martedì 21 settembre 2010

Il Presidente Ahmadinejd denunzia all'ONU la tirannia dell'imperialismo

In una intervista in esclusiva per il canale televisivo statunitense ABC, il presidente ha raccomandato al personale della Casa Bianca che nel confrontarsi con la civile, potente e culturalmente ricca nazione iraniana non si utilizzino minacce e metodi fuori dalle leggi, così come di cessare di far ricorso alle scorrettezze per gestire i rapporti internazionali.

Il dottor Ahmadinejad, giunto a New York sabato sera dopo un viaggio di ventun ore inframezzato da brevi soste in Siria ed in Algeria, ha sottolineato nel corso dell'intervista che "l'era delle tirannie prevaricatrici è finita e coloro che si rifanno ai loro metodi andranno incontro ad una sicura sconfitta". In merito alla recente risoluzione che introduce sanzioni economiche contro l'Iran, il Presidente ha affermato che "La nazione iraniana ha fatto da trent'anni l'abitudine ai comportamenti immorali del mondo occidentale ed ha imparato a trasformare le minacce americane che accompagnano ogni volta le sanzioni in altrettante nuove opportunità".
Il dottor Ahmadinejad ha aggiunto: "ricorrere a simile misure illegali non porterà ad altro risultato che la marginalizzazione di quanti vorrebbero marginalizzare gli altri".
Rispondendo ad una domanda inerente la preoccupazione espressa da alcune persone all'interno del suo paese, timorose della mancanza di seria considerazione nei confronti delle sanzioni, ha specificato: "In Iran tutti possono esprimere il proprio punto di vista e la propria opinione: non esistono limiti a questo genere di espressione. Il governo ha preso le sanzioni molto seriamente ma questo non significa che si debba dare per scontato che esse sanzioni avranno per forza un effetto negativo. Il governo è dell'opinione che a seguito delle sanzioni l'Iran compirà invece ulteriori progressi".
Il Presidente ha affermato: "La nazione iraniana è civile, potente e culturalmente ricca e non ha bisogno di dipendere dalle altre nazioni. Avere relazioni con le altre nazioni è prezioso, ma questo non significa che gli atti di forza o le sanzioni possano avere effetti negativi sul percorso che la nazione iraniana segue per il proprio progresso".
Ha detto che ogni più piccolo movimento di materiali nucleari viene svolto sotto la supervisione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), perché a questo riguardo non esista alcuna incertezza.
Sottolineando il fatto che alcuni ispettori dell'agenzia hanno violato la legge distorcendo i fatti in merito alle attività nucleari iraniani, nel tentativo di utilizzare questa materia a fini politici, il dottor Ahmadinejad ha detto che la IAEA ha lasciato che simili rapporti pieni di storture e concepiti a scopo politico minassero la sua credibilità. Ha anche asserito che alcuni paesi, tra i quali gli Stati Uniti, sono impegnati in attività nucleari militari senza che esista alcun rapporto o alcuna supervisione su di essi.
Il Presidente Ahmadinejad ha detto che le sanzioni non sono una questione che per l'Iran abbia una qualche importanza concreta, affermando che coloro che stanno lavorando per imporle stanno in realtà impegnandosi per sanzionare se stessi.
Rispondendo ad una domanda sul caso di Sakineh Ashtiyani, su cui pende una sentenza di morte emessa da un tribunale iraniano per adulterio e per la complicità con i suoi amanti nell'assassinio del marito, ha risposto: "come mai il destino di un detenuto iraniano è diventato così importante per i funzionari americani?"
Il dottor Ahmadinejad ha liquidato i servizi trasmessi dai media degli Stati Uniti su questo argomento come completamente manipolati ed ha detto che è davvero una sfortuna per i funzionari americani dover impiegare il proprio tempo dietro a dicerie antiiraniane e a notizie false.
Il presidente iraniano si è anche detto sorpreso che gente le cui mani sono macchiate del sangue di oltre un milione di iracheni e di più di centomila afghani stia tentando di farsi passare per difensori di una donna colpevole e detenuta adducendo maldestramente il pretesto dei diritti umani.
Mahmoud Ahmadinejad ha sottolineato il fatto che il governo dell'Iran è recisamente contrario alla politica statunitense in Iraq ed in Afghanistan, e che la considera un completo fallimento.
Rispondendo ad una domanda in merito ad alcune notizie che riferirebbero della possibilità che Karroubi e Mussavi possano essere in qualche modo imputati in un processo in cui si tenterà di incastrarli, il dottor Ahmadinejad ha risposto che anche se gli avversari politici sconfitti, gli oppositori al governo ed i suoi avversari politici personali hanno commesso atti illegali di ampia portata durante lo scorso anno, tutti si trovano comunque a piee libero e possono diffondere le loro opinioni attraverso i media di cui hanno disponibilità senza che nessuno nel frattempo abbia pensato a disturbarli; un eventuale tentativo di incastrarli in qualche modo avrebbe potuto essere posto in atto nel corso di tutto l'ultimo anno.

