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.pubblicata da Pietro Ancona il giorno giovedì 13 ottobre 2011 alle ore 14.24.
Gentile signora Spinelli,
mi permetto di aggiungere alle sue considerazioni da me condivise che
penso sia sbagliato ritenere che l'Europa ci tratta male perchè siamo governati da Berlusconi. Ci tratterebbe comunque male anche se fossimo governati da Bersani. La crisi dell'Italia è stata "inventata" dai banchieri di cui Trichet e Draghi sono killers esattamente come e peggio le agenzie di rating. Il debito pubblico italiano è stato drammatizzato come se dovesse essere pagato tutto in un giorno. Fino a giugno niente lasciava presagire la crisi. La crisi è stata una aggressione. L'Italia è nel mirino perchè deve essere punita per il suo rapporto con la Libia e con la Russia in materia energetica. La Francia prenderà il nostro posto nella Libia post Gheddafi. Noi cancelliamo quaranta miliardi di esport-import per sempre. Berlusconi è uno squalificato ma aveva osato immaginare una strategia energetica diversa ed autonoma da quella americana. Per questo e per i suoi deplorevoli vizi di vecchio satiro è stato punito. Il bombardamento alla Libia è un bombardamento all'Italia. Con la guerra alla Libia l'Italia ha perso un polmone industriale economico finanziario insostituibile. E' come la favola del lupo e dell'agnello. L'Italia viene accusata e spogliata. Come si fa ad accusare un paese di vivere al disopra dei suoi mezzi se ha i salari più bassi d'Europa e spende per il welfare ancora meno di tutti? Veniamo spinti verso la recessione e si reclama da noi lo sviluppo. Insomma veniamo puniti perchè non risparmiamo abbastanza e veniamo puniti perchè non ci sviluppiamo abbastanza. Ma gli investimenti non comportano qualcosa di molto diverso dal pareggio del bilancio? Ci prendono per i fondelli! E' la cupola della mafia dei banchieri e dei militari che ci spinge verso la miseria.
Avevano ragione Craxi e Bertinotti a ritenere gli accordi di Maastrict un inferno. Si pensava che fosse solo per i lavoratori. Ora l'inferno fa bruciare gli stati sovrani. Cordiali saluti
Pietro Ancona
http://www.repubblica.it/economia/2011/10/12/news/editoriale_spinelli-23086817/
giovedì 13 ottobre 2011
Diritto del lavoro nella Costituzione dell'URSS
CAPITOLO X
DIRITTI E DOVERI FONDAMENTALI DEI CITTADINI
Art. 118 - I cittadini dell'U.RS.S. hanno il diritto al lavoro, cioè il diritto di ricevere un'occupazione
garantita con un compenso corrispondente alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Il diritto al lavoro viene assicurato dall'organizzazione socialista dell'economia nazionale,
dall'incessante incremento delle forze produttive della società sovietica. dalla eliminazione della
possibilità di crisi economiche e dalla soppressione della disoccupazione.
Art. 119 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto al riposo.
Il diritto al riposo viene assicurato mediante l'istituzione, per gli operai e gli impiegati, della
giornata lavorativa di otto ore, con la sua riduzione a sette e a sei ore per una serie di professioni
che comportano condizioni gravose di lavoro e a quattro nelle imprese a condizioni di lavoro
particolarmente difficili; con i congedi annuali per gli operai e per gli impiegati, con la
corresponsione del salario integrale, e con il mettere a disposizione dei lavoratori un'ampia rete di
sanatori, di case di riposo, di circoli.
Art. 120 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto all'assistenza materiale nella vecchiaia, e parimenti
in caso di malattia e di perdita della capacità lavorativa.
Questo diritto viene assicurato mediante l'ampio sviluppo dell'assicurazione sociale a carico dello
Stato. in favore degli operai e impiegati, con l'assistenza medica gratuita, e con la concessione in
uso ai lavoratori di un'ampia rete di stazioni di cura
Art. 121 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto all'istruzione.
Questo diritto viene garantito con l'istruzione elementare generale e obbligatoria, con la gratuità
dell'istruzione secondaria, con un sistema di borse statali concesse alla enorme maggioranza degli
studenti delle scuole superiori, con l'insegnamento scolastico impartito nella lingua nativa, con
l'organizzazione nelle fabbriche, nei sovhhozy, nelle stazioni di macchine-trattrici e nei
holkhozy
dell'insegnamento gratuito in materia professionale. tecnica e agronomica per i lavoratori.
Art. 122 - La donna nell'U.R.S.S. gode degli stessi diritti dell'uomo in tutti i campi della vita
economica, pubblica, culturale, sociale e politica.
La possibilità di esercitare tali diritti viene assicurata offrendo alle donne il, medesimo diritto, che è
riconosciuto all'uomo, al lavoro, al compenso del lavoro, al riposo, all'assicurazione sociale e
all'istruzione, mediante la tutela statale degli interessi della madre e del bambino, istituendo per le
donne nel periodo di gravidanza congedi con la conservazione del salario, e organizzando un'ampia
rete di case di maternità, di asili e nidi d'infanzia.
Art. 123 - L'uguaglianza giuridica dei cittadini dell'U.R.S.S. indipendentemente dalla loro
nazionalità e razza, in tutti i campi della vita economica, statale, culturale, sociale e politica è una
legge irrevocabile.
Qualsivoglia limitazione, diretta o indiretta, dei diritti o, al contrario, qualsivoglia concessione di
privilegi diretti o indiretti di cittadini, in ragione della loro, razza e nazionalità, e parimenti ogni
propaganda di intolleranza, o di odio e di disprezzo di razza o di nazionalità, sono punite dalla
legge.
Art. 124 - Allo scopo di assicurare ai cittadini la libertà di coscienza, la Chiesa nell'U.R.S.S. è
separata dallo Stato, e la scuola dalla Chiesa. La libertà di professare culti religiosi e la libertà della
propaganda antireligiosa sono riconosciute a tutti i cittadini.
Art. 125 - In armonia con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di rafforzare l'organizzazione
socialista, la legge garantisce ai cittadini dell'U.R.S.S.:
a) la libertà di parola;
b) la libertà di stampa;
c) la libertà di associazione e di riunione;
d) la libertà di cortei e di dimostrazioni di piazza.
Questi diritti dei cittadini vengono assicurati mettendo a disposizione dei lavoratori e delle loro
organizzazioni, tipografie, provviste di carta, edifici pubblici, strade, mezzi di telecomunicazione e
altre condizioni materiali necessarie per esercitarli.
