lunedì 4 ottobre 2010

Salviamo l'Avanti! dal fango berlusconiano

suggerisco ai socialisti ed alla sinistra italiana tutta di fare un sit in di protesta sotto la sede dell'Avanti! in Roma Via del Corso 117 (la stessa Via dove aveva sede il glorioso Partito di Pietro Nenni). Bisognerebbe andarci con manifesti che riproducano alcune delle prime pagine del giornale che hanno commentato il tormentato percorso di crescita della democrazia italiana. Non rassegniamoci al fango che copre un giornale che fu diretto da Riccardo Lombardi.

domenica 3 ottobre 2010

la contestualizzazione di Monsignor Fisichella Commissario Vaticano del Parlamento italiano

la contestualizzazione invocata da monsignore Fisichella.
Ha detto ai credenti stupidotti che ritengono peccato offendere Dio bestemmiandolo che la bestemmia di Silvio va considerata nel "contesto" di tutti i favori che Silvio fa al Vaticano a cominciare dai miliardi dell'otto per mille truffaldino, le esenzioni Ici, i ventiseimila insegnanti di religione, gli oratori, il blocco della legge per le unioni di fatto, per la fecondazione artificiale,il collaborazionismo contro il diritto all'aborto negli ospedali pubblici, etc...etcc..etc....
Vi andate a formalizzare per una piccola bestemmia contro Dio del nostro Benefattore e Complice? Siate politici: "contestualizzate"
Mostra tuttoLa bacchettata di Vaticano e vescovi Ma Fisichella assolve Silvio: «Le parole vanno contestualizzate
www.ilgiornale.it
RomaComera prevedibile, la barzelletta su Rosy Bindi raccontata un anno fa da Berlusconi a un gruppo di militari impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo ha provocato una serie di reazioni critiche, soprattutto in ambienti cattolici. Ma fra tante «pie bacchettate», è arrivata anche...

sabato 2 ottobre 2010

Venti anni dalla caduta del muro di Berlino: Nostalgia

A venti anni dalla caduta del Muro di Berlino i tedeschi dell'Est rimpiangono a calde lacrime il comunismo ed il loro Presidente Honecker processato dal capitalismo e trattato come criminale (come si usa fare con tutti coloro che non sono ideologicamente con l'imperialismo Usa). Si rimpiange la coesione sociale. Il fatto che un dirigente non guadagnasse quanto 600 dei suoi dipendenti e che tutti avevano la certezza di una vita serena ed assistita. Se oggi i tedeschi dell'Est potessero esprimersi con un referendum tornerebbero indietro di venti anni!
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=438

