Mahmud Darwish:
Ultima sera in terra
"Nell'ultima sera in questa terra ci separiamo dai giorni
dagli arbusti, contiamo le coste che portiamo
e quelle che lasciamo. La'. Nell' ultima sera
diremo addio al nulla, ne' troveremo il tempo della nostra fine
restando ogni cosa in quello stato. Rinnova i nostri sogni il luogo
e gli ospiti. D' un tratto siamo incapaci di fare ironia
poichè il luogo è pronto ad accogliere il nulla.
Qui, nell'ultima sera
colmiamo gli occhi di monti che cingono le nubi. Conquiste e riconquiste
e un tempo antico che a questo tempo nuovo rende le chiavi
delle nostre porte
conquistatori, entrate nelle case, bevete il nostro vino
al ritmo semplice delle muwashshahat
siamo la notte nel suo profondo
e il nulla
alba di un cavaliere giunto nell'ultimo richiamo alla
preghiera
il nostro tè è verde e caldo, bevetelo,
freschi i pistacchi, magiateli,
e i letti verdi del legno di cedro,
cedete al sonno
dopo un lungo assedio, dormite sul piumino dei nostri sogni
le lenzuole sono messe, il profumo alle porte è asperso , e
numerosi specchi
entrate, noi ne usciremo, sino all'ultimo.
E sotto la pelle cercheremo
quel che fu la nostra storia intorno a voi per contrade lontane
e alla fine ci chiederemo:
c'era la Palestina?
Là o laggiù?
sulla terra ... o nella poesia
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domenica 7 febbraio 2010
FINE DI UNA ILLUSIONE
La fine di una illusione
La gravissima scelta del Congresso dell'Idv di appoggiare il discusso ed equivoco sindaco di Salerno nella corsa per la Presidenza della Campania compiuta addirittura per acclamazione da un Congresso voglioso di governo e di stare in maggioranza spegne le speranze di un'alternativa morale e politica al bipolarismo tra simili o addirittura eguali. Nonostante l'avvertimento di De Magistris che votare De Luca significa consegnare la Campania alla camorra ed ai casalesi, le pulsioni profonde del Congresso, alimentate dai segnali lanciati da Di Pietro e da Bersani, hanno travolto tutto e tutti. Avevo visto situazioni simili nei congressi socialisti che di fronte alla prospettiva di acquisire comunque un poco di potere non si curavano nè del come, nè del quando, nè delle cose che bisognava almeno
salvare in una azione di governo. La frase di Di Pietro " di opposizione si può morire" preceduta da
quella sulla piazza che "non basta" conclude malinconicamente una fase della politica italiana in cui
il pungolo dell'IDV era riuscito spesso a trascinare il PD lontano dall'abbraccio mortale con il centro destra e dal pensiero unico. Il merito di tutto questo è anche di Casini e della idea di inaffidabilità che ha generato nel PD che lo voleva alleato. I due forni di Casini che poi è il forno solo della convenienza di potere hanno spinto Bersani a trovare una intesa con Di Pietro, a conquistarlo ideologicamente alla sua teoria e prassi della politica che prevede la ricerca dell'accordo con la maggioranza. Bersani ha commissariato il Congresso IDV. Lo ha seguito dalla prima all'ultima battuta ed è riuscito nel suo disegno. Un Di Pietro "moderato" che appoggia De Luca in Campania e smentisce il malcapitato Genchi per le cose che aveva avuto l'ingenuità di dire sul conto del false flag
di Tartaglia, un Di Pietro che potrebbe confluire nel PD diventa una acquisizione importante
per la stabilizzazione a destra del PD che, a questo punto, potrebbe anche lasciare al loro destino gli
espulsi dal Parlamento comunisti e verdi.