La nazione iraniana non ha nulla contro gli ebrei, e gli ebrei vivono al sicuro in Iran.

Rispondendo ad una domanda che faceva riferimento all'esortazione di Fidl Castro di non arroccarsi su certe posizioni in merito all'olocausto ed agli ebrei, il Presidente ha affermato: "ognuno al mondo è libero di esprimere le proprie opinioni, ma devo dire che la nazione iraniana non è antisemita e che gli ebrei, così come gli altri popoli, in Iran vivono al sicuro ed in totale tranquillità. In merito all'olocausto abbiamo soltanto avanzato due domande, alle quali non abbiamo ricevuto risposta". Il dottor Ahmadinejad ha aggiunto che la nazione iraniana non ha mai adottato alcuna prospettiva razziale e che, al contrario, oggi una prospettiva che si rifà al peggior razzismo è in uso nella Palestina occupata e che i sionisti asseriscono ufficialmente di appartenere ad una razza superiore; "certamente noi siamo dell'opinione che i sionisti siano una cosa differente dagli ebrei, e che non abbiano comunque alcuna religione".

La nazione iraniana, con i suoi settantacinque milioni di persone, si erge unita e solidale contro il sistema egemonico.

Ad una domanda che faceva riferimento ad un'asserzione della Guida Suprema in cui si sottolineavano l'unità e la solidarietà nazionali, il presidente ha risposto che da trent'anni la nazione iraniana è unita e coesa, e che il mantenimento di questa unità è sempre stato fra le prime preoccupazioni dei leader della rivoluzione. La nazione iraniana comprende settantacinque milioni di persone unite, che si ergono contro il sistema delle egemonie.
Rispondendo ad una domanda che faceva riferimento alle ragioni che hanno portato alla rimozione dell'ingegner Mashaei dalla carica di vicepresidente, il dottor Ahmadinejad ha spiegato che l'atto è stato raccomandato dalla Guida Suprema; a causa di alcune divergenze di opinione sarebb stato bene che Mashaei non occupasse la vicepresidenza. Questo non significa che Mashaei non potrà occupare altre cariche. "Il signor Mashaei è uno dei migliori membri della compagine di governo ed è una persona dotata di una mente brillante e profondamente pervasa da senso di umanità; Mashaei è un amico ed è mio assistente personale".
Un'altra domanda chiedeva se Mashaei sarebbe stato candidato alle prossime elezioni presidenziali: il presidente ha asserito che il governo in carica non ha, tra i suoi compiti, quello di preoccuparsi delle elezioni future perché ciascun suo componente sta assolvendo compiti di servizio e tentando di rimuovere le barriere che ostacolano lo sviluppo della nazione iraniana; "la nazione iraniana è vigile ed intelligente, ed al momento giusto chiunque la nazione vorrà scegliere sarà eletto, senza che nessuno possa imporre alla nazione iraniana alcuna costrizione o alcun diktat". Ad una domanda riferentesi alle parole del segretario di stato americano che rimarcavano il processo di militarizzazione in atto nel paese, Ahmadinejad ha risposto che la signora Clinton avrebbe fatto meglio a pensare un po' a quello che voleva dire, prima di lasciarsi andare a certe affermazioni. "Tutti sanno che il budget destinato alle spese militari negli Stati Uniti ammonta a mille miliardi di dollari; la popolazione degli Stati Uniti supera di oltre quattro volte quella iraniana, ma le spese militari dell'Iran ammontano a soli dieci miliardi di dollari. A questo proposito l'asserzione del segretario di stato è piuttosto divertente: come può preoccuparsi del potenziale militare altrui uno stato che vi destina una cifra che è pari a quella che vi destina tutto il resto del mondo messo insieme?".
Il Presidente ha affermato poi che per far uscire la politica estera statunitense dall'orrenda era di Bush il presidente Obama dovrebbe senz'altro fare a meno di fare ricorso ai metodi ed ai comportamenti che la caratterizzavano, pena ottenere i medesimi risultati, e che la signora Clinton farebbe meglio ad astenersi dall'esprimere preocupazioni e a concludere invece che l'intromissione statunitense in Iraq, in Afghanistan ed in altre parti del mondo ha comportato ripercussioni e costi estesi sia per gli altri paesi che per gli stessi Stati Uniti.
"Se l'amministrazione statunitense intende presentare proprie raccomandazioni, cominci innanzitutto ad adoperarsi per affrontare i propri fallimenti ed i propri problemi".

L'Iran è stato sempre pronto a colloqui che si svolgano su un piano di parità e di rispetto reciproco.

Ad una domanda in merito alla possibilità che Iran e Stati Uniti intreccino un dialogo diretto, il dottor Ahmadinejad ha affermato che l'Iran ha già posto le basi perchè questo avvenga: "Ad esempio, c'è stato il caso di una lettera inviata a Bush in cui annunciavamo che alle Nazioni Unite eravamo pronti ad un colloquio a due alla presenza dei media; poi, abbiamo liberato per motivi umanitari la signora Sarah Shourd. Atti come questi mostrano che l'Iran è pronto al dialogo, ma questo dialogo deve tenersi in condizioni di parità e di rispetto reciproco".


