www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 29-03-11 - n. 357
da Rebelion.org - www.rebelion.org/noticia.php?id=125152
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Uranio impoverito: strano modo di proteggere i civili libici
di David Wilson - Stop the War Coalition
27/03/2011
“I missili che sono dotati di testate all’uranio impoverito si adattano perfettamente alla descrizione di una bomba sporca... Io direi che è l’arma perfetta per uccidere una gran quantità di persone”. Marion Falk, un’esperta in fisica chimica (in pensione), Laboratorio Lawrence Livermore, California, USA.
Nelle prime 24 ore dell’attacco contro la Libia, i B-2 degli Stati Uniti hanno sganciato 45 bombe da 2 libbre ciascuna [poco meno di 1.000 kg]. Queste grosse bombe, assieme ad i missili Cruise lanciati da aerei e navi britanniche e francesi, contenevano ogive all’uranio impoverito.
L’Uranio impoverito [o più esattamente Uranio depleto] è il prodotto di scarto del processo di arricchimento dell’uranio. E’ utilizzato nelle armi e reattori nucleari. Poiché è una sostanza molto pesante, 1,7 volte più denso del piombo, è molto apprezzato in campo militare per la sua capacità di penetrare edifici e veicoli blindati. Quando un’arma dotata di una testata ad uranio impoverito colpisce un oggetto solido, come un carro armato, penetra in profondità e successivamente esplode formando una nuvola di vapore incandescente. Il vapore si deposita come polvere, una polvere che non solo è velenosa, ma è anche radioattiva.
Un missile con uranio impoverito quando colpisce brucia a 10.000°C.Quando raggiunge un obiettivo, il 30 % si frammenta in schegge. Il restante 70% evapora in tre ossidi altamente tossici, tra cui l’ossido di uranio. Questa polvere nera rimane sospesa in aria e, a seconda del vento e delle condizioni meteorologiche, può viaggiare a grandi distanze. Se credete che Iraq e Libia siano molto distanti, ricordate che le radiazioni di Chernobyl arrivarono fino in Galles.
E’ molto facile inalare particelle di dimensioni inferiori a 5 micron di diametro, che possono rimanere nei polmoni o in altri organi per anni. L’ uranio impoverito inalato può creare danni ai reni, cancro ai polmoni ed alle ossa, malattie della pelle, disturbi neurocognitivi, danni cromosomici, sindrome da immunodeficienza e rare affezioni renali e intestinali. Le donne incinta esposte all’uranio impoverito possono dare alla luce bambini con malformazioni genetiche. Una volta che la polvere si vaporizza, non c’è da sperare che il problema scompaia in poco tempo. Dal momento che l’uranio impoverito emette particelle alfa, mantiene una vita media di 4,5 miliardi di anni.
Negli attacchi dell’operazione “shock and awe” [colpisci e terrorizza] contro l’Iraq, sono stati sganciati, solo su Baghdad, 1.500 bombe e missili. Seymour Hersh ha sostenuto che il solo terzo stormo aereo della marina degli Stati Uniti ha lanciato più di “cinquecento mila tonnellate di ordigni”. E tutti avevano testate all’uranio impoverito.
Al Jazeera ha informato che le forze di invasione statunitensi hanno sparato 200 tonnellate di materiale radioattivo contro edifici, case, strade e giardini di Baghdad. Un giornalista del Christian Science Monitor portò un contatore Geiger per le zone della città che avevano subito la massiccia pioggia di artiglieria delle truppe statunitensi. Ha trovato, nelle zone residenziali, livelli di radiazione da 1.000 a 1.900 volte superiore alla norma. Con una popolazione di 26 milioni di abitanti, ciò significa che gli Stati Uniti sganciarono una bomba da una tonnellata ogni 52 iracheni, cioè circa 20 chili di esplosivo a persona.
William Hague [segretario di Stato per gli Affari esteri britannico] ha detto che stavamo andando in Libia “per proteggere i civili e le zone abitate dai civili”. Non c’è bisogno di guardare molto lontano per vedere chi e che cosa si sta “proteggendo”.
Nelle prime 24 ore, gli “alleati” hanno “speso” 100 milioni di sterline in ordigni dotati di testate all’uranio impoverito. Una relazione sul controllo degli armamenti compiuti nell’Unione europea afferma che gli Stati membri nel 2009 hanno concesso licenze per la vendita di sistemi militari e armamenti in Libia per un valore di 333,6 milioni di euro. La Gran Bretagna concesse autorizzazioni alle imprese per la vendita di armi alla Libia pari ad un valore 24,7 milioni di euro ed il colonnello Gheddafi pagò anche i servizi per ricevere dalla SAS [Special Air Service, principale forza speciale britannica] la formazione e l’addestramento della sua 32° Brigata .
Scommetto che per i prossimi 4,5 miliardi di anni, William Hague non andrà in vacanza in Nord Africa.
Fonte: http://stopwar.org.uk/content/view/2321/27/
lunedì 4 aprile 2011
messaggio di Gheddafi alla Unione Europea ed al Congresso USA
Non c'è alcun motivo interno che abbia potuto scatenare in Libia una crisi di qualsivoglia tipo. Il potere è nelle mani del popolo libico che lo esercita nei Congressi popolari, nei quali sono presenti tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Non esiste altro esempio di questa democrazia popolare diretta se non in quella dell'antica Atene. La ricchezza del petrolio appartiene al popolo libico, le armi sono nelle mani del popolo, in Libia non c'è un governatore che governa, non ci sono governatori né governati. [La Libia] ha sconfitto la sete con la costruzione di un fiume artificiale sotterraneo, ha supinamente rinunciato ad un programma nucleare, ha risolto tutte le questioni legate alla guerra fredda in maniera pacifica, ha risolto i problemi del continente con i Paesi limitrofi ricorrendo all'arbitrato, ha aderito alla coalizione internazionale contro il terrorismo, ha contribuito efficacemente ed in concerto con gli altri Paesi a limitare il pericolo del terrorismo estremista.
Ha costituito una leadership popolare ed islamica volta a riunire le forze islamiche moderate in modo da riempire quel vuoto che è sfruttato dal terrorismo estremista, ha bloccato l'emigrazione clandestina verso l'Europa, ha giocato un ruolo attivo nel risolvere i problemi africani e nello stabilire la pace in quel continente, diventandone, per decisione degli africani, la guida. Ha aperto le sue porte al turismo mondiale, ha presentato il “Libro Bianco” per risolvere pacificamente i problemi del Medio Oriente, ha proposto un progetto per porre fine alla pirateria che si manifesta in Somalia e nelle zone calde.
Sembra che, a causa di questa apertura e del suo ruolo nel soffocare il terrorismo, agenti di al-Qaida si siano infiltrati e siano stati arruolati, e abbiano sfruttato quanto successo in Tunisia ed Egitto come una cortina di fumo per attaccare improvvisamente caserme dell'esercito e stazioni di polizia al fine di rifornirsi di armi. Hanno cominciato ad aprire il fuoco contro i militari ed hanno preso il controllo di alcune moschee convertendole in magazzini per le armi e proclamando un emirato islamico sotto le direttive di al-Qaida ed invitando al jihad. Non abbiamo fatto altro che cercare di rispondere a questo assedio con la collaborazione dei cittadini, quindi le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in alcuni edifici di certe città, nei quali si rintanavano i terroristi di al-Qaida. L'arresto di questi, che continuano a mantenere il controllo di tali edifici, è avvenuto nella sola Benghazi. […]
Essi sono stati in grado di assaltare la prigione cittadina, rilasciare tutti i detenuti ed i criminali ed armarli per combattere nelle fila di al-Qaida. La crisi è stata creata per attuare la strategia di una nuova crociata o di un nuovo progetto coloniale. In Libia non c'è un'Oriente ed un'Occidente, non ci sono scontri ideologici né problemi di altro tipo. La Libia è un Paese sicuro, che ha reso sicuro il Nord Africa ed ha arrestato l'emigrazione. Ha cancellato i programmi di armi di distruzione di massa, gioca un ruolo importante nella stabilizzazione [della regione] e risolve i propri problemi attraverso il potere del popolo.
E' stato creato un problema senza che ve ne fossero le cause. Quanto sta accadendo adesso mira a sostenere al-Qaida per mezzo della copertura aerea e dei missili, al fine di permetterle di controllare il Nord Africa e trasformarlo in un secondo Afghanistan. Il popolo libico sta facendo fronte ad un attacco brutale ed ingiusto, ad una palese e volgare ingerenza nei propri affari interni. Centinaia di libici e libiche vengono uccisi da questo bombardamento aggressivo, che non ha giustificazioni né esempi simili in quanto ad umanità ed ingiustizia. Nel frattempo il mondo guarda ad un piccolo popolo e ad un Paese in via di sviluppo i cui mari, cieli e terre sono violati da parte delle maggiori potenze nucleari, le quali operano fuori dalla carta delle Nazioni Unite, agendo contro il popolo libico senza pietà. Per vostra informazione in Libia non erano presenti dall'inizio manifestazioni e proteste, a differenza di Tunisia ed Egitto. Non si aprì il fuoco contro i manifestanti, perché non c'erano manifestanti. Non vennero uccise più di 150 persone, e gran parte di essi non erano che militari e poliziotti nell'atto di difendere sé stessi durante gli attacchi alle loro sedi. L'immagine della Libia che è stata veicolata è un'immagine artificiale il cui scopo e far passare e giustificare una seconda crociata, come ha dichiarato esplicitamente la Francia, o una nuova operazione coloniale.
I civili uccisi dall'alleanza crociata....
