Gli Orchi della Chiesa
Le reazioni del Vaticano alle accuse della stampa tedesca sui tanti casi di pedofilia scoperti in Germania sono sconcertanti. Parlano di tentativo fallito di coinvolgere il Papa negli scandali allo stesso modo come Berlusconi accusa di complotto chi gli imputa qualcosa. Stessa tecnica di comunicazione. Ma quale interesse avrebbe la stampa tedesca di mettere sotto accusa o di lanciare sospetti infamanti sulla figura del Capo della Chiesa Cattolica? La Germania, anche se è in parte protestante, non ha ragioni di contrasto con
la Chiesa Cattolica. I suoi cittadini pagano una trattenuta sostanziosa che si trovano in busta paga
dopo la la dichiarazione ( obbligatoria) della loro fede religiosa. Un meccanismo di riscossione quasi
automatico che consente alla Conferenza Episcopale tedesca ed al Vaticano di incassare somme ragguardevoli lucrati dall'obbligo di dichiarare la propria fede religiosa, obbligo esteso anche ai
lavoratori stranieri come ho potuto io stesso constatare leggendo una busta paga di un emigrato in Germania. La Germania , dopo l'Italia, credo sia la più generosa cornucopia del Vaticano.
Il comportamento dei governi tedeschi è sempre stato rispettoso ed attento a non suscitare incomprensioni. Sebbene la Germania sia la patria di Martin Lutero e della Riforma Protestante i cattolici hanno una forte presenza che in alcune regioni è anche maggioritaria.
La Gerarchia Vaticana si chiude a riccio e di blinda difronte alla vera e propria alluvione di scandali che arrivano da tutte le parti del mondo. Non c'è Chiesa Nazionale che non sia attraversata da gravissimi episodi di pedofilia dagli Stati Uniti all'Irlanda all'Olanda alla Germania all'Austria. Siamo difronte a migliaia e migliaia di casi che coinvolgono un numero incalcolabile di vittime. Anche l'Italia è punteggiata dal Nord al Sud da tanti episodi di violenza sessuale su minori.
Quello che viene alla luce è probabilmente una piccola parte del fenomeno che possiamo immaginare assai più esteso e profondo. Un fenomeno costante e persistente nel tempo. Abbiamo testimonianze che risalgono al seicento. In un libro di Vincenzo Pillitteri si descrivono le orge consumate nel conservatorio delle pie donzelle povere, una istituzione religiosa sovvenziata dal Monte di Pietà di Palermo che aveva lo scopo di crescere ed istruire fanciulle di famiglie molto povere e di condurle alla maggiore età . A leggere questa denunzia scritta da un avvocato cattolico si apre uno spiraglio sull'inferno degli orfanotrofi.Non sapremo mai tutta la verità. Bisogna prendere atto che la pedofilia è endemica alla Chiesa Cattolica. E' la sua malattia cronica dalla quale non riesce a guarire o non vuol guarire. Non è possibile il verificarsi di tantissimi casi, la presenza di tanti orchi in abito talare nei punti più lontani
del pianeta se la propensione pedofila non fosse connaturale al corpus stesso della Chiesa. Non si tratta di qualche caso isolato, di una percentuale fisiologica e "normale". Siamo in presenza di un fenomeno di massa. La giustificazione di Monsignor Lombardi che addita la presenza di pedofili anche nel mondo laico non è accettabile dal momento che le proporzioni sono diverse e che ci si aspetta da un religioso un comportamento rispettoso della integrità psico-fisica dei minori.
La Chiesa non farà niente se non aspettare che lo scorrere del tempo faccia dimenticare gli scandali.Non accenna neppure a cambiare per davvero la sua propensione a proteggere gli orchi che vengono magari allontanati e trasferiti. E basta. Il suo atteggiamento è omertoso e sembra nascondere una accettazione della pedofilia. Non dimenticherò facilmente la grottesca espressione di un monsignore accusato di avere abusato di tanti ragazzi. Ha detto testualmente: "i bambini provocano". Alla tentazione della donna-satana si sostituisce quella del bambino perverso che suscita la lussuria repressa.
Le cose non cambieranno e gli scandalo continueranno almeno per quanto verrà più o meno accidentalmente alla luce. Per cambiare è necessaria una vera e propria rifondazione della Chiesa che vada molto oltre il Concilio Vaticano Secondo già dimenticato e che comunque non affrontò la questione. La Chiesa deve permettere ai suoi sacerdoti di sposarsi. Con questa misura, nel giro di due o tre generazioni il fenomeno della pedofilia sparirebbe o comunque si ridurrebbe di molto. . Deve anche cambiare il suo atteggiamento verso il genere femminile che viene criminalizzato ed escluso dal governo della Chiesa. E' impressionante vedere le assemblee dei vescovi e dei cardinali. Sono costituite soltanto da uomini e spesso da uomini anziani. Bisognerebbe parificare
la donna riconoscendole la dignità al sacerdozio. In atto è relegata soltanto al monacato spesso servile e subalterno al dominio maschile delle istituzioni della Chiesa. L'ideologia cattolica verso la donna deve cambiare radicalmente.
Senza una profonda e radicale autoriforma, la Chiesa è destinata ad essere percepita soltanto come struttura di potere con tendenza imperialistica. Gli attuali tragici conflitti religiosi in Nigeria sono appunto derivanti dalla volontà di "evangelizzare" gli "infedeli". Si ritengono i musulmani, gli indù e gli stessi ortodossi (vedi tentativo di radicamento in Russia) avversari religiosi da convertire. La Chiesa non rinunzia al suo vizio della conversione, un vizio che ha riempito la storia di tragedie e di orrende carneficine.
Infine osservo quanto sia facile per i pedofili religiosi e non a farla franca. E' come se fossero protetti da poteri assai forti che, in caso di necessità, intervengono o per stendere un velo di silenzio o
per assicurare una sorta di impunità anche per delitti molto gravi. I caso avvenuti anni orsono in Belgio che riguardavano ricchi esponenti della aristocrazia che si divertivano a dare la caccia ai bambini nei boschi come fossero volpi e coniglietti non credo che abbiano avuto una adeguata sanzione giudiziaria. Sarebbe interessante avere una statistica dei processi per pedofilia e studiare il rapporto tra delitti e pene. Credo che impareremmo molto sulle tante gradazioni della giustizia in rapporto al ceto sociale. C'è da supporre la esistenza di una cupola tra alte sfere religiose e civili che stende sempre una rete di protezione omertosa sui pedofili che finiscono negli ingranaggi della giustizia.
Pietro Ancona
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sabato 13 marzo 2010
GUGLIELMO EPIFANI
Guglielmo Epifani
Il discorso pronunziato ieri a Padova da Guglielmo Epifani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla sola CGIL, è stato deludente. Ha parlato per circa 24 minuti occupandosi della scottante questione dell'art.18 soltanto per un paio di minuti a metà del suo intervento tra l'undicesimo al tredicesimo. Naturalmente si è lamentato della legge varata dal Senato. Come avrebbe potuto farne a meno a fronte di lavoratori shoccati, inquieti, angosciati per la perdita di un loro solo strumento di tutela? Da domani potranno essere licenziati senza giusta causa e mandati a casa con una manciata di spiccioli .. Le aziende si libereranno dei lavoratori a tempo indeterminato ed assumeranno o si faranno mandare dalle agenzie interinali persone con le quali potranno giostrare senza limiti con le possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi. Potranno in certi casi azzerare totalmente ogni onere sociale ed ogni diritto pretendendo di regolare come prestazione professionale autonoma quanto è invece lavoro dipendente. La manna che il Senato ha fatto cadere dal cielo sulla imprenditoria italiana è assai abbondante e non abbiamo dubbi che ne approfitterà. Con il tramonto dei diritti avremo anche un calo dei salari. E' noto che nell'area della legge Biagi i salari difficilmente arrivano ai 700 euro mensili. I minimi contrattuali nazionali vengono tutti sistematicamente derogati e, pur durando questo fenomeno da anni, nessuno si é azzardato a proporre una legge per il Salario Minimo Garantito che creerebbe una qualche protezione ai precari ed ai lavoratori stranieri.
Guglielmo Epifani aveva iniziato assai bene la sua segreteria. E' succeduto a Cofferati che aveva concluso la sua con la storica manifestazione di Roma che bloccò il tentativo del Governo D'Alema di abolire l'articolo 18. Per qualche tempo la sua linea di saggio e vigoroso rigore nella difesa dei lavoratori caratterizzò la CGIL e ne ribadì le caratteristiche di sindacato per antonomasia. Ma poi la campagna per la "modernizzazione" (che adesso sta mostrando la sua vera natura finalizzata alla spoliazione di tutti i diritti conquistati in decenni di lotte del movimento operaio italiano) ha avuto il sopravvento ed ha espugnato la cultura progressista e socialista del sindacato. Questo anche ad opera della contemporanea trasformazione dell'ex PCI passato da partito dei lavoratori a partito neutrale tra capitale e lavoro ed ora, apertamente, a partito della Confindustria che elegge deputati grosse personalità del mondo imprenditoriale italiano come Colaninno, Merloni e il Presidente della Finmeccanica Calearo .. Inoltre il PD esprime attraverso Ichino, Letta, Treu, Fioroni ed altri un orientamento liberistico in materia di lavoro. E' per le privatizzazioni senza se e senza ma e per la deregulation dei rapporti di lavoro per favorire il massimo di flessibilità
alle aziende italiane.
L'atteggiamento di Epifani e della CGIL è diventato sempre più prudente e ricettivo verso le pretese della Confindustria e del Governo di destra. Nel corso degli ultimi sei anni l'agenda della contrattazione e della concertazione è stata scritta sempre dalla Confindustria in collaborazione con Cisl ed Uil.. Non si può negare che non abbia avuto successo. La Confindustria si è ripresa con gli interessi quanto generazioni e generazioni di lavoratori erano riusciti a conquistare. Ora il terreno è pieno di macerie e, dal momento che é stata usato lo strumento legislativo, sarà difficilissimo e forse impossibile recuperare qualcosa dei diritti perduti o ceduti e ridare un minimo di dignità al lavoro italiano.
Le vittorie più strepitose del padronato sono state tre: la legge Biagi che ha ridotto in precariato tutti i lavoratori assunti negli ultimi anni, le privatizzazioni che hanno divorato la pubblica amministrazione creando migliaia di lavoratori "invisibili" nelle mani di cooperative o imprenditori di manod'opera ai quali è stato appena regalato lo staff leasing, e la legge 1167 del 3 marzo che distrugge
l'art.18 e privatizza il diritto facendone una opzione gestita dalle parti.