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GERMANIA: VENTI ANNI FA LA RIUNIFICAZIONE
di Roberto Caracciolo
BERLINO - Venti anni dopo la Riunificazione tedesca, la Germania ha fatto progressi enormi nell'integrazione tra gli ex Land dell'Est e dell'Ovest: tuttavia, l'unita' del Paese rimane un concetto molto soggettivo, mentre i profondi cambiamenti strutturali hanno portato a un lento ma inesorabile esodo verso le regioni occidentali. E secondo le previsioni, in futuro questo trend e' destinato a continuare. La Germania celebra il 20/o anniversario della Riunificazione il prossimo 3 ottobre.
Per la cancelliera tedesca Angela Merkel, la liberta' conquistata il 3 ottobre 1990 ha un valore ''inestimabile'', ma molti giudicano i progressi fatti dalla Germania nelle ultime due decadi utilizzando il metro dell'economia. E visto in questa prospettiva, il Paese ha ancora molta strada da fare, anche se tanto e' stato fatto. Giovedi' scorso, la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che i tedeschi devono continuare a pagare la cosiddetta 'tassa di solidarieta' (meglio conosciuta come 'Soli'), imposta nel 1995 per finanziare i costi della ricostruzione dell'ex Germania dell'Est.
Questa tassa porta nelle casse dello Stato circa 12 miliardi di euro all'anno e grazie a questi fondi tutte le citta' dell'ex Repubblica federale tedesca (Rdt) hanno ricevuto un radicale 'lifting'. Ma ancora oggi il reddito dei tedeschi che vivono in queste regioni e' solo il 70-80% di quello dei loro concittadini nei Land piu' ricchi a Ovest del Paese. Ma non solo: secondo le statistiche piu' recenti, al luglio scorso la disoccupazione nell'Est era all'11,5%, quasi il doppio rispetto al 6,6% dell'Ovest. L'ex Rdt, quindi, e' ancora per il governo quella sorta di buco nero che era negli anni successivi alla caduta del Muro, tanto che oggi il 50% degli 80 miliardi di euro di sussidi allo sviluppo trasferiti ogni anno dall'Ovest all'Est finisce proprio nel welfare. Non sorprende, quindi, che dal 1990 a oggi circa 1,6 milioni di persone si siano trasferite dall'Est all'Ovest del Paese in cerca di lavoro. Un trend, questo, che sembra destinato a continuare: nel 2030 gli abitanti dell'ex Germania dell'Est saranno 11 milioni rispetto agli attuali 13 milioni, per scendere ulteriormente a quota 8,2 milioni nel 2060.
La cancelliera tedesca Angela Merkel riconosce queste differenze, ma preferisce soffermarsi sul traguardo della liberta' individuale. ''E' chiaro che guardando ai dati mensili sul mercato del lavoro emergono ancora differenze strutturali tra le nuove e le vecchie regioni'', ha detto ieri nel corso di un'intervista all'agenzia stampa Dpa. Tuttavia, ha aggiunto, "per tutti i tedeschi il vantaggio enorme e' poter vivere in uno Stato democratico libero e in pace con gli stati vicini''. E poi: ''Questo succede per la prima volta nella storia della Germania e per me ha un valore inestimabile''. Ma il processo di integrazione dei cosiddetti 'nuovi Land', come li definisce la stessa Merkel, ha portato anche a una riconfigurazione del panorama politico del Paese, che ha visto soprattutto la nascita e l'ascesa della sinistra radicale (Die Linke).
Nata dalla fusione del Pds (erede dell'ex partito comunista della Germania orientale) con i fuoriusciti dalla Spd, la Linke esprime i malumori dei cittadini dell'ex Est, e' al governo in due Land (Berlino e Brandeburgo) e alle politiche del 2009 ha ottenuto il 10,7% dei voti. E l'affermazione di questo partito, secondo alcuni commentatori, ha intensificato le divisioni culturali tra i cittadini dell'Ovest e dell'Est del Paese. Forse e' anche per questo che, secondo un recente sondaggio dell'Istituto di scienze sociali di Berlino-Brandeburgo, l'11% dei tedeschi dell'ex Germania dell'Ovest vorrebbe che il Muro fosse ricostruito e un terzo e' convinto che la riunificazione del Paese abbia portato loro piu' svantaggi che vantaggi. Ma non solo: nel complesso, il 56% dei cittadini a livello nazionale ritiene che ci siano ancora grosse differenze tra l'Est e l'Ovest del Paese e solo il 24% e' soddisfatto dell'attuale stato della democrazia in Germania.