Art. 126 - In armonia con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di sviluppare l'autonomia
organizzativa e l'attività politica delle masse popolari, viene garantito ai cittadini dell'U.R.S.S. il
diritto di riunirsi in organizzazioni sociali: sindacati professionali, unioni cooperative,
organizzazioni giovanili, organizzazioni sportive e di esercitazioni difensive, società culturali,
tecniche e scientifiche; i cittadini più attivi e coscienti della classe operaia e degli altri ceti di
lavoratori si riuniscono nel Partito Comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S., che è l'avanguardia dei
lavoratori, nella loro lotta per il rafforzamento e lo sviluppo del regime socialista, e rappresenta il
nucleo direttivo di tutte le organizzazioni lavoratrici, sia sociali che statali
Art. 127 – E’ garantita ai cittadini dell'U.R.S.S. l'inviolabilità della persona. Nessuno può essere
arrestato se non per decisione del giudice o con l'autorizzazione del Procuratore di Stato.
Art. 128 - L'inviolabilità del domicilio dei cittadini e il segreto epistolare vengono tutelati dalla
legge.
Art. 129 - L'U.R.S.S. offre diritto d'asilo ai cittadini stranieri perseguitati per la difesa e gli interessi
dei lavoratori, o per la loro attività scientifica, o per la lotta di Liberazione nazionale.
Art. 130 - Ogni cittadino dell'U.R.S.S. ha l'obbligo di osservare la Costituzione dell'Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche, di eseguire le leggi, di rispettare la disciplina del lavoro, di
adempiere con onestà il proprio dovere sociale e di rispettare le norme della vita comune socialista.....
DIRITTI E DOVERI FONDAMENTALI DEI CITTADINI
Art. 118 - I cittadini dell'U.RS.S. hanno il diritto al lavoro, cioè il diritto di ricevere un'occupazione
garantita con un compenso corrispondente alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Il diritto al lavoro viene assicurato dall'organizzazione socialista dell'economia nazionale,
dall'incessante incremento delle forze produttive della società sovietica. dalla eliminazione della
possibilità di crisi economiche e dalla soppressione della disoccupazione.
Art. 119 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto al riposo.
Il diritto al riposo viene assicurato mediante l'istituzione, per gli operai e gli impiegati, della
giornata lavorativa di otto ore, con la sua riduzione a sette e a sei ore per una serie di professioni
che comportano condizioni gravose di lavoro e a quattro nelle imprese a condizioni di lavoro
particolarmente difficili; con i congedi annuali per gli operai e per gli impiegati, con la
corresponsione del salario integrale, e con il mettere a disposizione dei lavoratori un'ampia rete di
sanatori, di case di riposo, di circoli.
Art. 120 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto all'assistenza materiale nella vecchiaia, e parimenti
in caso di malattia e di perdita della capacità lavorativa.
Questo diritto viene assicurato mediante l'ampio sviluppo dell'assicurazione sociale a carico dello
Stato. in favore degli operai e impiegati, con l'assistenza medica gratuita, e con la concessione in
uso ai lavoratori di un'ampia rete di stazioni di cura
Art. 121 - I cittadini dell'U.R.S.S. hanno diritto all'istruzione.
Questo diritto viene garantito con l'istruzione elementare generale e obbligatoria, con la gratuità
dell'istruzione secondaria, con un sistema di borse statali concesse alla enorme maggioranza degli
studenti delle scuole superiori, con l'insegnamento scolastico impartito nella lingua nativa, con
l'organizzazione nelle fabbriche, nei sovhhozy, nelle stazioni di macchine-trattrici e nei
holkhozy
dell'insegnamento gratuito in materia professionale. tecnica e agronomica per i lavoratori.
Art. 122 - La donna nell'U.R.S.S. gode degli stessi diritti dell'uomo in tutti i campi della vita
economica, pubblica, culturale, sociale e politica.
La possibilità di esercitare tali diritti viene assicurata offrendo alle donne il, medesimo diritto, che è
riconosciuto all'uomo, al lavoro, al compenso del lavoro, al riposo, all'assicurazione sociale e
all'istruzione, mediante la tutela statale degli interessi della madre e del bambino, istituendo per le
donne nel periodo di gravidanza congedi con la conservazione del salario, e organizzando un'ampia
rete di case di maternità, di asili e nidi d'infanzia.
Art. 123 - L'uguaglianza giuridica dei cittadini dell'U.R.S.S. indipendentemente dalla loro
nazionalità e razza, in tutti i campi della vita economica, statale, culturale, sociale e politica è una
legge irrevocabile.
Qualsivoglia limitazione, diretta o indiretta, dei diritti o, al contrario, qualsivoglia concessione di
privilegi diretti o indiretti di cittadini, in ragione della loro, razza e nazionalità, e parimenti ogni
propaganda di intolleranza, o di odio e di disprezzo di razza o di nazionalità, sono punite dalla
legge.
Art. 124 - Allo scopo di assicurare ai cittadini la libertà di coscienza, la Chiesa nell'U.R.S.S. è
separata dallo Stato, e la scuola dalla Chiesa. La libertà di professare culti religiosi e la libertà della
propaganda antireligiosa sono riconosciute a tutti i cittadini.
Art. 125 - In armonia con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di rafforzare l'organizzazione
socialista, la legge garantisce ai cittadini dell'U.R.S.S.:
a) la libertà di parola;
b) la libertà di stampa;
c) la libertà di associazione e di riunione;
d) la libertà di cortei e di dimostrazioni di piazza.
Questi diritti dei cittadini vengono assicurati mettendo a disposizione dei lavoratori e delle loro
organizzazioni, tipografie, provviste di carta, edifici pubblici, strade, mezzi di telecomunicazione e
altre condizioni materiali necessarie per esercitarli.
Art. 126 - In armonia con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di sviluppare l'autonomia
organizzativa e l'attività politica delle masse popolari, viene garantito ai cittadini dell'U.R.S.S. il
diritto di riunirsi in organizzazioni sociali: sindacati professionali, unioni cooperative,
organizzazioni giovanili, organizzazioni sportive e di esercitazioni difensive, società culturali,
tecniche e scientifiche; i cittadini più attivi e coscienti della classe operaia e degli altri ceti di
lavoratori si riuniscono nel Partito Comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S., che è l'avanguardia dei
lavoratori, nella loro lotta per il rafforzamento e lo sviluppo del regime socialista, e rappresenta il
nucleo direttivo di tutte le organizzazioni lavoratrici, sia sociali che statali
Art. 127 – E’ garantita ai cittadini dell'U.R.S.S. l'inviolabilità della persona. Nessuno può essere
arrestato se non per decisione del giudice o con l'autorizzazione del Procuratore di Stato.