Siamo un popolo unito dietro la Guida della Rivoluzione e facciamo fronte da un lato al terrorismo di al-Qaida e dall'altro al terrorismo della Nato, che ora supporta direttamente al-Qaida. La contraddizione è lampante.
Fermate la vostra ingiusta e brutale aggressione alla Libia. Lasciate la Libia ai Libici. State annientando un popolo tranquillo, state distruggendo un Paese in via di sviluppo. In Libia non c'è altro problema che non siano gli elementi di al-Qaida ed il confrontarsi con i missili e l'aviazione che rappresentano il mondo crociato. Si tratta di contraddizioni.
Sembra che voi in Europa ed in America non guardiate a queste operazioni identificandole come infernali, barbariche e brutali. Eppure sono di poco inferiori a quanto fece Hitler travolgendo l'Europa e bombardando la Gran Bretagna.* Come attaccate chi combatte al-Qaida? Interrompete la vostra aggressione brutale ed ingiusta al nostro Paese. Deve essere l'Unione Africana a prendere in mano la questione. La Libia accetterà ogni decisione presa dall'Unione Africana per mezzo della Commissione Africana Suprema, che è stata creata per questo scopo.
Testo consultato su Al-Madina al-akhbariyya
*La traduzione è carente e me ne scuso con i lettori. Invito arabisti
Ha costituito una leadership popolare ed islamica volta a riunire le forze islamiche moderate in modo da riempire quel vuoto che è sfruttato dal terrorismo estremista, ha bloccato l'emigrazione clandestina verso l'Europa, ha giocato un ruolo attivo nel risolvere i problemi africani e nello stabilire la pace in quel continente, diventandone, per decisione degli africani, la guida. Ha aperto le sue porte al turismo mondiale, ha presentato il “Libro Bianco” per risolvere pacificamente i problemi del Medio Oriente, ha proposto un progetto per porre fine alla pirateria che si manifesta in Somalia e nelle zone calde.
Sembra che, a causa di questa apertura e del suo ruolo nel soffocare il terrorismo, agenti di al-Qaida si siano infiltrati e siano stati arruolati, e abbiano sfruttato quanto successo in Tunisia ed Egitto come una cortina di fumo per attaccare improvvisamente caserme dell'esercito e stazioni di polizia al fine di rifornirsi di armi. Hanno cominciato ad aprire il fuoco contro i militari ed hanno preso il controllo di alcune moschee convertendole in magazzini per le armi e proclamando un emirato islamico sotto le direttive di al-Qaida ed invitando al jihad. Non abbiamo fatto altro che cercare di rispondere a questo assedio con la collaborazione dei cittadini, quindi le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in alcuni edifici di certe città, nei quali si rintanavano i terroristi di al-Qaida. L'arresto di questi, che continuano a mantenere il controllo di tali edifici, è avvenuto nella sola Benghazi. […]
Essi sono stati in grado di assaltare la prigione cittadina, rilasciare tutti i detenuti ed i criminali ed armarli per combattere nelle fila di al-Qaida. La crisi è stata creata per attuare la strategia di una nuova crociata o di un nuovo progetto coloniale. In Libia non c'è un'Oriente ed un'Occidente, non ci sono scontri ideologici né problemi di altro tipo. La Libia è un Paese sicuro, che ha reso sicuro il Nord Africa ed ha arrestato l'emigrazione. Ha cancellato i programmi di armi di distruzione di massa, gioca un ruolo importante nella stabilizzazione [della regione] e risolve i propri problemi attraverso il potere del popolo.
E' stato creato un problema senza che ve ne fossero le cause. Quanto sta accadendo adesso mira a sostenere al-Qaida per mezzo della copertura aerea e dei missili, al fine di permetterle di controllare il Nord Africa e trasformarlo in un secondo Afghanistan. Il popolo libico sta facendo fronte ad un attacco brutale ed ingiusto, ad una palese e volgare ingerenza nei propri affari interni. Centinaia di libici e libiche vengono uccisi da questo bombardamento aggressivo, che non ha giustificazioni né esempi simili in quanto ad umanità ed ingiustizia. Nel frattempo il mondo guarda ad un piccolo popolo e ad un Paese in via di sviluppo i cui mari, cieli e terre sono violati da parte delle maggiori potenze nucleari, le quali operano fuori dalla carta delle Nazioni Unite, agendo contro il popolo libico senza pietà. Per vostra informazione in Libia non erano presenti dall'inizio manifestazioni e proteste, a differenza di Tunisia ed Egitto. Non si aprì il fuoco contro i manifestanti, perché non c'erano manifestanti. Non vennero uccise più di 150 persone, e gran parte di essi non erano che militari e poliziotti nell'atto di difendere sé stessi durante gli attacchi alle loro sedi. L'immagine della Libia che è stata veicolata è un'immagine artificiale il cui scopo e far passare e giustificare una seconda crociata, come ha dichiarato esplicitamente la Francia, o una nuova operazione coloniale.
I civili uccisi dall'alleanza crociata....
Siamo un popolo unito dietro la Guida della Rivoluzione e facciamo fronte da un lato al terrorismo di al-Qaida e dall'altro al terrorismo della Nato, che ora supporta direttamente al-Qaida. La contraddizione è lampante.
Fermate la vostra ingiusta e brutale aggressione alla Libia. Lasciate la Libia ai Libici. State annientando un popolo tranquillo, state distruggendo un Paese in via di sviluppo. In Libia non c'è altro problema che non siano gli elementi di al-Qaida ed il confrontarsi con i missili e l'aviazione che rappresentano il mondo crociato. Si tratta di contraddizioni.
Sembra che voi in Europa ed in America non guardiate a queste operazioni identificandole come infernali, barbariche e brutali. Eppure sono di poco inferiori a quanto fece Hitler travolgendo l'Europa e bombardando la Gran Bretagna.* Come attaccate chi combatte al-Qaida? Interrompete la vostra aggressione brutale ed ingiusta al nostro Paese. Deve essere l'Unione Africana a prendere in mano la questione. La Libia accetterà ogni decisione presa dall'Unione Africana per mezzo della Commissione Africana Suprema, che è stata creata per questo scopo.
Testo consultato su Al-Madina al-akhbariyya
*La traduzione è carente e me ne scuso con i lettori. Invito arabisti
Il Maestro e l'Allievo: Rino Formica e Giulio Tremonti
L'uscita di Giulio Tremonti sul rimpianto per l'Iri e Mediobanca ha suscitato una febbrile attenzione nella parte liberal dell'opionione pubblica ed in quella parte del PD ex PCI che, convertitosi da tempo alle privatizzazioni anche le più selvagge ed alla riduzione dello Stato a mera stazione appaltante, sospetta scavalcamenti e spiazzamenti. Tremonti, che ha il vezzo di farsi passare per colbertista, non è nuovo a sparate del genere. Qualche tempo fa ha colpito un tasto doloroso in milioni di famiglie italiane: il testo del precariato e del posto fisso. Si è pronunciato per il posto fisso.
Tremonti pratica una politica rigorosamente liberista che di più non si può. E' andato oltre i margini che si sono concessi i governi francese e tedesco di welfare aiutato da un sindacato, anzi da tre sindacati, che più collaborazionisti del governo non ci si poteva immaginare, ha precarizzato tutta la nuova assunzione nella pubblica amministrazione, ha tagliato "orizzontalmente" la spesa generando crisi gravissime nel settore cultura e per gli investimenti specialmente nel Sud. In somma nei fatti è l'uomo che ha rivoltato l'Italia come un calzino per conto di Berlusconi spostando la quota PIl di almeno quindici punti a favore del capitale, delle banche, delle professioni e sottraendola al lavoro dipendente ed alle pensioni. Si è vantato in sede europea di avere realizzato una riforma della pensioni alzandone la soglia a quasi settanta anni e limitandone l'accesso ai precari fino a quasi del tutto.
Nel suo colbertismo si è battuto per la creazione di una Banca del Mezzogiorno, una banca di investimenti e di affari, una sorta di riedizione della Cassa per il mezzogiorno che, naturalmente, non ha spostato di una linea il livello di insufficienza del Sud ed ha suscitato soltanto l'attenzione degli addetti ai lavori e di quanti sperano di ricavarne una greppia per le proprie fortune personali.
Insomma, una pratica di sfascio della funzione dello Stato non solo imprenditore che non c'è più in fondamentali settori come le ferrovie, le telecomunicazioni, l'energia e le banche ma anche di regolatore degli eccessi del Mercato. Se osserviamo l'azione delle cosidette Autorità notiamo la loro assoluta inutiltà ed addirittura nocività. Costano l'ira di Dio di soldi per mantenere il loro "decoro". Un decoro del tutto inutile e controproducente. Quando si multano le assicurazioni o altro di accordi monopolistici o di cartello non si ha cura di non fare scaricare il loro costo sui consumatori che ne diventano le prime vittime! -
Giulio Tremonti applica la lezione del suo grande Maestro Rino Formica. Rino Formica, socialista e craxiano, tuttora vivente una delle più luc ide intelligenze della classe dirigente italiana una classe selezionata innanzitutto in base al requisito della furbizia. Rino Formica è stato furbissimo. Era Ministro delle Finanze del Governo di Bettino Craxi ed è autore di "definizioni" passate alla storia della politica italiana come "assemblea di nani e ballerine" rivolta al Consiglio Nazionale creato da Craxi al Congresso di Torino, oppure "la politica è sangue e merda", oppure " il convento è povero i frati sono ricchi". Litigava sempre con Beniamino Andreatta eminente economista democristiano e la loro liti fu definita "delle comari". Fino ad allo scoppio di queste furibonde polemiche e sciarre vere e proprie intergovernativa l'Italia aveva sempre avuto governi fin troppo seri e riservati. Con Rino Formica di aprì l'era dei cortili rissosi che dura tuttora.