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Le vittime della Cisl

Le vittime della Cisl

Le parole più pesanti sono quelle dell'Avvenire, quotidiano cattolico portavoce dei vescovi che parla di sede Cisl "assaltata" da "un manipolo di facinorosi " e di guerriglia a senso unico. Una vera e propria manipolazione della verità perchè la sede Cisl di Livorno non è stata assaltata ma soltanto fatta segno ad un serrato lancio di uova e di palloncini pieni di acqua colorata. Qualcuno aggiunge le pietre ma la presenza di queste deve essere provata . Non c'erano pietre!
In Sicilia si dice che quando qualcuno "avi u carboni vagnatu", cioé ha la coscienza sporca, si aspetta davvero il peggio e grida fingendosi spaventato anche dinanzi a innocue manifestazioni di dissenso. Per il petardo tirato da Rubina a Bonanni si è parlato di intenzione di uccidere, il leader della Cisl ha detto di aver temuto per la sua vita, il ministro Sacconi ha mugugnato per il mancato arresto della giovane contestatrice e tuttora si lamenta del "perdonismo". Non bisogna perdonare niente a nessuno! Bisogna essere durissimi con tutti specialmente con coloro che contestano gli Oligarchi e le istituzioni che
galleggiano ed ingrassano in una realtà sociale intrisa di disperazione, di infelicità, di terrore per un futuro sempre più incerto.
Oggi tutta la stampa italiana grida scandalizzata contro i metalmeccanici di Livorno che hanno protestato contro un abuso di potere. Un accordo che li priva di diritti e salario perpetrato in un ambigua temperie giuridica senza certezza di regole. Gli obiettivi dei lai e degli alti strilli dei pennivendoli sono orientati ad un tentativo di criminalizzazione della Fiom (la stampa di Torino), di richiesta di ulteriori prese di distanza della CGIL dai reprobi massimalisti, di un baubau di terrorismo prossimo venturo.
E qui la storia di Livorno si congiunge con quella del direttore di "Libero". Maroni dichiara che si aspetta il peggio, che avremo altri tentativi di omicidio di esponenti della Nomenclatura, ed ha già provveduto a rafforzare la scorta a Belpietro. L'Italia è un paese in cui la polizia viene usata alla grande per la protezione di personaggi dell'establischmen. Non c'è paese in Europa in cui si vedano i politici circondati da ridicole folle di agenti di protezione. Una classe dirigente che ostenta la scorta come status simbol e se ne serve come barriera di separazione dalla gente comune.
Siamo alla Milano di Manzoni in cui ogni Don Rodrigo ha un gruppo di bravi che bivacca nella corte di casa. Solo che qui i Don Rodrigo sono davvero diventati tanti e tutto il mondo guarda stupefatto il Bel Paese in cui sfrecciano cortei di lussuosissime automobili blindate piene di agenti al seguito dei potenti politici. Lo Stato è una specie di massaria al servizio degli Oligarchi e le guardie sono i loro campieri. .
In effetti, i metalmeccanici di Livorno ed i loro colleghi di tutta Italia sono vittime della Cisl e dell'Uil, vittime di una prepotenza mafiosa: la firma di un contratto di lavoro che non è valido soltanto per gli aderenti alla Cisl ed Uil (che sono una minoranza), ma vige per tutta la categoria, per i quasi due milioni di metalmeccanici. Questo contratto è stato firmato ed imposto senza un referendum degli interessati. La Confindustria e la Fiat che sono stati tanto solerti ad imporre il referendum a Pomigliano d'Arco sperando in un plebiscito in loro favore, si guardano bene dal sottoporre questo contratto a verifica. Esercitano una violenza mafiosa che produce un terribile