Art. 128 - L'inviolabilità del domicilio dei cittadini e il segreto epistolare vengono tutelati dalla
legge.
Art. 129 - L'U.R.S.S. offre diritto d'asilo ai cittadini stranieri perseguitati per la difesa e gli interessi
dei lavoratori, o per la loro attività scientifica, o per la lotta di Liberazione nazionale.
Art. 130 - Ogni cittadino dell'U.R.S.S. ha l'obbligo di osservare la Costituzione dell'Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche, di eseguire le leggi, di rispettare la disciplina del lavoro, di
adempiere con onestà il proprio dovere sociale e di rispettare le norme della vita comune socialista.....
venerdì 7 ottobre 2011
spuntature da facebook
premio Nobel per la Pace strumento propagandistico dell'imperialismo occidentale. Nell'anno in cui si distrugge la Libia per uccidedere il cattivo Gheddafi il premio viene assegnato a tre donne due liberiane ed una jemenita il cui identikit è gradito al Dipartimento di Stato e che costituiscono veicolo di penetrazione dell'ideologia liberista e degli interessi delle multinazionali nell'Africa satellite neocolonizzata e stradicata dalla sua cultura che vogliono gli yenchees
L'ultima trovata della propaganda bellica occidentale per motivare l'attacco all'Iran: salvare l'umanità da una nuova Cernobil! La centrale nucleare iraniana potrebbe scoppiare perchè costruita in 35 anni e quindi vetusta ancora prima di funzionare. Conclusione: per salvare l'umanità dobbiamo aggredire l'Iran. Con faccia di bronzo i giornali occidentali ci propinano questa grottesca balla.....
ps: aggiungono che per giunta la centrale è in zona sismica....
Gheddafi mette in guardia le Nazioni che riconoscono il CNT dal fare la stessa fine della Libia in mano al "Potere delle Flotte". L'eroico anziano statista e padre della Rivoluzione antiimperialistica seppur abbandonato dalla viltà di quanti avrebbero dovuto difenderlo a cominciare dalla sinistra europea resiste e continua a dare del filo da torcere ai sanguinari bombardatori dell'Occidente
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE7950C520111006
Perchè Berlusconi non può costringere Tremonti alle dimissioni? Perchè è l'uomo di fiducia di Bilderberg della borghesia massonica che sta sfasciando l'Europa e costringendo alla disperazione la nazione greca. Tremonti commissaria Berlusconi. Tremonti rappresenta interessi estranei a quelli dell'Italia ed asseconderà la corsa al default.
Se il dopo Berlusconi è fatto da gente come Scaiola che rimprovera al capo che ha servito caninamente la questione morale, siamo davvero messi male! Ricordo che questo signore è quello dell'appartamento con vista sul Colosseo!
Sciopero di oggi per la scuola. la gente si è accorta che non ha più bisogno per lottare di CGIL, Cisl, UIL diventati sindacati di regime. Ci pensino i compagni della CGIL prima che sia troppo tardi! Bisogna recuperare l'anima classista generosa e combattente della CGIL pre-concertazione!
la Fiat va via dall'Italia perchè l'Italia ha avuto pollice verso dalla cupola mafiosa che dirige l'Occidente. Urge una legge per la salvezza delle fabbriche e dei beni che rischiamo di perdere e che sono patrimoni nazionale e frutto del lavoro di tantissime generazioni di lavoratori. Bisognerebbe mettere in sicurezza tutta l'industria nazionale con le nazionalizzazioni. Ma questo governo di destra non lo farà e l'opposizione è avvelenata dal liberismo e non può più nulla.
Steve Jobs
Nelle aziende delle multinazionali-lager squadracce di "guardiani" girano nei reparti per "scoraggiare" usando anche la violenza fisica i lavoratori a chiedere qualche diritto o protestare per la insostenibilità del carico di lavoro imposto
Pietro Ancona
L'ultima trovata della propaganda bellica occidentale per motivare l'attacco all'Iran: salvare l'umanità da una nuova Cernobil! La centrale nucleare iraniana potrebbe scoppiare perchè costruita in 35 anni e quindi vetusta ancora prima di funzionare. Conclusione: per salvare l'umanità dobbiamo aggredire l'Iran. Con faccia di bronzo i giornali occidentali ci propinano questa grottesca balla.....
ps: aggiungono che per giunta la centrale è in zona sismica....
Gheddafi mette in guardia le Nazioni che riconoscono il CNT dal fare la stessa fine della Libia in mano al "Potere delle Flotte". L'eroico anziano statista e padre della Rivoluzione antiimperialistica seppur abbandonato dalla viltà di quanti avrebbero dovuto difenderlo a cominciare dalla sinistra europea resiste e continua a dare del filo da torcere ai sanguinari bombardatori dell'Occidente
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE7950C520111006
Perchè Berlusconi non può costringere Tremonti alle dimissioni? Perchè è l'uomo di fiducia di Bilderberg della borghesia massonica che sta sfasciando l'Europa e costringendo alla disperazione la nazione greca. Tremonti commissaria Berlusconi. Tremonti rappresenta interessi estranei a quelli dell'Italia ed asseconderà la corsa al default.
Se il dopo Berlusconi è fatto da gente come Scaiola che rimprovera al capo che ha servito caninamente la questione morale, siamo davvero messi male! Ricordo che questo signore è quello dell'appartamento con vista sul Colosseo!
Sciopero di oggi per la scuola. la gente si è accorta che non ha più bisogno per lottare di CGIL, Cisl, UIL diventati sindacati di regime. Ci pensino i compagni della CGIL prima che sia troppo tardi! Bisogna recuperare l'anima classista generosa e combattente della CGIL pre-concertazione!
la Fiat va via dall'Italia perchè l'Italia ha avuto pollice verso dalla cupola mafiosa che dirige l'Occidente. Urge una legge per la salvezza delle fabbriche e dei beni che rischiamo di perdere e che sono patrimoni nazionale e frutto del lavoro di tantissime generazioni di lavoratori. Bisognerebbe mettere in sicurezza tutta l'industria nazionale con le nazionalizzazioni. Ma questo governo di destra non lo farà e l'opposizione è avvelenata dal liberismo e non può più nulla.