Mi auguro a questo punto che tutte le persone che in qualche modo hanno appoggiato Di Pietro a crescere ed a resistere in questi mesi decidano di compiere una scelta diversa e di collocarsi davvero a sinistra. Micromega, il Fatto, i tanti gruppi che fanno capo a Grillo, il popolo viola e quanti altri hanno ammirato e sostenuto il coraggio con cui Di Pietro si è battuto contro Berlusconi infischiandosene financo delle buone maniere ed ha strattonato lo stesso Presidente della Repubblica richiamandolo alle sue responsabilità di custode della Costituzione debbono prendere atto che il moderatismo italiano ha dominato alla grande il Congresso e che il politicismo di gran parte di coloro che sono arrivati all'IDV soltanto per conquistarvi spazi disponibili chiusi altrove l'ha avuto vinta senza bisogno di combattere tanto.
Pietro Ancona
http://www.repubblica.it/politica/2010/02/06/news/bossi_attacca_l_udc_non_conta_niente-2205484/
La gravissima scelta del Congresso dell'Idv di appoggiare il discusso ed equivoco sindaco di Salerno nella corsa per la Presidenza della Campania compiuta addirittura per acclamazione da un Congresso voglioso di governo e di stare in maggioranza spegne le speranze di un'alternativa morale e politica al bipolarismo tra simili o addirittura eguali. Nonostante l'avvertimento di De Magistris che votare De Luca significa consegnare la Campania alla camorra ed ai casalesi, le pulsioni profonde del Congresso, alimentate dai segnali lanciati da Di Pietro e da Bersani, hanno travolto tutto e tutti. Avevo visto situazioni simili nei congressi socialisti che di fronte alla prospettiva di acquisire comunque un poco di potere non si curavano nè del come, nè del quando, nè delle cose che bisognava almeno
salvare in una azione di governo. La frase di Di Pietro " di opposizione si può morire" preceduta da
quella sulla piazza che "non basta" conclude malinconicamente una fase della politica italiana in cui
il pungolo dell'IDV era riuscito spesso a trascinare il PD lontano dall'abbraccio mortale con il centro destra e dal pensiero unico. Il merito di tutto questo è anche di Casini e della idea di inaffidabilità che ha generato nel PD che lo voleva alleato. I due forni di Casini che poi è il forno solo della convenienza di potere hanno spinto Bersani a trovare una intesa con Di Pietro, a conquistarlo ideologicamente alla sua teoria e prassi della politica che prevede la ricerca dell'accordo con la maggioranza. Bersani ha commissariato il Congresso IDV. Lo ha seguito dalla prima all'ultima battuta ed è riuscito nel suo disegno. Un Di Pietro "moderato" che appoggia De Luca in Campania e smentisce il malcapitato Genchi per le cose che aveva avuto l'ingenuità di dire sul conto del false flag
di Tartaglia, un Di Pietro che potrebbe confluire nel PD diventa una acquisizione importante
per la stabilizzazione a destra del PD che, a questo punto, potrebbe anche lasciare al loro destino gli
espulsi dal Parlamento comunisti e verdi.
Mi auguro a questo punto che tutte le persone che in qualche modo hanno appoggiato Di Pietro a crescere ed a resistere in questi mesi decidano di compiere una scelta diversa e di collocarsi davvero a sinistra. Micromega, il Fatto, i tanti gruppi che fanno capo a Grillo, il popolo viola e quanti altri hanno ammirato e sostenuto il coraggio con cui Di Pietro si è battuto contro Berlusconi infischiandosene financo delle buone maniere ed ha strattonato lo stesso Presidente della Repubblica richiamandolo alle sue responsabilità di custode della Costituzione debbono prendere atto che il moderatismo italiano ha dominato alla grande il Congresso e che il politicismo di gran parte di coloro che sono arrivati all'IDV soltanto per conquistarvi spazi disponibili chiusi altrove l'ha avuto vinta senza bisogno di combattere tanto.