danno morale, economico e giuridico ai lavoratori. Questi non hanno alcun modo di reagire anche perchè il governo che dovrebbe garantire l'imparzialità e dovrebbe impedire le forzature sta dalla parte della Confindustria e della Cisl ed Uil. Ha elaborato la teoria della complicità delle sigle ai danni dei lavoratori e di chi non ci sta. Chi si oppone è estremista e non è patriottico. In Parlamento non esiste un solo gruppo disposto a stare dalla parte della ragione e dei lavoratori. L'opposizione del PD è confindustrialista e patriottica disposta solo a rimproverare chi protesta. "Ma che andate cercando con questi chiari di luna"? "Non sapete che il vostro comportamento scoraggia gli investitori stranieri e nostrani che preferiscono la Serbia o la Tunisia"? Anche gli Oligarchi del PD pressano la Fiom e vorrebbero che accettasse le deroghe al ccnl e che rinunziasse ai grilli che ha per la testa.....
Colpisce l'attiva partecipazione della Chiesa al processo sempre più veloce di riduzione dei diritti dei lavoratori italiani. Il Papa in persona avevano esortato i giovani a non pensare al posto fisso ma a cercare in Dio la consolazione della loro vita. A Genova il Cardinale Bagnasco ha benedetto l'accordo tra la Confindustria e la CGIL per un recupero dell'unità sindacale e della collaborazione con il padronato così come oggi vuole il governo. Insomma una adesione della CGIL alla dottrina della complicità antioperaia che Sacconi ha portato avanti con Cisl ed Uil e che avrà un momento significativo nel prossimo accordo che sostituirà lo Statuto dei Lavoratori con una roba gradita al padronato italiano.
E' vero che in Italia c'è molta violenza. E' la stessa che ha spinto Vincenzo a suicidarsi a Castellamare dopo mesi di mancanza di reddito, dopo aver lasciato a casa i figli digiuni. E' la violenza di Berlusconi e della destra italiana contro i professori messi sulla colonna infame del parassitismo e del clientelismo e licenziati a diecine di migliaia. E' la violenza del miserabile reddito di quindici milioni di famiglie a meno di mille euro mensili. E' la violenza di ritmi di sfruttamento che producano quattro morti al giorno ed una quantità infinita di feriti, mutilati, malati. E' la violenza di un fascismo sociale al quale partecipano quasi tutti i sindacati che impone giorno dopo giorno, accordo dopo accordo la rinunzia a diritti conquistati o dovuti per legge. Lavoro contro Diritti! Se vuoi guadagnarti il pane devi sottostare alle condizioni che decidiamo noi!
La CGIL dovrebbe riflettere sulla sortita della parte più combattiva del corteo di Livorno
e capire che la sua adesione al collaborazionismo filopadronale farà contento Bersani e Letta, ma crea un vuoto pericoloso. La gente si sente sola senza sindacato e senza partito.
Si sente in balia di una realtà sempre più dura ed infame. Mentre in Francia, in Spagna ed in Grecia i lavoratori combattono inquadrati dai loro sindacati, in Italia sono costretti a staccarsi da un corteo per fare giungere ai giornali la loro protesta contro l'aggressione sociale che stanno subendo. Giornali che li mettono subito in graticola e ne fanno potenziali terroristi di domani. Quando a sinistra si crea un vuoto, nel vuoto si sviluppa una spirale di disperazione e di odio. Io spero che si sviluppi un sindacato del tutto nuovo ma che sia la copia esatta di ciò che era la CGIL di Di Vittorio, Novella, Santi, Foa. Io spero che questi sindacati felloni e complici del padronato vengano ripudiati e privati della fiducia che i lavoratori hanno avuto per loro.

