,
D'Alema protesta con la Lega Araba per "interferenza" a proposito di Calderoli Ministro.
Nello stesso tempo continua a sostenere la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan per puntellare il governo Kazay (che cadrebbe in meno di 24 ore se cessasse il regime di occupazione militare )
Si teme l'assunzione del potere dei Talebani.E' perchè la Lega Araba non debba temere l'assunzione del potere da parte della Lega ed esprimere le sue riserve che sono assai meno dei bombardamenti a tappeto su Kabul?
Insomma, sono gli altri che non debbono interferire su di noi. Noi (Occidente) abbiamo diritto di "interferenza"....
domenica 4 maggio 2008
la chiesa invisibile di Barbara Spinelli
Il reverendo Jeremiah Wright ha un’idea molto cupa dell’America in cui vive, e le parole che pronuncia rischiano di esser letali per Barack Obama, il senatore nero dell’Illinois che aspira alla Casa Bianca. Forse metterà addirittura fine al suo sogno. Ma quello che il pastore nero di Chicago sta dicendo in questi giorni, e che tanta angoscia suscita in Obama, conviene ascoltarlo attentamente: la storia che narra, sulla Chiesa nera e la questione razziale, è di massima importanza anche per l’Europa e l’Italia. Nessuno Stato europeo lo confessa a se stesso, ma anche le nostre nazioni stanno diventando multietniche, minacciate dalla questione razziale che torna a struggere l'America. Si possono erigere barriere, si possono istituire guardie cittadine che al posto dello Stato repubblicano assicurano pulizie etniche nei quartieri (le destre parlano di ronde, le sinistre di sentinelle), ma la realtà non per questo svanirà e la realtà è ormai fatta di più appartenenze, più frammenti di culture, religioni: irreversibilmente.
Con questi frammenti le democrazie possono negoziare convivenze basate sul rispetto e la legge comune oppure possono entrare in conflitto anche violento. Le elezioni Usa sono cruciali perché di questo si discute: di odii acquattati negli interstizi del Paese. Di un razzismo che per gli americani è come la pornografia, scrive Bob Herbert sul New York Times: tutti la denunciano, pochi le resistono. Razza e scontro civile sono ottimo combustibile nelle campagne elettorali, così come la sicurezza e lo straniero sono stati ottimi combustibili nel voto italiano.
Oltre che pornografiche, scrive Herbert, queste ossessioni sviano l’attenzione da quel che conta: le guerre fallimentari in Iraq e Afghanistan, il clima, l'economia. Sconnettono più che mai la fantasia e gli spaventi dalla realtà. Bloccano la conversazione post-razziale che Obama invoca fra neri e bianchi.
Una delle cose fondamentali che ha detto il reverendo concerne quella che ha chiamato, in due interviste del 25 e 28 aprile, Chiesa invisibile. Quando i cittadini d'una nazione non vogliono vedere la realtà, quando immaginano soluzioni semplici e la complessità diviene loro insopportabile, quando nascondono a se stessi le proprie responsabilità, il rancore e il risentimento dei discriminati e degli ultimi si rifugia in luoghi che si estraniano dalla pòlis, facendosi invisibili: opachi a chi non vuol capire, correggere. Opachi specialmente a chi per mestiere dovrebbe esplorare l’inesplorato: stampa, televisione. La Chiesa nera invece di esser esplorata è divenuta Chiesa Invisibile: scuro monolito, impaurente. L'invisibilità offre scudi e lance, offre covi più che luoghi d'incontro. L'Islam integralista in Francia è cresciuto in scantinati adibiti al culto, non nelle moschee visibili dove aleggiano forse pensieri ostili ma almeno c'è luce. In Europa e Italia pensiamo di tenere a bada i risentimenti dell'Islam, vietandogli le moschee come a Bologna. Più le vietiamo, più l'Islam europeo si trasformerà, anch'esso, in Chiesa Invisibile. Il reverendo Wright provoca pericolosamente, con gesti trasgressivi che rovinano la trasgressione sostanziale di Obama. Difende le parole antisemite dette vent’anni fa da Farrakhan, leader nero della Nazione dell'Islam. Sostiene che l'Aids fu inoculato negli afro-americani per sfinirli. Afferma che i governi Usa si sono tirati addosso, con azioni terroriste, l'11 settembre. In un primo tempo Obama ha respinto questi estremismi, senza però demonizzare il reverendo ma cercando di convincere chi lo segue ad avere una visione dell'America meno maledicente, soprattutto meno statica. È accaduto in uno dei più memorabili discorsi, quello di Filadelfia del 18 marzo. È stato il momento in cui il candidato era più forte: lo era perché oltrepassava l'ossessione dei mezzi di comunicazione sui gesti provocatori di Wright, non sminuendoli ma narrandone le sorgenti. Disse cose essenziali: che il conflitto razziale veniva esagerato da Wright, ma esisteva. Che la rabbia non risolve alcunché ma esiste, va indagata. Che il rancore nero spiega l'alienazione risentita di tanti bianchi americani, e che anch’essa va capita, resa visibile. Che per risolvere i conflitti occorre complicare e non semplificare, negandoli: «La rabbia non sempre è produttiva; anzi, fin troppo spesso distoglie l'attenzione dalla risoluzione dei problemi reali; ci impedisce di guardare in faccia le nostre responsabilità per la condizione in cui ci troviamo e impedisce alla comunità afro-americana di stringere quelle alleanze di cui ha bisogno per produrre un cambiamento reale. Ma la rabbia è reale; è molto forte; e limitarsi a desiderare che scompaia, condannarla senza comprenderne le radici serve soltanto ad approfondire il solco di incomprensione tra le razze».