Che cosa ha insegnato Rino Formica a Giulio Tremonti? Ha insegnato la postazione di sinistra poggiata su una attività di destra, capolavoro di italica virtù postguicciardiniana se vogliamo chiamarla così. I comunisti spasivamano letteralmente per avere un rapporto con Bettino Craxi e con i socialisti per potere in qualche modo condizionare da sinistra il governo. D'Alema e Veltroni giunsero financo al punto di fare una lunga anticamera nella roulotte che Craxi teneva posteggiata alle spalle del Congresso di Verona e che usava come ufficio. Ogni volta che serviva a Craxi ingelosire o insospettire i democristiani con i quali collaborava veniva fuori puntualmente una uscita "aperturista" di Rino Formica ai comunisti su questo o quel tema di grande impatto sociale. Di queste uscite
se ne sono contate diverse ed è eccezionale il fatto che riuscivano sempre nel loro scopo. I comunisti erano ansiosissimi di crederle vere! Erano psicologicamente talmente congegnate bene da provocare financo riunioni ufficiali del PCI per decidere sul da farsi.....Naturalmente tutto finiva in bolle di sapone con un aumento della frustrazione di quanti nel PSI e nel PCI contavano in una ripresa unitaria dei rapporti.
E' quello che fa oggi Giulio Tremonti ogni volta che deve tirare una stangata agli italiana o che il dibattito involgarito dalle escort che sono la versione di oggi delle ballerine di allora tende a sporcare ancora di più la politica italiana e quindi c'è bisogno di parlare di qualcosa di "nobile" e di "alto". Ban ca del Sud (ma è l'alleato di ferro di Bossi), posto fisso (ma è il ministro della precarizzazione), banche ed Iri ma è l'uomo degli industrialotti e degli appaltatori italiani. Non trascuriamo alla fine che dovrebbe recuperare l'evasione fiscale ma il suo studio ha fatto i soldi, molti soldi, insegnando agli industriali ed ai ricconi come combattere il fisco e ridurre in elusione certe norme fatte apposta dalla legge per essere manipolate.
Pietro Ancona
Tremonti pratica una politica rigorosamente liberista che di più non si può. E' andato oltre i margini che si sono concessi i governi francese e tedesco di welfare aiutato da un sindacato, anzi da tre sindacati, che più collaborazionisti del governo non ci si poteva immaginare, ha precarizzato tutta la nuova assunzione nella pubblica amministrazione, ha tagliato "orizzontalmente" la spesa generando crisi gravissime nel settore cultura e per gli investimenti specialmente nel Sud. In somma nei fatti è l'uomo che ha rivoltato l'Italia come un calzino per conto di Berlusconi spostando la quota PIl di almeno quindici punti a favore del capitale, delle banche, delle professioni e sottraendola al lavoro dipendente ed alle pensioni. Si è vantato in sede europea di avere realizzato una riforma della pensioni alzandone la soglia a quasi settanta anni e limitandone l'accesso ai precari fino a quasi del tutto.
Nel suo colbertismo si è battuto per la creazione di una Banca del Mezzogiorno, una banca di investimenti e di affari, una sorta di riedizione della Cassa per il mezzogiorno che, naturalmente, non ha spostato di una linea il livello di insufficienza del Sud ed ha suscitato soltanto l'attenzione degli addetti ai lavori e di quanti sperano di ricavarne una greppia per le proprie fortune personali.
Insomma, una pratica di sfascio della funzione dello Stato non solo imprenditore che non c'è più in fondamentali settori come le ferrovie, le telecomunicazioni, l'energia e le banche ma anche di regolatore degli eccessi del Mercato. Se osserviamo l'azione delle cosidette Autorità notiamo la loro assoluta inutiltà ed addirittura nocività. Costano l'ira di Dio di soldi per mantenere il loro "decoro". Un decoro del tutto inutile e controproducente. Quando si multano le assicurazioni o altro di accordi monopolistici o di cartello non si ha cura di non fare scaricare il loro costo sui consumatori che ne diventano le prime vittime! -
Giulio Tremonti applica la lezione del suo grande Maestro Rino Formica. Rino Formica, socialista e craxiano, tuttora vivente una delle più luc ide intelligenze della classe dirigente italiana una classe selezionata innanzitutto in base al requisito della furbizia. Rino Formica è stato furbissimo. Era Ministro delle Finanze del Governo di Bettino Craxi ed è autore di "definizioni" passate alla storia della politica italiana come "assemblea di nani e ballerine" rivolta al Consiglio Nazionale creato da Craxi al Congresso di Torino, oppure "la politica è sangue e merda", oppure " il convento è povero i frati sono ricchi". Litigava sempre con Beniamino Andreatta eminente economista democristiano e la loro liti fu definita "delle comari". Fino ad allo scoppio di queste furibonde polemiche e sciarre vere e proprie intergovernativa l'Italia aveva sempre avuto governi fin troppo seri e riservati. Con Rino Formica di aprì l'era dei cortili rissosi che dura tuttora.
Che cosa ha insegnato Rino Formica a Giulio Tremonti? Ha insegnato la postazione di sinistra poggiata su una attività di destra, capolavoro di italica virtù postguicciardiniana se vogliamo chiamarla così. I comunisti spasivamano letteralmente per avere un rapporto con Bettino Craxi e con i socialisti per potere in qualche modo condizionare da sinistra il governo. D'Alema e Veltroni giunsero financo al punto di fare una lunga anticamera nella roulotte che Craxi teneva posteggiata alle spalle del Congresso di Verona e che usava come ufficio. Ogni volta che serviva a Craxi ingelosire o insospettire i democristiani con i quali collaborava veniva fuori puntualmente una uscita "aperturista" di Rino Formica ai comunisti su questo o quel tema di grande impatto sociale. Di queste uscite
se ne sono contate diverse ed è eccezionale il fatto che riuscivano sempre nel loro scopo. I comunisti erano ansiosissimi di crederle vere! Erano psicologicamente talmente congegnate bene da provocare financo riunioni ufficiali del PCI per decidere sul da farsi.....Naturalmente tutto finiva in bolle di sapone con un aumento della frustrazione di quanti nel PSI e nel PCI contavano in una ripresa unitaria dei rapporti.
E' quello che fa oggi Giulio Tremonti ogni volta che deve tirare una stangata agli italiana o che il dibattito involgarito dalle escort che sono la versione di oggi delle ballerine di allora tende a sporcare ancora di più la politica italiana e quindi c'è bisogno di parlare di qualcosa di "nobile" e di "alto". Ban ca del Sud (ma è l'alleato di ferro di Bossi), posto fisso (ma è il ministro della precarizzazione), banche ed Iri ma è l'uomo degli industrialotti e degli appaltatori italiani. Non trascuriamo alla fine che dovrebbe recuperare l'evasione fiscale ma il suo studio ha fatto i soldi, molti soldi, insegnando agli industriali ed ai ricconi come combattere il fisco e ridurre in elusione certe norme fatte apposta dalla legge per essere manipolate.
Pietro Ancona
domenica 3 aprile 2011
lettera a Napolitano
Illustre Presidente,
la guerra in Libia è stata avallata dall'Italia in contrasto masochistico con i suoi stessi fondamentali interessi. Interesse della pace nel mediterraneo, interessi connessi al metanodotto, interessi connessi ad un esport-import di trenta miliardi di euro l'anno. Gheddafi si era sempre comportato benissimo con l'Italia e quaranta anni di collaborazione stavano cancellando quaranta anni di dominazione coloniale ferocissima. Ora siamo punto e d'accapo.
Le scrivo non per questo ma per chiederle di abolire l'uso dell'uranio nelle bombe e nei missili che vengono sganciati sulla Libia. Questi avveleneranno per sempre il terreno e faranno morire di cancro anche dopo anni del loro sgancio.
Le madri partoriranno mostri al posto dei magnifici bambini berberi o beduini e questi mostri saranno la futura generazione. Veda cosa succede a Falluja ed in tanti altri posti del Kossovo, di Belgrado, dappertutto.
L'uranio non è indispensabile per vincere la piccola e indifesa Libia. E' una malvagità, una crudeltà, una infamia.
Lei può fare molto, specialmente se rende pubblica la sua contrarietà.
Con osservanza.
Pietro Ancona
la guerra in Libia è stata avallata dall'Italia in contrasto masochistico con i suoi stessi fondamentali interessi. Interesse della pace nel mediterraneo, interessi connessi al metanodotto, interessi connessi ad un esport-import di trenta miliardi di euro l'anno. Gheddafi si era sempre comportato benissimo con l'Italia e quaranta anni di collaborazione stavano cancellando quaranta anni di dominazione coloniale ferocissima. Ora siamo punto e d'accapo.
Le scrivo non per questo ma per chiederle di abolire l'uso dell'uranio nelle bombe e nei missili che vengono sganciati sulla Libia. Questi avveleneranno per sempre il terreno e faranno morire di cancro anche dopo anni del loro sgancio.
Le madri partoriranno mostri al posto dei magnifici bambini berberi o beduini e questi mostri saranno la futura generazione. Veda cosa succede a Falluja ed in tanti altri posti del Kossovo, di Belgrado, dappertutto.
L'uranio non è indispensabile per vincere la piccola e indifesa Libia. E' una malvagità, una crudeltà, una infamia.
Lei può fare molto, specialmente se rende pubblica la sua contrarietà.
Con osservanza.