Sulla legge Biagi la CGIL di Epifani è passata dalla contestazione alla accettazione sottoscritta dagli accordi del luglio 2007 fatti sanzionare da uno scandaloso ed inverosimile referendum dove avrebbero votato cinque milioni di persone. Referendum che ha sollevato gravi e delicati problemi di democrazia. Sulle privatizzazioni la CGIL non è mai intervenuta. Sui licenziamenti, sebbene tutti sapessimo che cosa stava bollendo nel pentolone del Senato, ha lasciato demolire l'art.18 ed altri importanti diritti nel silenzio. Senza una sola manifestazione di protesta, senza lanciare un solo segnale di contrarietà.
Ora sappiamo che Cisl ed UIL, come avevano fatto per la riforma del contratto, hanno concordato tutto con il governo e la Confindustria. La CGIL è rimasta passiva e lo sciopero di ieri era indetto con una piattaforma che avrebbe potuto essere sottoscritta dalla Marcegaglia. La richiesta di una riforma fiscale era il tema dominante e questo fa piacere agli industriali che dirottano verso lo Stato le richieste di un miglioramento salariale e notoriamente non hanno mai amato le tasse.
Il bilancio per i lavoratori é amarissimo, tragico. E' un bilancio tragico anche per la democrazia italiana insidiata da una destra sempre più aggressiva e prepotente. La libertà comincia dalle aziende. Se non c'é libertà nelle aziende non c'é libertà nel Paese. Lavoratori ricattati dalla minaccia di essere licenziati senza giusta causa non sono liberi e debbono acconciarsi a qualsiasi pretesa padronale.
L'americanizzazione del lavoro italiano é compiuta. Il lavoro é merce soggetta alle variabili del mercato come ebbe ad affermare una volta lo stesso Epifani. I diritti garantiti dalla Costituzione sono stati aboliti. Del resto, non si lavora forse per cambiare la Costituzione?
Ieri, con tempismo doppiocerchista, forse per rispondere a pressanti richieste del PD, la CGIL ha fatto sapere che il Primo Maggio sarà celebrato unitariamente a Cisl e UIL. Bonanni ha incassato ma non ha rinunziato a coprire di insulti la CGIL che "abbaia" con il suo sciopero generale mentre la Cisl "lavora" per il bene del Paese.
E' una resa incondizionata. Con lo sciopero di ieri ed anche con quello del dicembre scorso si dà solamente uno sfogo all'amarezza degli operai ridotti a stiliti. Con la celebrazione unitaria del 1 maggio si subisce la leaderchip di Cisl ed UIL e con esse si continua a trasformare il sindacato da strumento di lotta a servizio sussidiario buono soltanto per sbrigare pratiche.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Epifani
Il discorso pronunziato ieri a Padova da Guglielmo Epifani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla sola CGIL, è stato deludente. Ha parlato per circa 24 minuti occupandosi della scottante questione dell'art.18 soltanto per un paio di minuti a metà del suo intervento tra l'undicesimo al tredicesimo. Naturalmente si è lamentato della legge varata dal Senato. Come avrebbe potuto farne a meno a fronte di lavoratori shoccati, inquieti, angosciati per la perdita di un loro solo strumento di tutela? Da domani potranno essere licenziati senza giusta causa e mandati a casa con una manciata di spiccioli .. Le aziende si libereranno dei lavoratori a tempo indeterminato ed assumeranno o si faranno mandare dalle agenzie interinali persone con le quali potranno giostrare senza limiti con le possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi. Potranno in certi casi azzerare totalmente ogni onere sociale ed ogni diritto pretendendo di regolare come prestazione professionale autonoma quanto è invece lavoro dipendente. La manna che il Senato ha fatto cadere dal cielo sulla imprenditoria italiana è assai abbondante e non abbiamo dubbi che ne approfitterà. Con il tramonto dei diritti avremo anche un calo dei salari. E' noto che nell'area della legge Biagi i salari difficilmente arrivano ai 700 euro mensili. I minimi contrattuali nazionali vengono tutti sistematicamente derogati e, pur durando questo fenomeno da anni, nessuno si é azzardato a proporre una legge per il Salario Minimo Garantito che creerebbe una qualche protezione ai precari ed ai lavoratori stranieri.
Guglielmo Epifani aveva iniziato assai bene la sua segreteria. E' succeduto a Cofferati che aveva concluso la sua con la storica manifestazione di Roma che bloccò il tentativo del Governo D'Alema di abolire l'articolo 18. Per qualche tempo la sua linea di saggio e vigoroso rigore nella difesa dei lavoratori caratterizzò la CGIL e ne ribadì le caratteristiche di sindacato per antonomasia. Ma poi la campagna per la "modernizzazione" (che adesso sta mostrando la sua vera natura finalizzata alla spoliazione di tutti i diritti conquistati in decenni di lotte del movimento operaio italiano) ha avuto il sopravvento ed ha espugnato la cultura progressista e socialista del sindacato. Questo anche ad opera della contemporanea trasformazione dell'ex PCI passato da partito dei lavoratori a partito neutrale tra capitale e lavoro ed ora, apertamente, a partito della Confindustria che elegge deputati grosse personalità del mondo imprenditoriale italiano come Colaninno, Merloni e il Presidente della Finmeccanica Calearo .. Inoltre il PD esprime attraverso Ichino, Letta, Treu, Fioroni ed altri un orientamento liberistico in materia di lavoro. E' per le privatizzazioni senza se e senza ma e per la deregulation dei rapporti di lavoro per favorire il massimo di flessibilità
alle aziende italiane.
L'atteggiamento di Epifani e della CGIL è diventato sempre più prudente e ricettivo verso le pretese della Confindustria e del Governo di destra. Nel corso degli ultimi sei anni l'agenda della contrattazione e della concertazione è stata scritta sempre dalla Confindustria in collaborazione con Cisl ed Uil.. Non si può negare che non abbia avuto successo. La Confindustria si è ripresa con gli interessi quanto generazioni e generazioni di lavoratori erano riusciti a conquistare. Ora il terreno è pieno di macerie e, dal momento che é stata usato lo strumento legislativo, sarà difficilissimo e forse impossibile recuperare qualcosa dei diritti perduti o ceduti e ridare un minimo di dignità al lavoro italiano.
Le vittorie più strepitose del padronato sono state tre: la legge Biagi che ha ridotto in precariato tutti i lavoratori assunti negli ultimi anni, le privatizzazioni che hanno divorato la pubblica amministrazione creando migliaia di lavoratori "invisibili" nelle mani di cooperative o imprenditori di manod'opera ai quali è stato appena regalato lo staff leasing, e la legge 1167 del 3 marzo che distrugge
l'art.18 e privatizza il diritto facendone una opzione gestita dalle parti.
Sulla legge Biagi la CGIL di Epifani è passata dalla contestazione alla accettazione sottoscritta dagli accordi del luglio 2007 fatti sanzionare da uno scandaloso ed inverosimile referendum dove avrebbero votato cinque milioni di persone. Referendum che ha sollevato gravi e delicati problemi di democrazia. Sulle privatizzazioni la CGIL non è mai intervenuta. Sui licenziamenti, sebbene tutti sapessimo che cosa stava bollendo nel pentolone del Senato, ha lasciato demolire l'art.18 ed altri importanti diritti nel silenzio. Senza una sola manifestazione di protesta, senza lanciare un solo segnale di contrarietà.
Ora sappiamo che Cisl ed UIL, come avevano fatto per la riforma del contratto, hanno concordato tutto con il governo e la Confindustria. La CGIL è rimasta passiva e lo sciopero di ieri era indetto con una piattaforma che avrebbe potuto essere sottoscritta dalla Marcegaglia. La richiesta di una riforma fiscale era il tema dominante e questo fa piacere agli industriali che dirottano verso lo Stato le richieste di un miglioramento salariale e notoriamente non hanno mai amato le tasse.
Il bilancio per i lavoratori é amarissimo, tragico. E' un bilancio tragico anche per la democrazia italiana insidiata da una destra sempre più aggressiva e prepotente. La libertà comincia dalle aziende. Se non c'é libertà nelle aziende non c'é libertà nel Paese. Lavoratori ricattati dalla minaccia di essere licenziati senza giusta causa non sono liberi e debbono acconciarsi a qualsiasi pretesa padronale.
L'americanizzazione del lavoro italiano é compiuta. Il lavoro é merce soggetta alle variabili del mercato come ebbe ad affermare una volta lo stesso Epifani. I diritti garantiti dalla Costituzione sono stati aboliti. Del resto, non si lavora forse per cambiare la Costituzione?
Ieri, con tempismo doppiocerchista, forse per rispondere a pressanti richieste del PD, la CGIL ha fatto sapere che il Primo Maggio sarà celebrato unitariamente a Cisl e UIL. Bonanni ha incassato ma non ha rinunziato a coprire di insulti la CGIL che "abbaia" con il suo sciopero generale mentre la Cisl "lavora" per il bene del Paese.
E' una resa incondizionata. Con lo sciopero di ieri ed anche con quello del dicembre scorso si dà solamente uno sfogo all'amarezza degli operai ridotti a stiliti. Con la celebrazione unitaria del 1 maggio si subisce la leaderchip di Cisl ed UIL e con esse si continua a trasformare il sindacato da strumento di lotta a servizio sussidiario buono soltanto per sbrigare pratiche.
Pietro Ancona
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venerdì 12 marzo 2010
urgente l'autoriforma della CGIL
Urgente l'autoriforma per la rinascita della CGIL
=================================
Oggi lo sciopero generale della CGIL, nonostante la cocciuta resistenza burocratica della sua nomenclatura che, attraverso la Camusso, ha escluso la questione dell'art.18 dagli obiettivi fondamentali da rivendicare, sarà attraversato da una grande corrente di inquietudine e di rabbia
per la legge approvata dopo una incubazione durata due anni. La legge 1167 si occupa di "aggirare" e svuotare il ruolo di garanzia dell'art.18 ma anche di altre meschinità avvocatesche che
degradano la legislazione senatoriale al ruolo di pezza di appoggio di chi vuole "fottere" i propri dipendenti. Sarà molto più difficile per un lavoratore, spesso alle prese con il problema di mettere insieme pranzo e cena, ricorrere al Giudice per i propri diritti per gli ostacoli artificialmente creati
dai topi di Tribunale, dal divieto di intervenire imposto ai Magistrati, dal costo spesso in migliaia di euro di spese legali in caso di perdita anche se non trattasi di ricorso "temerario". Certo se una causa di lavoro viene persa dall'azienda questa ha mezzi per pagarne le spese che in ogni caso vengono iscritte al suo bilancio e scaricate spesso sull'azionariato. Il lavoratore dovrà vendersi l'auto o ipotecare la casa per pagarle. Questo in ragione del fatto che è minus habet anche se il Ministro Sacconi, in perfetta malafede, sostiene la sua parità con il datore di lavoro.
Lo sciopero di oggi segnala una protesta verso una scelta che, se sarà timbrata dal Capo dello Stato, diventerà definitiva e difficile da revocare dal momento che, come è accaduto con la legge trenta, è assai improbabile che un governo di centro-sinistra non la confermi. L'abolizione di fatto dello articolo 18 viene accettata da Cisl ed UIL che acquisiscono ulteriori poteri sui lavoratori diventando arbitri del loro posto di lavoro al posto del Giudice e non è sgradita a una certa burocrazia della CGIL, convertita alla sussidiarietà non solo del welfare ma anche della gestione dei diritti.