Un’altra verità messa in luce da Wright è che nella cultura americana esiste una tradizione nera, affatto diversa da quella europea e bianca. Può dar fastidio, ma tale è la realtà. È vero che le società democratiche sono oggi frantumate, in America come in Europa e Italia, e che alla frantumazione si può rispondere in due modi: immaginando omogeneità inesistenti o accettando la varietà. Una varietà che il reverendo descrive con un’immagine bella: Dio ha creato gli uomini diversi, «come fiocchi di neve». La musica nera, il vivere nero: c'è dell'Africa in questo e Obama è anche questo. La sua scommessa è di superare la divisione, di render visibile non solo quel che è relegato nell'invisibile - ignorato, sprezzato - ma anche quel che ha permesso a un nero di aspirare alla Presidenza. È il tentativo di trasformare gli Stati Uniti in un’«Unione più stretta», ha detto a Filadelfia. È straordinario come certe parole trovino eco negli stati europei. Anch'essi si ripromettono un’Unione sempre più stretta. Anche nelle nostre nazioni urge un’unione più stretta, che eviti ingiustizie, divisioni, conflitti.
Negare la diversità e le radici sociali dei conflitti può aiutare, nelle elezioni. Ma trasforma ciascuno di noi in uomini senza occhi, sconnessi dalla realtà (l’accusa più frequente a Bush è di essere incurious). Genera paura: utile ai demagoghi, non ai riformatori. Il momento più debole della campagna di Obama è venuto dopo Filadelfia, la scorsa settimana, quando ha dovuto rompere brutalmente con il reverendo. Ha dovuto farlo perché attanagliato da una stampa che s'è gettata su Wright come se in lui fosse il demoniaco della campagna. La semplificazione ha vinto, come in Italia, sul complicato e il reale.
È una semplificazione faziosa, inoltre. L'eccitazione contro il reverendo non ha mai colpito gli evangelicali che hanno sostenuto i fallimenti di Bush. Il pastore più vicino a McCain è John Hagee, e le sue parole sono ancora più incendiarie di quelle di Wright. Hagee è convinto che l'uragano Katrina s'è giustamente abbattuto su New Orleans perché la città era, come Gomorra, preda del peccato e dei gay. Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica «grande prostituta di Babilonia». Razzismo, guerra ai diversi, odio dello straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain.
Le destre in Italia e America son convinte di fare battaglie minoritarie: una specie di '68 di destra, contro immaginari establishment di sinistra. In realtà hanno il pieno dominio, e con tanti media complici sognano di assediare tale establishment. Per questo è così importante sapere se Obama, nonostante l'assedio, continuerà a parlare della realtà, trasportando chiese e rancori dall’invisibile al visibile. Chi è visibile impara a sentirsi imputabile, non impunito. Apprende a vivere in un mondo non statico ma in movimento, che si può cambiare e che ci cambia.
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Oltre che pornografiche, scrive Herbert, queste ossessioni sviano l’attenzione da quel che conta: le guerre fallimentari in Iraq e Afghanistan, il clima, l'economia. Sconnettono più che mai la fantasia e gli spaventi dalla realtà. Bloccano la conversazione post-razziale che Obama invoca fra neri e bianchi.