Steve Jobs
Nelle aziende delle multinazionali-lager squadracce di "guardiani" girano nei reparti per "scoraggiare" usando anche la violenza fisica i lavoratori a chiedere qualche diritto o protestare per la insostenibilità del carico di lavoro imposto
Pietro Ancona
domenica 2 ottobre 2011
"Soldi,soldi veri!!" (Marcegaglia)
"Soldi, soldi veri!"
Il Presidente Napolitano non ha gradito il manifesto a pagamento fatto dall'industriale Della Valle contro i politici italiani ed ha ammonito a non attaccare la politica. Per quanto risulti sorprendente e fuori tempo massimo la presa di distanza di un industriale dalla politica non mi riconosco nella reprimenda di Napolitano che non può difendere l'indifendibile senza una sola parola di autocritica per la degenerazione morale che travolge il Parlamento ed in essa la Casta degli Oligarchi in grande parte consapevoli yesman del Grande Corruttore Berlusconi al quale non ha mai rimproverato una condotta di vita riprovevole e scandalosa e tale da danneggiare il decoro dell'Italia. Non rientra nei poteri del Presidente della Repubblica rimproverare o contestare il Presidente del Consiglio? Rientra nei suoi poteri quando il comportamento di questo diventa pregiudizievole per gli interessi dello Stato e per la pubblica moralità. Ma Napolitano ha sempre fatto opera di copertura costituzionale dell'operato di Berlusconi e del suo governo, ha firmato a tamburo battente tutte le leggi che questi gli ha proposto e che mai avevano avuto una seria discussione in Parlamento che si è quasi sempre limitato a votare la fiducia in uno scandaloso svuotamento dei suoi poteri che hanno indebolito la democrazia italiana.
Certo gli industriali italiani da Marchionne alla Marcegaglia a Montezemolo allo stesso Dalla Valle non hanno le carte in regola per contestare il governo ed i titoli per chiedere di sostituirlo. Per quindici anni si sono spellati le mani nei Convegni ad applaudire in Berlusconi il loro uomo e si sono limitati a spremerlo, a chiedere leggi di riduzione o abolizione dei diritti dei lavoratori, a chiedere soldi, "soldi veri" come reclamava la signora Marcegaglia. La Confindustria italiana è infognata in un fitto reticolo di affari con gli uomini al potere e sta partecipando con le privatizzazione ad una grande opera di sventramento e di spoliazione dello Stato. Non ha alcuna ragione di lamentarsi di Berlusconi. Negli ultimi quindici anni la fetta di PIL degli industriali e delle rendite è aumentata del 15 per cento segnando un impoverimento senza precedenti dei redditi da lavoro . Lo stesso Della Valle si è arricchito come un Creso sfruttando i lavoratori delle sue aziende. Ma da tempo è più un uomo di finanza e di banche che un imprenditore con interessi che si estendono negli USA in modo cospicuo.
Il progetto degli industriali italiani sembra quello di proporsi come alternativa per la successione a Berlusconi. Questo progetto non è ostacolato dal PD che si propone come personale politico in grado di realizzare gli scopi della Confindustria. Letta ha dichiarato che il programma del PD consiste nel realizzare i punti della lettera della BCE che sono più o meno gli stessi di quelli proposti dalla Marcegaglia. Insomma la cordata degli industriali e la cordata del PD si propongono di fare le stesse cose con più efficienza e meglio di come la cordata di Berlusconi è riuscita a fare. A Berlusconi rimproverano ritardi ed incertezze. E' incredibile ma PD ed industriali hanno lo stesso programma di spoliazione dell'Italia dei lavoratori e del welfare.
Interpretano le direttive che vengono da oltreoceano e dall'Unione Europea. In atto c'è una contestazione forte a Wall Street degli "indignati" americani che protestano per l'aumento e la diffusione della povertà e nello stesso tempo di concentrazione di ricchezza nella mani di pochi. Diceva Moore che 400 miliardari americani hanno più soldi di 150 milioni di persone!
Anche in Europa si vuole inasprire ed approfondire un abisso tra ricchi e poveri. Come negli USA e si vuole lo Stato ridotto ad una larva di se stesso ed incapace di svolgere i servizi che dalle origini della storia del mondo ad oggi ha sempre svolto in tutte le civiltà da quella sumera a quella ateniese: Imporre tasse, erogare servizi, garantire la sicurezza.
Ma se la prospettiva è legata soltanto alle privatizzazioni, cioè al lucro sui beni e servizi dello Stato, ai bassi salari, alla fine del welfare che Italia avremo al posto di quella che finora abbiamo conosciuto? Non abbiamo i mezzi per rapinare altri popoli con le guerre o con gli attacchi finanziari come fanno gli USA. Di che cosa vivremo? Gli USA hanno un quinto della popolazione che soffre una povertà che comporta privazioni ed anche fame per alcuni milioni di famiglie. Quanta altra fame e povertà dovrà conoscere l'Italia?
Pietro Ancona
Il Presidente Napolitano non ha gradito il manifesto a pagamento fatto dall'industriale Della Valle contro i politici italiani ed ha ammonito a non attaccare la politica. Per quanto risulti sorprendente e fuori tempo massimo la presa di distanza di un industriale dalla politica non mi riconosco nella reprimenda di Napolitano che non può difendere l'indifendibile senza una sola parola di autocritica per la degenerazione morale che travolge il Parlamento ed in essa la Casta degli Oligarchi in grande parte consapevoli yesman del Grande Corruttore Berlusconi al quale non ha mai rimproverato una condotta di vita riprovevole e scandalosa e tale da danneggiare il decoro dell'Italia. Non rientra nei poteri del Presidente della Repubblica rimproverare o contestare il Presidente del Consiglio? Rientra nei suoi poteri quando il comportamento di questo diventa pregiudizievole per gli interessi dello Stato e per la pubblica moralità. Ma Napolitano ha sempre fatto opera di copertura costituzionale dell'operato di Berlusconi e del suo governo, ha firmato a tamburo battente tutte le leggi che questi gli ha proposto e che mai avevano avuto una seria discussione in Parlamento che si è quasi sempre limitato a votare la fiducia in uno scandaloso svuotamento dei suoi poteri che hanno indebolito la democrazia italiana.