Pubblicato da Io Non Sto con Oriana a 14:06
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testo integrale del discorso del Presidente dell'Iran all'ONU


فارسی العربية Welcome to the Islamic Republic of Iran's Presidency website Tuesday 21 September 2010 16:04:08

Monday 20 September 2010 - 00:10
The President in an interview with ABC TV Network:
The end of tyranny-bully era

President in an exclusive interview with ABC TV network of U.S. recommended White house officials that in confronting with civilized, powerful and cultural nation of Iran do not use of illegal remark and treat ,also end the incorrect methods at the level of international management.

Dr. Ahmadinejad, who had arrived in New York on Saturday evening after 21 hours trip short stay in Syria and Algeria in this conversation news made the remarks: “The tyranny-bully era has ended and those who speak in this way certainly will be defeated.
President pointing to the recent resolution of Iran’s economic sanctions asserted: “The Iranian nation had used to these West world immorality more than 30 years and quickly change the American threaten in case of sanction to the new opportunities.

Dr. Ahmadinejad added: “Resorting to such illegal measures will have not any conclusion but prohibition of those who prohibit the others.

He in responding to a question about some people inside the country is concerned about the lack of serious attention sanctions pointed out: “Of course this freedom is in Iran that all can express their opinions and viewpoints and there is not limitation for expressing people viewpoints .Meanwhile, the government has taken sanctions seriously, but it is different issues with knowing the sanctions issues with negative effect. Government believes that such sanctions will be followed by further progress of Iran.

President made the remarks: “Iranian nation are civilized, powerful and cultural nation and does not have need to others. But the having relation with other nations are valuable for them but this does not mean that the acts of force and sanctions can have negative effects on the path of Iranian progress.

He said that even any minute transfer of nuclear materials is being done under the supervision of the International Atomic Energy Agency (IAEA) in order to remove any doubt in this regard.

Stressing that certain inspectors of the agency have violated the law by distorting facts on Iran's nuclear activities in a bid to further politicize the issue, Dr. Ahmadinejad said: IAEA has marred its credibility by its unfair and politically-driven reports. He added that certain countries including the United States are engaged in military nuclear activities but there is no report or supervision on them.

President Ahmadinejad said sanctions are not a matter of importance for Iran at all, saying that those who impose such sanctions are in fact sanctioning themselves.
In answer to a question on the case of Sakineh Ashtiyani, who is sentenced to death by Iran's court for adultery and complicity with her paramours in the murder of her husband, he asked "Why has the fate of a convicted Iranian national become so much important for American officials?"

Dr. Ahmadinjad dismissed the reporting in this regard by the US media as totally fabricated and said it was unfortunate of US officials to occupy themselves with anti-Iran rumors and fake news.

Iranian president also expressed surprise that those whose hands are stained with the blood of over a million Iraqis and more than one hundred thousand Afghans are trying to pose themselves as defender of a guilty and convicted woman on the clumsy pretext of human rights.

Mahmoud Ahmadinejad underlined that the government of Iran is entirely against the US policy in Iraq and Afghanistan and considered it a mere failure.

Dr.Ahmadinejad , in response to a question regarding some news on the probability of a frame-up against Karobi and Mosavi ,remarked that although some defiants and against the government and my political opponents committed some extensive delinquencies during the past year , but all of them are at large ,and they spread these opinions through the media that they have available for them, and there is no one disturbing them in the meantime, if there has a frame-up been against them , this case should have been presented last year.

The nation of Iran is not against jews and the jews are living in relief in Iran .

In response to a question based on the request from Fidel Castro from Iran not to keep any position regarding holocaust and the jews ,The president specified that every one in the world is free to express his opinions ,but I should tell you that the nation of Iran is not anti –Jews and the jews just like other people are living in relief and tranquility in Iran ,Regarding the matter of holocaust there were only two questions brought up ,and there was no response mentioned Dr.Ahmadinejad added that the nation of Iran has never had any racial perspective ,but on the contrary today the worst type of racism is used in the occupied Palestine, and the zionists officially assert that that they are of a better race .of course we believe that the zionists are not jewish ,and meanwhile the do not have any religion.

The 75 million people nation of Iran is standing against the hegemony system in unity and solidarity.

In response to a question about the rational of the supreme leader of Iran stressing on unity and solidarity , the president remarked that there are thirty years that the nation of Iran has been united and coherent, and the leaders of the revolution have always emphasized on maintaining unity. The nation of Iran comprise of 75 million united people that withstand against the system of hegemony.

Dr.Ahmadinejad , in response to a question concerning the reason of removing Engineer Mashaei from the post of first vice presidency , mentioned that this was recommended by the supreme leader that due to some divergence of opinions he had better not be in the first vice presidency position ,in the meantime the supreme leader specified that it does not mean that Mr. Mashaei will not be used in other posts .Mr. Mashaei is one the very good members of the cabinet and a person who has high and human mentality ,the leader said that Mr.Mashaei is a friend and an assistant of mine.