Pietro Ancona
sabato 2 aprile 2011
cerchiobottismo e disarmo ideologico
Sarebbe interessante per un sociologo analizzare i cortei per la pace che si svolgeranno oggi in alcune città italiane. Oramai è chiaro che il colore prevalente non è più nè il rosso nè l'arcobaleno . Arcobaleno distrutto da quasi un decennio di polemiche contro i "pacifinti", la diserzione della CGIL, delle organizzazioni cattoliche e del PD. L'ultimo corteo pacifista fu raggiunto a metà percorso da Fassino il quale marciò per un po' di strada e poi si ritirò per non parteciparvi mai più. Era il 2004. Il PD si porta a casa oggi la condanna di Gheddafi che costituisce il suo grande regalo agli americani. In futuro forse qualcuno del PD parteciperà ancora a cortei di pacifisti, forse alla marcia Assise-Perugia, oramai entrata tra le "feste comandate" della Repubblica, costruita attorno ad un cosidetto tavolo della pace al quale fanno capo i volontari di Santo Egidio che non disdegnano tuttavia donazioni, se del caso, anche da fabbricanti di armi. Il corteo di oggi sarà disertato da alcuni degli esponenti più autorevoli del PD che non vogliono destare sospetti all'Ambasciata USA proprio mentre lavorano per approntare una alternativa di governo al centro-destra italiano. Nel PD si è sollevato un vespaio di polemiche. Moltissimi non ci saranno e coloro che andranno al corteo vi daranno una connotazione "gentile", alcune parole non ci saranno più, tra queste: guerrafondai, imperialismo, colonialismo, capitalismo..parole oramai obsolete e veterotutto.
Per una sorta di follia della politica le parole colonialismo ed imperialismo vengono bandite anche dai comunisti del Manifesto. Dice la Rossanda che la guerra contro Gheddafi non è stata fatta per il petrolio o la posizione geostrategica della Libia, non ha motivazioni imperialiste o neocolonialiste. La guerra è fatta perchè Sarkozy non vuole perdere le elezioni in Francia e Camerun vuole stornare l'attenzione dalle sue scelte che suscitano ire sempre più furibonde tra gli studenti, gli statali, i pensionati... Insomma, la categoria per capire quanto sta accadendo nel quadrante mediterraneo, non è quella dell'analisi "marxiana" dell'economia e della politica ! Ciò non spiega lo straordinario spiegamento di forze statunitensi nel Mediterraneo e l'impiego di centinaia di grandi missili caricati ad uranio impoverito per uccidere subito ed in futuro. Ma pare che questo particolare non interessi. Naturalmente il corteo è pervaso tutto da profonda antipatia per Gheddafi. Non gli si perdona di essere stato amico di Berlusconi ed a questi di avergli baciato l'anello (o la mano) non ho capito bene! Non gli si perdona di avere tenuto una lezione di islamismo a cinquecento ragazze italiane e di avere portato in Italia un campionario di focosi cavallini arabi. Non gli si perdona ancora l'esibizione degli aerei italiani sul cielo di Tripoli che, tuttavia, patriotticamente tracciarono un tricolore e non il verde della jamaria come richiesto dal Colonnello. Questo disprezzo per il Colonnello è stato alimentato da settimane di attacchi e di sfottò praticato dalla stampa nazionale e da una casta di oligarchi della politica che si sono divertiti a lungo attorno al Colonnello. Anche la Lizzizzetto si è lasciata andare a schernire il vestiario di Gheddafi.
Questo sentimento di antipatia è sovrastante su tutto. Non credo che ci sia molta pietà o alcuna commozione per la piccola nazione di appena sei milioni di persone devastata dal più possente esercito alleato del mondo. Ed è, senza saperlo, un sentimento profondamente autolesionistico e masochista. La guerra contro Gheddafi è guerra contro l'Italia! Perderemo tutto. La Libia è stata rapinata dei fondi sovrani. Circa cento miliardi di dollari proprietà del popolo che sono stati incassati dalle banche USA ed europee. L'Italia perderà il suo piedistallo economico e sociale che gli dà prosperità da quaranta anni. Si tratta di qualcosa come trenta miliardi di euro di esport-import e del pane di migliaia e migliaia di operai, tecnici, ingegneri italiani. Quando gli ultimi fumi delle cannonate saranno svaniti ci troveremo più poveri, più piccoli, senza sapere dove sbattere la testa....
Il corteo vivrà di un sentimento che non promana da se stesso ma dai ricordi della gente che vi partecipa. La gente, ricordando di essere stata pacifista, no global, antinuclearista, per il lavoro, per i diritti crederà di essere sempre dentro la stessa onda emotiva e politica della sua storia. Ma le cose non stanno così. La contraddizione del corteo per la pace ma anche contro Gheddafi che oggi è il punto della lotta antimperialistica da difendere con maggiore forza c'è e resta. Resta anche odio ed antipatia nei suoi confronti. Odio ed antipatia del tutto immotivati che in parte vengono dal substrato culturale razzista della Italia di Graziani e Magliocco che per trenta anni uccise, squartò, impalò i libici. Il corteo dirà no alla guerra ma il risultato sarà eguale a zero perchè dirà no anche a Gheddafi cioè alla libertà ed alla indipendenza della Libia. Si sa benissimo che gli insorti sono una specie di UCK di Bengasi e che i tre che si spartiranno le spoglie di uno Stato finora prospero e felice saranno gli USA, la Gran Bretagna e la Francia.
Cortei sempre meno colorati, sempre più educati, gentili, giudiziosi, animati da palloncini e striscioni con colori leggeri in cui vengono scritte paroline gradevoli.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
Per una sorta di follia della politica le parole colonialismo ed imperialismo vengono bandite anche dai comunisti del Manifesto. Dice la Rossanda che la guerra contro Gheddafi non è stata fatta per il petrolio o la posizione geostrategica della Libia, non ha motivazioni imperialiste o neocolonialiste. La guerra è fatta perchè Sarkozy non vuole perdere le elezioni in Francia e Camerun vuole stornare l'attenzione dalle sue scelte che suscitano ire sempre più furibonde tra gli studenti, gli statali, i pensionati... Insomma, la categoria per capire quanto sta accadendo nel quadrante mediterraneo, non è quella dell'analisi "marxiana" dell'economia e della politica ! Ciò non spiega lo straordinario spiegamento di forze statunitensi nel Mediterraneo e l'impiego di centinaia di grandi missili caricati ad uranio impoverito per uccidere subito ed in futuro. Ma pare che questo particolare non interessi. Naturalmente il corteo è pervaso tutto da profonda antipatia per Gheddafi. Non gli si perdona di essere stato amico di Berlusconi ed a questi di avergli baciato l'anello (o la mano) non ho capito bene! Non gli si perdona di avere tenuto una lezione di islamismo a cinquecento ragazze italiane e di avere portato in Italia un campionario di focosi cavallini arabi. Non gli si perdona ancora l'esibizione degli aerei italiani sul cielo di Tripoli che, tuttavia, patriotticamente tracciarono un tricolore e non il verde della jamaria come richiesto dal Colonnello. Questo disprezzo per il Colonnello è stato alimentato da settimane di attacchi e di sfottò praticato dalla stampa nazionale e da una casta di oligarchi della politica che si sono divertiti a lungo attorno al Colonnello. Anche la Lizzizzetto si è lasciata andare a schernire il vestiario di Gheddafi.
Questo sentimento di antipatia è sovrastante su tutto. Non credo che ci sia molta pietà o alcuna commozione per la piccola nazione di appena sei milioni di persone devastata dal più possente esercito alleato del mondo. Ed è, senza saperlo, un sentimento profondamente autolesionistico e masochista. La guerra contro Gheddafi è guerra contro l'Italia! Perderemo tutto. La Libia è stata rapinata dei fondi sovrani. Circa cento miliardi di dollari proprietà del popolo che sono stati incassati dalle banche USA ed europee. L'Italia perderà il suo piedistallo economico e sociale che gli dà prosperità da quaranta anni. Si tratta di qualcosa come trenta miliardi di euro di esport-import e del pane di migliaia e migliaia di operai, tecnici, ingegneri italiani. Quando gli ultimi fumi delle cannonate saranno svaniti ci troveremo più poveri, più piccoli, senza sapere dove sbattere la testa....
Il corteo vivrà di un sentimento che non promana da se stesso ma dai ricordi della gente che vi partecipa. La gente, ricordando di essere stata pacifista, no global, antinuclearista, per il lavoro, per i diritti crederà di essere sempre dentro la stessa onda emotiva e politica della sua storia. Ma le cose non stanno così. La contraddizione del corteo per la pace ma anche contro Gheddafi che oggi è il punto della lotta antimperialistica da difendere con maggiore forza c'è e resta. Resta anche odio ed antipatia nei suoi confronti. Odio ed antipatia del tutto immotivati che in parte vengono dal substrato culturale razzista della Italia di Graziani e Magliocco che per trenta anni uccise, squartò, impalò i libici. Il corteo dirà no alla guerra ma il risultato sarà eguale a zero perchè dirà no anche a Gheddafi cioè alla libertà ed alla indipendenza della Libia. Si sa benissimo che gli insorti sono una specie di UCK di Bengasi e che i tre che si spartiranno le spoglie di uno Stato finora prospero e felice saranno gli USA, la Gran Bretagna e la Francia.