L'arbitrato privatizzerà la parte più importante del rapporto di lavoro assegnando alle parti la gestione di diritti finora affidati alla magistratura.
La legge 1167 è una pietra miliare nel processo di spoliazione dei diritti della persona-lavoratore partito dalla privatizzazione del collocamento con l'infame pacchetto Treu sulle agenzie interinali. Dopo di essa non resta al padronato italiano che espugnare l'INPS e l'INAIL e mettere le sue avide mani sui fondi che costituiscono il patrimonio più grande dei lavoratori italiani. Con la complicità
dei sindacati hanno fatto del TFR una risorsa per la casta degli assicuratori. Avanzerà ancora la linea della "complicità" perseguita da Sacconi e da intere squadre bipartisan di parlamentari e funzionari che lavorano notte e giorno per trasfigurare la legislazione da garante dei diritti dei lavoratori a espressione degli interessi della impresa.
Come afferma Brunetta bisognerà abolire almeno dalla Costituzione materiale l'art. 1 (l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro). Il lavoratore torni pure ad essere l'utensile umano di cui parlava Aristotele! La Repubblica è fondata sulle imprese e magari sulle leggi razziste che assicurano manodopera ricattata a bassissimo costo.
Il Congresso della CGIL dovrebbe riflettere a fondo sulla degenerazione del ruolo del sindacalismo italiano che da un lato isola ed emargina le sue forze più combattive e dall'altro, attraverso il funzionamento dell'alleanza delle tre grandi sigle, asseconda un processo di impoverimento materiale e contrattuale che sembra essere arrivato alla sua punta estrema. Bisogna prendere atto che i patti parasociali dell'unità con Cisl ed UIL sono scritti dalla Confindustria che si avvale della collaborazione di importanti esponenti del PD.
La prima cosa che dovrebbe fare il Congresso è quella di dichiarare chiusa una fase dell'unità sindacale e lanciare un messaggio per la riapertura del dialogo con i Cobas per riposizionare la CGIL nel suo naturale alveo di sindacato autonomo dai partiti, dal padronato e dal governo. La CGIL deve tornare ad essere il sindacato di classe come tuttora viene vissuta dalle grandi masse lavoratrici che vivono nel suo mito e si rifiutano di crederla diversa da quella che hanno nel cuore.
La seconda cosa è avviare un processo di netta separazione tra dirigenza e burocrazia e darsi una struttura simile a quella della Confindustria. Dirigenti delle categorie eletti e rinnovati periodicamente e funzionari a tempo pieno dediti soltanto alla gestione della organizzazione e delle politiche decise dai
gruppi dirigenti di categoria. Questo non significa abolire la confederalità che resta un valore fino a quando non diventa una camicia di forza.
La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento l'approvazione di una legge quadro di attuazione dell'art.39 della Costituzione dal momento che il ruolo del Sindacato è cogente nella vita di milioni di persone.
Dovrebbe da subito destinare una parte dei contributi sindacali versati per delega dai lavoratori ad un fondo di solidarietà per soccorrere i propri iscritti in situazioni di emergenza. Penso che si dovrebbe cominciare da un programma speciale nella zona della Sardegna flagellata dalla disoccupazione. Il sindacato deve stare insieme al suo popolo ogni qualvolta ne ha bisogno. La sua crisi nel Nord a vantaggio della Lega è in grande parte derivata dalla sua burocratizzazione e dalla sua freddezza. Il solidarismo deve essere un valore per la CGIL, un ritorno alla grande tradizione della mutualità operaia. Gli zolfatai e poi i Fasci siciliani, sul finire dell'ottocento, costituirono Leghe che avevano lo scopo di comprare la bara ai loro compagni che venivano sepolti in un telo. Ora la CGIL, con la sua enorme potenza economica, può destinare una parte di essa al soccorso della sua gente in difficoltà. Deve insomma umanizzare il suo ruolo che non è quello di mero compilatore di 740.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
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Oggi lo sciopero generale della CGIL, nonostante la cocciuta resistenza burocratica della sua nomenclatura che, attraverso la Camusso, ha escluso la questione dell'art.18 dagli obiettivi fondamentali da rivendicare, sarà attraversato da una grande corrente di inquietudine e di rabbia
per la legge approvata dopo una incubazione durata due anni. La legge 1167 si occupa di "aggirare" e svuotare il ruolo di garanzia dell'art.18 ma anche di altre meschinità avvocatesche che
degradano la legislazione senatoriale al ruolo di pezza di appoggio di chi vuole "fottere" i propri dipendenti. Sarà molto più difficile per un lavoratore, spesso alle prese con il problema di mettere insieme pranzo e cena, ricorrere al Giudice per i propri diritti per gli ostacoli artificialmente creati
dai topi di Tribunale, dal divieto di intervenire imposto ai Magistrati, dal costo spesso in migliaia di euro di spese legali in caso di perdita anche se non trattasi di ricorso "temerario". Certo se una causa di lavoro viene persa dall'azienda questa ha mezzi per pagarne le spese che in ogni caso vengono iscritte al suo bilancio e scaricate spesso sull'azionariato. Il lavoratore dovrà vendersi l'auto o ipotecare la casa per pagarle. Questo in ragione del fatto che è minus habet anche se il Ministro Sacconi, in perfetta malafede, sostiene la sua parità con il datore di lavoro.
Lo sciopero di oggi segnala una protesta verso una scelta che, se sarà timbrata dal Capo dello Stato, diventerà definitiva e difficile da revocare dal momento che, come è accaduto con la legge trenta, è assai improbabile che un governo di centro-sinistra non la confermi. L'abolizione di fatto dello articolo 18 viene accettata da Cisl ed UIL che acquisiscono ulteriori poteri sui lavoratori diventando arbitri del loro posto di lavoro al posto del Giudice e non è sgradita a una certa burocrazia della CGIL, convertita alla sussidiarietà non solo del welfare ma anche della gestione dei diritti.
L'arbitrato privatizzerà la parte più importante del rapporto di lavoro assegnando alle parti la gestione di diritti finora affidati alla magistratura.
La legge 1167 è una pietra miliare nel processo di spoliazione dei diritti della persona-lavoratore partito dalla privatizzazione del collocamento con l'infame pacchetto Treu sulle agenzie interinali. Dopo di essa non resta al padronato italiano che espugnare l'INPS e l'INAIL e mettere le sue avide mani sui fondi che costituiscono il patrimonio più grande dei lavoratori italiani. Con la complicità
dei sindacati hanno fatto del TFR una risorsa per la casta degli assicuratori. Avanzerà ancora la linea della "complicità" perseguita da Sacconi e da intere squadre bipartisan di parlamentari e funzionari che lavorano notte e giorno per trasfigurare la legislazione da garante dei diritti dei lavoratori a espressione degli interessi della impresa.
Come afferma Brunetta bisognerà abolire almeno dalla Costituzione materiale l'art. 1 (l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro). Il lavoratore torni pure ad essere l'utensile umano di cui parlava Aristotele! La Repubblica è fondata sulle imprese e magari sulle leggi razziste che assicurano manodopera ricattata a bassissimo costo.
Il Congresso della CGIL dovrebbe riflettere a fondo sulla degenerazione del ruolo del sindacalismo italiano che da un lato isola ed emargina le sue forze più combattive e dall'altro, attraverso il funzionamento dell'alleanza delle tre grandi sigle, asseconda un processo di impoverimento materiale e contrattuale che sembra essere arrivato alla sua punta estrema. Bisogna prendere atto che i patti parasociali dell'unità con Cisl ed UIL sono scritti dalla Confindustria che si avvale della collaborazione di importanti esponenti del PD.
La prima cosa che dovrebbe fare il Congresso è quella di dichiarare chiusa una fase dell'unità sindacale e lanciare un messaggio per la riapertura del dialogo con i Cobas per riposizionare la CGIL nel suo naturale alveo di sindacato autonomo dai partiti, dal padronato e dal governo. La CGIL deve tornare ad essere il sindacato di classe come tuttora viene vissuta dalle grandi masse lavoratrici che vivono nel suo mito e si rifiutano di crederla diversa da quella che hanno nel cuore.
La seconda cosa è avviare un processo di netta separazione tra dirigenza e burocrazia e darsi una struttura simile a quella della Confindustria. Dirigenti delle categorie eletti e rinnovati periodicamente e funzionari a tempo pieno dediti soltanto alla gestione della organizzazione e delle politiche decise dai
gruppi dirigenti di categoria. Questo non significa abolire la confederalità che resta un valore fino a quando non diventa una camicia di forza.
La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento l'approvazione di una legge quadro di attuazione dell'art.39 della Costituzione dal momento che il ruolo del Sindacato è cogente nella vita di milioni di persone.
Dovrebbe da subito destinare una parte dei contributi sindacali versati per delega dai lavoratori ad un fondo di solidarietà per soccorrere i propri iscritti in situazioni di emergenza. Penso che si dovrebbe cominciare da un programma speciale nella zona della Sardegna flagellata dalla disoccupazione. Il sindacato deve stare insieme al suo popolo ogni qualvolta ne ha bisogno. La sua crisi nel Nord a vantaggio della Lega è in grande parte derivata dalla sua burocratizzazione e dalla sua freddezza. Il solidarismo deve essere un valore per la CGIL, un ritorno alla grande tradizione della mutualità operaia. Gli zolfatai e poi i Fasci siciliani, sul finire dell'ottocento, costituirono Leghe che avevano lo scopo di comprare la bara ai loro compagni che venivano sepolti in un telo. Ora la CGIL, con la sua enorme potenza economica, può destinare una parte di essa al soccorso della sua gente in difficoltà. Deve insomma umanizzare il suo ruolo che non è quello di mero compilatore di 740.
Pietro Ancona
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giovedì 11 marzo 2010
il cuculo
IL CUCULO
Le agenzie riportano le proteste degli USA per l'espansione della colonizzazione delle zone palestinesi di Gerusalemme est e GisGiordania. Israele ha annunziato la costruzione di altre milleseicento unità abitative nei luoghi dove sono state demolite o espropriate le case dei palestinesi che in conseguenza di ciò sono stati privati della cittadinanza e costretti a sdradicarsi, ad affollare i campi profughi, a diventare paria apolidi nella loro stessa terra. Altri 130 unità abitazioni-fortezza si stanno costruendo costruite in Gisgiordania.. Questo annunzio di Israele è l'ennesimo di un programma che non si è mai rallentato nè fermato e che ha creato dentro la Gisgiordania inizialmente delle enclave ora delle vere e proprie fortezze di coloni che hanno emarginato la popolazione originaria. I coloni si sono accresciuti in grande numero da quando Abu Mazen ha disconosciuto la vittoria elettorale di Hamas e, con l'aiuto di Israele, è riuscito ad isolarlo nella striscia di Gaza in uno spaventoso lager a cielo aperto dal quale è impossibile andarsene e difficilissimo viverci dentro una muraglia che isola dal mondo. Con la crescita numerica è cresciuta l'arroganza razzista dei coloni che ora sono molto di più del cuculo che era penetrato nel nido altrui ma squadre paramilitari di sionisti fanatizzati da una dottrina che li ha convinto a credere la Palestina la loro terra per decisione divina e che è sacrilega la presenza di popolazioni di altra religione. IL fondamentalismo religioso fomenta una continua pulizia etnica. Non passa giorno che non si verifichino brutali maltrattamenti, ferimenti e uccisioni di cittadini palestinesi.