Pietro Ancona
http://www.repubblica.it/politica/2010/02/06/news/bossi_attacca_l_udc_non_conta_niente-2205484/
sabato 6 febbraio 2010
IL BURQA E LA FRANCIA
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Il Burka e la Francia
Senza alcun dubbio esiste una strumentalizzazione della questione Burka della destra italiana ed europea. E' un modo per criminalizzare l'Islam e la diversità culturale. Un volere l'omologazione ai nostri usi e costumi contro la multiculturalità ed il rispetto (non tolleranza) degli altri.
Ciò detto non condivido l'opposizione all'orientamento del Parlamento francese per l'abolizione del Burka. Prima di tutto perchè non credo e non crederò mai che un essere umano ami stare dentro una prigione ambulante che giunge financo a provocare sofferenze fisiche e seri disturbi. Qualcuno ha fatto l'esperienza di vivere per un mese dentro un Burka ricavandone sofferenza psichica e fisica e disturbi assai seri di sinderesi, cioè di relazionamento con il mondo.
L'idea che le donne costrette ad indossare il Burka debbono liberarsene da sole, per loro crescita interiore è del tutto astratta e prescinde dalle condizioni reali. E' giusto che il meglio scacci il peggio e che l'universalità dei valori si fondi con il relativismo delle culture.
I nostri emigranti in America si portarono appresso la loro cultura del delitto d'onore. La soppressione fisica, praticamente impunita, della donna in qualche modo affidata al patrocinio dell'uomo perchè moglie, sorella,parente. Ma in USA vigeva la pena di morte per l'omicidio, per qualsiasi tipo di omicidio, e si guardarono bene dal punire le loro donne come erano usi a fare in Italia
e come fecero praticamente fino al 5 ottobre 1981! Non sono bastate all'Italia trentacinque anni di democrazia regolata da una meravigliosa Carta Costituzionale per abrogarlo prima!
Molte delle terribili leggi feudali furono abolite per intervento esterno. Le guerre napoleoniche ed i Codici introdotti negli Stati creati in Europa a seguito delle conquiste fecero fare un grandissimo balzo in avanti nella tutela dei diritti.
Insomma la contaminazione culturale e l'imposizione esterna di una norma non è detto che siano lesive dell'autonomia che si vorrebbe tutelare con il mantenimento di costrizioni feudali inaccettabili secoli dopo la nascita delle democrazie e del socialismo. Una legge contro l'orrenda pratica delle mutilazioni genitali può forse offendere l'autonomia delle donne? Infine sono convinto che non esiste donna al mondo che voglia vivere prigioniera di un vestito che la tiene separata da tutti. Se si facesse un referendum tra le donne costrette a portare il Burka dubito molto che una sola di loro voterebbe per tenerselo.
Se la Francia laica aiuta con una sua proibizione le donne a liberarsi da una umiliante schiavitù sarà benemerita. In fondo il Burka è una sorta di Harem. Lo scopo è identico: esclusione dal mondo per essere disponibili ad un padrone!
Pietro Ancona
ARTICOLO DEL MANIFESTO DA ME COMMENTATO
05/02/2010
IL BURQA, VELO DELLA COSCIENZA da Antonella Caranese* Daniela Spiga**
La Commissione di studio del Parlamento francese si muove verso il divieto
per le donne di indossare il burqa e il niqab nei luoghi pubblici: presto
una legge potrebbe vietarne l'uso nelle scuole, ospedali, trasporti pubblici
e uffici statali. Il divieto di indossare burqa e niqab per le donne
musulmane è stato invocato dalla maggior parte dei partiti di destra dei
paesi dell'Unione europea, Italia compresa: qui da noi, infatti, la Lega ha
presentato un'analoga proposta di legge, sulla quale la ministra Carfagna si
è espressa immediatamente a favore, così come, in maniera trasversale, molte
donne di destra e di sinistra.
Vietato il burqa, per legge o per decreto: strappiamo, con l’imposizione
normativa, alle immigrate il niqab dalla faccia.