Cortei sempre meno colorati, sempre più educati, gentili, giudiziosi, animati da palloncini e striscioni con colori leggeri in cui vengono scritte paroline gradevoli.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
venerdì 1 aprile 2011
Una civiltà già inghiottita dalle bombe all'uranio e dai missili Cruise. I bombardamenti hanno ridotto in cenere infrastrutture ed opere civili di straordinaria importanza. Tutto regredisce verso la barbarie ad opera dll'O ccidente rapace ed invidioso dei successi dei popoli diversi per cultura dal suo modello
Pietro Ancona
da Mondo e Missione - rivista del PIME
di P.Piero Gheddo
Otto giorni in Libia rivelano di questo paese islamico un volto diverso da quanto si immagina, anche riguardo alla comunità cristiana, piccola e straniera, ma viva nel “dialogo della vita” con un popolo islamico. La prima impressione a Tripoli (1,2 milioni) è molto favorevole: ampie strade e superstrade, molte auto, negozi forniti di tutto, case moderne e assenza di baraccopoli, un buon numero di turisti e molti lavoratori stranieri (specialmente egiziani) venuti dopo l’embargo dell’Onu contro la Libia (1992-1998), che aveva ridotto il paese agli estremi della sopravvivenza. Anche uscendo da Tripoli e proseguendo verso Bengasi, su quella che era la “Via Balbia”, si percorre una superstrada a tre-quattro corsie in un senso e nell’altro, superando numerosi villaggi di coloni italiani, a volte abbandonati ma non distrutti (“quasi in attesa che qualcuno venga a coltivare queste terre” mi dice un italiano), con la chiesa (a volte moschea), la scuola, il municipio e le casette unifamiliari con la veranda ed il portico. Dove si vedono vaste piantagioni di ulivi, eucaliptus e pini, qui ci sono stati gli italiani.
Gheddafi: da terrorista a moderato
La Libia è estesa quasi sei volte l’Italia ma con soli 5,5-6 milioni di abitanti e depositi immensi di petrolio e gas che, pur utilizzati solo in parte, la rendono il terzo o quarto esportatore nel mondo (l’Italia importa dalla Libia il 30% del fabbisogno nazionale). Quindi un paese potenzialmente ricchissimo ma che, forse, solo da pochi anni ha trovato la via verso lo sviluppo. Indipendente dall’Italia dai tempi dell’ultima guerra mondiale, quando venne occupata dalle truppe inglesi e americane, si costituì poi in monarchia con il re Idriss es-Senussi, filo-occidentale e filo-italiano. Ma nel 1969 un pugno di ufficiali dell’esercito senussita con un colpo di stato porta al potere il colonnello Muammar El Khadafi (Gheddafi, 27 anni), che avvia subito una politica avversa a Israele e all’Occidente, tendente a far assumere alla Libia la leadeship del mondo arabo. Nasser lo chiamava “mio amico e discepolo”.
Anni drammatici per la comunità dei coloni italiani e degli altri stranieri (20.000 italiani, 10.000 altri occidentali), che tenevano in piedi l’agricoltura, la scuola, la sanità e la vita moderna del paese (industrie di base, trasporti, banche). Gheddafi espelle tutti gli stranieri incamerandone i beni e, com’era già capitato a Lumumba in Congo dieci anni prima (ma la storia non insegna mai nulla), porta il paese al rapido decadimento (100% di inflazione annua) e ad un notevole peggioramento del livello di vita. Anche la meta di unificare il mondo arabo e islamico fallisce, dopo i tentativi di unificazione con Egitto e Siria e poi di destabilizzare i governi di Egitto e Tunisia. La guerra con il Ciad per estendere i confini meridionali della Libia verso un’altra fetta di deserto dura vent’anni; l’intervento militare in Uganda nel marzo 1979 si risolve in un disastroso fallimento, come pure il tentativo di far cadere il regime di Habib Bourghiba della vicina Tunisia nel gennaio 1980; con l’Egitto la Libia ha un lungo periodo di “guerra fredda”: Gheddafi condannava il presidente egiziano Sadat che aveva stabilito rapporti diretti con Israele. Poi, ancora nel 1998, si costituisce la Comessa, Comunità degli stati sahelo-sahariani: Burkina, Ciad, Libia, Mali, Niger, Sudan.
La Libia era, per Gheddafi, “il solo paese anti-imperialista del terzo mondo”, ma fino al 1986 la sua politica estera è uno spreco ingente di uomini e risorse, che ottiene l’unico risultatodi inimicarsi il mondo arabo conservando l’amicizia con la sola Siria e l’Iran. Il generoso sostegno dato all’islam più estremistico e terroristico (finanziamento delle rivolte e attentati palestinesi) e le fondazione di moschee e “madrasse” (scuole coraniche) che lanciano messaggi anti-occidentali (in Africa nera, Filippine. Indonesia, Malesia e Bangladesh), allontanano sempre più la Libia dall’Occidente. Nel 1984 Gheddafi pubblica il suo “Libro verde” (100 pagine, piccolo formato), col sottotitolo: “La soluzione del problema della democrazia: il potere del popolo”: una teoria politica che è stata definita “un miscuglio di socialismo e di fascismo”, dove si teorizza una “terza via” fondata sull’islam e a favore del popolo
La tensione con l’Occidente arriva al punto che nel 1986 la CEE, considerando Gheddafi il mandante e il finanziatore del terrorismo internazionale, lo condanna esplicitamente e vara sanzioni politiche ed economiche. Nell’aprile di quell’anno, Ronald Reagan fa bombardare Tripoli e Bengasi e in particolare le cinque o sei “tende” in cui abitava Gheddafi, all’interno di caserme fortificate. Il capo libico scampò per miracolo, una sua figlia adottiva morì e la moglie rimase gravemente paralizzata. La politica libica cambia gradualmente anche per un altro motivo noto a tutti i libici: mentre la Libia, ricca di risorse, era rimasta bloccata nel suo sviluppo per quasi vent’anni, la vicina Tunisia, estesa metà Italia, senza petrolio e con 10 milioni di tunisini, ha ancor oggi un livello di vita e di istruzione molto superiore a quello libico: evitando una rottura con l’Occidente, ha beneficiato della globalizzazione economica e culturale (libertà e passi verso la democrazia) e del turismo internazionale.
Verso lo sviluppo economico e sociale
Così, dopo gli estremismi degli anni settanta e ottanta, a poco a poco Gheddafi cambia linea in politica estera e risolve le controversie con i vicini, anche se nel 1992 l’ONU decreta l’embargo in seguito all’esplosione di un aereo Pan Am nel cielo di Lockerbie in Scozia, con la morte di 287 persone: il governo libico non voleva consegnare i due autori di quell’atto terroristico. Nel 1998 l’embargo termina, la Libia si apre al mondo occidentale e si sviluppa grazie al petrolio, ai tecnici e ai molti lavoratori stranieri. Il capo libico è indubbiamente un uomo intelligente: continua a fare discorsi rivoluzionari contro l’Occidente, a chiedere con insistenza altri risarcimenti per i danni della colonizzazione italiana; ma non c’è dubbio che la sua politica interna segue tutt’altra linea: reprime l’estremismo islamico con durezza, rinunzia ad appoggiare il terrorismo di matrice islamica, ammette le ditte occidentali allo sfruttamento del petrolio e ad investimenti industriali (da più di un anno sono arrivati anche gli americani). Il suo potere (che dura ormai da 37 anni) non è fondato solo sulla repressione degli oppositori, ma, dicono molti stranieri h vivono in Libia, su un consistente consenso popolare. Oggi il paese è sempre governato con pugno di ferro, ma osservatori stranieri dicono che Gheddafi sa venire incontro alle aspirazioni del popolo, avviando il paese verso una maggior libertà, istruzione e sviluppo economico
Fra le grandi opere del governo libico avviate negli ultimi tempi, oltre alle strade va ricordata la canalizzazione dell’acqua dal deserto al nord del paese, con grandi acquedotti lunghi migliaia di chilometri (tubi alti due-tre metri), realizzati da ditte e tecnici sud-coreani. Com’è noto, sotto il deserto del Sahara (1000-2000 metri!) c’è “un mare d’acqua dolce”, col quale si potrebbe coltivare il deserto, come succede nella regione di Sabha che ho visitato (vedi più avanti). Oggi in Libia quasi tutto è importato persino i chiodi e le lampadine, ma si stanno rimettendo in funzione le fabbriche di cemento (una molto grande tra Al Khuma – l’antica Homs - e Leptis Magna) che c’erano al tempo degli italiani e stanno nascendo altre piccole industrie artigianali, meccaniche, tessili. L’Italia è il primo partner commerciale della Libia.