L'Autorità palestinese non conta niente e, se non collabora, viene aggredita nelle sue stesse caserme.
I programmi di pulizia etnica per fare avanzare la colonizzazione israeliana vengono portati avanti assieme ad una allucinante interminabile trattativa di "pace" che dura oramai da alcuni decenni e che, chiaramente, costituisce una copertura propagandistica alla guerra a bassa intensità che a volte diventa ad alta intensità. Le sortite di caccia umana dei coloni
armati di mitra sono quasi quotidiane. Le prevaricazioni e le violenze , lo sdradicamento di ulivi e di vigne, l' uccisione di pecore, gli incendi dei raccolti sono cronaca quotidiana. I palestinesi non possono reagire. Verrebbero subito uccisi.
Il ruolo degli USA è di finto paciere. Gli USA e la Nato non vogliono la pace perchè hanno deciso di tenere in fermento tutta l'area. Oltre cinquecentomila soldati tra regolari e contractors occupano l'Iraq e l'Afghanistan. Israele ha ridotto in macerie per due volte in venti anni il Libano. Ora l'obiettivo è la sottomissione dell'Iran o la sua distruzione. Le politiche USA e di Israele sono identiche e non prevedono alcuna pace. La pace farebbe prosperare i popoli di una zona ricca di petrolio e di altre materie prime e la condizione che si vorrebbe per questi è quella di Haiti o delle Nazioni dell'america latina soggette al predominio delle multinazionali.
E' chiaro che non c'è alcuna intenzione di creare uno Stato palestinese indipendente che possa vivere in pace accanto ad Israele. Si prevede un unico Stato etnico-religioso dotato di uno degli eserciti più potenti del mondo e di un ernorme arsenale nucleare che vuole espandersi ben al di là delle terre che occupa e dominare su una vastissima area. . L'ideologia sionista è riuscita ad egemonizzare la politica e la cultura delle comunità ebraiche e creato l'idolatria di uno Stato di soli ebrei. Dentro l'ebraismo esistono resistenze sempre più deboli a questo progetto. Molti soldati hanno pagato con la galera il loro rifiuto a seviziare e massacrare i palestinesi. Ma in atto non esiste alcuna possibilità di fare prevalere una corrente pacifista e umanitaria tra gli israeliani.
Il sionismo viene incoraggiato dall'Occidente ed identificato con l'ebraismo. Quando Napolitano sostiene che chi è contro Israele è antisemita criminalizza in blocco ed a priori ogni critica, ogni insofferenza. Tutta la stampa occidentale dal NYT a Repubblica è rigorosamente allineata con Israele senza se e senza ma ed accetta senza battere ciglio qualsiasi misfatto. Gaza è stata bombardata per circa un mese, è stata distrutta, cinquecento bambini e circa duemila civili sono rimasti uccisi ma questo non ha emozionato nessuno dei famosi opinionist che non si sono peritati di dare uno straccio di giustificazione alla distruzione di una regione con quasi due milioni di persone.
La trattativa israeliano-palestinese è una commedia che non si concluderà mai. Quanti ritenevano che il comportamento di Israele fosse conseguenza del fanatismo terrorista di Hamas dovrebbero dirci perchè non sia servito a niente il comportamento remissivo e collaborazionista di Abu Mazen che
è considerato alla stregua di un servo che deve ringraziare per non essere scudisciato o impalato.
I palestinesi debbono ritrovare al più presto la loro unità se non vogliono fare la fine delle tribù di pellirossa che gli Usa mettevano l'una contro l'altra mentre li spingevano verso le terre più inospitabili
per chiuderli in " riserve".Ancora oggi gli scalpi dei sioux e gli oggetti della loro cultura sono souvenir
per turisti nei drugstore del Texas o dell'Arizona. Questa infame mercificazione della memoria e della cultura dei popoli vinti e quasi scomparsi come i bufali delle grandi praterie o i maori australiani deve essere di monito.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.liberazione.it/news-file/914449895.htm
Le agenzie riportano le proteste degli USA per l'espansione della colonizzazione delle zone palestinesi di Gerusalemme est e GisGiordania. Israele ha annunziato la costruzione di altre milleseicento unità abitative nei luoghi dove sono state demolite o espropriate le case dei palestinesi che in conseguenza di ciò sono stati privati della cittadinanza e costretti a sdradicarsi, ad affollare i campi profughi, a diventare paria apolidi nella loro stessa terra. Altri 130 unità abitazioni-fortezza si stanno costruendo costruite in Gisgiordania.. Questo annunzio di Israele è l'ennesimo di un programma che non si è mai rallentato nè fermato e che ha creato dentro la Gisgiordania inizialmente delle enclave ora delle vere e proprie fortezze di coloni che hanno emarginato la popolazione originaria. I coloni si sono accresciuti in grande numero da quando Abu Mazen ha disconosciuto la vittoria elettorale di Hamas e, con l'aiuto di Israele, è riuscito ad isolarlo nella striscia di Gaza in uno spaventoso lager a cielo aperto dal quale è impossibile andarsene e difficilissimo viverci dentro una muraglia che isola dal mondo. Con la crescita numerica è cresciuta l'arroganza razzista dei coloni che ora sono molto di più del cuculo che era penetrato nel nido altrui ma squadre paramilitari di sionisti fanatizzati da una dottrina che li ha convinto a credere la Palestina la loro terra per decisione divina e che è sacrilega la presenza di popolazioni di altra religione. IL fondamentalismo religioso fomenta una continua pulizia etnica. Non passa giorno che non si verifichino brutali maltrattamenti, ferimenti e uccisioni di cittadini palestinesi.
L'Autorità palestinese non conta niente e, se non collabora, viene aggredita nelle sue stesse caserme.
I programmi di pulizia etnica per fare avanzare la colonizzazione israeliana vengono portati avanti assieme ad una allucinante interminabile trattativa di "pace" che dura oramai da alcuni decenni e che, chiaramente, costituisce una copertura propagandistica alla guerra a bassa intensità che a volte diventa ad alta intensità. Le sortite di caccia umana dei coloni
armati di mitra sono quasi quotidiane. Le prevaricazioni e le violenze , lo sdradicamento di ulivi e di vigne, l' uccisione di pecore, gli incendi dei raccolti sono cronaca quotidiana. I palestinesi non possono reagire. Verrebbero subito uccisi.
Il ruolo degli USA è di finto paciere. Gli USA e la Nato non vogliono la pace perchè hanno deciso di tenere in fermento tutta l'area. Oltre cinquecentomila soldati tra regolari e contractors occupano l'Iraq e l'Afghanistan. Israele ha ridotto in macerie per due volte in venti anni il Libano. Ora l'obiettivo è la sottomissione dell'Iran o la sua distruzione. Le politiche USA e di Israele sono identiche e non prevedono alcuna pace. La pace farebbe prosperare i popoli di una zona ricca di petrolio e di altre materie prime e la condizione che si vorrebbe per questi è quella di Haiti o delle Nazioni dell'america latina soggette al predominio delle multinazionali.
E' chiaro che non c'è alcuna intenzione di creare uno Stato palestinese indipendente che possa vivere in pace accanto ad Israele. Si prevede un unico Stato etnico-religioso dotato di uno degli eserciti più potenti del mondo e di un ernorme arsenale nucleare che vuole espandersi ben al di là delle terre che occupa e dominare su una vastissima area. . L'ideologia sionista è riuscita ad egemonizzare la politica e la cultura delle comunità ebraiche e creato l'idolatria di uno Stato di soli ebrei. Dentro l'ebraismo esistono resistenze sempre più deboli a questo progetto. Molti soldati hanno pagato con la galera il loro rifiuto a seviziare e massacrare i palestinesi. Ma in atto non esiste alcuna possibilità di fare prevalere una corrente pacifista e umanitaria tra gli israeliani.
Il sionismo viene incoraggiato dall'Occidente ed identificato con l'ebraismo. Quando Napolitano sostiene che chi è contro Israele è antisemita criminalizza in blocco ed a priori ogni critica, ogni insofferenza. Tutta la stampa occidentale dal NYT a Repubblica è rigorosamente allineata con Israele senza se e senza ma ed accetta senza battere ciglio qualsiasi misfatto. Gaza è stata bombardata per circa un mese, è stata distrutta, cinquecento bambini e circa duemila civili sono rimasti uccisi ma questo non ha emozionato nessuno dei famosi opinionist che non si sono peritati di dare uno straccio di giustificazione alla distruzione di una regione con quasi due milioni di persone.
La trattativa israeliano-palestinese è una commedia che non si concluderà mai. Quanti ritenevano che il comportamento di Israele fosse conseguenza del fanatismo terrorista di Hamas dovrebbero dirci perchè non sia servito a niente il comportamento remissivo e collaborazionista di Abu Mazen che
è considerato alla stregua di un servo che deve ringraziare per non essere scudisciato o impalato.
I palestinesi debbono ritrovare al più presto la loro unità se non vogliono fare la fine delle tribù di pellirossa che gli Usa mettevano l'una contro l'altra mentre li spingevano verso le terre più inospitabili
per chiuderli in " riserve".Ancora oggi gli scalpi dei sioux e gli oggetti della loro cultura sono souvenir
per turisti nei drugstore del Texas o dell'Arizona. Questa infame mercificazione della memoria e della cultura dei popoli vinti e quasi scomparsi come i bufali delle grandi praterie o i maori australiani deve essere di monito.