Pietro Ancona
già sindacalista CGIL, già membro CNEL

la rupe tarpea del leghista

la rupea Tarpea evocata dall'ineffabile "professore" leghista per i disabili è riferimento storico sbagliato. I bambini, non dichiarati idonei a vivere da una apposita commissione di spartani, venivano precipitati dal monte Taigete, situato appunto nei pressi di Sparta.

La Rupe Tarpea veniva "usata"per i traditori e prende nome da una fanciulla romana che, per amore di un sabino aprì le porte dell'Urbe al nemico.

A volere essere patriottici bisognerebbe precipitarvi il professore ed i suoi amici che anelano a rinnegare la cittadinanza italiana per quella padana. Ma noi non siamo così severi e vendicativi: ci accontentiamo dal professore che ci faccia giuste citazioni nelle sue metafore razziste e che non metta più piede nelle scuole italiane a diffondere i suoi veleni.

Pietro Ancona

appello per la salvezza dell'Avanti!

Aderisco all'appello per la salvezza della testata dell'Avanti! Giornale glorioso che io ho diffuso negli anni della mia giovinezza legato agli ideali della civiltà socialista ma oggi caduto nelle mani di faccendieri ed adoperato per sozze operazioni di dossieraggio al servizio del Presidente del Consiglio



Pietro Ancona da Palermo



venerdì 1 ottobre 2010

Un appello per la tutela della testata dell'Avanti! è stato firmato da un folto gruppo di personalità, fra cui Antonio Ghirelli, Ugo Intini, Giovanni Pieraccini, tutti e tre in diverse epoche direttori del quotidiano socialista; il direttore di Mondoperaio Luigi Covatta; il direttore de Le ragioni del socialismo Emanuele Macaluso; il presidente della Fondazione socialismo Gennaro Acquaviva; il presidente della Fondazione Nenni Giuseppe Tamburrano; il presidente della Fondazione Di Vagno Gianvito Mastroleo e inoltre Massimo Bordin, Luciano Cafagna, Luigi Capogrossi, Simona Colarizi, Fabio Fabbri, Rino Formica, Paolo Franchi, Gustavo Ghidini, Lelio Lagorio, Guido Martinotti, Enzo Mattina, Cesare Pinelli, Paolo Pombeni, Giorgio Rebuffa, Michele Salvati Giulio Sapelli e Massimo Teodor

iDiamo di seguito il testo dell'appello e l'elenco dei firmatari.

In questi giorni l'Avanti! è tornato all'onore delle cronache. Non sempre, però, l'onore delle cronache corrisponde all'onore di una testata. Non in questo caso, dato il contesto ambiguo in cui di essa si è parlato.La testata dell'Avanti! è indissolubilmente legata, nella buona e nella cattiva sorte, alla storia del partito socialista. Perfino Benito Mussolini, uno dei suoi direttori più popolari, quando si trovò in dissenso con la linea del partito sentì il dovere di fondare un altro giornale.Alla storia del partito socialista, e della sua cattiva sorte, è legata anche la grottesca vicenda per cui oggi, accanto ad un settimanale che si chiama Avanti! della domenica, e che è l'organo ufficiale del Partito socialista italiano, viene contemporaneamente pubblicato un quotidiano che si chiama L'Avanti!, diretto da Valter Lavitola, entrambi con la stessa grafica adottata dal giornale socialista fin dal 1896.Noi non sappiamo perchè coloro che hanno l'obbligo di tutelare un'antica e gloriosa testata non lo abbiano finora fatto, né ci interessano i cavilli che eventualmente giustificano questa incredibile inerzia. Sappiamo però che questo scandalo deve finire, e ci rivolgiamo a tutti coloro che ne hanno titolo perchè operino a questo fine, impegnandoci da parte nostra ad assumere in ogni sede tutte le iniziative al riguardo.



Gennaro Acquaviva, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Alberto Benzoni, Roberto Biscardini, Marco Boato, Massimo Bordin, Domenico Cacopardo, Luciano Cafagna, Luigi Capogrossi, Simona Colarizi, Luigi Covatta, Carlo Correr, Edoardo Crisafulli, Nino d'Ambra, Danilo Di Matteo, Carlo D'Ippoliti, Fabio Fabbri, Rino Formica, Federico Fornaro, Paolo Franchi, Antonio Funiciello, Gian Biagio Furiozzi, Marco Gervasoni, Gustavo Ghidini, Antonio Ghirelli, Ugo Intini, Lelio Lagorio, Pia Locatelli, Emanuele Macaluso, Guido Martinotti, Biagio Marzo, Gianvito Mastroleo, Enzo Mattina, Corrado Ocone, Bruno Pellegrino, Giovanni Pieraccini, Cesare Pinelli, Carmine Pinto, Paolo Pombeni, Giorgio Rebuffa, Mario Ricciardi, Stefano Rolando, Alessandro Roncaglia, Gianfranco Sabattini, Michele Salvati, Giulio Sapelli, Giovanni Scirocco, Carlo Sorrentino, Giuseppe Tamburrano, Massimo Teodori.

venerdì 1 ottobre 2010

Ecuadar: (latino-americana di Giannì Minà)

ULTIME NOTIZIE DALL'ECUADOR!