In response to another question saying if Mr.Mashaei will be nominated for the next election ,the president asserted that the government does not have a concern about the elections because every one is after rendering service and removing the barriers, the nation of Iran is a smart and awake nation ,and at the right time whoever the nation chooses ,will be elected, and no one can impose any thing or any subject upon the nation of Iran. In response to a question related to the words of the US secretary of states ,based on the militarization of Iran ,he specified that Ms. Clinton had better before making any statements think a little on what she wants to say. Every one knows that the US military budget amounts USD 1000 Billion ,The population of the US is four times more than the population of Iran but the whole military budget of Iran is only ten billion dollars .In this regard the claim of the US secretary of states is funny. ,because the government which has a budget which is equal with the budget of all the world's budget , how can he express worry towards others ?

The president Pointed out that ,so as to get the US foreign policy Out of the very hideous era of Mr. Bush , Mr. Obama , without doubt , must remove some of the methods and behaviors , and if he continues those , the result is the same as Mr. Bush's , and Ms.Clinton had better instead of expressing worry ,say that the US interference in Iraq ,Afghanistan and other parts of the world has had great consequences and charges for other nations and also the nation of US.

If the US administration intends to make a recommendation , he must firstly remove his own faults and problems.

Iran has always been ready to hold talks with equitable conditions along with the mutual respect .

In answer to a question regarding the probability of talking Iran with the US , Dr. Ahmadinejad mentioned that Iran has created opportunities for doing such ,for example there was a letter sent to Mr. Bush in which we announced that in the UN , we are ready to have a rebate with each other with the presence of the media, and that when Ms, Sarah Shourd is freed in a humanitarian step ,these are all showing that Iran is ready to talk ,Of course this talk should be held under an equitable condition and mutual respect.



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Gheddafi, Profumo, l'Unicredit e Bossi

Mi pareva eccessiva, troppo forte ed insistita, la campagna contro il Presidente Gheddavi anche rispetto i normali livelli di diffamazione e di denigrazione della stampa occidentale.
Non riuscivo a spiegarmi l'accanimento quasi spasmodico dei massmedia, dei pennivendoli, dei mezzo-busti contro Gheddafi accolto a fischi e lazzi e sfottuto incensantemente per tutto il suo soggiorno romano: Arcano spiegato: doveva rotolare la testa di Profumo e la Lega Nord ed i suoi alleati del pdl si debbono impossessare dell'Unicredit.!
Una bella campagna di denigrazione che poi è stata opportunamente orientata come un faro su Profumo e sullo spazio che avrebbe dato ai capitali libici.
Non dubito che se la Lega mette le mani sull'Unicredit vi opporrà un marchio come ha fatto con la scuola di Adro

la ventunesima regione

Nasce la ventunesima regione che sarà addossata sulla groppa dei miseri contribuenti italiani. Una superfetazione della Oligarchia che accresce i suoi poteri e la sua estensione e che giustifica l'allontanamento del Nord dalla nazione. Giubilo della Chiesa padrona di Roma che sa già quanto si deve
accaparrare dai nuovi finanziamenti....Non a caso Bossi, il malefico disgregatore dell'unità nazionale, è d'accordo. Ora ha la carta di appoggio per andare avanti e timbrare con il sigillo verde della Lega la pubblica amministrazione delle regioni padane.

Cittadinanza onoraria di Roma

Non ho condiviso la cerimonia oligarchica ed ipocrita del conferimento della cittadinanza onoraria di Roma al Presidente della Repubblica. E' una diminuizione piuttosto che un aumento della sua dignità di Capo dello Stato. Il Presidente della repubblica non ha bisogno di essere cittadino di questa o quella città italiana.
Chi lo ha consigliato ad accettare ha sbagliato di grosso e non gli ha reso un favore.