Pietro Ancona
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mercoledì 10 marzo 2010
il Gatto, la Volpe e Pinocchio
Il gatto, la volpe e pinocchio
Chi si aspettava dalla giornata di ieri una qualche buona notizia per il noto scippo dell'art.18 è rimasto con l'amaro in bocca. Niente di nuovo, solo qualche aggiustamento nella comunicazione CGIL che tuttavia non cambia niente e non sposta il pesante macigno caduto dal Senato sulle spalle dei lavoratori italiani. Bonanni è stato zitto. Aveva già detto la sua ed avevamo capito che ieri come otto anni fa la Cisl avrebbe salutato senza rimpianti la fine dell'art.18. Hanno parlato Angeletti, segretario appena riconfermato da un Congresso UIL che è stato un vero e proprio salone di ricevimento dello embliscement italiano ed Epifani. Angeletti rimproverando il Parlamento della legiferazione in materia di lavoro ha detto che si occuperà dell'art.18 . La legiferazione in materia di lavoro a suo parere, è esclusiva competenza delle parti sociali ed ha annunciato che, in sede di applicazione della legge, l'Uil interverrà sulla questione del reintegro (senza dire come) mentre Epifani, intervistato da Rai3 delle 14,30, ha ribadito implicitamente le ragioni dello sciopero in quelle a suo tempo indicate: fisco, migranti, occupazione derubricando nel calderone della difesa dei diritti quella che è stata definita la controriforma del lavoro e l'attacco radicale alla Costituzione . Nello sciopero generale di venerdì prossimo e nella manifestazione che si terrà sabato indetta dalle forze politiche contro il decreto governativo sulle elezioni non si può dire che la questione dell'art.18 abbia una qualche rilevanza.
Credo che la CGIL dovrebbe chiedere a Napolitano di non firmare la legge e comunque fare sapere che non parteciperà alla costituzione delle Commissioni di Arbitrato che dovranno decidere l'applicazione della procedura alternativa all'art.18. Affidare a queste
il potere insindacabile di decisione nel merito dei licenziamenti significa privatizzare il diritto sostituendo alla Legge l'intervento delle parti dandovi valore di legge. Immagino che Angeletti cercherà di ottenere una migliore monetizzazione della violenza subita dal lavoratore licenziato senza giusta causa, magari il massimo di sei mensilità anzicchè il minimo previsto di due mesi e mezzo. L'azienda, con una manciata di spiccioli, si sarà liberata di una persona che
magari cominciava a pesargli troppo o perchè da troppo tempo alle sue dipendenze o perchè sindacalizzato irriducibile. Credo che queste Commissioni, sulla base delle leggi vigenti che discriminano i sindacati di base, saranno costituite per la parte sindacale, soltanto dai firmatari dei ccnl. Un lavoratore aderente al Cobas avrà il suo sindacalista di fiducia ? Me lo chiedo. Inoltre la Commissione di arbitrato non è tenuta al rispetto delle leggi vigenti come il magistrato ma eserciterà una sua discrezionale autorità inappellabile. Non possiamo escludere, data l'importanza della posta che sarà in gioco, episodi di incompetenza o di corruzione. Chi garantisce il lavoratore che i membri della Commissione non si accordino alle sue spalle magari per realizzare proprie convenienze relazionali? L'intreccio tra imprenditori e sindacati è diventato troppo intricato negli enti bilaterali ed in tante altre gestioni che si sono costituite nel segno della cosidetta sussidiarietà e privatizzazione del welfare. Perchè le questioni che arrivano alla commissione arbitrale della legge 1167 non possono diventare materia di scambio? Il lavoratore sarà soggetto sociale ancora più fragile. Potrebbe diventare addirittura oggetto inerte e passivo di scambio. La sua tutela diventa evanescente
ed incerta.
La durissima opposizione fatta ieri in parlamento da PD contro la legge sul cosidetto impedimento personale fa risaltare ancora di più lo scarso o nullo impegno che lo stesso PD ha manifestato nella discussione per la legge 1167. Nessun ostruzionismo, pochissimi interventi, votazione di un no educato, "responsabile". Grande aplomb. Ieri, nessuno dei massimi esponenti del PD ha detto una sola parola di rammarico, di protesta o soltanto di commento sulla fine dell'ultimo argine che restava nelle aziende a protezione dalla prepotenza padronale. Non hanno parlato Bersani, la Finocchiaro, Franceschini, Letta. Ha detto qualcosa soltanto Tiziano Treu qualche ora prima dell'approvazione della legge.
La maggioranza del gruppo dirigente del PD è stata d'accordo a seppellire l'art.18 non rendendosi conto che una classe lavoratrice debole e priva di diritti non dà luogo ad un partito forte, autorevole e rappresentativo. Ma forse non gli interessano i lavoratori ma i padroni ed i padroncini come abbiamo visto dall'infornata di parlamentari regalati alla Confindustria. La CGIL è stata affidata al condizionamento di Cisl ed UIL che hanno ampi e forti riferimenti non solo nel Governo ma anche nel PD. Ricordate Collodi? Il gatto e la volpe convincono Pinocchio a seppellire le monete d'oro nel campo dei miracoli e se lo smaneggiano. Da molto tempo l'unità sindacale non è più un valore ma un pericoloso strumento contro i lavoratori. Storti, Benvenuto, Lama diedero vita ad una grande stagione di lotte per le riforme e furono quasi sul punto di realizzare l'unità organica e di ritornare alla CGL unitaria che purtroppo fu rotta dalla guerra fredda. L'unità sindacale aveva allora un significato di crescita civile e sociale che infiammava ed entusiasmava i lavoratori. Ora Cisl ed Uil firmano contratti ed accordi separati assecondando le voglie della Confindustria e del Governo. Gli accordi che vedono la firma anche della CGIL sarebbe stato meglio non farli perchè tolgono e non danno ai lavoratori.
L'Italia è forse l'unico paese al mondo in cui tre potenti confederazioni hanno partecipato con numerosi accordi ad uno dei più gravi processi di impoverimento e di spoliazione dei diritti avvenuti nell'Occidente. Sindacati ricchi e lavoratori con le pezze al culo dopo venti anni di concertazione.
Spero molto che i lavoratori facciano sentire la loro voce nei cortei del 12 marzo. Spero nella presenza di migliaia e migliaia di cartelli che strillano il loro NO alla infame legge 1167.Spero in una iniziativa nel Comitato Direttivo della CGIL che dovrebbe riunirsi subito e definire una strategia di lotta che renda impossibile le procedure della 1167. Spero che una delegazione della CGIL si rechi subito dal Capo dello Stato come è stato fatto ieri dalla sinistra politica. Voglio sperare che la CGIL prenda coscienza del gravissimo errore compiuto nel lasciare fare con tranquillità al Senato una legge che ci riporta agli anni cinquanta. Voglio sperare anche che il PD recuperi la vocazione solidaristica e civile dei cattolici e quella classista del PCI e che nella manifestazione del 13 difenda la Costituzione anche dal versante della tutela dei lavoratori.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201003031348-eco-rt10176-lavoro_angeletti_art_18_non_si_tocca_senza_confronto_con_parti
13 marzo in piazza: l'opposizione faccia sua anche la difesa dell'articolo 18
La Cgil ha proclamato uno sciopero generale di 4 ore per il prossimo 12 marzo. È una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità di uscire dalla crisi economica senza passare attraverso un massacro sociale. I temi dello sciopero riguardano questioni cruciali per la condizione dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei migranti, dei tanti e troppi poveri del nostro paese e delle loro famiglie. Infatti si chiede una indispensabile riforma fiscale per spostare il peso del prelievo dal lavoro alla rendita; il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali e il loro allargamento ai precari, quale primo passo per una loro riforma; la difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, dalla Fiat di Termini Imerese all'Alcoa di Portovesme; l'abolizione del reato di clandestinità e il diritto di cittadinanza per i migranti. Questi temi costituiscono il nocciolo di una proposta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo e dalle forze sociali dominanti per uscire dalla crisi e garantire un nuovo modello di sviluppo fondato sul rispetto e la valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme e dei diritti di chi lavora, o di chi cerca lavoro senza trovarlo, qualunque sia la sua provenienza e la sua collocazione. A questi importanti obiettivi se ne è aggiunto un altro: la difesa dell'articolo 18 e del contratto collettivo. Con la nuova legge varata pochi giorni fa dalla maggioranza, purtroppo nel silenzio generale, è in atto un nuovo, ancora più subdolo e devastante, attacco all'articolo 18, visto che si sostituisce al ruolo del giudice quello di un arbitro che può decidere sulle controversie del lavoro al fuori di leggi e contratti. Contemporaneamente la nuova legge punta alla individualizzazione dei contratti di lavoro, attraverso la cosiddetta certificazione degli stessi, e a un'ulteriore estensione della precarietà. Si tratta quindi di una grande battaglia di civiltà, sociale e giuridica, che ci riguarda tutte e tutti in prima persona, come cittadini italiani ed europei. Di fronte agli attacchi alla nostra Costituzione, che provengono da forze reazionarie e da esponenti dello stesso governo, noi ribadiamo che «L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». Per noi questo è un principio fondativo e irrinunciabile, senza il quale verrebbe meno la stessa convivenza civile nel nostro tempo. Su questi temi sentiamo la responsabilità di chiamare tutte e tutti a confrontarsi in un'assemblea convocata a Roma, giovedì 11 marzo dalle ore 17 alle 20.30, presso l'Auditorium di via Rieti.Chiediamo allo schieramento di opposizione che tra i temi della manifestazione già convocata a Roma per sabato 13 marzo, accanto al fermo no al decreto salva liste, compaia quello della salvaguardia dell'articolo 18 e del contratto collettivo di lavoro.
Piergiovanni Alleva, Silvano Andriani, Alberto Asor Rosa, Riccardo Bellofiore, Emiliano Brancaccio, Paolo Beni, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Luciano Gallino, Dino Greco, Margherita Hack, Paolo Leon, Giovanni Naccari, Pasqualina Napoletano, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Roccella, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Massimo Scalia, Aldo Tortorella, Mario Tronti
Prime adesioni: Paolo Cento, Sergio Cofferati, Oliviero Diliberto, Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Alfonso Gianni, Alfiero Grandi, Betty Leone, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Fabio Mussi, Gianni Pagliarini, Piero Di Siena, Paolo Brutti, Nichi Vendola, Maurizio Zipponi.
Per adesioni e informazioni: algianni@katamail.com
Chi si aspettava dalla giornata di ieri una qualche buona notizia per il noto scippo dell'art.18 è rimasto con l'amaro in bocca. Niente di nuovo, solo qualche aggiustamento nella comunicazione CGIL che tuttavia non cambia niente e non sposta il pesante macigno caduto dal Senato sulle spalle dei lavoratori italiani. Bonanni è stato zitto. Aveva già detto la sua ed avevamo capito che ieri come otto anni fa la Cisl avrebbe salutato senza rimpianti la fine dell'art.18. Hanno parlato Angeletti, segretario appena riconfermato da un Congresso UIL che è stato un vero e proprio salone di ricevimento dello embliscement italiano ed Epifani. Angeletti rimproverando il Parlamento della legiferazione in materia di lavoro ha detto che si occuperà dell'art.18 . La legiferazione in materia di lavoro a suo parere, è esclusiva competenza delle parti sociali ed ha annunciato che, in sede di applicazione della legge, l'Uil interverrà sulla questione del reintegro (senza dire come) mentre Epifani, intervistato da Rai3 delle 14,30, ha ribadito implicitamente le ragioni dello sciopero in quelle a suo tempo indicate: fisco, migranti, occupazione derubricando nel calderone della difesa dei diritti quella che è stata definita la controriforma del lavoro e l'attacco radicale alla Costituzione . Nello sciopero generale di venerdì prossimo e nella manifestazione che si terrà sabato indetta dalle forze politiche contro il decreto governativo sulle elezioni non si può dire che la questione dell'art.18 abbia una qualche rilevanza.