Colpo di stato in Ecuador: l’America latina integrazionista è più forte del gollismo

“Chi ha versato il sangue di compatrioti sappia che non dimenticheremo né perdoneremo”. E’ questo un passaggio non banale del discorso di Rafael Correa davanti a migliaia di sostenitori dopo 11 ore di sequestro in un ospedale della polizia e dopo essere stato liberato solo da un blitz dell’esercito. In queste parole c’è il seme dell’America latina nuova, che non abbassa più la testa e non ha più paura di processare i criminali e oggi, non bastano certo le declamazioni ma centinaia di violatori di diritti umani e stupratori della democrazia in carcere lo testimoniano- il cancro dell’impunità.
Ma, al di là delle parole, Rafael Correa ha già vinto la propria sfida. Ha sfidato i golpisti invitandoli a sparare, ad ucciderlo se ne avevano il coraggio. Quindi, per 11 ore, i golpisti avevano preteso che il presidente umiliasse se stesso e la Costituzione dell’Ecuador accettando di trattare, barattando la sua incolumità personale con la rinuncia sostanziale a quel progetto di un nuovo Ecuador dove tutti fossero cittadini. Ma Correa non ha chinato la testa e, a quel punto, il blitz, anticipato di due ore da Giornalismo partecipativo, è apparso l’unica soluzione.
Gli avvenimenti di Quito, dopo l’ennesima settimana di demonizzazione dell’America latina integrazionista da parte dei grandi media mondiali, rimettono in maniera chiara come il sole, per chiunque sia in buona fede, le cose al loro posto. Come ha affermato nella notte il Presidente brasiliano Lula ancora una volta è stato testimoniato che non è la sinistra ad attentare alla democrazia in America latina. La sinistra, i governi integrazionisti che stanno riscattando il Continente dalla notte neoliberale, sono la democrazia in America latina. Lula stesso e Dilma Rousseff, Hugo Chávez, Cristina Fernández, Rafael Correa, Pepe Mujica, Evo Morales, perfino Cuba, per quanti errori possano aver compiuto e continueranno a compiere, stanno dalla parte dei popoli che vogliono riprendersi la storia, vogliono una vita più dignitosa e stanno ridando un senso a parole d’ordine in Europa dimenticate come uguaglianza e giustizia sociale.
E’ invece la destra ad attentare sempre alla democrazia in America latina, come ha dimostrato in Venezuela, in Honduras, in Ecuador con i colpi di stato e in in Bolivia col secessionismo, partendo da quello strumento goebblesiano che in tutti i paesi prende la forma del complesso mediatico commerciale.
E’ sotto gli occhi di tutti quanto è avvenuto questa settimana.I media commerciali di tutto il continente, ma anche europei ed italiani, si sono dedicati sistematicamente a demonizzare i governi democratici di Brasile e Venezuela. Il primo, con all’attivo forse il più positivo bilancio al mondo perfino in termini di crescita capitalista dal 2003 in avanti, il secondo che ha appena vinto con maggioranza assoluta le elezioni parlamentari, sono stati costantemente sotto tiro. Nel caso venezuelano la vittoria è stata ridicolamente e sistematicamente presentata come una sconfitta e una campana a morto per il governo bolivariano. Anche sull’Ecuador i disinformatori sono al lavoro: “tranquilli non è un golpe” hanno sviato tutto il giorno e anche adesso occultano evidenze, testimonianze e prove per presentare il complotto come un semplice conflitto sindacale sfuggito di mano per focosità naturale (sic) delle popolazioni andine.
Conflitto sindacale un corno! Le parole e i fatti devono avere ancora un senso, anche per chi di mestiere lavora sempre per edulcorare. Il presidente è stato malmenato, colpito con gas lacrimogeni, infine sequestrato per 11 ore in un’ospedale all’interno di una caserma, con almeno un tentativo solido di portarlo altrove, frustrato solo perché nel frattempo migliaia di cittadini avevano circondato la caserma, riproducendo per molti versi l’epopea dei giorni dell’aprile 2002 in Venezuela, quando il popolo si sollevò contro il golpe riportando Hugo Chávez a Miraflores. Il popolo pacifico che non accetta più la prepotenza è la cifra dell’America latina del XXI secolo. Anche dove la violenza infine trionfa, come è successo in Honduras, nessuno abbassa più la testa.