Una delle cose fondamentali che ha detto il reverendo concerne quella che ha chiamato, in due interviste del 25 e 28 aprile, Chiesa invisibile. Quando i cittadini d'una nazione non vogliono vedere la realtà, quando immaginano soluzioni semplici e la complessità diviene loro insopportabile, quando nascondono a se stessi le proprie responsabilità, il rancore e il risentimento dei discriminati e degli ultimi si rifugia in luoghi che si estraniano dalla pòlis, facendosi invisibili: opachi a chi non vuol capire, correggere. Opachi specialmente a chi per mestiere dovrebbe esplorare l’inesplorato: stampa, televisione. La Chiesa nera invece di esser esplorata è divenuta Chiesa Invisibile: scuro monolito, impaurente. L'invisibilità offre scudi e lance, offre covi più che luoghi d'incontro. L'Islam integralista in Francia è cresciuto in scantinati adibiti al culto, non nelle moschee visibili dove aleggiano forse pensieri ostili ma almeno c'è luce. In Europa e Italia pensiamo di tenere a bada i risentimenti dell'Islam, vietandogli le moschee come a Bologna. Più le vietiamo, più l'Islam europeo si trasformerà, anch'esso, in Chiesa Invisibile. Il reverendo Wright provoca pericolosamente, con gesti trasgressivi che rovinano la trasgressione sostanziale di Obama. Difende le parole antisemite dette vent’anni fa da Farrakhan, leader nero della Nazione dell'Islam. Sostiene che l'Aids fu inoculato negli afro-americani per sfinirli. Afferma che i governi Usa si sono tirati addosso, con azioni terroriste, l'11 settembre. In un primo tempo Obama ha respinto questi estremismi, senza però demonizzare il reverendo ma cercando di convincere chi lo segue ad avere una visione dell'America meno maledicente, soprattutto meno statica. È accaduto in uno dei più memorabili discorsi, quello di Filadelfia del 18 marzo. È stato il momento in cui il candidato era più forte: lo era perché oltrepassava l'ossessione dei mezzi di comunicazione sui gesti provocatori di Wright, non sminuendoli ma narrandone le sorgenti. Disse cose essenziali: che il conflitto razziale veniva esagerato da Wright, ma esisteva. Che la rabbia non risolve alcunché ma esiste, va indagata. Che il rancore nero spiega l'alienazione risentita di tanti bianchi americani, e che anch’essa va capita, resa visibile. Che per risolvere i conflitti occorre complicare e non semplificare, negandoli: «La rabbia non sempre è produttiva; anzi, fin troppo spesso distoglie l'attenzione dalla risoluzione dei problemi reali; ci impedisce di guardare in faccia le nostre responsabilità per la condizione in cui ci troviamo e impedisce alla comunità afro-americana di stringere quelle alleanze di cui ha bisogno per produrre un cambiamento reale. Ma la rabbia è reale; è molto forte; e limitarsi a desiderare che scompaia, condannarla senza comprenderne le radici serve soltanto ad approfondire il solco di incomprensione tra le razze».
Un’altra verità messa in luce da Wright è che nella cultura americana esiste una tradizione nera, affatto diversa da quella europea e bianca. Può dar fastidio, ma tale è la realtà. È vero che le società democratiche sono oggi frantumate, in America come in Europa e Italia, e che alla frantumazione si può rispondere in due modi: immaginando omogeneità inesistenti o accettando la varietà. Una varietà che il reverendo descrive con un’immagine bella: Dio ha creato gli uomini diversi, «come fiocchi di neve». La musica nera, il vivere nero: c'è dell'Africa in questo e Obama è anche questo. La sua scommessa è di superare la divisione, di render visibile non solo quel che è relegato nell'invisibile - ignorato, sprezzato - ma anche quel che ha permesso a un nero di aspirare alla Presidenza. È il tentativo di trasformare gli Stati Uniti in un’«Unione più stretta», ha detto a Filadelfia. È straordinario come certe parole trovino eco negli stati europei. Anch'essi si ripromettono un’Unione sempre più stretta. Anche nelle nostre nazioni urge un’unione più stretta, che eviti ingiustizie, divisioni, conflitti.
Negare la diversità e le radici sociali dei conflitti può aiutare, nelle elezioni. Ma trasforma ciascuno di noi in uomini senza occhi, sconnessi dalla realtà (l’accusa più frequente a Bush è di essere incurious). Genera paura: utile ai demagoghi, non ai riformatori. Il momento più debole della campagna di Obama è venuto dopo Filadelfia, la scorsa settimana, quando ha dovuto rompere brutalmente con il reverendo. Ha dovuto farlo perché attanagliato da una stampa che s'è gettata su Wright come se in lui fosse il demoniaco della campagna. La semplificazione ha vinto, come in Italia, sul complicato e il reale.