Fuori dalle scuole europee le sottomesse alla religione. Se vogliono stare
nei nostri civilissimi Paesi, che si mettano anche loro microgonna e
push-up, esattamente come facciamo noi, che abbiamo conquistato, sebbene
solo formalmente, la libertà di farci valutare al primo sguardo.
Davvero crediamo così di avere dato “pari opportunità” alle immigrate?
Vietando loro di essere diverse da noi? È autentico questo improvviso,
prepotente e improcrastinabile interesse per l’emancipazione femminile? E
siamo sicure/i che legiferare sul corpo delle donne, come se non
appartenesse alle donne stesse, in quanto persone, ma piuttosto allo Stato e
più precisamente al Governo, sia il modo giusto?
Anche il Consiglio Comunale di Imola si è occupato del tema il 13 gennaio
scorso, a seguito ad una mozione presentata dal Consigliere Mondini (UCD)
che addirittura, da un punto di vista meramente maschile (noi diciamo anche
maschilista) voleva imporre per regolamento di escludere dai benefici
economici comunali le donne che indossano il burqa o il chador oltre che
chiedere l’affissione di un cartello, alle porte della città, inneggiante
alla non disponibilità della nostra città ad accogliere donne velate. In
questo senso abbiamo accolto con favore il dissenso espresso sia dalla
Commissione Pari Opportunità, nella quale si è svolta una discussione ampia
e non condizionata da pregiudizi. sia della maggioranza del Consiglio
comunale, che respinto questa imposizione ideologica, ritenendo di gran
lunga più importante favorire l’autodeterminazione femminile, oltre alla
piena integrazione culturale e sociale delle donne islamiche.
Citando Lidia Ravera “Tutte velate, vuole la Legge Coranica. Tutte svelate,
vuole la Legge Italica. E le donne continuano a venire vestite e spogliate,
obbligate e ricattate, costrette a piegarsi o comandate a ribellarsi”.
Noi vogliamo esprimere la nostra opinione e porre una domanda: ma in tutto
questo inseguirsi di opinioni, tutte assolute e giuste, dove è finito il
rispetto per le donne Afghane? Dove è finito l’obiettivo di risolvere l’oppressione
delle popolazioni afghane e irachene? Il tutto si risolve forse attraverso
le missioni militari, che ci ostiniamo ipocritamente a chiamare di pace?
Siamo sicure, noi donne italiane, di favorire la liberazione delle donne
straniere imponendo loro di mostrarsi senza velo? O viceversa questo è il
modo più semplice di lavarci la coscienza, evitando la fatica della
conoscenza e del confronto, per incoraggiare piuttosto la loro autonoma
affermazione e autodeterminazione?
Noi temiamo che il proibizionismo favorirà l’integralismo religioso delle
donne immigrate che, trovando incomprensibile e offensivo il nostro
intervento normativo, potrebbero marcare la distanza, rifugiandosi nella
loro “perfetta e rassicurante” identità culturale e religiosa.
L’altro timore, ancora più grave, è che i divieti producano segregazione,
con il rischio di donne fisicamente rinchiuse in casa da mariti-padroni che
non accetteranno di far uscire mogli madri sorelle e figlie “svelate”.
Come donne consapevoli e di sinistra, non possiamo limitarci a dare una
risposta semplice ad un problema complesso.
Anche noi riteniamo una inaccettabile violenza l’imposizione del burqa e la
costrizione alla completa velatura del viso.
Ma non crediamo a facili risposte normative. Non vogliamo sentirci con la
coscienza a posto con divieti di cui non è possibile valutare la portata. Né
vogliamo voltare le spalle e disinteressarci del problema.
Le donne migranti, con diverse tradizioni culturali o religiose, devono
essere aiutate, sostenute e difese se e quando vogliano ribellarsi a padri
padroni, ad usanze intollerabili, alla limitazione della loro libertà
personale. Questo richiede un costante lavoro di solidarietà e vicinanza, di
conoscenza reciproca e di difficile confronto.