Certo gli industriali italiani da Marchionne alla Marcegaglia a Montezemolo allo stesso Dalla Valle non hanno le carte in regola per contestare il governo ed i titoli per chiedere di sostituirlo. Per quindici anni si sono spellati le mani nei Convegni ad applaudire in Berlusconi il loro uomo e si sono limitati a spremerlo, a chiedere leggi di riduzione o abolizione dei diritti dei lavoratori, a chiedere soldi, "soldi veri" come reclamava la signora Marcegaglia. La Confindustria italiana è infognata in un fitto reticolo di affari con gli uomini al potere e sta partecipando con le privatizzazione ad una grande opera di sventramento e di spoliazione dello Stato. Non ha alcuna ragione di lamentarsi di Berlusconi. Negli ultimi quindici anni la fetta di PIL degli industriali e delle rendite è aumentata del 15 per cento segnando un impoverimento senza precedenti dei redditi da lavoro . Lo stesso Della Valle si è arricchito come un Creso sfruttando i lavoratori delle sue aziende. Ma da tempo è più un uomo di finanza e di banche che un imprenditore con interessi che si estendono negli USA in modo cospicuo.
Il progetto degli industriali italiani sembra quello di proporsi come alternativa per la successione a Berlusconi. Questo progetto non è ostacolato dal PD che si propone come personale politico in grado di realizzare gli scopi della Confindustria. Letta ha dichiarato che il programma del PD consiste nel realizzare i punti della lettera della BCE che sono più o meno gli stessi di quelli proposti dalla Marcegaglia. Insomma la cordata degli industriali e la cordata del PD si propongono di fare le stesse cose con più efficienza e meglio di come la cordata di Berlusconi è riuscita a fare. A Berlusconi rimproverano ritardi ed incertezze. E' incredibile ma PD ed industriali hanno lo stesso programma di spoliazione dell'Italia dei lavoratori e del welfare.
Interpretano le direttive che vengono da oltreoceano e dall'Unione Europea. In atto c'è una contestazione forte a Wall Street degli "indignati" americani che protestano per l'aumento e la diffusione della povertà e nello stesso tempo di concentrazione di ricchezza nella mani di pochi. Diceva Moore che 400 miliardari americani hanno più soldi di 150 milioni di persone!
Anche in Europa si vuole inasprire ed approfondire un abisso tra ricchi e poveri. Come negli USA e si vuole lo Stato ridotto ad una larva di se stesso ed incapace di svolgere i servizi che dalle origini della storia del mondo ad oggi ha sempre svolto in tutte le civiltà da quella sumera a quella ateniese: Imporre tasse, erogare servizi, garantire la sicurezza.
Ma se la prospettiva è legata soltanto alle privatizzazioni, cioè al lucro sui beni e servizi dello Stato, ai bassi salari, alla fine del welfare che Italia avremo al posto di quella che finora abbiamo conosciuto? Non abbiamo i mezzi per rapinare altri popoli con le guerre o con gli attacchi finanziari come fanno gli USA. Di che cosa vivremo? Gli USA hanno un quinto della popolazione che soffre una povertà che comporta privazioni ed anche fame per alcuni milioni di famiglie. Quanta altra fame e povertà dovrà conoscere l'Italia?
Pietro Ancona
venerdì 30 settembre 2011
Eguaglianza e Libertà
L'Italia commissariata dai Thea Party europei
.pubblicata da Pietro Ancona il giorno venerdì 30 settembre 2011 alle ore 13.57.
L’Italia commissariata dai Tea Party europei Il programma dettato al governo con la lettera della Bce, di cui ora è noto il testo, è insensato e reazionario e usa la crisi per imporre la teologia neoliberista, dimostrando di ignorare la lezione degli anni Trenta. La sinistra deve uscire dalla sua pericolosa apatia e porre esplicitamente la questione del futuro dell’euro e della stessa Unione
Antonio Lettieri
Quando gli storici si occuperanno della crisi del 2007-2008 e delle sue conseguenze non potranno non stupirsi per l’inettitudine con la quale è stata affrontata dalle classi dirigenti occidentali e, in particolare, europee. Lo stupore sarà tanto più grande costatando che, almeno inizialmente, sembrava che tutti avessero maturato la lezione del 1929. Allora bisognò attendere tre anni per la grande svolta impressa all’America da Franklin Roosevelt. Oggi siamo alle prese con quella che viene considerata la minaccia concreta di una seconda e più grave recessione.
Il primo dato d’involuzione abbiamo dovuto registrarlo in America con la vittoria dei Repubblicani nelle elezioni di medio termine. Barack Obama aveva manifestato incertezze nel fronteggiare la crisi. Ma sin dal suo insediamento alla Casa Bianca aveva inaugurato una politica di forte iniziativa del governo. Basti ricordare gli ottocento miliardi stanziati per il rilancio dell’economia e, non ultimo, e sorprendente per la cultura americana, l’intervento diretto con l’impiego di cento miliardi per salvare General Motors e Chrysler.
Economisti di orientamento keynesiano come Krugman e Stiglitz criticarono il presidente per l’insufficienza delle misure di contrasto alla crisi. Avevano probabilmente ragione, ma rimaneva il dato di un approccio diverso da quello che affida al pareggio del bilancio e alla autoregolazione dei mercati la soluzione delle crisi.
In ogni caso, il quadro è radicalmente cambiato dopo che i repubblicani, sospinti dall’ala reazionaria dei Tea Party, hanno conquistato la maggioranza di uno dei due rami del Congresso. Il loro programma si concentra nell’opposizione al nuovo “stimolo” di 450 miliardi proposto da Barack Obama, salvo la parte che riguarda la riduzione delle tasse e dei contributi che favoriscono le imprese; nell’attacco ai pilastri dello Stato sociale americano, basati sulla Social Security (il sistema pensionistico pubblico), e sull’assistenza sanitaria per i poveri e per gli anziani; nella richiesta agli Stati di riequilibrare i bilanci licenziando e riducendo gli stipendi dei pubblici dipendenti; nel sostegno ai governatori degli Stati, primo fra tutti il Wisconsin, che stanno abolendo per legge la contrattazione collettiva nei settori pubblici, ultimo baluardo del sindacalismo americano, ridotto all’evanescenza nel settore privato.
Provate a leggere la lettera non più riservata della Bce al governo Berlusconi. Vi troverete in trasparenza tutti gli elementi di quello che in America è considerato un programma insensato o reazionario, o le due cose insieme. La differenza è che da quelle parti si tratta del partito di opposizione, in Europa delle autorità di governo dell’eurozona.
