleare che sarebbe poi confluito in quello di Los Alamos.
Dopo un'approfondita riflessione declinai l'offerta; ci sono poche decisioni mai prese nel corso della mia vita per le quali ho avuto un minor motivo di rimpianto. Ero convinto che nulla di buono avrebbe potuto scaturire da nuovi e piú mostruosi mezzi di distruzione, e gli eventi successivi hanno confermato in pieno i miei sospetti. Per quanto perverse fossero le potenze dell'Asse, era evidente che l'altro fronte stava sprofondando in un livello morale (o immorale) simile nella condotta della guerra, come testimonia il massacro di 200mila civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki. Con queste parole taglienti, il fisico italiano avrebbe ricordato, negli anni postbellici, la sua scelta di campo e il suo progressivo isolamento dal resto della comunità scientifica internazionale.
Gli anni di fuoco, tra il '43 e il '45, furono davvero anni cruciali per il mondo della fisica. Impegnati in una strenua corsa, gli scienziati aderenti all'Alleanza, dovettero affrontare infiniti problemi tecnologici e logistici, il tutto accompagnato dal grave peso della scelta morale. Forse tutti sapevano cosa avrebbero prodotto i loro studi e nessuno però immagino i spaventosi risultati della soluzione finale.
Rasetti intuí tutto. Aveva già capito l'enorme potenza nascosta negli elettroni e pronta ad essere trasformata nella piú grande forma di energia. Ma lui apparteneva al gruppo degli scienziati "puri" e rivendicò sempre la propria autonomia. Per non intralciare ulteriormente gli studi e per non creare imbarazzi alle autorità britanniche, Rasetti scelse cosí volontariamente di abbandonare il campo della fisica di guerra e di abbracciare un'antica passione accantonata in anni di frenetici calcoli ed esperimenti del microcosmo.
Io sono rimasto talmente disgustato dalle ultime applicazioni della fisica (con cui, se Dio vuole, sono riuscito a non aver niente a che fare) che penso seriamente a non occuparmi piú che di geologia e di biologia. Non solo trovo mostruoso l’uso che si è fatto e si sta facendo delle applicazioni della fisica, ma per di piú la situazione attuale rende impossibile rendere a questa scienza quel carattere libero e internazionale che aveva una volta consideravo dotate di un senso della dignità umana si prestino ad essere lo strumento di queste mostruose degenerazioni. Eppure è proprio cosí e sembra che neppure se ne accorgano... Le parole del fisico, scritte all’amico Enrico Persico (suo successore nella cattedra di Fisica all’Università Laval) segnarono in pratica l’addio dello scienziato al suo piú grande amore. E l’abbandono di Rasetti non fu certo perdita di poco conto. L’uomo che decise di lasciare i neutroni aveva anticipato risultati, pur lavorando in condizioni logistiche approssimative, che anni dopo portarono al Nobel un altro italiano, Emilio Segré.
Ma lo studioso non cambiò piú la sua decisione. Staccatosi da quel mondo che ora vedeva con la lente dell’osservatore critico, Rasetti si gettò nello studio dei fossili e sfogò in questa nuova branca scientifica l’inesauribile vena intuitiva. La Paleontologia (...scienza pacifica e ancora libera da interessi politici!...) trovò nell’italiano un vero e proprio tesoro, e il Canada, per merito dell’ormai ex fisico nucleare, assurse agli onori della cronaca per i suoi giacimenti fossili scoperti in pochi anni di ricerca assidua. In un lasso di breve tempo Rasetti rovistò tutta la zona del Québéc, per un raggio di almeno 800 chilometri, riducendo in poltiglia tonnellate di roccia. In tre anni l’italiano pubblicò decine di trattati scientifici acquisendo la fama di uno dei migliori specialisti della fauna dell’epoca Cambriana. Assiduo collaboratore del prestigioso U.S. National Museum, analizzò migliaia di reperti e non abbandonò mai questo filone scientifico.
Nel 1947 Franco Rasetti ebbe l’unico sussulto per una nuova avventura, accettando di trasferirsi alla Johns Hopkins University di Baltimora. Nell’ateneo del Maryland l’ormai isolato professore, riaprí in minima parte il capitolo della fisica accettando la cattedra di insegnamento. Ma nella stessa università egli insegnò anche geologia, paleontologia, entomologia e botanica, abbandonando in sostanza il gruppo di uomini che negli anni avrebbero trovato fama e successo negli istituti di fisica americani. Ma tutto questo non toccò mai l’orgoglio di Rasetti. Alla fama e al Nobel (che avrebbe sicuramente conquistato con le sue straordinarie intuizioni scientifiche), preferí il silenzio e il malumore dei colleghi, che mal sopportavano la sua totale integrità morale. E il silenzio ammantò il resto della sua vita scientifica: la comunità della scienza dimenticò i suoi grandissimi contributi e non lo premiò di nessuna onorificenza, testimone scomodo di un mondo che aveva perso la sua verginità nell’olocausto di Hiroshima.