È una semplificazione faziosa, inoltre. L'eccitazione contro il reverendo non ha mai colpito gli evangelicali che hanno sostenuto i fallimenti di Bush. Il pastore più vicino a McCain è John Hagee, e le sue parole sono ancora più incendiarie di quelle di Wright. Hagee è convinto che l'uragano Katrina s'è giustamente abbattuto su New Orleans perché la città era, come Gomorra, preda del peccato e dei gay. Sostiene la necessità di un grande Israele, perché lì tornerà Gesù. Chiama la Chiesa cattolica «grande prostituta di Babilonia». Razzismo, guerra ai diversi, odio dello straniero: questi gli ingredienti delle sue prediche. Ma nessuno, nella stampa mondiale, si sogna di connetterli a Bush e McCain.
Le destre in Italia e America son convinte di fare battaglie minoritarie: una specie di '68 di destra, contro immaginari establishment di sinistra. In realtà hanno il pieno dominio, e con tanti media complici sognano di assediare tale establishment. Per questo è così importante sapere se Obama, nonostante l'assedio, continuerà a parlare della realtà, trasportando chiese e rancori dall’invisibile al visibile. Chi è visibile impara a sentirsi imputabile, non impunito. Apprende a vivere in un mondo non statico ma in movimento, che si può cambiare e che ci cambia.
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sabato 3 maggio 2008
giornalisti uccisi. Giornata mondiale
si ricordano i giornalisti uccisi in Italia, in Russia, nel mondo.
Non mi è sembrato di sentire dei giornalisti uccisi dagli americani in Irak ed Afghanistan e da Israele per evitare testimoni scomodi ed imporre una informazione embedded
pietro ancona
Non mi è sembrato di sentire dei giornalisti uccisi dagli americani in Irak ed Afghanistan e da Israele per evitare testimoni scomodi ed imporre una informazione embedded
pietro ancona
sconffitta
sconfitta in Inghilterra
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Il modello Blair è fallito in Italia ed in Inghilterra. Il
travestimento liberista del socialismo non salva dalla catastrofe di
un elettorato di sinistra travolto dalla globalizzazione e privo di
punti di riferimento e di resistenza.
Bisogna ricominciare dal socialismo. Dalla tanto
disprezzata "ideologia"
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Il modello Blair è fallito in Italia ed in Inghilterra. Il
travestimento liberista del socialismo non salva dalla catastrofe di
un elettorato di sinistra travolto dalla globalizzazione e privo di
punti di riferimento e di resistenza.
Bisogna ricominciare dal socialismo. Dalla tanto
disprezzata "ideologia"
diagnosi preimpianto e obiettori
leggo sul Corriere che i medici cattolici si accingono a boicottare le decisioni ministeriali sulla diagnosi pre-impianto.
L'uso dell'obiezione di coscienza per i medici introdotto purtroppo dalla 194 si estende oramai a tutti i campi in cui la Chiesa Cattolica mette un veto di carattere religioso e riguarda non solo i medici ma anche i farmacisti.
Si tratta, a mio parere, di un uso illecito che disattende obblighi derivanti da precise disposizioni di legge e dal rapporto di lavoro o di attività di vendita dei farmaci.
A mio modesto parere un medico che si rifiuta, in una struttura pubblica,
a compiere un'assistenza assolutamente legale dovrebbe essere sanzionato. In Sicilia l'obiezione all'aborto è tale che è diventato difficilissimo ottenere assistenza da un ospedale.
Giuristi democratici dovrebbero impugnare l'articolo della 194 che consente l'obiezione presso la Corte Costituzionale non evidenti motivi di
lesione dei diritti delle persone e del rapporto di lavoro.
Pietro Ancona
L'uso dell'obiezione di coscienza per i medici introdotto purtroppo dalla 194 si estende oramai a tutti i campi in cui la Chiesa Cattolica mette un veto di carattere religioso e riguarda non solo i medici ma anche i farmacisti.
Si tratta, a mio parere, di un uso illecito che disattende obblighi derivanti da precise disposizioni di legge e dal rapporto di lavoro o di attività di vendita dei farmaci.
A mio modesto parere un medico che si rifiuta, in una struttura pubblica,
a compiere un'assistenza assolutamente legale dovrebbe essere sanzionato. In Sicilia l'obiezione all'aborto è tale che è diventato difficilissimo ottenere assistenza da un ospedale.