Solo così le donne si potranno affrancare dai loro oppressori, che
strumentalizzano religione, usi e costumi per perpetrare l’endemico male che
è quello del patriarcato, del maschilismo e del sessismo.
Noi, donne occidentali, abbiamo alle spalle decenni di lotte che hanno
portato alla limitazione del patriarcato, almeno nelle sue componenti più
violente ed impositive, senza peraltro essere ancora riuscite a superarlo
completamente.
Noi, donne occidentali, dobbiamo evitare che le donne ingabbiate nel burqa
passino dalla tutela dei talebani e dei komeinisti a quella dei leghisti,
dalla persecuzione dell’integralismo islamico a quella della presunta
superiorità morale dell’Occidente.
Le donne, tutte, hanno diritto alla autodeterminazione e alla libertà,
religiosa, culturale e di genere.
Ma ricordiamoci che non esistono scorciatoie. E che le donne devono liberare
sé stesse, con l’aiuto di altre donne. Nessuno può arrogarsi il diritto di
farlo al loro posto, senza il loro coinvolgimento e la loro condivisione.
* responsabile questioni di genere
** responsabile migranti Federazione PRC-SE di Imola
From: pietroancona@tin.it
Il Burka e la Francia
Senza alcun dubbio esiste una strumentalizzazione della questione Burka della destra italiana ed europea. E' un modo per criminalizzare l'Islam e la diversità culturale. Un volere l'omologazione ai nostri usi e costumi contro la multiculturalità ed il rispetto (non tolleranza) degli altri.
Ciò detto non condivido l'opposizione all'orientamento del Parlamento francese per l'abolizione del Burka. Prima di tutto perchè non credo e non crederò mai che un essere umano ami stare dentro una prigione ambulante che giunge financo a provocare sofferenze fisiche e seri disturbi. Qualcuno ha fatto l'esperienza di vivere per un mese dentro un Burka ricavandone sofferenza psichica e fisica e disturbi assai seri di sinderesi, cioè di relazionamento con il mondo.
L'idea che le donne costrette ad indossare il Burka debbono liberarsene da sole, per loro crescita interiore è del tutto astratta e prescinde dalle condizioni reali. E' giusto che il meglio scacci il peggio e che l'universalità dei valori si fondi con il relativismo delle culture.
I nostri emigranti in America si portarono appresso la loro cultura del delitto d'onore. La soppressione fisica, praticamente impunita, della donna in qualche modo affidata al patrocinio dell'uomo perchè moglie, sorella,parente. Ma in USA vigeva la pena di morte per l'omicidio, per qualsiasi tipo di omicidio, e si guardarono bene dal punire le loro donne come erano usi a fare in Italia
e come fecero praticamente fino al 5 ottobre 1981! Non sono bastate all'Italia trentacinque anni di democrazia regolata da una meravigliosa Carta Costituzionale per abrogarlo prima!
Molte delle terribili leggi feudali furono abolite per intervento esterno. Le guerre napoleoniche ed i Codici introdotti negli Stati creati in Europa a seguito delle conquiste fecero fare un grandissimo balzo in avanti nella tutela dei diritti.
Insomma la contaminazione culturale e l'imposizione esterna di una norma non è detto che siano lesive dell'autonomia che si vorrebbe tutelare con il mantenimento di costrizioni feudali inaccettabili secoli dopo la nascita delle democrazie e del socialismo. Una legge contro l'orrenda pratica delle mutilazioni genitali può forse offendere l'autonomia delle donne? Infine sono convinto che non esiste donna al mondo che voglia vivere prigioniera di un vestito che la tiene separata da tutti. Se si facesse un referendum tra le donne costrette a portare il Burka dubito molto che una sola di loro voterebbe per tenerselo.
Se la Francia laica aiuta con una sua proibizione le donne a liberarsi da una umiliante schiavitù sarà benemerita. In fondo il Burka è una sorta di Harem. Lo scopo è identico: esclusione dal mondo per essere disponibili ad un padrone!