domenica 19 settembre 2010

il XX settembre del Cardinale Bertone

Il XX settembre del cardinale Bertone

L'Uar, associazione degli atei ed agnostici italiani, sostiene che domani la Chiesa andrà a Canossa. Sarà lo Stato ad andare a Canossa come del resto fece con Enrico IV. Il cardinale Bertone sarà a Porta Pia con il Capo dello Stato e ricorderanno la breccia con la quale i bersaglieri entrarono in Roma per farne capitale del nuovo Stato sabaudo, ma liberale. L'Uar paragona la presenza di Bertone a quella della Merkel in Normandia, come il riconoscimento di una sconfitta e l'adesione ai valori dei vincitori. Non riesco a condividere l'ottimismo di questa interpretazione dell'Uar. In effetti, se è vero che la breccia di Porta Pia registrò la sconfitta del potere temporale della Chiesa, questa non ha diminuito la sua presa sulla popolazione italiana e, nel 1929 ritornò ad essere Stato. Nel 1984 il rinnovo dei patti lateranensi accrebbe il potere della Chiesa sull'Italia che confermò la sua natura di stato concordatario e non sovrano riconoscendo una specialità alla Chiesa ribadita dagli art.7 ed 8 della Costituzione. Nel corso degli ultimi venti anni dai governi di centro-sinistra e poi da quelli di centro destra presieduti da Berlusconi il Vaticano ha ottenuto privilegi strepitosi. Riceve finanziamenti da tutte le amministrazioni pubbliche a cominciare dallo Stato e con i proventi dell'otto per mille calcolati truffaldinamente finanzia i suoi programmi di espansione e di creazione di enclavi cattoliche nel mondo come quelle di Timor, del Sudan, del Ruanda che hanno provocato milioni di morti. La religione cattolica è l'unica al mondo che è anche Stato. Una monarchia assoluta che unifica nel Pontefice i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e che non ha mai riconosciuto la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Una Monarchia ricca di risorse illimitate e finanziata da leggi che riescono a rendere quasi automatica la contribuzione come la trattenuta ai lavoratori tedeschi e altre.
Mentre con la legge Gelmini lo Stato italiano riduce di circa duecentomila insegnanti
la scuola pubblica, gli insegnanti di religione nominati e controllati dai vescovi crescono di numero e sono ormai circa ventiseimila. Il Parlamento italiano è controllato strettamente dalla Chiesa. Un cardinale è incaricato di orientarlo in tutte le questioni di diritti civili come la fecondazione assistita, l'aborto, le unioni gay, la contraccezione...
Tre personaggi della storia d'Italia hanno contribuito al trionfo della Chiesa ed alla sua riconquista di quello che fu il suo potere temporale oggi esteso all'intera nazione: Mussolini, Craxi e Berlusconi. Mentre la Chiesa non fu affatto grata a Craxi e lo mollò alla prima occasione, il suo rapporto con Berlusconi e la destra italiana è stato organico nel corso degli ultimi venti anni. Il Cardinale Ruini è stato l'artefice di un potere che non è solo di influenza religiosa, di moral persuasion, ma di concreti e ricchi privilegi fiscali.
La breccia di Porta Pia consente l'irruzione ed il dilagare del clericalismo nello Stato italiano. Clericalismo che fu tenuto a bada da grandi laici cattolici come De Gasperi e quasi tutto il gruppo dirigente della DC che difesero la laicità dello Stato assai più di quanto abbiano fatto i comunisti. Proprio ieri la giunta di centro-sinistra di Pesaro ha destinato un milione di euro alla scuola privata a riprova di una deriva confessionalista che
sta alterando le connotazioni costituzionali dello Stato. Non abbiamo più uomini come Spadolini e storici cattolici di grande spessore ed intelligenza laica come Carlo Arturo Iemolo. La vicenda del crocifisso è la prova di una umiliante resa incondizionata dello Stato la cui autonomia e libertà è stata difesa da poche illuminate persone come il magistrato Luigi Tosti che comunque hanno pagato di persona ed assai duramente la loro
fede nello Stato liberale che voleva Cavour: "Libera Chiesa in Libero Stato". Gli uomini politici di oggi sono servizievoli quinte colonne della ideologia sanfedista: basta pensare al fatto che è consentito dalla legge l'obiezione di coscienza dei medici ospedalieri sull'aborto, una infamia giuridica che rende difficilissima e financo pericolosa la vita delle donne come abbiamo visto nel recente caso dell'aborto in un cesso del Policlinico di Messina.
Domani quindi avremo la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato Laico con la presenza del Cardinale Bertone e del Presidente Napolitano. Il Sindaco di Roma ha riconosciuto la prevalenza cattolica in Roma capitale e non dubito che Napolitano, nel corso del suo intervento, ci spiegherà come è esaltante e bella la condivisione dei valori cattolici che, manco a dirlo, anche se non li condividiamo, ci vengono imposti per legge.
Non è un caso che questo trionfo, questo ribaltamento del corso della storia, avviene durante la preminenza della ideologia della destra. Non a caso Ratzinger ha minimizzato i danni morali e sociali del precariato in perfetta sintonia con la legge trenta: "Il posto fisso non fa la felicità, meglio credere in Dio" e l'Osservatore Romano appoggia l'avventura coloniale contro i popoli che hanno la disgrazia di abitare luoghi con giacimenti petroliferi.
In perfetta sintonia con la demagogia della riconciliazione che mette partigiani e fascisti di Salò sullo stesso piano, domani si ricorderanno i soldati papalini con i bersaglieri morti. Bipartisan sarà il ricordo che li unirà in un evento storico violentato nei suoi contenuti, svuotato come si vuole svuotare la resistenza italiana e la lotta di liberazione.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/il-posto-fisso-non-fa-la-felicita-meglio-credere-in-dio.html

sabato 18 settembre 2010

Intervista al prof.Santino Spinelli della Università di trieste

sabato 18 settembre 2010

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Home Interviste e testimonianze Dal mondo Intervista ad Alexian Santino Spinelli










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TRŽAŠKA ŠKOFIJA


Intervista ad Alexian Santino Spinelli
Scritto da Davide Martini

Alexian Santino Spinelli è un Rom italiano appartenente alla comunità romanès di più antico insediamento in Italia.