Ma non è solo il sequestro del presidente, che pure è la prova provata e legale dell’avvenuto colpo di stato, a testimoniare la gravità degli eventi: durante ore sono state sotto controllo golpista le due principali città del paese e i due principali aeroporti del paese sono stati chiusi. Anche in città come Cuenca e Manabi ci sono state manifestazioni di appoggiAggiungi un appuntamento per oggio al golpe, mettendo in piazza quella massa di manovra, gli “studenti di destra”, già visti all’opera in varie parti del Continente, da Santa Cruz in Bolivia a Caracas, scesi in piazza in appoggiAggiungi un appuntamento per oggio ad un governo civico-militare che per almeno un paio d’ore è sembrato potesse prosperare.
Altrove, invece, la strada è stata presa da civili leali alla Costituzione, in ore di tensione intensa che hanno già fatto cadere le teste del capo della Polizia e, la notizia non è ufficiale ma è stata confermata a Giornalismo partecipativo, del ministro degli Interni Gustavo Jarlkh. La televisione pubblica, altro atto gravissimo, è stata assaltata e ridotta al silenzio per oltre un’ora da elementi sicuramente riconducibili all’ex-presidente fondomonetarista Lucio Gutiérrez. Dov’è la SIP, la società interamericana della stampa (la confindustria degli editori di media latinoamericani), dov’è Reporter Senza Frontiere, così solerti a strapparsi le vesti quando un media commerciale è ricondotto al rispetto delle leggi in Bolivia o in Brasile o in Venezuela e sempre silenziosi quando la libertà di stampa dei media non omologati viene vilipesa? Per ore molti giornalisti sono stati sequestrati nella stessa caserma del presidente e almeno un cameramen è stato gravemente picchiato e la sua telecamera distrutta. Cosa importa…
All’estero la CNN ha impiegato otto ore prima di ammettere che il presidente Rafael Correa si trovasse sotto sequestro. Ammettere il sequestro voleva dire ammettere la rottura dell’ordine costituzionale e quindi il golpe in atto. Strana maniera di lavorare per un canale all-news che deve la sua fortuna al tempismo con il quale dà le notizie. El País di Madrid ha dovuto rinculare e spiegare che c’era stato un sequestro solo quando ha dovuto prendere atto del blitz per porvi fine. Vergogna per un quotidiano che con coraggio si oppose al golpe Tejero un 23 febbraio di troppi anni fa in Spagna! Fondo Monetario Internazionale, destra tradizionale, non solo personaggi come Lucio Gutiérrez ma anche il sindaco di Guayaquil Jaime Nebot erano dietro al tentativo golpista, il simbolo della destra della costa che in Ecuador viene chiamata “pelucones”, parrucconi. Inoltre si moltiplicano le informative che testimoniano come proprio la polizia nazionale ecuadoriana, individuata come punto debole nella lealtà alla Costituzione, sia stata sistematicamente infiltrata e profumatamente corrotta fin dal 2008 dai soliti noti, a partire da USAID.
Ai golpisti è andata male su tutta la linea. I presidenti latinoamericani, escludendo una volta di più Washington, hanno attraversato il continente nella notte per riunirsi a Buenos Aires e mostrarsi uniti come mai. Non facevano eccezione quelli di destra, Juan Manuel Santos, Alan García, Sebastían Piñera, contro il terzo golpe in otto anni nella regione, senta contare altri rumori di sciabole dalla Bolivia al Paraguay. Nel frattempo il governo degli Stati Uniti si limitava a “monitorare” la situazione e, solo quando è stato evidente l’isolamento dei golpisti nel paese e nel continente, è passato dal monitoraggio alla condanna. Far finta di non vedere una regia dietro questa giornata che si conclude con un bilancio di due morti e una settantina di feriti e descrivere gli avvenimenti di Quito come casuali e spontanei è un cosciente atto di disinformazione. Altro che conflitto sindacale!
Sul sito www.gennarocarotenuto.it la cronistoria degli eventi seguita minuto per minuto in diretta.
http://www.giannimina-latinoamerica.it/archivio-notizie/609-colpo-di-stato-in-ecuador-lamerica-latina-integrazionista-e-piu-forte-del-gollismo