Pietro Ancona
ARTICOLO DEL MANIFESTO DA ME COMMENTATO
05/02/2010
IL BURQA, VELO DELLA COSCIENZA da Antonella Caranese* Daniela Spiga**
La Commissione di studio del Parlamento francese si muove verso il divieto
per le donne di indossare il burqa e il niqab nei luoghi pubblici: presto
una legge potrebbe vietarne l'uso nelle scuole, ospedali, trasporti pubblici
e uffici statali. Il divieto di indossare burqa e niqab per le donne
musulmane è stato invocato dalla maggior parte dei partiti di destra dei
paesi dell'Unione europea, Italia compresa: qui da noi, infatti, la Lega ha
presentato un'analoga proposta di legge, sulla quale la ministra Carfagna si
è espressa immediatamente a favore, così come, in maniera trasversale, molte
donne di destra e di sinistra.
Vietato il burqa, per legge o per decreto: strappiamo, con l’imposizione
normativa, alle immigrate il niqab dalla faccia.
Fuori dalle scuole europee le sottomesse alla religione. Se vogliono stare
nei nostri civilissimi Paesi, che si mettano anche loro microgonna e
push-up, esattamente come facciamo noi, che abbiamo conquistato, sebbene
solo formalmente, la libertà di farci valutare al primo sguardo.
Davvero crediamo così di avere dato “pari opportunità” alle immigrate?
Vietando loro di essere diverse da noi? È autentico questo improvviso,
prepotente e improcrastinabile interesse per l’emancipazione femminile? E
siamo sicure/i che legiferare sul corpo delle donne, come se non
appartenesse alle donne stesse, in quanto persone, ma piuttosto allo Stato e
più precisamente al Governo, sia il modo giusto?
Anche il Consiglio Comunale di Imola si è occupato del tema il 13 gennaio
scorso, a seguito ad una mozione presentata dal Consigliere Mondini (UCD)
che addirittura, da un punto di vista meramente maschile (noi diciamo anche
maschilista) voleva imporre per regolamento di escludere dai benefici
economici comunali le donne che indossano il burqa o il chador oltre che
chiedere l’affissione di un cartello, alle porte della città, inneggiante
alla non disponibilità della nostra città ad accogliere donne velate. In
questo senso abbiamo accolto con favore il dissenso espresso sia dalla
Commissione Pari Opportunità, nella quale si è svolta una discussione ampia
e non condizionata da pregiudizi. sia della maggioranza del Consiglio
comunale, che respinto questa imposizione ideologica, ritenendo di gran
lunga più importante favorire l’autodeterminazione femminile, oltre alla
piena integrazione culturale e sociale delle donne islamiche.
Citando Lidia Ravera “Tutte velate, vuole la Legge Coranica. Tutte svelate,
vuole la Legge Italica. E le donne continuano a venire vestite e spogliate,
obbligate e ricattate, costrette a piegarsi o comandate a ribellarsi”.
Noi vogliamo esprimere la nostra opinione e porre una domanda: ma in tutto
questo inseguirsi di opinioni, tutte assolute e giuste, dove è finito il
rispetto per le donne Afghane? Dove è finito l’obiettivo di risolvere l’oppressione
delle popolazioni afghane e irachene? Il tutto si risolve forse attraverso
le missioni militari, che ci ostiniamo ipocritamente a chiamare di pace?
Siamo sicure, noi donne italiane, di favorire la liberazione delle donne
straniere imponendo loro di mostrarsi senza velo? O viceversa questo è il
modo più semplice di lavarci la coscienza, evitando la fatica della
conoscenza e del confronto, per incoraggiare piuttosto la loro autonoma
affermazione e autodeterminazione?
Noi temiamo che il proibizionismo favorirà l’integralismo religioso delle
donne immigrate che, trovando incomprensibile e offensivo il nostro
intervento normativo, potrebbero marcare la distanza, rifugiandosi nella
loro “perfetta e rassicurante” identità culturale e religiosa.