Credo che la CGIL dovrebbe chiedere a Napolitano di non firmare la legge e comunque fare sapere che non parteciperà alla costituzione delle Commissioni di Arbitrato che dovranno decidere l'applicazione della procedura alternativa all'art.18. Affidare a queste
il potere insindacabile di decisione nel merito dei licenziamenti significa privatizzare il diritto sostituendo alla Legge l'intervento delle parti dandovi valore di legge. Immagino che Angeletti cercherà di ottenere una migliore monetizzazione della violenza subita dal lavoratore licenziato senza giusta causa, magari il massimo di sei mensilità anzicchè il minimo previsto di due mesi e mezzo. L'azienda, con una manciata di spiccioli, si sarà liberata di una persona che
magari cominciava a pesargli troppo o perchè da troppo tempo alle sue dipendenze o perchè sindacalizzato irriducibile. Credo che queste Commissioni, sulla base delle leggi vigenti che discriminano i sindacati di base, saranno costituite per la parte sindacale, soltanto dai firmatari dei ccnl. Un lavoratore aderente al Cobas avrà il suo sindacalista di fiducia ? Me lo chiedo. Inoltre la Commissione di arbitrato non è tenuta al rispetto delle leggi vigenti come il magistrato ma eserciterà una sua discrezionale autorità inappellabile. Non possiamo escludere, data l'importanza della posta che sarà in gioco, episodi di incompetenza o di corruzione. Chi garantisce il lavoratore che i membri della Commissione non si accordino alle sue spalle magari per realizzare proprie convenienze relazionali? L'intreccio tra imprenditori e sindacati è diventato troppo intricato negli enti bilaterali ed in tante altre gestioni che si sono costituite nel segno della cosidetta sussidiarietà e privatizzazione del welfare. Perchè le questioni che arrivano alla commissione arbitrale della legge 1167 non possono diventare materia di scambio? Il lavoratore sarà soggetto sociale ancora più fragile. Potrebbe diventare addirittura oggetto inerte e passivo di scambio. La sua tutela diventa evanescente
ed incerta.
La durissima opposizione fatta ieri in parlamento da PD contro la legge sul cosidetto impedimento personale fa risaltare ancora di più lo scarso o nullo impegno che lo stesso PD ha manifestato nella discussione per la legge 1167. Nessun ostruzionismo, pochissimi interventi, votazione di un no educato, "responsabile". Grande aplomb. Ieri, nessuno dei massimi esponenti del PD ha detto una sola parola di rammarico, di protesta o soltanto di commento sulla fine dell'ultimo argine che restava nelle aziende a protezione dalla prepotenza padronale. Non hanno parlato Bersani, la Finocchiaro, Franceschini, Letta. Ha detto qualcosa soltanto Tiziano Treu qualche ora prima dell'approvazione della legge.
La maggioranza del gruppo dirigente del PD è stata d'accordo a seppellire l'art.18 non rendendosi conto che una classe lavoratrice debole e priva di diritti non dà luogo ad un partito forte, autorevole e rappresentativo. Ma forse non gli interessano i lavoratori ma i padroni ed i padroncini come abbiamo visto dall'infornata di parlamentari regalati alla Confindustria. La CGIL è stata affidata al condizionamento di Cisl ed UIL che hanno ampi e forti riferimenti non solo nel Governo ma anche nel PD. Ricordate Collodi? Il gatto e la volpe convincono Pinocchio a seppellire le monete d'oro nel campo dei miracoli e se lo smaneggiano. Da molto tempo l'unità sindacale non è più un valore ma un pericoloso strumento contro i lavoratori. Storti, Benvenuto, Lama diedero vita ad una grande stagione di lotte per le riforme e furono quasi sul punto di realizzare l'unità organica e di ritornare alla CGL unitaria che purtroppo fu rotta dalla guerra fredda. L'unità sindacale aveva allora un significato di crescita civile e sociale che infiammava ed entusiasmava i lavoratori. Ora Cisl ed Uil firmano contratti ed accordi separati assecondando le voglie della Confindustria e del Governo. Gli accordi che vedono la firma anche della CGIL sarebbe stato meglio non farli perchè tolgono e non danno ai lavoratori.
L'Italia è forse l'unico paese al mondo in cui tre potenti confederazioni hanno partecipato con numerosi accordi ad uno dei più gravi processi di impoverimento e di spoliazione dei diritti avvenuti nell'Occidente. Sindacati ricchi e lavoratori con le pezze al culo dopo venti anni di concertazione.
Spero molto che i lavoratori facciano sentire la loro voce nei cortei del 12 marzo. Spero nella presenza di migliaia e migliaia di cartelli che strillano il loro NO alla infame legge 1167.Spero in una iniziativa nel Comitato Direttivo della CGIL che dovrebbe riunirsi subito e definire una strategia di lotta che renda impossibile le procedure della 1167. Spero che una delegazione della CGIL si rechi subito dal Capo dello Stato come è stato fatto ieri dalla sinistra politica. Voglio sperare che la CGIL prenda coscienza del gravissimo errore compiuto nel lasciare fare con tranquillità al Senato una legge che ci riporta agli anni cinquanta. Voglio sperare anche che il PD recuperi la vocazione solidaristica e civile dei cattolici e quella classista del PCI e che nella manifestazione del 13 difenda la Costituzione anche dal versante della tutela dei lavoratori.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201003031348-eco-rt10176-lavoro_angeletti_art_18_non_si_tocca_senza_confronto_con_parti
13 marzo in piazza: l'opposizione faccia sua anche la difesa dell'articolo 18
La Cgil ha proclamato uno sciopero generale di 4 ore per il prossimo 12 marzo. È una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità di uscire dalla crisi economica senza passare attraverso un massacro sociale. I temi dello sciopero riguardano questioni cruciali per la condizione dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei migranti, dei tanti e troppi poveri del nostro paese e delle loro famiglie. Infatti si chiede una indispensabile riforma fiscale per spostare il peso del prelievo dal lavoro alla rendita; il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali e il loro allargamento ai precari, quale primo passo per una loro riforma; la difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, dalla Fiat di Termini Imerese all'Alcoa di Portovesme; l'abolizione del reato di clandestinità e il diritto di cittadinanza per i migranti. Questi temi costituiscono il nocciolo di una proposta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo e dalle forze sociali dominanti per uscire dalla crisi e garantire un nuovo modello di sviluppo fondato sul rispetto e la valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme e dei diritti di chi lavora, o di chi cerca lavoro senza trovarlo, qualunque sia la sua provenienza e la sua collocazione. A questi importanti obiettivi se ne è aggiunto un altro: la difesa dell'articolo 18 e del contratto collettivo. Con la nuova legge varata pochi giorni fa dalla maggioranza, purtroppo nel silenzio generale, è in atto un nuovo, ancora più subdolo e devastante, attacco all'articolo 18, visto che si sostituisce al ruolo del giudice quello di un arbitro che può decidere sulle controversie del lavoro al fuori di leggi e contratti. Contemporaneamente la nuova legge punta alla individualizzazione dei contratti di lavoro, attraverso la cosiddetta certificazione degli stessi, e a un'ulteriore estensione della precarietà. Si tratta quindi di una grande battaglia di civiltà, sociale e giuridica, che ci riguarda tutte e tutti in prima persona, come cittadini italiani ed europei. Di fronte agli attacchi alla nostra Costituzione, che provengono da forze reazionarie e da esponenti dello stesso governo, noi ribadiamo che «L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». Per noi questo è un principio fondativo e irrinunciabile, senza il quale verrebbe meno la stessa convivenza civile nel nostro tempo. Su questi temi sentiamo la responsabilità di chiamare tutte e tutti a confrontarsi in un'assemblea convocata a Roma, giovedì 11 marzo dalle ore 17 alle 20.30, presso l'Auditorium di via Rieti.Chiediamo allo schieramento di opposizione che tra i temi della manifestazione già convocata a Roma per sabato 13 marzo, accanto al fermo no al decreto salva liste, compaia quello della salvaguardia dell'articolo 18 e del contratto collettivo di lavoro.
Piergiovanni Alleva, Silvano Andriani, Alberto Asor Rosa, Riccardo Bellofiore, Emiliano Brancaccio, Paolo Beni, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Luciano Gallino, Dino Greco, Margherita Hack, Paolo Leon, Giovanni Naccari, Pasqualina Napoletano, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Roccella, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Massimo Scalia, Aldo Tortorella, Mario Tronti
Prime adesioni: Paolo Cento, Sergio Cofferati, Oliviero Diliberto, Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Alfonso Gianni, Alfiero Grandi, Betty Leone, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Fabio Mussi, Gianni Pagliarini, Piero Di Siena, Paolo Brutti, Nichi Vendola, Maurizio Zipponi.
Per adesioni e informazioni: algianni@katamail.com
martedì 9 marzo 2010
la cgil tradisce se stessa
La CGIL tradisce se stessa
Una delegazione della federazione della Sinistra capeggiata da Paolo Ferrero si è recata dal Capo dello Stato per chiedere di non firmare la legge 1167 approvata la sera del 3 marzo scorso dal Senato in via definitiva. Una legge che fa scempio dell'art.18 e riduce i diritti di cittadinanza dei lavoratori che non potranno più invocare l'intervento di un giudice come il famoso mugnaio di Dresda. La legge conta più del Re da quando il diritto moderno si è sostituito all'arbitrio del potere. Ma non in Italia. In Italia la volontà del datore di lavoro prevaricherà la Costituzione fondata sul lavoro ed il giudice non potrà intervenire né su richiesta del lavoratore licenziato ingiustamente né di propria iniziativa.
La legge approvata dal Senato, nel silenzio, con il tacito consenso di una opposizione che ha votato contro ma strizzando l'occhio alla maggioranza, lasciando fare, è frutto di almeno due anni di lavoro
di squadre di avvocati delle aziende espertissime di esperienza di tribunali e di carte bollate che hanno costruito vere e proprie trappole attorno all'art.18 per "aggirarlo". Verbo usato da giornali certamente non barricadieri ed estremisti come Repubblica ed il Corriere della Sera e che esprime bene l'imboscata ai diritti dei lavoratori oramai inermi di fronte ad un apparato legislativo che si erge minaccioso e li sovrasta.
Questo lavorio di bulino dei legulei e dei topi di Tribunale ha partorito una legge che rompe con la tradizione giuslavoristica ispirata dalla Costituzione e della sua fondamentale funzione di custode della parte debole dei minus habent che, a differenza di quanto asserito da Sacconi, non è alla pari con il datore di lavoro. Non potrà mai esserci parità tra chi dà il lavoro e chi lo chiede assillato dal bisogno impellente di vendere la propria forza lavoro per dare da mangiare alla sua famiglia.