Ora che conosciamo nel dettaglio la lettera (meglio, l’ordine di servizio) inviata al governo Berlusconi, abbiamo la controprova di una politica che non ha nulla a che fare con una soluzione positiva della crisi, ma della crisi approfitta per dettare un programma economico e sociale ispirato ai canoni fondamentali della teologia neoliberista. Ciò che sorprende non è tanto la declinazione delle politiche quanto la certezza di poter intimare al governo italiano un vero e proprio programma politico come un tempo non lontano si faceva con gli Stati a “sovranità limitata” dell’Europa dell’est. Un programma tipico degli schemi neo-conservatori, tragicamente sperimentato negli ultimi due anni in Grecia col risultato di una lunga agonia verso un default annunciato e inevitabile.
Il contenuto della lettera non può nemmeno stupire più di tanto, trattandosi nella sua dettagliata articolazione del riflesso pavloviano di un’ideologia neoliberista che si riassume in “meno stato e più mercato”. Tralasciamo le pensioni, le privatizzazioni, la riduzione degli stipendi dei pubblici dipendenti e il mancato rimpiazzo del turnover; i tagli generali e “orizzontali” alla spesa pubblica. L’aspetto più straordinario e intrigante è ancora una volta la riforma del mercato del lavoro. Qui le prescrizioni sembrano scritte non da banchieri ma da agenzie di consulenza delle associazioni padronali: la riduzione dei salari mediante la liquidazione della contrattazione collettiva nazionale, lo spostamento del baricentro della contrattazione a livello aziendale con la fissazione di regole del lavoro frantumate senza coperture di livello superiore e, dulcis in fundo, la liberalizzazione dei licenziamenti.
Ci si può chiedere cosa c’entri tutto questo col risanamento del bilancio pubblico. Ma sarebbe una domanda scioccamente ingenua. Il futuro dei paesi aderenti all’euro è affidato alle “riforme strutturali”, formula quanto mai ingannevole per indicare una generale controriforma sociale. O, come in altre occasioni, abbiamo scritto, un New Deal rovesciato, se vogliamo riprendere il confronto con la crisi degli anni Trenta.
Intendiamoci, il governo Berlusconi, il peggiore e il più impresentabile governo di destra tra i tanti presenti in Europa, ha ritardato e allontanate le scelte necessarie fino a quando la speculazione finanziaria ha addentato la preda più grossa dopo i bersagli minori della periferia e dopo la Spagna.
Ma le sue responsabilità non ci possono far chiudere gli occhi di fronte al modo come le autorità europee stanno gestendo la crisi. Su questo punto la sinistra italiana è apparsa finora distratta o reticente nel timore di favorire l’inettitudine del governo in carica. La lettera dovrebbe aiutarci a uscire da questa pericolosa apatia.
E’ inutile, deprimente e senza costrutto continuare a lamentarsi delle incertezze o, se si preferisce, degli egoismi della Germania, se la sinistra non avrà insieme la credibilità e il coraggio necessari per porre esplicitamente la questione del futuro dell’euro e, in definitiva, dell’Unione europea. Il destino dell’Italia è legato a quello dell’euro, ma è anche vero il contrario.
A differenza della Grecia, nel caso italiano, si tratta di destini incrociati. Se, nella grande crisi che attraversiamo, difficilmente l’Italia potrà salvarsi da sola (anche con un nuovo governo), è altrettanto vero che l’eurozona senza l’Italia difficilmente potrebbe sopravvivere. La politica europea è un punto essenziale di un programma delle forze di opposizione che si candidano al governo. Se oggi il problema è come cacciare Berlusconi, un giorno dopo sarà, infatti, il “che fare”nei nostri rapporti con l’Europa.
(29/09/2011) articolo riproducibile citando la fonte stampa scrivi la tua invia la pagina ^ Inizio pagina
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L'Italia commissariata dai Thea Party europei
.pubblicata da Pietro Ancona il giorno venerdì 30 settembre 2011 alle ore 13.57.
L’Italia commissariata dai Tea Party europei Il programma dettato al governo con la lettera della Bce, di cui ora è noto il testo, è insensato e reazionario e usa la crisi per imporre la teologia neoliberista, dimostrando di ignorare la lezione degli anni Trenta. La sinistra deve uscire dalla sua pericolosa apatia e porre esplicitamente la questione del futuro dell’euro e della stessa Unione
Antonio Lettieri
Quando gli storici si occuperanno della crisi del 2007-2008 e delle sue conseguenze non potranno non stupirsi per l’inettitudine con la quale è stata affrontata dalle classi dirigenti occidentali e, in particolare, europee. Lo stupore sarà tanto più grande costatando che, almeno inizialmente, sembrava che tutti avessero maturato la lezione del 1929. Allora bisognò attendere tre anni per la grande svolta impressa all’America da Franklin Roosevelt. Oggi siamo alle prese con quella che viene considerata la minaccia concreta di una seconda e più grave recessione.
Il primo dato d’involuzione abbiamo dovuto registrarlo in America con la vittoria dei Repubblicani nelle elezioni di medio termine. Barack Obama aveva manifestato incertezze nel fronteggiare la crisi. Ma sin dal suo insediamento alla Casa Bianca aveva inaugurato una politica di forte iniziativa del governo. Basti ricordare gli ottocento miliardi stanziati per il rilancio dell’economia e, non ultimo, e sorprendente per la cultura americana, l’intervento diretto con l’impiego di cento miliardi per salvare General Motors e Chrysler.
Economisti di orientamento keynesiano come Krugman e Stiglitz criticarono il presidente per l’insufficienza delle misure di contrasto alla crisi. Avevano probabilmente ragione, ma rimaneva il dato di un approccio diverso da quello che affida al pareggio del bilancio e alla autoregolazione dei mercati la soluzione delle crisi.
In ogni caso, il quadro è radicalmente cambiato dopo che i repubblicani, sospinti dall’ala reazionaria dei Tea Party, hanno conquistato la maggioranza di uno dei due rami del Congresso. Il loro programma si concentra nell’opposizione al nuovo “stimolo” di 450 miliardi proposto da Barack Obama, salvo la parte che riguarda la riduzione delle tasse e dei contributi che favoriscono le imprese; nell’attacco ai pilastri dello Stato sociale americano, basati sulla Social Security (il sistema pensionistico pubblico), e sull’assistenza sanitaria per i poveri e per gli anziani; nella richiesta agli Stati di riequilibrare i bilanci licenziando e riducendo gli stipendi dei pubblici dipendenti; nel sostegno ai governatori degli Stati, primo fra tutti il Wisconsin, che stanno abolendo per legge la contrattazione collettiva nei settori pubblici, ultimo baluardo del sindacalismo americano, ridotto all’evanescenza nel settore privato.