L’altro timore, ancora più grave, è che i divieti producano segregazione,
con il rischio di donne fisicamente rinchiuse in casa da mariti-padroni che
non accetteranno di far uscire mogli madri sorelle e figlie “svelate”.
Come donne consapevoli e di sinistra, non possiamo limitarci a dare una
risposta semplice ad un problema complesso.
Anche noi riteniamo una inaccettabile violenza l’imposizione del burqa e la
costrizione alla completa velatura del viso.
Ma non crediamo a facili risposte normative. Non vogliamo sentirci con la
coscienza a posto con divieti di cui non è possibile valutare la portata. Né
vogliamo voltare le spalle e disinteressarci del problema.
Le donne migranti, con diverse tradizioni culturali o religiose, devono
essere aiutate, sostenute e difese se e quando vogliano ribellarsi a padri
padroni, ad usanze intollerabili, alla limitazione della loro libertà
personale. Questo richiede un costante lavoro di solidarietà e vicinanza, di
conoscenza reciproca e di difficile confronto.
Solo così le donne si potranno affrancare dai loro oppressori, che
strumentalizzano religione, usi e costumi per perpetrare l’endemico male che
è quello del patriarcato, del maschilismo e del sessismo.
Noi, donne occidentali, abbiamo alle spalle decenni di lotte che hanno
portato alla limitazione del patriarcato, almeno nelle sue componenti più
violente ed impositive, senza peraltro essere ancora riuscite a superarlo
completamente.
Noi, donne occidentali, dobbiamo evitare che le donne ingabbiate nel burqa
passino dalla tutela dei talebani e dei komeinisti a quella dei leghisti,
dalla persecuzione dell’integralismo islamico a quella della presunta
superiorità morale dell’Occidente.
Le donne, tutte, hanno diritto alla autodeterminazione e alla libertà,
religiosa, culturale e di genere.
Ma ricordiamoci che non esistono scorciatoie. E che le donne devono liberare
sé stesse, con l’aiuto di altre donne. Nessuno può arrogarsi il diritto di
farlo al loro posto, senza il loro coinvolgimento e la loro condivisione.
* responsabile questioni di genere
** responsabile migranti Federazione PRC-SE di Imola
tagliare la testa a Di Pietro
Tagliare la testa a Di Pietro
==================
Mi ha fatto impressione sentire a "prima pagina" di radio tre un giornalista dell'Espresso dell'importanza di Gigi Riva schierarsi nell'affollato partito di pennivendoli e politici che vorrebbero
la morte politica immediata se non fisica di Antonio Di Pietro. Gigi Riva ha messo sulla graticola il nostro sfortunato protagonista di "mani pulite"e lo ha rosolato ben bene alimentando il fuoco e cercando in tutti i modi di sovrastare le difese di qualche ascoltatore della radio.Anche togliendo di mala grazia la parola!
Naturalmente il Signor Riva non si domanda come mai il Corriere della Sera pubblichi una foto vecchia di 18 anni nella quale, in una caserma dei carabinieri, Di Pietro viene ritratto in un grande tavolo da pranzo in cui, assieme a tanti altri, sedeva anche l'alto dirigente di polizia Contrada successivamente incriminato per concorso in associazione mafiosa. Alla obiezione di un ascoltatore
che chiedeva a Riva come mai questa domanda non venisse posta al Comandante dei Carabinieri che aveva organizzato la cena ha risposto malvolentieri arrampicandosi sugli specchi. Ad un'altra domanda che faceva risalire alla denunzia di una vittima di Mario Chiesa amministratore socialista del Pio Albergo Trivulzio che chiedeva ad una delle sue vittime una tangente del dieci per cento per un
appalto di 140 milioni ha risposto rilanciando la tesi complottarda degli USA che per vendicarsi di Sigonella ingaggiano Di Pietro in un'opera di criminalizzazione giudiziaria. Non è ancora chiaro come
il pool di Mani Pulite entri nella congiura se consapevolmente o no. Parlo di Davigo, Borrelli,Boccassini, Greco, Colombo. Anche loro strumenti della Cia? Troveremo anche per loro assegni di 50 mila dollari come quello intestato a Di Pietro e mai riscosso? Naturalmente il fatto che
l'assegno non sia stato riscosso e che pertanto è un pezzo di carta non importa ai nostri massmedia embedded che ogni giorno, guidati dai giornali di Berlusconi, chiedono la testa del capo dell'IDV.