Musicista (è un grande virtuoso della fisarmonica e ha al suo attivo vari lavori e molti riconoscimenti), compositore e poeta, insegna Lingua e Cultura Romaní all’Università di Trieste: è l’unico Rom al mondo ad avere due lauree (in Lingue e Letterature straniere moderne e in Musicologia, entrambe conseguite all’Università degli Studi di Bologna). Il 25 aprile di quest’anno è stato eletto rappresentante italiano dell’Ertf (European Roma Travellers Forum), che rappresenta il Popolo Rom al Consiglio d’Europa. Lo abbiamo interpellato in merito alla questione del campo nomadi che dovrebbe insediarsi a Pian del Grisa e alle successive proteste dei cittadini dell’altopiano.

Innanzitutto, prof. Spinelli, è a conoscenza del dibattito intorno al campo nomadi che dovrebbe insediarsi a Pian del Grisa?
No, ma credo che il problema non sia diverso rispetto ad altri luoghi d’Italia. I Rom e Sinti rappresentano la minoranza più discriminata in Italia e in Europa. Questo è il risultato di politiche secolari (inclusione, espulsione, reclusione, deportazione, sterminio, assimilazione) votate alla repressione nei confronti di tutte le comunità romanès, anche di quelle che vivono in Italia da oltre sei secoli.
Perché secondo lei c’è così tanta avversione da parte della gente (anche tra quelli che si definiscono «tolleranti») nei confronti degli «zingari»? E, per essere precisi, visto che il linguaggio è il mezzo per trasmettere la cultura ed è quindi veicolo di idee, modi di pensare, atteggiamenti, comportamenti, è corretto utilizzare indistintamente i termini nomadi, zingari, rom? Quali le differenze?
L’avversione è dovuta alla non conoscenza del mondo romanò e agli steriotipi negativi che si sovrappongono ormai da secoli. I mass media spesso presentano in maniera distorta la realtà romanì o addirittura vengono attribuiti ai Rom colpe che non hanno senza però smentire i fatti nel momento in cui gli stessi vengono accertati: mi riferisco alle vicende della piccola Denise, della piccola Celentano, dei due fratellini scomparsi in Puglia, delle due prostitute rumene che hanno ucciso la ragazza sulla metro… Questa disinformazione che diventa «propaganda» instilla il morbo dell’avversione nell’opinione pubblica, che non condanna solo il singolo colpevole ma stigmatizza un’intera popolazione. L’avversione è direttamente proporzionale alla politica repressiva. I termini zingari e nomadi sono eteronimi (la maniera con cui un popolo definisce un altro popolo) con accezione fortemente negativa; Rom, Sinti, Kalè, Manouches, Romanichals sono etnonimi (il modo in cui un popolo definisce se stesso) e sono sinonimo di «uomo, essere umano». Il termine zingaro deriva dal nome di una setta eretica, quella degli Athingani (detti anche Atsinganos o Atzinkanos), che a partire dall’VIII secolo si introdusse nell’Impero Bizantino; avevano fama di essere maghi e all’epoca chi aveva a che fare con la magia aveva a che fare con il Demonio. Da qui la forte repressione. I Rom, provenienti dall’India, furono confusi con gli Athingani da cui derivarono l’eteronimo e la cattiva fama che resta nei termini come zigeuner, cygan, zingaro, tzigano, tsigane etc. In realtà della lingua, dei costumi, delle differenti tradizioni, delle arti e della cultura delle diverse comunità romanès non si conosce nulla, perché l’aspetto sociale ed emotivo prevale su quello artistico-culturale.
L’errore del singolo si ripercuote su tutte le comunità romanès, che in realtà sono diversissime fra loro.
Il termine nomadi è un falso storico: le comunità romanès non sono nomadi per cultura, perché la loro mobilità è stata la conseguenza delle politiche persecutorie. Trattasi di itineranza coatta, non di nomadismo. I Rom e Sinti non hanno nessun problema ad insediarsi in una città se le condizioni lo permettono. I Rom e Sinti di antico insediamento in Italia (XV secolo) vivono nelle case, i Rom di recente immigrazione provenienti dai territori dell’ex-Jugoslavia e dalla Romania (per motivi sociali, economici e politici) sono costretti a vivere nei campi nomadi in Italia, quando invece nei loro Paesi vivevano nelle case.
Alcuni hanno detto che la creazione di questi campi nomadi è una forma di ghettizzazione, altri invece ritengono che un’assimilazione dei nomadi nel tessuto sociale della città determinerebbe un’assimilazione della loro cultura da parte della nostra. Qual è il suo parere a proposito?