Il lavoro dei topi di Tribunale è stato tale per cui sarà difficilissimo al lavoratore potersi difendere dagli attacchi e dalle insidie senza l'ausilio di avvocati esperti. Avvocati che non potrà permettersi e che comunque potrebbero fare ben poco.
Scopo strategico di questa legge è la realizzazione del più straordinario turnoover della storia del lavoro italiano. Espellere dalle aziende tutti i lavoratori giudicati "pesanti" per i diritti accumulati in dieci o venti anni di anzianità e sostituirli con giovani magari precari ed interinali, invisibili, o addirittura con staff leasing. Si realizzerà la più grande precarizzazione del lavoro italiano dopo la legge Biagi e questa volta le vittime che verranno stritolate saranno quanti sono stati indicati dall'infame pubblicistica di liberisti a cominciare da Monti come "privilegiati". I diritti sono finalmente diventati privilegi e come tali saranno annullati. IL tutto per realizzare anche un altro abbassamento consistente dei salari. Finalmente la differenza tra lavoratori a tempo indeterminato e precari sarà annullata. Tutti precari!
Il passo importante e significativo della Federazione della Sinistra è convalidato dalle preoccupazioni e dalle denunzie della cultura giuslavoristica italiana e dalla protesta dell'ANM che denunzia il vulnus recato alla Giustizia da una legge che, sostituendo ai Diritti i Divieti e gli Obblighi, avvia un processo di radicale svuotamento della Costituzione.
E' allarmante che ad una settimana dal misfatto, mentre Cisl ed UIL confermano la loro adesione alla legge 1167, non si registri una presa di posizione adeguata della CGIL. Osservatori qualificati come Mario Tronti, Gallino, Cofferati giudicano o debole o scarsamente reattiva la posizione della CGIL che si è fin qui manifestata con una notarile dichiarazione di Epifani che rinvia al ricorso alla Corte Costituzionale tutta l'iniziativa della Confederazione ed ad una stranissima uscita della Segretaria Camusso che esclude la questione dell'art.18 tra quelle che saranno indicate come obiettivi dello sciopero generale di venerdi prossimo, uno sciopero per mendicare una "una tantum" di sgravio fiscale di 500 euro.
Ci sono tanti modi per tradire i propri rappresentati, per abbandonare i lavoratori alle ingiurie ed alle soverchierie del padronato. Modi attivi come quelli della Cisl e dell'Uil che firmano una riforma del contratto di lavoro che indebolisce di molto la certezza del diritto e modi passivi come quelli che hanno caratterizzato la CGIL che si è rifiutata di firmare quegli accordi ma ha preteso di essere presente come il convitato di pietra di Mozart e poi si è incaricata di lasciarli filtrare in tutti i contratti di categoria. Questo modo passivo di interagire produce danni incalcolabili. Se la CGIL che è la più grande organizzazione dei lavoratori italiani tuttora circondata dal mito della sua bellissima storia sta zitta e si limita a stigmatizzare senza tradurre la sua indignazione in azioni concrete consuma un tradimento. Ora la bastonata inferta dalla legge 1167 é tale non solo da tramortire ma anche da uccidere e non può essere affrontata con il ricorso futuro alle vie legali. Ora e qui è necessario organizzare la resistenza e la lotta.
Ieri al Quirinale doveva salire Epifani che magari, come ha già fatto in passato, si lamenterà di una invasione di campo della politica sul sindacato.
La CGIL deve sciogliersi dalla paralisi in cui la costringono il PD ed i suoi sempre più sconcertanti rapporti con Cisl UIL ed anche con l'UGL. Deve subito appellarsi ai lavoratori ed organizzare scioperi fino a quando l'art.18 sarà in pericolo.
Intanto deve subito includere, con un atto solenne del suo Direttivo Confederale, la questione della legge 1167 nel proclama dello sciopero del 12 e chiedere a Napolitano di non firmare.
Si tratta di salvare la Costituzione dai numerosi attacchi di questo Governo e della sua irresponsabile maggioranza che riguardano i diritti civili dei cittadini ed i diritti sociali della gente che lavora.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
Una delegazione della federazione della Sinistra capeggiata da Paolo Ferrero si è recata dal Capo dello Stato per chiedere di non firmare la legge 1167 approvata la sera del 3 marzo scorso dal Senato in via definitiva. Una legge che fa scempio dell'art.18 e riduce i diritti di cittadinanza dei lavoratori che non potranno più invocare l'intervento di un giudice come il famoso mugnaio di Dresda. La legge conta più del Re da quando il diritto moderno si è sostituito all'arbitrio del potere. Ma non in Italia. In Italia la volontà del datore di lavoro prevaricherà la Costituzione fondata sul lavoro ed il giudice non potrà intervenire né su richiesta del lavoratore licenziato ingiustamente né di propria iniziativa.
La legge approvata dal Senato, nel silenzio, con il tacito consenso di una opposizione che ha votato contro ma strizzando l'occhio alla maggioranza, lasciando fare, è frutto di almeno due anni di lavoro
di squadre di avvocati delle aziende espertissime di esperienza di tribunali e di carte bollate che hanno costruito vere e proprie trappole attorno all'art.18 per "aggirarlo". Verbo usato da giornali certamente non barricadieri ed estremisti come Repubblica ed il Corriere della Sera e che esprime bene l'imboscata ai diritti dei lavoratori oramai inermi di fronte ad un apparato legislativo che si erge minaccioso e li sovrasta.
Questo lavorio di bulino dei legulei e dei topi di Tribunale ha partorito una legge che rompe con la tradizione giuslavoristica ispirata dalla Costituzione e della sua fondamentale funzione di custode della parte debole dei minus habent che, a differenza di quanto asserito da Sacconi, non è alla pari con il datore di lavoro. Non potrà mai esserci parità tra chi dà il lavoro e chi lo chiede assillato dal bisogno impellente di vendere la propria forza lavoro per dare da mangiare alla sua famiglia.
Il lavoro dei topi di Tribunale è stato tale per cui sarà difficilissimo al lavoratore potersi difendere dagli attacchi e dalle insidie senza l'ausilio di avvocati esperti. Avvocati che non potrà permettersi e che comunque potrebbero fare ben poco.
Scopo strategico di questa legge è la realizzazione del più straordinario turnoover della storia del lavoro italiano. Espellere dalle aziende tutti i lavoratori giudicati "pesanti" per i diritti accumulati in dieci o venti anni di anzianità e sostituirli con giovani magari precari ed interinali, invisibili, o addirittura con staff leasing. Si realizzerà la più grande precarizzazione del lavoro italiano dopo la legge Biagi e questa volta le vittime che verranno stritolate saranno quanti sono stati indicati dall'infame pubblicistica di liberisti a cominciare da Monti come "privilegiati". I diritti sono finalmente diventati privilegi e come tali saranno annullati. IL tutto per realizzare anche un altro abbassamento consistente dei salari. Finalmente la differenza tra lavoratori a tempo indeterminato e precari sarà annullata. Tutti precari!
Il passo importante e significativo della Federazione della Sinistra è convalidato dalle preoccupazioni e dalle denunzie della cultura giuslavoristica italiana e dalla protesta dell'ANM che denunzia il vulnus recato alla Giustizia da una legge che, sostituendo ai Diritti i Divieti e gli Obblighi, avvia un processo di radicale svuotamento della Costituzione.
E' allarmante che ad una settimana dal misfatto, mentre Cisl ed UIL confermano la loro adesione alla legge 1167, non si registri una presa di posizione adeguata della CGIL. Osservatori qualificati come Mario Tronti, Gallino, Cofferati giudicano o debole o scarsamente reattiva la posizione della CGIL che si è fin qui manifestata con una notarile dichiarazione di Epifani che rinvia al ricorso alla Corte Costituzionale tutta l'iniziativa della Confederazione ed ad una stranissima uscita della Segretaria Camusso che esclude la questione dell'art.18 tra quelle che saranno indicate come obiettivi dello sciopero generale di venerdi prossimo, uno sciopero per mendicare una "una tantum" di sgravio fiscale di 500 euro.
Ci sono tanti modi per tradire i propri rappresentati, per abbandonare i lavoratori alle ingiurie ed alle soverchierie del padronato. Modi attivi come quelli della Cisl e dell'Uil che firmano una riforma del contratto di lavoro che indebolisce di molto la certezza del diritto e modi passivi come quelli che hanno caratterizzato la CGIL che si è rifiutata di firmare quegli accordi ma ha preteso di essere presente come il convitato di pietra di Mozart e poi si è incaricata di lasciarli filtrare in tutti i contratti di categoria. Questo modo passivo di interagire produce danni incalcolabili. Se la CGIL che è la più grande organizzazione dei lavoratori italiani tuttora circondata dal mito della sua bellissima storia sta zitta e si limita a stigmatizzare senza tradurre la sua indignazione in azioni concrete consuma un tradimento. Ora la bastonata inferta dalla legge 1167 é tale non solo da tramortire ma anche da uccidere e non può essere affrontata con il ricorso futuro alle vie legali. Ora e qui è necessario organizzare la resistenza e la lotta.
Ieri al Quirinale doveva salire Epifani che magari, come ha già fatto in passato, si lamenterà di una invasione di campo della politica sul sindacato.
La CGIL deve sciogliersi dalla paralisi in cui la costringono il PD ed i suoi sempre più sconcertanti rapporti con Cisl UIL ed anche con l'UGL. Deve subito appellarsi ai lavoratori ed organizzare scioperi fino a quando l'art.18 sarà in pericolo.
Intanto deve subito includere, con un atto solenne del suo Direttivo Confederale, la questione della legge 1167 nel proclama dello sciopero del 12 e chiedere a Napolitano di non firmare.
Si tratta di salvare la Costituzione dai numerosi attacchi di questo Governo e della sua irresponsabile maggioranza che riguardano i diritti civili dei cittadini ed i diritti sociali della gente che lavora.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
lunedì 8 marzo 2010
una intervista di Mario Tronti a Liberazione sull'art.18
http://www.liberazione.it/news-file/intervista-tronti.htm
Liberazione 08/03/2010
Tronti: «Ora uno sciopero generale contro l’attacco ai diritti del lavoro»
Alle 19 Ferrero incontra Napolitano
Intervista a Mario Tronti, presidente del Centro per la riforma dello Stato
Che fare? L’eterna domanda di sempre si ripropone di fronte alla sfacciata
manovra del governo Berlusconi e del padronato che con la legge 1167-B sono
riusciti ad aggirare l’intero sistema dei diritti del lavoro costruito negli
ultimi decenni del Novecento, in particolare in quegli anni 70 che furono
anni di libertà ed emancipazione. Potremmo dire che l’ultimo capitolo degli
anni 70 rimasto ancora aperto è stato chiuso con il voto del Senato di
lunedì scorso. Ma questo esito arriva davvero così imprevisto? La domanda è
strettamente legata al che fare, soprattutto nel momento in cui giungono le
prime critiche sull’insufficiente reazione dell’opposizione. Rifondazione
aveva già predisposto dei quesiti referendari in attesa che la nuova
normativa assumesse una veste definitiva. Il giuslavorista PierGiovanni
Alleva ne ha spiegato su queste pagine i presupposti tecnici. Non solo, ma i
giuristi del lavoro attendono al varco la nuova legge per sollevare
eccezione d’incostituzionalità alla prima vertenza. Ma tutto questo è
sufficiente? La discussione è aperta: per Sergio Cofferati la via del
referendum è un’arma spuntata. A fronte dell’enorme sforzo di mobilitazione
per la raccolta delle firme è ormai fin troppo facile condizionare l’elettorato
affinché non si mobiliti inficiando così, attraverso il mancato quorum, il
voto finale. L’ex segretario della Cgil propone la strada della proposta di
legge d’iniziativa popolare come leva tribunizia per informare e mobilitare
i lavoratori e le loro famiglie, suscitando così una forte reazione di
massa. La Cgil fino ad ora è parsa poco reattiva. Colpiti dalla crisi i
lavoratori si arrampicano sui tetti per difendere disperatamente i posti di
lavoro. Mai come oggi la forza lavoro appare vulnerabile e indifesa.