Un piccolo industriale di Dolo (Padova) esporta in Libia sedie, panche, mobili e tavoli di ferro: ha aperto un ufficio a Tripoli e viene ogni tanto a firmare contratti, specie con gli organimi governativi. Mi dice: “Non capisco perché molte ditte italiane esportano in Cina e in altri paesi lontanissimi e trascurano di venire in Libia, un’ora e mezzo in aereo da Milano, dove si importa di tutto e pagano bene”. Una ditta milanese sta impiantando una fabbrica di medicinali, specie retrovirali contro l’Aids, a 110 km ad ovest di Tripoli. Un tecnico di questa ditta, Luca Ceriani, mi dice: “L’Italia qui ha lasciato un buon ricordo, specie nella memoria degli anziani, gente semplice e buona, che viveva in amicizia con gli italiani. Quando sanno che sono italiano, si aprono, sono cordiali, si sforzano di dire qualche parole in italiano. La nostra lingua non è più insegnata né parlata normalmente, ma molti vedono la Tv italiana e apprendono qualcosa, almeno a capire cosa uno dice. Gheddafi a volte parla contro l’Italia per un motivo preciso: insiste sui danni del colonialismo e vorrebbe che il governo italiano gli donasse una grande autostrada dalla Tunisia all’Egitto (più di mille chilometri). Ma poi in pratica verso i turisti e i lavoratori di ditte italiane la gente è molto accogliente”
Il “libro verde”, terza via tra fascismo e comunismo
Oggi la politica estera di Gheddafi guarda verso il continente africano. Egli si ritiene il pioniere dell’unità africana in funzione anti-coloniale ed esprime spesso l’idea che il colonialismo ha sfruttato l’Africa e per risollevarsi il continente africano deve unirsi contro il nuovo colonialismo sotto la bandiera verde dell’islam. La Libia cerca di portare la pace in Africa, aiuta i governi poveri, finanzia progetti di sviluppo, per favorire la diffusione dell’islam e per unire l’Africa politicamente ed economicamente. Gli aiuti economici della Libia sono visibili specialmente nei paesi sotto il deserto del Sahara (in Mali ha costruito la televisione nazionale) e quelli nei quali c’è già una buona presenza islamica. Per Gheddafi il continente da conquistare all’islam è l’Africa, dove finanzia la costruzione di moschee, scuole coraniche, centri culturali islamici, ma anche ospedali e ambulatori medici, manda aiuti nei casi di emergenza, accoglie con borse di studio studenti africani nelle università libiche, ecc
Nel novembre 2006 c’è stato a Tripoli un grande congresso sull’emigrazione africana verso l’Europa. Vi hanno partecipato l’Unione africana con l’Unione europea, da parte italiana c’erano D’Alema e Amato. Gheddafi ha ricevuto i capi degli esteri della Comunità europea e diceva loro: se c’è questa emigrazione spontanea dall’Africa in Europa, se ci sono queste guerre intestine, è dovuto al vostro colonialismo, che ha fatto perdere all’Africa la sua identità. Ha affermato anche un’altra sua convinzione: il cristianesimo è entrato in Africa col colonialismo, non è fatto per l’Africa. Tra gli invitati presenti c’era pure un vescovo nero del Senegal, il quale si è alzato e ha detto: “Sì, è vero, il colonialismo ha portato tante cose negative all’Africa, ma io ringrazio che ha portato a me e ai popoli africani la fede in Gesù Cristo, che rappresenta la soluzione dei problemi africani e dell’uomo africano”.
Un italiano che da parecchi anni lavora in Libia mi dice: “Gheddafi prende decisioni che incontrano il favore della gente. Per esempio, ultimamente ha aumentato gli stipendi, ogni tanto dà delle gratifiche, per la festa del Ramadan e in altre occasioni. Bisogna dire che ha fatto molto per il popolo. Ha liberalizzato l’economia e aperto le porte della Libia agli stranieri, alle televisioni straniere (anzitutto italiana,la più gettonata), ai turisti. Ha dato molto alla libertà della donna: le bambine vanno a scuola, le giovani all’università e quando c’è il divorzio l’uomo se ne va di casa e la casa rimane alla donna, mentre nella tradizione islamica l’uomo ripudia la donna che abbandona la sua casa. Nella vicina Tunisia la donna ha un maggiori riconoscimenti, ma la Libia ha fatto buoni passi avanti e io vedo anche in questo un motivo per l’aumento del consenso popolare a Gheddafi”.
Chiedo all’amico su cosa si basa il potere di Gheddafi. “La Libia non ha Costituzione, c’è solo il “Libretto Verde”. In pratica lo stato è lui, tutto è basato su di lui. Non c’è nemmeno un partito, è il popolo che decide e Gheddafi rappresenta il popolo. Il Libretto Verde spiega tutta la sua teoria, vale la pena di conoscerlo. L’islam è la base, l’anima di tutto. Non l’islam fondamentalista che è condannato e represso, ma l’islam com’è vissuto dal popolo, che è l’anima della rivoluzione. Il popolo, vivendo l’islam, ha la saggezza di decidere. Alla base ci sono i Comitati popolari eletti nei quartieri, si riuniscono periodicamente ed eleggono i loro rappresentanti che partecipano una volta l’anno al Congresso generale del Popolo a Sirte (città natale di Gheddafi), per decidere varie questioni ed eleggere i ministri del governo della Libia; i comitati popolari di una città eleggono il sindaco della città, i sindaci eleggono i governatori delle regioni, ecc. Questa della Libia è una certa forma di democrazia che parte dalla base. Ma io penso che quando il popolo, in genere, è soddisfatto, vuol dire che la politica ha trovato la via giusta. E in Libia il benessere, ce qualche ano fa non c’era, si vede, strade, auto, vestiti, cibo, lavoro, ecc. C’è ancora molta povertà ma ad esempio non si vedono baracche a Tripoli, anche in periferia: case povere sì, ma vere baracche no. Gli affitti costano molto, ma il governo fa molte case popolari. In Libia c’è povertà, ma non miseria. Anche chi non lavora o non sa cosa fare, se la cava in qualche modo”.
Pietro Ancona
da Mondo e Missione - rivista del PIME
di P.Piero Gheddo
Otto giorni in Libia rivelano di questo paese islamico un volto diverso da quanto si immagina, anche riguardo alla comunità cristiana, piccola e straniera, ma viva nel “dialogo della vita” con un popolo islamico. La prima impressione a Tripoli (1,2 milioni) è molto favorevole: ampie strade e superstrade, molte auto, negozi forniti di tutto, case moderne e assenza di baraccopoli, un buon numero di turisti e molti lavoratori stranieri (specialmente egiziani) venuti dopo l’embargo dell’Onu contro la Libia (1992-1998), che aveva ridotto il paese agli estremi della sopravvivenza. Anche uscendo da Tripoli e proseguendo verso Bengasi, su quella che era la “Via Balbia”, si percorre una superstrada a tre-quattro corsie in un senso e nell’altro, superando numerosi villaggi di coloni italiani, a volte abbandonati ma non distrutti (“quasi in attesa che qualcuno venga a coltivare queste terre” mi dice un italiano), con la chiesa (a volte moschea), la scuola, il municipio e le casette unifamiliari con la veranda ed il portico. Dove si vedono vaste piantagioni di ulivi, eucaliptus e pini, qui ci sono stati gli italiani.
Gheddafi: da terrorista a moderato
La Libia è estesa quasi sei volte l’Italia ma con soli 5,5-6 milioni di abitanti e depositi immensi di petrolio e gas che, pur utilizzati solo in parte, la rendono il terzo o quarto esportatore nel mondo (l’Italia importa dalla Libia il 30% del fabbisogno nazionale). Quindi un paese potenzialmente ricchissimo ma che, forse, solo da pochi anni ha trovato la via verso lo sviluppo. Indipendente dall’Italia dai tempi dell’ultima guerra mondiale, quando venne occupata dalle truppe inglesi e americane, si costituì poi in monarchia con il re Idriss es-Senussi, filo-occidentale e filo-italiano. Ma nel 1969 un pugno di ufficiali dell’esercito senussita con un colpo di stato porta al potere il colonnello Muammar El Khadafi (Gheddafi, 27 anni), che avvia subito una politica avversa a Israele e all’Occidente, tendente a far assumere alla Libia la leadeship del mondo arabo. Nasser lo chiamava “mio amico e discepolo”.
Anni drammatici per la comunità dei coloni italiani e degli altri stranieri (20.000 italiani, 10.000 altri occidentali), che tenevano in piedi l’agricoltura, la scuola, la sanità e la vita moderna del paese (industrie di base, trasporti, banche). Gheddafi espelle tutti gli stranieri incamerandone i beni e, com’era già capitato a Lumumba in Congo dieci anni prima (ma la storia non insegna mai nulla), porta il paese al rapido decadimento (100% di inflazione annua) e ad un notevole peggioramento del livello di vita. Anche la meta di unificare il mondo arabo e islamico fallisce, dopo i tentativi di unificazione con Egitto e Siria e poi di destabilizzare i governi di Egitto e Tunisia. La guerra con il Ciad per estendere i confini meridionali della Libia verso un’altra fetta di deserto dura vent’anni; l’intervento militare in Uganda nel marzo 1979 si risolve in un disastroso fallimento, come pure il tentativo di far cadere il regime di Habib Bourghiba della vicina Tunisia nel gennaio 1980; con l’Egitto la Libia ha un lungo periodo di “guerra fredda”: Gheddafi condannava il presidente egiziano Sadat che aveva stabilito rapporti diretti con Israele. Poi, ancora nel 1998, si costituisce la Comessa, Comunità degli stati sahelo-sahariani: Burkina, Ciad, Libia, Mali, Niger, Sudan.
La Libia era, per Gheddafi, “il solo paese anti-imperialista del terzo mondo”, ma fino al 1986 la sua politica estera è uno spreco ingente di uomini e risorse, che ottiene l’unico risultatodi inimicarsi il mondo arabo conservando l’amicizia con la sola Siria e l’Iran. Il generoso sostegno dato all’islam più estremistico e terroristico (finanziamento delle rivolte e attentati palestinesi) e le fondazione di moschee e “madrasse” (scuole coraniche) che lanciano messaggi anti-occidentali (in Africa nera, Filippine. Indonesia, Malesia e Bangladesh), allontanano sempre più la Libia dall’Occidente. Nel 1984 Gheddafi pubblica il suo “Libro verde” (100 pagine, piccolo formato), col sottotitolo: “La soluzione del problema della democrazia: il potere del popolo”: una teoria politica che è stata definita “un miscuglio di socialismo e di fascismo”, dove si teorizza una “terza via” fondata sull’islam e a favore del popolo
La tensione con l’Occidente arriva al punto che nel 1986 la CEE, considerando Gheddafi il mandante e il finanziatore del terrorismo internazionale, lo condanna esplicitamente e vara sanzioni politiche ed economiche. Nell’aprile di quell’anno, Ronald Reagan fa bombardare Tripoli e Bengasi e in particolare le cinque o sei “tende” in cui abitava Gheddafi, all’interno di caserme fortificate. Il capo libico scampò per miracolo, una sua figlia adottiva morì e la moglie rimase gravemente paralizzata. La politica libica cambia gradualmente anche per un altro motivo noto a tutti i libici: mentre la Libia, ricca di risorse, era rimasta bloccata nel suo sviluppo per quasi vent’anni, la vicina Tunisia, estesa metà Italia, senza petrolio e con 10 milioni di tunisini, ha ancor oggi un livello di vita e di istruzione molto superiore a quello libico: evitando una rottura con l’Occidente, ha beneficiato della globalizzazione economica e culturale (libertà e passi verso la democrazia) e del turismo internazionale.