Concordo nel dire che i campi nomadi rappresentano una forma di Apartheid o segregazione, così come il nomadismo della popolazione Romanì in Europa non ha una connotazione culturale, ma è stato la conseguenza delle politiche persecutorie, che obbligavano le comunità romanès a spostarsi continuamente. Il presunto nomadismo dei Rom e Sinti diventa così il pretesto per la creazione dei campi nomadi e per giustificare la segregazione razziale e la discriminazione a vantaggio di associazioni di pseudovolontariato che ne traggono benefici a discapito di Rom e Sinti.
Rinchiudere delle persone in una struttura, che molto ricorda i lager nazisti, il cui unico scopo è quello di toglierle dalla vista della società, non significa costringerle all’assimilazione, ma all’annientamento come esseri umani. Bisogna considerare che degli individui costretti a sopravvivere nel degrado di un campo nomadi difficilmente potranno inserirsi positivamente nel tessuto della società ed essere soggetti attivi e produttivi. Purtroppo all’opinione pubblica, che è una vittima tanto quanto i Rom e Sinti che vivono nei campi, non arriva la giusta informazione, tutto viene distorto e l’errore del singolo condanna un’intera popolazione. Certa propaganda ha l’interesse a far passare il messaggio che sono i Rom e Sinti che scelgono di vivere in condizioni disumane. La realtà così viene stravolta.
Perché secondo lei nel terzo millennio c’è ancora tanta paura per il cosiddetto «diverso», sia che si tratti una diversità di genere, culturale, razziale, linguistica, religiosa, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali, citando l’articolo 3 della nostra Costituzione?
La cultura Romaní è «forzatamente» confusa con gli aspetti più deleteri della sua comunità, come se solo le comunità romanès avessero difetti. Con le buone intenzioni si affronta la cultura romaní associandola ad handicap e droga, e quindi una cultura diventa un problema sociale. Questo atteggiamento, o meglio questa strategia, alza barriere razziali e una contrapposizione violenta. L’opinione pubblica così non solo resta ignara e nella più completa disinformazione, ma viene privata del diritto alla conoscenza di una civiltà. Faccio un esempio: cosa si conosce realmente della lingua, della letteratura, della pittura e della scultura, della musica della popolazione Romanì? La risposta purtroppo è facile: poco, pochissimo, per non dire quasi nulla. E ancora: come vivono le comunità romanès gli eventi della vita quali la nascita, la morte, il matrimonio? Quanti e quali articoli o programmi radiofonici o televisivi sono stati prodotti per promuovere realmente l’enorme ricchezza culturale e artistica del mondo romanò che è patrimonio dell’umanità tutta? Quante opportunità ha il soggetto Rom di potersi mettere in evidenza positivamente? E quante per offrire la propria cultura fraternamente? Perché, quando si parla delle comunità romanès, le immagini sono sempre volutamente pietistiche, provocando danni spesso irreparabili? Perché generalizzare continuamente? Perché l’errore del singolo porta alla condanna di tutta la popolazione romanì? Queste sono riflessioni profonde di chi ha realmente intenzione di migliorare la situazione in meglio per tutti.
Eppure le comunità romanès, nonostante la segregazione, le discriminazioni e gli eccidi (oltre 500 mila Rom e Sinti massacrati dai nazi-fascisti, ma dimenticati dalla storia) hanno contribuito a costruire l’Europa. La cultura romaní ha ispirato alcuni tra i più importanti artisti a livello mondiale: in campo musicale celeberrimi compositori (da Brahms a Liszt, da Bizet a De Falla, da Schubert a Debussy fino ai compositori contemporanei); in particolar modo l’arte romani ha contribuito notevolmente al folklore nazionale in Spagna, in Ungheria, in Romania, in Yugoslavia, in Russia; in campo letterario ha ispirato celebri scrittori: da Cervantes a Victor Hugo, da Molière a Puskin, da Garcia Lorca a Hesse...; la stessa alta moda vi attinge usando colori, ampiezze d’abito o eccentrici gioielli. Bisogna ricordare che persino la moda di indossare orecchini a cerchio è stata portata in Europa dalle donne Rom. Tutta la tradizione circense s’avvale del loro essere domatori e ammaestratori d’animali o saltimbanchi nelle corti d’altri tempi.
Il mondo rom ha prodotto artisti di fama internazionale come Django Reinhardt, chitarrista inarrivabile, El Camaron de la Isla, il più importante interprete del flamenco contemporaneo, Joaquin Cortes, Gypsy King, Moira Orfei, Charlie Chaplin, Yul Brinner, tantissimi altri artisti e celeberrimi calciatori ancora oggi in attività.