«Governo e padronato – spiega Mario Tronti – registrano un grande momento di
debolezza del movimento sindacale. Le confederazioni sono divise, la Cgil
isolata, i lavoratori sulla difensiva. Siamo di fronte ad un affondo della
politica del governo, un attacco mascherato che stavolta, come dice Luciano
Gallino, invece che sparare con le Corazzate sui diritti dei lavoratori sta
utilizzando i sottomarini».
Che fare, allora?
Intanto hanno ragione quelli che hanno denunciato il ritardo della Cgil e
dei partiti del centrosinistra. A parte i diversi rimedi (referendum,
eccezione di costituzionalità), nell’immediato la cosa più importante è la
reazione da costruire subito. La Cgil deve modificare i contenuti dello
sciopero generale previsto per il 12 marzo. Quanto è accaduto cambia il
senso della mobilitazione. La Cgil deve registrare questo passaggio
chiamando i lavoratori ad opporsi alla controriforma del diritto del lavoro.
Occorre correggere e drammatizzare questo momento anche per conquistare i
lavoratori delle altre confederazioni. Vanno denunciate con durezza le
scandalose posizioni di Uil e Cisl.
Ormai anche la destra ha una certa presa sul mondo del lavoro. Penso alla
Lega nelle fabbriche del Nord ma anche alla destra sociale. Sarebbe
interessante sentire cosa ha da dire sulla questione una candidata come la
Polverini.
Il rapporto con le altre forze sindacali non può essere sempre di vertice ma
deve rivolgersi all’intera forza lavoro, alla base, indipendentemente dall’appartenenza
organizzativa. Siamo di fronte ad un punto di passaggio molto serio. Per
questo bisogna arrivare a far percepire quanto rischiosa sia sulla pelle
delle persone, sul proprio futuro e la propria vita, l’idea dell’arbitrato
che cade in mano a figure disposte a soluzioni vicine all’interesse
padronale e non dei lavoratori. Questo è un tema che fa breccia. Serve un
appello al partito democratico perché si dia una mossa. Questa legge
colpisce una parte importante del suo elettorato. Deve prendere posizione e
uscire dalla propria ambiguità.
Ma il Pd si mostra una forza politica sempre più estranea alle tematiche
sociali?
Bisogna stanarli, prendere alcune iniziative. Stiamo elaborando con il
“Tavolo del lavoro”, una struttura del Crs, un appello in appoggio dello
sciopero generale. Chiamiamo anche le forze intellettuali e politiche a una
convocazione il giorno precedente. In questo momento ci si deve stringere
intorno alla Cgil, che resta l’elemento di resistenza, e nello stesso tempo
spingerla a una maggiore aggressività che la fase richiede. Sono convinto
che esistono le condizioni. Il disagio nel mondo del lavoro è molto forte.
Non è possibile che gli operai si trovino utilizzati solo come soprammobili
sul palco di Sanremo. Serve un nuovo richiamo alla società civile in
generale per ridare visibilità al tema del lavoro. Questione molto più
importante dell’oscuramento per un mese dei talk show. E’ evidente che va
introdotta una diversa gerarchia dei problemi individuando le contraddizioni
centrali. C’è un problema di orientamento politico che i grandi partiti
hanno perso.
Non è forse un effetto del paradigma totalizzante dell’antiberlusconismo? Il
discorso legalitario e giustizialista si sovrappone alla questione sociale
sollevando un problema di egemonia culturale che disarma i lavoratori.
Sostengo da sempre che l’antiberlusconismo è una cosa che finisce per
occultare i problemi veri del paese e delle persone in carne e ossa, della
quotidianità difficile di chi lavora. Alla fine rischia di nascondere le
contraddizioni reali, anche del campo avverso. Bisogna fare breccia nelle
persone reali che sono implicate molto più da questi temi e molto meno dei
problemi della par condicio.
Paolo Persichetti
in data:08/03/2010
Liberazione 08/03/2010
Tronti: «Ora uno sciopero generale contro l’attacco ai diritti del lavoro»
Alle 19 Ferrero incontra Napolitano
Intervista a Mario Tronti, presidente del Centro per la riforma dello Stato
Che fare? L’eterna domanda di sempre si ripropone di fronte alla sfacciata
manovra del governo Berlusconi e del padronato che con la legge 1167-B sono
riusciti ad aggirare l’intero sistema dei diritti del lavoro costruito negli
ultimi decenni del Novecento, in particolare in quegli anni 70 che furono
anni di libertà ed emancipazione. Potremmo dire che l’ultimo capitolo degli
anni 70 rimasto ancora aperto è stato chiuso con il voto del Senato di
lunedì scorso. Ma questo esito arriva davvero così imprevisto? La domanda è
strettamente legata al che fare, soprattutto nel momento in cui giungono le
prime critiche sull’insufficiente reazione dell’opposizione. Rifondazione
aveva già predisposto dei quesiti referendari in attesa che la nuova
normativa assumesse una veste definitiva. Il giuslavorista PierGiovanni
Alleva ne ha spiegato su queste pagine i presupposti tecnici. Non solo, ma i
giuristi del lavoro attendono al varco la nuova legge per sollevare
eccezione d’incostituzionalità alla prima vertenza. Ma tutto questo è
sufficiente? La discussione è aperta: per Sergio Cofferati la via del
referendum è un’arma spuntata. A fronte dell’enorme sforzo di mobilitazione
per la raccolta delle firme è ormai fin troppo facile condizionare l’elettorato
affinché non si mobiliti inficiando così, attraverso il mancato quorum, il
voto finale. L’ex segretario della Cgil propone la strada della proposta di
legge d’iniziativa popolare come leva tribunizia per informare e mobilitare
i lavoratori e le loro famiglie, suscitando così una forte reazione di
massa. La Cgil fino ad ora è parsa poco reattiva. Colpiti dalla crisi i
lavoratori si arrampicano sui tetti per difendere disperatamente i posti di
lavoro. Mai come oggi la forza lavoro appare vulnerabile e indifesa.
«Governo e padronato – spiega Mario Tronti – registrano un grande momento di
debolezza del movimento sindacale. Le confederazioni sono divise, la Cgil
isolata, i lavoratori sulla difensiva. Siamo di fronte ad un affondo della
politica del governo, un attacco mascherato che stavolta, come dice Luciano
Gallino, invece che sparare con le Corazzate sui diritti dei lavoratori sta
utilizzando i sottomarini».
Che fare, allora?
Intanto hanno ragione quelli che hanno denunciato il ritardo della Cgil e
dei partiti del centrosinistra. A parte i diversi rimedi (referendum,
eccezione di costituzionalità), nell’immediato la cosa più importante è la
reazione da costruire subito. La Cgil deve modificare i contenuti dello
sciopero generale previsto per il 12 marzo. Quanto è accaduto cambia il
senso della mobilitazione. La Cgil deve registrare questo passaggio
chiamando i lavoratori ad opporsi alla controriforma del diritto del lavoro.
Occorre correggere e drammatizzare questo momento anche per conquistare i
lavoratori delle altre confederazioni. Vanno denunciate con durezza le
scandalose posizioni di Uil e Cisl.
Ormai anche la destra ha una certa presa sul mondo del lavoro. Penso alla
Lega nelle fabbriche del Nord ma anche alla destra sociale. Sarebbe
interessante sentire cosa ha da dire sulla questione una candidata come la
Polverini.
Il rapporto con le altre forze sindacali non può essere sempre di vertice ma
deve rivolgersi all’intera forza lavoro, alla base, indipendentemente dall’appartenenza
organizzativa. Siamo di fronte ad un punto di passaggio molto serio. Per
questo bisogna arrivare a far percepire quanto rischiosa sia sulla pelle
delle persone, sul proprio futuro e la propria vita, l’idea dell’arbitrato
che cade in mano a figure disposte a soluzioni vicine all’interesse
padronale e non dei lavoratori. Questo è un tema che fa breccia. Serve un
appello al partito democratico perché si dia una mossa. Questa legge
colpisce una parte importante del suo elettorato. Deve prendere posizione e
uscire dalla propria ambiguità.
Ma il Pd si mostra una forza politica sempre più estranea alle tematiche
sociali?
Bisogna stanarli, prendere alcune iniziative. Stiamo elaborando con il
“Tavolo del lavoro”, una struttura del Crs, un appello in appoggio dello
sciopero generale. Chiamiamo anche le forze intellettuali e politiche a una
convocazione il giorno precedente. In questo momento ci si deve stringere
intorno alla Cgil, che resta l’elemento di resistenza, e nello stesso tempo
spingerla a una maggiore aggressività che la fase richiede. Sono convinto
che esistono le condizioni. Il disagio nel mondo del lavoro è molto forte.
Non è possibile che gli operai si trovino utilizzati solo come soprammobili
sul palco di Sanremo. Serve un nuovo richiamo alla società civile in
generale per ridare visibilità al tema del lavoro. Questione molto più
importante dell’oscuramento per un mese dei talk show. E’ evidente che va
introdotta una diversa gerarchia dei problemi individuando le contraddizioni
centrali. C’è un problema di orientamento politico che i grandi partiti
hanno perso.
Non è forse un effetto del paradigma totalizzante dell’antiberlusconismo? Il
discorso legalitario e giustizialista si sovrappone alla questione sociale
sollevando un problema di egemonia culturale che disarma i lavoratori.
Sostengo da sempre che l’antiberlusconismo è una cosa che finisce per
occultare i problemi veri del paese e delle persone in carne e ossa, della
quotidianità difficile di chi lavora. Alla fine rischia di nascondere le
contraddizioni reali, anche del campo avverso. Bisogna fare breccia nelle
persone reali che sono implicate molto più da questi temi e molto meno dei
problemi della par condicio.
Paolo Persichetti
in data:08/03/2010
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