Provate a leggere la lettera non più riservata della Bce al governo Berlusconi. Vi troverete in trasparenza tutti gli elementi di quello che in America è considerato un programma insensato o reazionario, o le due cose insieme. La differenza è che da quelle parti si tratta del partito di opposizione, in Europa delle autorità di governo dell’eurozona.
Ora che conosciamo nel dettaglio la lettera (meglio, l’ordine di servizio) inviata al governo Berlusconi, abbiamo la controprova di una politica che non ha nulla a che fare con una soluzione positiva della crisi, ma della crisi approfitta per dettare un programma economico e sociale ispirato ai canoni fondamentali della teologia neoliberista. Ciò che sorprende non è tanto la declinazione delle politiche quanto la certezza di poter intimare al governo italiano un vero e proprio programma politico come un tempo non lontano si faceva con gli Stati a “sovranità limitata” dell’Europa dell’est. Un programma tipico degli schemi neo-conservatori, tragicamente sperimentato negli ultimi due anni in Grecia col risultato di una lunga agonia verso un default annunciato e inevitabile.
Il contenuto della lettera non può nemmeno stupire più di tanto, trattandosi nella sua dettagliata articolazione del riflesso pavloviano di un’ideologia neoliberista che si riassume in “meno stato e più mercato”. Tralasciamo le pensioni, le privatizzazioni, la riduzione degli stipendi dei pubblici dipendenti e il mancato rimpiazzo del turnover; i tagli generali e “orizzontali” alla spesa pubblica. L’aspetto più straordinario e intrigante è ancora una volta la riforma del mercato del lavoro. Qui le prescrizioni sembrano scritte non da banchieri ma da agenzie di consulenza delle associazioni padronali: la riduzione dei salari mediante la liquidazione della contrattazione collettiva nazionale, lo spostamento del baricentro della contrattazione a livello aziendale con la fissazione di regole del lavoro frantumate senza coperture di livello superiore e, dulcis in fundo, la liberalizzazione dei licenziamenti.
Ci si può chiedere cosa c’entri tutto questo col risanamento del bilancio pubblico. Ma sarebbe una domanda scioccamente ingenua. Il futuro dei paesi aderenti all’euro è affidato alle “riforme strutturali”, formula quanto mai ingannevole per indicare una generale controriforma sociale. O, come in altre occasioni, abbiamo scritto, un New Deal rovesciato, se vogliamo riprendere il confronto con la crisi degli anni Trenta.
Intendiamoci, il governo Berlusconi, il peggiore e il più impresentabile governo di destra tra i tanti presenti in Europa, ha ritardato e allontanate le scelte necessarie fino a quando la speculazione finanziaria ha addentato la preda più grossa dopo i bersagli minori della periferia e dopo la Spagna.
Ma le sue responsabilità non ci possono far chiudere gli occhi di fronte al modo come le autorità europee stanno gestendo la crisi. Su questo punto la sinistra italiana è apparsa finora distratta o reticente nel timore di favorire l’inettitudine del governo in carica. La lettera dovrebbe aiutarci a uscire da questa pericolosa apatia.
E’ inutile, deprimente e senza costrutto continuare a lamentarsi delle incertezze o, se si preferisce, degli egoismi della Germania, se la sinistra non avrà insieme la credibilità e il coraggio necessari per porre esplicitamente la questione del futuro dell’euro e, in definitiva, dell’Unione europea. Il destino dell’Italia è legato a quello dell’euro, ma è anche vero il contrario.
A differenza della Grecia, nel caso italiano, si tratta di destini incrociati. Se, nella grande crisi che attraversiamo, difficilmente l’Italia potrà salvarsi da sola (anche con un nuovo governo), è altrettanto vero che l’eurozona senza l’Italia difficilmente potrebbe sopravvivere. La politica europea è un punto essenziale di un programma delle forze di opposizione che si candidano al governo. Se oggi il problema è come cacciare Berlusconi, un giorno dopo sarà, infatti, il “che fare”nei nostri rapporti con l’Europa.
(29/09/2011) articolo riproducibile citando la fonte stampa scrivi la tua invia la pagina ^ Inizio pagina
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martedì 27 settembre 2011
una intollerabile ingerenza
Una intollerabile ingerenza clericale
A leggere la prolusione all'Assemblea dei vescovi del Cardinale Angelo Bagnasco nonchè Generale di Corpo d'Armata dell'Esercito Italiano e come tale stipendiato o pensionato dello Stato non so bene, nella parte che riguarda la politica italiana, si sente una pesante, pesantissima sottolineatura fatta di aggettivi e di sostantivi inusuali nel felpato linguaggio cardinalizio odoroso d'incenso e fatto di distillati linguistici da gabinetto diplomatico. Si parla di "morbo che appesta, avvelena l'aria" di comportamenti "tristi e vacui". Insomma c'è la foto di Berlusconi, delle sue follie sessuali e della sua Corte anche se il Presidente del Consiglio non viene mai nominato.
Berlusconi ha reagito con stizza e si è lamentato della presa di distanza della Cei. Alcuni dei suoi collaboratori cercano ancora di minimizzare e sostengono che la rottura non è stata completa e che è ancora possibile ricucire il rapporto con la Chiesa. Ma i più si rendono conto che anche la Chiesa ha mollato Berlusconi e che i tempi di Monsignor Fisichella che "contestualizzava" la bestemmia del Capo del Governo sono ormai nel nostro passato.
C'è qualcosa di poco convincente nella sincerità delle pulsioni morali che hanno animato la requisitoria di Bagnasco e più che altro il suo addio a Berlusconi sembra la chiusura di un conto che non si poteva mantenere ancora aperto. Non è certamente il portato delle correnti progressiste della comunità dei cattolici che si raccoglie attorno a "Famiglia cristiana" ed alla Chiesa ribellistica di Don Gallo, ma la rottura di un sodalizio nella conduzione degli affari italiani del tutto simile a quello della Confindustria. Come la Confindustria che per un quindicennio si è spellata le mani ad applaudire l'Uomo che avrebbe "rivoltato l'Italia come un calzino", anche la Chiesa ha sostenuto appoggiato e sovrastato le scelte politiche del Governo e della sua maggioranza. Tutte le sue prescrizioni pre-moderne ed assurde contro la donna, i gay, contro il diritto a morire con dignità, contro la libera procreazione, sono state osservate da una maggioranza parlamentare la più distante da Dio che si sia mai avuta in questi anni e per questo clericale e bigotta e chiusa a qualsiasi cosa non gradita dalla Gerarchia.