Verso lo sviluppo economico e sociale
Così, dopo gli estremismi degli anni settanta e ottanta, a poco a poco Gheddafi cambia linea in politica estera e risolve le controversie con i vicini, anche se nel 1992 l’ONU decreta l’embargo in seguito all’esplosione di un aereo Pan Am nel cielo di Lockerbie in Scozia, con la morte di 287 persone: il governo libico non voleva consegnare i due autori di quell’atto terroristico. Nel 1998 l’embargo termina, la Libia si apre al mondo occidentale e si sviluppa grazie al petrolio, ai tecnici e ai molti lavoratori stranieri. Il capo libico è indubbiamente un uomo intelligente: continua a fare discorsi rivoluzionari contro l’Occidente, a chiedere con insistenza altri risarcimenti per i danni della colonizzazione italiana; ma non c’è dubbio che la sua politica interna segue tutt’altra linea: reprime l’estremismo islamico con durezza, rinunzia ad appoggiare il terrorismo di matrice islamica, ammette le ditte occidentali allo sfruttamento del petrolio e ad investimenti industriali (da più di un anno sono arrivati anche gli americani). Il suo potere (che dura ormai da 37 anni) non è fondato solo sulla repressione degli oppositori, ma, dicono molti stranieri h vivono in Libia, su un consistente consenso popolare. Oggi il paese è sempre governato con pugno di ferro, ma osservatori stranieri dicono che Gheddafi sa venire incontro alle aspirazioni del popolo, avviando il paese verso una maggior libertà, istruzione e sviluppo economico
Fra le grandi opere del governo libico avviate negli ultimi tempi, oltre alle strade va ricordata la canalizzazione dell’acqua dal deserto al nord del paese, con grandi acquedotti lunghi migliaia di chilometri (tubi alti due-tre metri), realizzati da ditte e tecnici sud-coreani. Com’è noto, sotto il deserto del Sahara (1000-2000 metri!) c’è “un mare d’acqua dolce”, col quale si potrebbe coltivare il deserto, come succede nella regione di Sabha che ho visitato (vedi più avanti). Oggi in Libia quasi tutto è importato persino i chiodi e le lampadine, ma si stanno rimettendo in funzione le fabbriche di cemento (una molto grande tra Al Khuma – l’antica Homs - e Leptis Magna) che c’erano al tempo degli italiani e stanno nascendo altre piccole industrie artigianali, meccaniche, tessili. L’Italia è il primo partner commerciale della Libia.
Un piccolo industriale di Dolo (Padova) esporta in Libia sedie, panche, mobili e tavoli di ferro: ha aperto un ufficio a Tripoli e viene ogni tanto a firmare contratti, specie con gli organimi governativi. Mi dice: “Non capisco perché molte ditte italiane esportano in Cina e in altri paesi lontanissimi e trascurano di venire in Libia, un’ora e mezzo in aereo da Milano, dove si importa di tutto e pagano bene”. Una ditta milanese sta impiantando una fabbrica di medicinali, specie retrovirali contro l’Aids, a 110 km ad ovest di Tripoli. Un tecnico di questa ditta, Luca Ceriani, mi dice: “L’Italia qui ha lasciato un buon ricordo, specie nella memoria degli anziani, gente semplice e buona, che viveva in amicizia con gli italiani. Quando sanno che sono italiano, si aprono, sono cordiali, si sforzano di dire qualche parole in italiano. La nostra lingua non è più insegnata né parlata normalmente, ma molti vedono la Tv italiana e apprendono qualcosa, almeno a capire cosa uno dice. Gheddafi a volte parla contro l’Italia per un motivo preciso: insiste sui danni del colonialismo e vorrebbe che il governo italiano gli donasse una grande autostrada dalla Tunisia all’Egitto (più di mille chilometri). Ma poi in pratica verso i turisti e i lavoratori di ditte italiane la gente è molto accogliente”
Il “libro verde”, terza via tra fascismo e comunismo
Oggi la politica estera di Gheddafi guarda verso il continente africano. Egli si ritiene il pioniere dell’unità africana in funzione anti-coloniale ed esprime spesso l’idea che il colonialismo ha sfruttato l’Africa e per risollevarsi il continente africano deve unirsi contro il nuovo colonialismo sotto la bandiera verde dell’islam. La Libia cerca di portare la pace in Africa, aiuta i governi poveri, finanzia progetti di sviluppo, per favorire la diffusione dell’islam e per unire l’Africa politicamente ed economicamente. Gli aiuti economici della Libia sono visibili specialmente nei paesi sotto il deserto del Sahara (in Mali ha costruito la televisione nazionale) e quelli nei quali c’è già una buona presenza islamica. Per Gheddafi il continente da conquistare all’islam è l’Africa, dove finanzia la costruzione di moschee, scuole coraniche, centri culturali islamici, ma anche ospedali e ambulatori medici, manda aiuti nei casi di emergenza, accoglie con borse di studio studenti africani nelle università libiche, ecc
Nel novembre 2006 c’è stato a Tripoli un grande congresso sull’emigrazione africana verso l’Europa. Vi hanno partecipato l’Unione africana con l’Unione europea, da parte italiana c’erano D’Alema e Amato. Gheddafi ha ricevuto i capi degli esteri della Comunità europea e diceva loro: se c’è questa emigrazione spontanea dall’Africa in Europa, se ci sono queste guerre intestine, è dovuto al vostro colonialismo, che ha fatto perdere all’Africa la sua identità. Ha affermato anche un’altra sua convinzione: il cristianesimo è entrato in Africa col colonialismo, non è fatto per l’Africa. Tra gli invitati presenti c’era pure un vescovo nero del Senegal, il quale si è alzato e ha detto: “Sì, è vero, il colonialismo ha portato tante cose negative all’Africa, ma io ringrazio che ha portato a me e ai popoli africani la fede in Gesù Cristo, che rappresenta la soluzione dei problemi africani e dell’uomo africano”.
Un italiano che da parecchi anni lavora in Libia mi dice: “Gheddafi prende decisioni che incontrano il favore della gente. Per esempio, ultimamente ha aumentato gli stipendi, ogni tanto dà delle gratifiche, per la festa del Ramadan e in altre occasioni. Bisogna dire che ha fatto molto per il popolo. Ha liberalizzato l’economia e aperto le porte della Libia agli stranieri, alle televisioni straniere (anzitutto italiana,la più gettonata), ai turisti. Ha dato molto alla libertà della donna: le bambine vanno a scuola, le giovani all’università e quando c’è il divorzio l’uomo se ne va di casa e la casa rimane alla donna, mentre nella tradizione islamica l’uomo ripudia la donna che abbandona la sua casa. Nella vicina Tunisia la donna ha un maggiori riconoscimenti, ma la Libia ha fatto buoni passi avanti e io vedo anche in questo un motivo per l’aumento del consenso popolare a Gheddafi”.
Chiedo all’amico su cosa si basa il potere di Gheddafi. “La Libia non ha Costituzione, c’è solo il “Libretto Verde”. In pratica lo stato è lui, tutto è basato su di lui. Non c’è nemmeno un partito, è il popolo che decide e Gheddafi rappresenta il popolo. Il Libretto Verde spiega tutta la sua teoria, vale la pena di conoscerlo. L’islam è la base, l’anima di tutto. Non l’islam fondamentalista che è condannato e represso, ma l’islam com’è vissuto dal popolo, che è l’anima della rivoluzione. Il popolo, vivendo l’islam, ha la saggezza di decidere. Alla base ci sono i Comitati popolari eletti nei quartieri, si riuniscono periodicamente ed eleggono i loro rappresentanti che partecipano una volta l’anno al Congresso generale del Popolo a Sirte (città natale di Gheddafi), per decidere varie questioni ed eleggere i ministri del governo della Libia; i comitati popolari di una città eleggono il sindaco della città, i sindaci eleggono i governatori delle regioni, ecc. Questa della Libia è una certa forma di democrazia che parte dalla base. Ma io penso che quando il popolo, in genere, è soddisfatto, vuol dire che la politica ha trovato la via giusta. E in Libia il benessere, ce qualche ano fa non c’era, si vede, strade, auto, vestiti, cibo, lavoro, ecc. C’è ancora molta povertà ma ad esempio non si vedono baracche a Tripoli, anche in periferia: case povere sì, ma vere baracche no. Gli affitti costano molto, ma il governo fa molte case popolari. In Libia c’è povertà, ma non miseria. Anche chi non lavora o non sa cosa fare, se la cava in qualche modo”.
dittature e demenza senile della sinistra europea
A leggere ( o sentire) taluni commenti sulla crisi libica c'è da restare sbalorditi del grado di confusione che affligge parte della sinistra. Innanzitutto ci si schiera con gli insorti libici collegandoli al movimento liberatorio che vorrebbe scuotere il continente africano. Movimento liberatori
o che non può essere dato come dogma acquisito ma che va sviscerato in ogni sua parte. Esempio: come mai la signora Clinton rende omaggio alla piazza Tahrin? Etc....