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Ultimo aggiornamento ( venerdì 30 gennaio 2009 )













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la ventottesima nazione della Unione Europea: la nazione Rom

La 28° nazione della Unione Europea: la nazione Rom

Sarkozy ha avuto grosse difficoltà con lo scandalo degli illeciti finanziamenti. La procura ha aperto una inchiesta e sappiamo che in Francia anche personaggi assai più grossi di lui hanno avuto grattacapi seri per faccende del genere. Possiamo considerare questa la causa scatenante della persecuzione dei Rom e della loro deportazione nei cosidetti "paesi di origine" dai quali si erano spostati spinti dalla necessità e, in molti casi, anche dalla fame. Sarkozy è riuscito ad occultare le sue difficoltà giudiziarie deviando l'attenzione dei massmedia e concentrandola su una operazione di pulizia etnica spettacolarizzata da tutti i telegiornali, una operazione del tutto anormale ed illegale perchè i Rom per la loro provenienza sono cittadini europei.
E' tipico dei tiranni trovarsi delle teste di turco, delle persone odiate da una parte della popolazione ed organizzare il crucifige, una sorta di Colosseo con i Romani a fare pollice verso. Da Nerone a Sarkozy non è cambiata per niente la tecnica del potere. Aizzare la folla e farla diventare razzista spingendola contro una comunità diffamata e criminalizzata come responsabile della insicurezza in cui viviamo.
Ora Sarkozy attacca la Commissaria alla Giustizia Viviana Reding che ha minacciato l'apertura di una procedura di infrazione contro la Francia. Sarkozy è spalleggiato da Berlusconi e da Bossi e, sostiene, da tutti gli altri paesi europei. Il Presidente della Commissione è intervenuto a sostegno dell'opera della sua Commissaria come da galateo istituzionale ma non dubito che, alla fine, farà svanire come una bolla di sapone l'importante e significativa posizione antirazzista della UE ed accetterà la continuazione, seppur in modo meno scandaloso, delle pulizie etniche.
Perchè ho questa sfiducia, perchè non sono ottimista sulla reale volontà di integrazione
della Unione Europea? Perchè questa Europa è profondamente diversa da quella di Prodi e dei suoi predecessori: era una sorta di parametro di civiltà, di progresso, di coesione. L'Europa oggi sta sviluppando il trattato di Maastrict alla luce del trattato di Lisbona su una linea di feroce liberismo, di veloce degrado dei valori legati al lavoro ed ai diritti dei lavoratori, per americanizzare i rapporti sociali, fare dei sindacati guardia spalle del padronato, ridurre al minimo il costo economico e sociale del lavoro. Questo degrado è avanzatissimo in Italia, ma non ancora nelle nazioni che in Europa contano davvero come la Germania e la Francia, sebbene in questa il fenomeno dei suicidi alla telecom ed in altre aziende è assai inquietante e segnala qualcosa di molto pesante, un macigno enorme che si sta abbattendo sulle persone che vivono di lavoro e che sono avviate verso un periodo di grande precarietà.
L' Europa di Maastrict e di Lisbona non tollera il werlfare che ha ereditato dalle socialdemocrazie e dai successi del movimento sindacale. Il suo nuovo modello è dato dagli USA dove la gente non ha diritto a niente e si deve arrangiare soltanto con il salario con il quale deve pagare tutto ed accantonare qualcosa per la vecchiaia. L'ideologia liberista sta impregnando la legislazione europea sul lavoro e sui diritti fin quasi a sfigurarla. In questo contesto, con questa linea di assoggettamento della classe lavoratrice alle esigenze del capitalismo continentale, la questione dei Rom viene declassata e vista come un fastidio, un costo sociale da eliminare al più presto. Più l'Europa diventa antioperaia ed antiwelfare e più diventa razzista ed avara verso gli emarginati.
Sarkozy e la Merckel sono entrambi di destra. Ma la Merckel non ha ritenuto di smontare completamente il welfare e le relazioni sindacali ereditate dai governi tedeschi, da una politica che ha garantito prosperità e forza alla Germania. Sarkozy e Berlusconi vogliono
l'azzeramento di ogni cosa. La loro Europa è quella della diseguaglianza crescente ed inarrestabile tra ricchi e poveri.
La sinistra europea che recentemente ha dato vita ad una grande manifestazione a Parigi in difesa del Rom dovrebbe alzare gli obiettivi che oggi abbisognano di nuove conquiste.
Dovrebbe chiedere il riconoscimento dei Rom come nazione senza territorio da aggiungere come ventottesima all'Europa. Riconoscere i dodici milioni di Rom come nazione con diritti eguali a quelle di tutte le altre compreso il diritto di avere un proprio Commissario nella UE. Inoltre si dovrebbe affrontare la questione dell'Olocausto e del suo indennizzo. Mentre gli ebrei nel 1947 ottennero uno Stato e sono stati risarciti per le vittime dei lagers i Rom che hanno subito la stessa sorte con oltre un milione di vittime del porrajmos (olocausto) vengono spesso financo dimenticati nelle commemorazioni.
Bisognerebbe inoltre riprendere la proposta di Moni Ovadia di conferimento al popolo nomade del Premio Nobel per la Pace. Il popolo rom non ha mai fatto la guerra, non si è mai macchiato le mani di sangue, non ha mai aggredito o ucciso nessuno. Ha soltanto subito persecuzioni durante tutta la sua storia, è stato vittima del rifiuto e dell'ignoranza.
E' stato guardato con orrore e sospetto come gli Untori di Manzoni.
Per questo credo che sia giunto il momentodi intervenire riconoscendolo come nazione ed accettando il suo nomadismo o stimolando la volontà di integrazione. Gli esseri umani debbono essere lasciati liberi di decidere della loro vita. Non possono essere discriminati o incarcerati o deportati o uccisi in ragione del colore della loro pelle o della comunità in cui sono nati.

Pietro Ancona








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