Generoso D'Agnese/News ITALIA PRESS
http://gircse.marginalia.it/sciascia/rasetti.htm
(Castiglione del Lago, 1901 - Waremme [Belgio], 2001)
Compagno di studi di E. Fermi all'Università di Pisa, dopo un periodo trascorso presso l'Università di Firenze, per dar vita con Fermi a un gruppo di ricerca, fu chiamato da O.M. Corbino a Roma dove ricoprí la cattedra di Spettroscopia. Si dedicò inizialmente a ricerche di spettroscopia e compí importanti studi sull'effetto Raman nei gas.
Tra il 1934 e il 1938 collaborò con Fermi alle fondamentali ricerche sui neutroni (radioattività indotta, neutroni lenti). Trasferitosi poi in Canada (1939-47) e negli Stati Uniti, si dedicò a ricerche sui raggi cosmici (ha per primo eseguito la misura diretta della vita media del muone) e di spettroscopia nucleare. Si è poi dedicato a studi naturalistici, in particolare riguardanti la paleontologia.
Rasetti, che aveva compiuto 100 anni il 10 agosto scorso, è morto il 6 dicembre 2001 in Belgio, dove viveva da 20 anni. Dopo aver trascorso molti anni negli Stati Uniti, il grande fisico sperimentale si era trasferito in Belgio, patria della moglie Marie Madeleine Hennin.
LO SCIENZIATO CHE DISSE NO ALLA BOMBA ATOMICA
Dimenticato da tutti, Franco Rasetti, appartenne al gruppo di via Panisperna e rifiutò di partecipare al progetto Manhattan
nbsp; (News ITALIA PRESS – 01.06.00) Era considerato "il fratello maggiore" del gruppo e per anni trainò gli altri nelle ricerche della fisica nucleare, dando vita a un sodalizio destinato a passare alla storia come quello dei "ragazzi di Via Panisperna". Per anni si dedicò anche alla difesa dell'indipendenza degli studi fisici, rifugiandosi infine in un ostinato silenzio e nell'amore per la paleontologia. Franco Rasetti fu in effetti un vero "grande" del panorama italiano d'inizio secolo e scelse gli Stati Uniti per sfuggire al delirio delle leggi razziali fasciste e naziste.
Non ha ricevuto nessun premio Nobel questo astrofisico appassionato di geologia e paleontologia, nonostante fosse compagno di studi di Enrico Fermi; ma lui si accontentò della tranquilla cattedra della Laval University di Québec in Canada e della successiva cattedra al Johns Hopkins di Baltimora.
Franco Rasetti vide la luce a Castiglione del Lago, nel 1901, e la sua infanzia fu subito segnata da ottimi risultati scolastici. Ragazzo attento e scrupoloso, il giovane si indirizzò ben presto verso il campo della fisica e a soli 21 anni conseguí la laurea in Fisica presso l'università di Pisa. Nel 1930 ottenne invece la cattedra di spettroscopia nell'Università di Roma, proponendosi come uno dei piú brillanti studiosi del panorama universitario italiano ed europeo.
Ma per il giovane e brillante studioso degli elettroni arrivò ben presto il tempo delle amarezze. Nel 1939, insieme a tanti altri studiosi italiani fu posto davanti a una scelta obbligata: le leggi razziali lo costrinsero infatti a prendere la strada dell'esilio e di portare altrove le sue conoscenze sulla fisica nucleare, sempre piú interessanti e sempre piú pericolose da gestire. Franco Rasetti accettò quindi di buon grado il modesto incarico di professore presso l'università Laval di Québec, nell'estate del 1939, e iniziò subito a impiantare un nuovo laboratorio per lo studio sulla fisica nucleare e sui raggi cosmici. Con grande forza d'animo costruí da solo e con l'esclusivo aiuto delle proprie mani 60 contatori Geiger-Muller e i relativi circuiti elettronici, per la misurazione della vita media del "muone" ( si chiamano cosí i mesoni - neutroni lenti- dei raggi cosmici) in laboratorio. In pochi mesi realizzò quindi un vero e proprio miracolo nella piccola università canadese, immersa nella maestosa natura nordamericana e isolata da altre comunità scientifiche.
Rasetti però capí che i suoi studi sulla fisica nucleare avrebbero presto attirato altre richieste da parte della nazione ospitante. In Europa la guerra infuriava e arrivavano voci allarmanti sui progressi della scienza nazista nel campo della fissione nucleare. Altri italiani avevano nel frattempo raggiunto i porti sicuri degli Stati Uniti, portando con sé le terribili esperienze della dittatura e della guerra e se l'immane catastrofe bellica convinse i piú ad accettare di lavorare nel progetto Manhattan, sotto l'ala protettrice di Enrico Fermi, Rasetti rifiutò un primo invito a collaborare con gli scienziati inglesi trasferiti dall'Inghilterra a Montréal intorno a progetto nucleare che sarebbe poi confluito in quello di Los Alamos.