Giuristi democratici dovrebbero impugnare l'articolo della 194 che consente l'obiezione presso la Corte Costituzionale non evidenti motivi di
lesione dei diritti delle persone e del rapporto di lavoro.
Pietro Ancona
mercoledì 30 aprile 2008
Paura e razzismo
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: silvano.stoppa@poste.it
Cc: lettere@corriere.it
Sent: Wednesday, April 30, 2008 9:23 AM
Subject: troppo buonismo
Se la sinistra ha perso è perchè ha fatto l'esatto contrario di quello che lei dice. Ferrero, Ministro della Solidarietà, si è recato a Padova a festeggiare la deportazione degli abitanti di Via Anelli e Veltroni ha chiesto ed ottenuto un decreto razziale a tamburo battente subito dopo l'omicidio della signora Reggiani mentre tutti i Sindaci PD hanno fatto a gara con i leghisti a chi la sparava più grossa contro i rom-.
Credo che l'avere ridotto la politica della sinistra ad una mucillagine della ideologia della destra assecondandone la campagna di spargimento a pieni mani della paura
abbia nuociuto alla sinistra che avrebbe dovuto difendere con assai più determinazione e senza cedimenti la civiltà del diritto ed una giusta politica di accoglienza degli stranieri.
Altro che buonismo!
La sinistra avrebbe dovuto proporre una legge di protezione degli immigrati dalle pretese di sfruttamento sessuale e dalla riduzione in vera e propria schiavitù dai datori di lavoro famelici profittatori della condizione di bisogno dei loro sottoposti.
Cari saluti.-
Pietro Ancona
Mercoledi' 30 Aprile 2008
(lettera al Corriere)
Troppo buonismo
Se la sinistra ha perso le elezioni politiche e se Rutelli non sarà sindaco di Roma, è perché i politici di quell'area non hanno capito che la questione principale per la gente comune è la sicurezza delle proprie città, del proprio Paese. Sarebbe veramente utile finirla con questo buonismo o pietismo da quattro soldi. Alcuni rappresentanti politici non hanno ancora capito che gli italiani non ne possono più di vedere campi nomadi sporchi e colmi all'inverosimile di persone che sopravvivono rubando. La sinistra, e non solo, deve finalmente comprendere che se uno straniero rapina una persona, il problema è il derubato e non il povero rumeno o l'extracomunitario che ruba perché è senza lavoro.
Silvano Stoppa, | silvano.stoppa@poste.it
From: pietroancona@tin.it
To: silvano.stoppa@poste.it
Cc: lettere@corriere.it
Sent: Wednesday, April 30, 2008 9:23 AM
Subject: troppo buonismo
Se la sinistra ha perso è perchè ha fatto l'esatto contrario di quello che lei dice. Ferrero, Ministro della Solidarietà, si è recato a Padova a festeggiare la deportazione degli abitanti di Via Anelli e Veltroni ha chiesto ed ottenuto un decreto razziale a tamburo battente subito dopo l'omicidio della signora Reggiani mentre tutti i Sindaci PD hanno fatto a gara con i leghisti a chi la sparava più grossa contro i rom-.
Credo che l'avere ridotto la politica della sinistra ad una mucillagine della ideologia della destra assecondandone la campagna di spargimento a pieni mani della paura
abbia nuociuto alla sinistra che avrebbe dovuto difendere con assai più determinazione e senza cedimenti la civiltà del diritto ed una giusta politica di accoglienza degli stranieri.
Altro che buonismo!
La sinistra avrebbe dovuto proporre una legge di protezione degli immigrati dalle pretese di sfruttamento sessuale e dalla riduzione in vera e propria schiavitù dai datori di lavoro famelici profittatori della condizione di bisogno dei loro sottoposti.
Cari saluti.-
Pietro Ancona
Mercoledi' 30 Aprile 2008
(lettera al Corriere)
Troppo buonismo
Se la sinistra ha perso le elezioni politiche e se Rutelli non sarà sindaco di Roma, è perché i politici di quell'area non hanno capito che la questione principale per la gente comune è la sicurezza delle proprie città, del proprio Paese. Sarebbe veramente utile finirla con questo buonismo o pietismo da quattro soldi. Alcuni rappresentanti politici non hanno ancora capito che gli italiani non ne possono più di vedere campi nomadi sporchi e colmi all'inverosimile di persone che sopravvivono rubando. La sinistra, e non solo, deve finalmente comprendere che se uno straniero rapina una persona, il problema è il derubato e non il povero rumeno o l'extracomunitario che ruba perché è senza lavoro.
Silvano Stoppa, | silvano.stoppa@poste.it
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