Gli insorti libici non sono campioni di libertà e di democrazia. Sono una parte dell'establiscement e della borghesia libica creatasi nel corso dei quaranta anni di jamaria e che aspira ad avere di più, molto di più come in Iran Mousavi e Rafsaniani e la borghesia persiana aspirano ad avere molto di più di quanto non conceda lo Stato libico che destina grandissima parte delle risorse al welfare del popolo ed ad opere di modernizzazione di eccezionale portata come la realizzazione dell'acquedotto di Tripoli.
E' incredibile che si sia accreditata la leggenda degli insorti campioni di libertà mentre questi invocavano i bombardamenti occidentali sulla loro patria e, a differenza degli inermi egiziani o tunisini, si fanno fotografare armati di bazooka con missile incorporato e grandi mitragliatrici.
Non è condivisibile lo spartiacque che si è creato tra democrazia e dittatura. Gheddafi è dittatore e va combattuto. Si dà per scontato che i suoi feroci nemici siamo democratici ed instaureranno un governo democratico. Ma Gheddafi non è un dittatore. E' il capo della Jamaria che è una forma di gestione dello Stato e della Comunità basato sul potere delle tribù. Una sorta di federalismo con poteri decentrati. Il giudizio sui quaranta anni di Gheddafi non può essere basato sul fatto che ha governato per troppi anni ed ora deve andarsene. Il giudizio deve considerare l'uso che è stato fatto del potere. Il suo predecessore Re Idris se non fosse stato defenestrato non sarebbe ancora al potere? Perchè si ammette la monarchia come forma di governo senza limiti e non si ammette che una forma di comando diversa possa durare a lungo? La democrazia e le sue regole di ricambio per vivere debbono essere rispettate non solo dall'interno ma anche dall'esterno. La democrazia viene usata dall'Impero per infiltrare le nazioni di cui non condivide la cultura ed ammalorarle. La democrazia non può vivere in un mondo in cui gli USA sono dediti a tempo pieno a destabilizzare, a fomentare disordini, ad infiltrarsi il più appresso possibili alle grande entità geopolitiche che li ossessionano: la Cina e la Russia. Obama pretende la democrazia da Chavez non certo per la bella faccia dei venezuelani che vorrebbe "liberi" quanto perchè è la condizione ideale per rovesciare il regime ed instaurare il potere delle multinazionali... Ho sentito, meravigliandomene, una conversazione di Rossana Rossanda a Radio Popolare di Roma. Ho avuto l'impressione che voglia derubricare la vicenda libica peraltro dando per scontato cose che non lo sono affatto come la voglia di libertà e democrazia che l'avrebbe originata. Ha detto che non si tratta di imprese neocolonialiste o imperialistiche dell'Occidente ma una sorta di sfogatoio di Sarcozy e di Camerun per dirottare verso l'esterno l'attenzione dell'elettorato tra poco impegnato in votazioni. Ne sono rimasto stupefatto. Il mare mediterraneo si è riempito di centinaia di navi da guerra e di portaerei, addirittura di sommergibili che lanciano missili caricati ad uranio impoverito per uccidere i libici di oggi e quelli che dovranno ancora nascere per mere questioni interne
franco-inglesi! E gli americani, che ci stanno a fare gli americani? Perchè si dà una versione tanto riduzionistica di una aggressione concepita e fatta per sottrarre il petrolio alla Libia e buttare all'aria il grande progetto libia-italia-russia? A quale scopo l'Occidente spende centinaia di milioni di euro al giorno? Lo fa per fare vincere le elezioni a Sarcozy?
Che la destra riduca a complottismo le spiegazioni che si danno di talune sue scelte si può capire ma che la sinistra si spogli delle categorie fondamentali per inquadrare analizzare e spiegare gli avvenimenti e la loro sequenza logica e storica riducendo il tutto ad una sorta di separietto della cronaca non è certo condivisibile. La negazione delle cause di quanto accade può condurre ad errori disastrosi come il non vedere che c'è un attacco all'Italia dentro l'attacco alla Libia e c'è uno strangolamento progressivo dei paesi del PIGS che avviene per via di terrorismo e banditismo finanziario. Il banditismo finanziario e quello delle cannoniere costituiscono due braccia per l'esecuzione di una volontà di affondamento di una parte dell'Europa. Certo, bisognerebbe cercare di comprendere, di capire, di vagliare e di non ridurre il ruolo della sinistra ad una mera v oglia di pace ed alla lotta ai tiranni. Le democrazie possono essere tirannie assai più spaventose delle tirannidi come vediamo ogni giorno a Guantanamo, come vediamo con i drone, i terribili vampiri nella notte che, senza pilota, vanno a uccidere nel sonno i bambini pakistani o afghani.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.prosol-bo.org/Testi/Mondo/Africa/Libia.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_fiume_artificiale#Storia
o che non può essere dato come dogma acquisito ma che va sviscerato in ogni sua parte. Esempio: come mai la signora Clinton rende omaggio alla piazza Tahrin? Etc....
Gli insorti libici non sono campioni di libertà e di democrazia. Sono una parte dell'establiscement e della borghesia libica creatasi nel corso dei quaranta anni di jamaria e che aspira ad avere di più, molto di più come in Iran Mousavi e Rafsaniani e la borghesia persiana aspirano ad avere molto di più di quanto non conceda lo Stato libico che destina grandissima parte delle risorse al welfare del popolo ed ad opere di modernizzazione di eccezionale portata come la realizzazione dell'acquedotto di Tripoli.
E' incredibile che si sia accreditata la leggenda degli insorti campioni di libertà mentre questi invocavano i bombardamenti occidentali sulla loro patria e, a differenza degli inermi egiziani o tunisini, si fanno fotografare armati di bazooka con missile incorporato e grandi mitragliatrici.
Non è condivisibile lo spartiacque che si è creato tra democrazia e dittatura. Gheddafi è dittatore e va combattuto. Si dà per scontato che i suoi feroci nemici siamo democratici ed instaureranno un governo democratico. Ma Gheddafi non è un dittatore. E' il capo della Jamaria che è una forma di gestione dello Stato e della Comunità basato sul potere delle tribù. Una sorta di federalismo con poteri decentrati. Il giudizio sui quaranta anni di Gheddafi non può essere basato sul fatto che ha governato per troppi anni ed ora deve andarsene. Il giudizio deve considerare l'uso che è stato fatto del potere. Il suo predecessore Re Idris se non fosse stato defenestrato non sarebbe ancora al potere? Perchè si ammette la monarchia come forma di governo senza limiti e non si ammette che una forma di comando diversa possa durare a lungo? La democrazia e le sue regole di ricambio per vivere debbono essere rispettate non solo dall'interno ma anche dall'esterno. La democrazia viene usata dall'Impero per infiltrare le nazioni di cui non condivide la cultura ed ammalorarle. La democrazia non può vivere in un mondo in cui gli USA sono dediti a tempo pieno a destabilizzare, a fomentare disordini, ad infiltrarsi il più appresso possibili alle grande entità geopolitiche che li ossessionano: la Cina e la Russia. Obama pretende la democrazia da Chavez non certo per la bella faccia dei venezuelani che vorrebbe "liberi" quanto perchè è la condizione ideale per rovesciare il regime ed instaurare il potere delle multinazionali... Ho sentito, meravigliandomene, una conversazione di Rossana Rossanda a Radio Popolare di Roma. Ho avuto l'impressione che voglia derubricare la vicenda libica peraltro dando per scontato cose che non lo sono affatto come la voglia di libertà e democrazia che l'avrebbe originata. Ha detto che non si tratta di imprese neocolonialiste o imperialistiche dell'Occidente ma una sorta di sfogatoio di Sarcozy e di Camerun per dirottare verso l'esterno l'attenzione dell'elettorato tra poco impegnato in votazioni. Ne sono rimasto stupefatto. Il mare mediterraneo si è riempito di centinaia di navi da guerra e di portaerei, addirittura di sommergibili che lanciano missili caricati ad uranio impoverito per uccidere i libici di oggi e quelli che dovranno ancora nascere per mere questioni interne
franco-inglesi! E gli americani, che ci stanno a fare gli americani? Perchè si dà una versione tanto riduzionistica di una aggressione concepita e fatta per sottrarre il petrolio alla Libia e buttare all'aria il grande progetto libia-italia-russia? A quale scopo l'Occidente spende centinaia di milioni di euro al giorno? Lo fa per fare vincere le elezioni a Sarcozy?
Che la destra riduca a complottismo le spiegazioni che si danno di talune sue scelte si può capire ma che la sinistra si spogli delle categorie fondamentali per inquadrare analizzare e spiegare gli avvenimenti e la loro sequenza logica e storica riducendo il tutto ad una sorta di separietto della cronaca non è certo condivisibile. La negazione delle cause di quanto accade può condurre ad errori disastrosi come il non vedere che c'è un attacco all'Italia dentro l'attacco alla Libia e c'è uno strangolamento progressivo dei paesi del PIGS che avviene per via di terrorismo e banditismo finanziario. Il banditismo finanziario e quello delle cannoniere costituiscono due braccia per l'esecuzione di una volontà di affondamento di una parte dell'Europa. Certo, bisognerebbe cercare di comprendere, di capire, di vagliare e di non ridurre il ruolo della sinistra ad una mera v oglia di pace ed alla lotta ai tiranni. Le democrazie possono essere tirannie assai più spaventose delle tirannidi come vediamo ogni giorno a Guantanamo, come vediamo con i drone, i terribili vampiri nella notte che, senza pilota, vanno a uccidere nel sonno i bambini pakistani o afghani.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.prosol-bo.org/Testi/Mondo/Africa/Libia.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_fiume_artificiale#Storia
Iscriviti a:
Post (Atom)