Le speranze di quanti come Letta o Cicchitto lavorano per un recupero dello strappo potrebbero essere appagate dall'intervento del Cardinale Bertone che non sempre si è mostrato in sintonia con la Cei. Se questo tace vuol dire che anche le altissime sfere del Vaticano hanno fatto pollice verso per il più indecente ed impresentabile Presidente del Consiglio che l'Italia abbia mai avuto nella sua storia.
Ma il testo della prolusione del Cardinale è una delusione per quanti sperano in una Chiesa che si metta dalla parte dei poveri e dei giovani. Parla di una Europa che vive al disopra dei suoi mezzi avallando con questa affermazione la spinta liberista all'impoverimento del ceto medio e della classe operaia ed alla fine della civiltà del welfare con tutto il suo corollario di avvoltoi che si spolpano lo Stato con le privatizzazioni. Non c'è niente nella relazione del Cardinale che possa fare accendere una qualche speranza in una analisi della "crisi" economica e sociale diversa dalla vulgata dei dirigenti dell'Occidente capitalistico.
Cambiare Berlusconi perchè oramai puzza ed ammorba l'aria ma non la politica che ha interpretato e portato avanti. Guardarsi attorno per trovare una persona più presentabile.
L'impatto massmediatico che ha avuto la prolusione è la prova della sovranità limitata dell'Italia oramai un paese eterodiretto dal Vaticano, dalla Chiesa, dal FMI, dagli USA
La sinistra italiana, se ancora c'è, dovrebbe rammaricarsi di un Paese in cui è possibile che il Presidente del Consiglio venga strapazzato pubblicamente da un Cardinale e da una Chiesa lontana da Cristo ed in preda da anni ad una megalomania che non conosce freni o limiti.
Pietro Ancona
A leggere la prolusione all'Assemblea dei vescovi del Cardinale Angelo Bagnasco nonchè Generale di Corpo d'Armata dell'Esercito Italiano e come tale stipendiato o pensionato dello Stato non so bene, nella parte che riguarda la politica italiana, si sente una pesante, pesantissima sottolineatura fatta di aggettivi e di sostantivi inusuali nel felpato linguaggio cardinalizio odoroso d'incenso e fatto di distillati linguistici da gabinetto diplomatico. Si parla di "morbo che appesta, avvelena l'aria" di comportamenti "tristi e vacui". Insomma c'è la foto di Berlusconi, delle sue follie sessuali e della sua Corte anche se il Presidente del Consiglio non viene mai nominato.
Berlusconi ha reagito con stizza e si è lamentato della presa di distanza della Cei. Alcuni dei suoi collaboratori cercano ancora di minimizzare e sostengono che la rottura non è stata completa e che è ancora possibile ricucire il rapporto con la Chiesa. Ma i più si rendono conto che anche la Chiesa ha mollato Berlusconi e che i tempi di Monsignor Fisichella che "contestualizzava" la bestemmia del Capo del Governo sono ormai nel nostro passato.
C'è qualcosa di poco convincente nella sincerità delle pulsioni morali che hanno animato la requisitoria di Bagnasco e più che altro il suo addio a Berlusconi sembra la chiusura di un conto che non si poteva mantenere ancora aperto. Non è certamente il portato delle correnti progressiste della comunità dei cattolici che si raccoglie attorno a "Famiglia cristiana" ed alla Chiesa ribellistica di Don Gallo, ma la rottura di un sodalizio nella conduzione degli affari italiani del tutto simile a quello della Confindustria. Come la Confindustria che per un quindicennio si è spellata le mani ad applaudire l'Uomo che avrebbe "rivoltato l'Italia come un calzino", anche la Chiesa ha sostenuto appoggiato e sovrastato le scelte politiche del Governo e della sua maggioranza. Tutte le sue prescrizioni pre-moderne ed assurde contro la donna, i gay, contro il diritto a morire con dignità, contro la libera procreazione, sono state osservate da una maggioranza parlamentare la più distante da Dio che si sia mai avuta in questi anni e per questo clericale e bigotta e chiusa a qualsiasi cosa non gradita dalla Gerarchia.
Le speranze di quanti come Letta o Cicchitto lavorano per un recupero dello strappo potrebbero essere appagate dall'intervento del Cardinale Bertone che non sempre si è mostrato in sintonia con la Cei. Se questo tace vuol dire che anche le altissime sfere del Vaticano hanno fatto pollice verso per il più indecente ed impresentabile Presidente del Consiglio che l'Italia abbia mai avuto nella sua storia.
Ma il testo della prolusione del Cardinale è una delusione per quanti sperano in una Chiesa che si metta dalla parte dei poveri e dei giovani. Parla di una Europa che vive al disopra dei suoi mezzi avallando con questa affermazione la spinta liberista all'impoverimento del ceto medio e della classe operaia ed alla fine della civiltà del welfare con tutto il suo corollario di avvoltoi che si spolpano lo Stato con le privatizzazioni. Non c'è niente nella relazione del Cardinale che possa fare accendere una qualche speranza in una analisi della "crisi" economica e sociale diversa dalla vulgata dei dirigenti dell'Occidente capitalistico.
Cambiare Berlusconi perchè oramai puzza ed ammorba l'aria ma non la politica che ha interpretato e portato avanti. Guardarsi attorno per trovare una persona più presentabile.
L'impatto massmediatico che ha avuto la prolusione è la prova della sovranità limitata dell'Italia oramai un paese eterodiretto dal Vaticano, dalla Chiesa, dal FMI, dagli USA
La sinistra italiana, se ancora c'è, dovrebbe rammaricarsi di un Paese in cui è possibile che il Presidente del Consiglio venga strapazzato pubblicamente da un Cardinale e da una Chiesa lontana da Cristo ed in preda da anni ad una megalomania che non conosce freni o limiti.
Pietro Ancona
L'omino del capitalismo
Obama, l'omino del capitalismo, tenta di terrorizzare l'Europa addossandole la responsabilità della "crisi" e spingendola a fare presto sempre più presto a tagliare welfare (civiltà) e privatizzare. Uccisione del ceto medio e spoliazione degli Stati a vantaggio dei privati e delle multinazionali. Sperimentazione fatta in Argentina dove la proprietà è oramai tutta delle multinazionali USA!
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