Dopo un'approfondita riflessione declinai l'offerta; ci sono poche decisioni mai prese nel corso della mia vita per le quali ho avuto un minor motivo di rimpianto. Ero convinto che nulla di buono avrebbe potuto scaturire da nuovi e piú mostruosi mezzi di distruzione, e gli eventi successivi hanno confermato in pieno i miei sospetti. Per quanto perverse fossero le potenze dell'Asse, era evidente che l'altro fronte stava sprofondando in un livello morale (o immorale) simile nella condotta della guerra, come testimonia il massacro di 200mila civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki. Con queste parole taglienti, il fisico italiano avrebbe ricordato, negli anni postbellici, la sua scelta di campo e il suo progressivo isolamento dal resto della comunità scientifica internazionale.
Gli anni di fuoco, tra il '43 e il '45, furono davvero anni cruciali per il mondo della fisica. Impegnati in una strenua corsa, gli scienziati aderenti all'Alleanza, dovettero affrontare infiniti problemi tecnologici e logistici, il tutto accompagnato dal grave peso della scelta morale. Forse tutti sapevano cosa avrebbero prodotto i loro studi e nessuno però immagino i spaventosi risultati della soluzione finale.
Rasetti intuí tutto. Aveva già capito l'enorme potenza nascosta negli elettroni e pronta ad essere trasformata nella piú grande forma di energia. Ma lui apparteneva al gruppo degli scienziati "puri" e rivendicò sempre la propria autonomia. Per non intralciare ulteriormente gli studi e per non creare imbarazzi alle autorità britanniche, Rasetti scelse cosí volontariamente di abbandonare il campo della fisica di guerra e di abbracciare un'antica passione accantonata in anni di frenetici calcoli ed esperimenti del microcosmo.
Io sono rimasto talmente disgustato dalle ultime applicazioni della fisica (con cui, se Dio vuole, sono riuscito a non aver niente a che fare) che penso seriamente a non occuparmi piú che di geologia e di biologia. Non solo trovo mostruoso l’uso che si è fatto e si sta facendo delle applicazioni della fisica, ma per di piú la situazione attuale rende impossibile rendere a questa scienza quel carattere libero e internazionale che aveva una volta consideravo dotate di un senso della dignità umana si prestino ad essere lo strumento di queste mostruose degenerazioni. Eppure è proprio cosí e sembra che neppure se ne accorgano... Le parole del fisico, scritte all’amico Enrico Persico (suo successore nella cattedra di Fisica all’Università Laval) segnarono in pratica l’addio dello scienziato al suo piú grande amore. E l’abbandono di Rasetti non fu certo perdita di poco conto. L’uomo che decise di lasciare i neutroni aveva anticipato risultati, pur lavorando in condizioni logistiche approssimative, che anni dopo portarono al Nobel un altro italiano, Emilio Segré.
Ma lo studioso non cambiò piú la sua decisione. Staccatosi da quel mondo che ora vedeva con la lente dell’osservatore critico, Rasetti si gettò nello studio dei fossili e sfogò in questa nuova branca scientifica l’inesauribile vena intuitiva. La Paleontologia (...scienza pacifica e ancora libera da interessi politici!...) trovò nell’italiano un vero e proprio tesoro, e il Canada, per merito dell’ormai ex fisico nucleare, assurse agli onori della cronaca per i suoi giacimenti fossili scoperti in pochi anni di ricerca assidua. In un lasso di breve tempo Rasetti rovistò tutta la zona del Québéc, per un raggio di almeno 800 chilometri, riducendo in poltiglia tonnellate di roccia. In tre anni l’italiano pubblicò decine di trattati scientifici acquisendo la fama di uno dei migliori specialisti della fauna dell’epoca Cambriana. Assiduo collaboratore del prestigioso U.S. National Museum, analizzò migliaia di reperti e non abbandonò mai questo filone scientifico.
Nel 1947 Franco Rasetti ebbe l’unico sussulto per una nuova avventura, accettando di trasferirsi alla Johns Hopkins University di Baltimora. Nell’ateneo del Maryland l’ormai isolato professore, riaprí in minima parte il capitolo della fisica accettando la cattedra di insegnamento. Ma nella stessa università egli insegnò anche geologia, paleontologia, entomologia e botanica, abbandonando in sostanza il gruppo di uomini che negli anni avrebbero trovato fama e successo negli istituti di fisica americani. Ma tutto questo non toccò mai l’orgoglio di Rasetti. Alla fama e al Nobel (che avrebbe sicuramente conquistato con le sue straordinarie intuizioni scientifiche), preferí il silenzio e il malumore dei colleghi, che mal sopportavano la sua totale integrità morale. E il silenzio ammantò il resto della sua vita scientifica: la comunità della scienza dimenticò i suoi grandissimi contributi e non lo premiò di nessuna onorificenza, testimone scomodo di un mondo che aveva perso la sua verginità nell’olocausto di Hiroshima.
Generoso D'Agnese/News ITALIA PRESS
http://gircse.marginalia.it/sciascia/rasetti.htm
Iscriviti a:
Post (Atom)