Stupisce molto che una stampa iperamericanista che giustifica anche le più grandi colpe degli USA si accanisca nel denunziare il rapporto che Di Pietro avrebbe avuto con la Cia. Ma la Cia non è un servizio che protegge l'Occidente ed i suoi valori dall'invasione ieri comunista ed oggi islamica e che assicura ordine? La Cia è l'America! Ma pur di attribuire a Mani Pulite una origine strumentale che avrebbe travolto la casta, onesta classe dirigente italiana, oggi si è pronti, almeno per questa questione, a raffigurarla come il Male dal quale sarebbe derivato il crollo della prima repubblica e la disgrazia di tantissimi galantuomini!
Bisogna chiedersi come mai il Corriere della Sera si abbassi al livello dei giornali di Feltri e di Belpietro in una campagna scandalistica basata su una fotografia e su un assegno non riscosso. Che c'è sotto? Quali interessi lo spingono?
Credo che sotto ci sia l'intesa tra PDL e PD sulle cosidette riforme osteggiata da Pietro. Intesa che può saltare dal momento che la posizione ostile di Di Pietro e la sua difesa ad oltranza della Costituzione potrebbe trovare audience nel PD e probabilmente Bersani, D'Alema, Fassino e gli altri non sono in grado di fronteggiarla dal momento che la loro base elettorale non si è corrotta fino al punto di volere uno Stato autoritario quale quello che scaturirebbe dagli accordi sul presidenzialismo
e sulla modifica anche della prima parte della Costituzione. L'Oligarchia del PD non si farebbe scrupoli sulle riforme costituzionali reclamate da Berlusconi come non si è fatta scrupoli nel favorire la estromissione della sinistra e dei verdi dal Parlamento e la sua riduzione ad assemblea nominata da alcune persone che hanno i partiti in mano. Ma non vuole rischiare di perdere gran parte della sua base.
Il PD non se la sente di andare avanti nel grande inciucio che io chiamerei grande complotto contro la democrazia avendo alle spalle la protesta di Di Pietro ed il fosso che questa potrebbe scavare nelle sue fila.
Per questo la campagna contro Di Pietro si è intensificata. Non mancano certo i mezzi al Governo ed al Corriere della Sera di scavare in profondità nel passato e di inventarsi un qualche pezzo di prova se questo non esiste.
Non dubito che la tensione è destinata a crescere ancora. Siamo ad un punto che potrebbe diventare di non ritorno nell'involuzione della politica italiana.
Che Mani Pulite sia diventata, dopo Mario Chiesa, un fiume in piena per le confessioni anche spontanee di tanti socialisti (Larini..) e per la fila enorme di imprenditori che si denunziavano negli uffici della Procura di Milano ai nostri non interessa. Interessa dimostrare che gli USA odiavano Craxi e ne vollero la fine e che per questo ingaggiarono un magistrato come Di Pietro che, secondo Gigi Riva, deve dimostrare la ragione dei suoi viaggi negli USA!!
Accludo un chiaro riassunto della storia di Mani Pulite. Vale la pena leggerlo e rinfrescarsi la memoria.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite
==================
Mi ha fatto impressione sentire a "prima pagina" di radio tre un giornalista dell'Espresso dell'importanza di Gigi Riva schierarsi nell'affollato partito di pennivendoli e politici che vorrebbero
la morte politica immediata se non fisica di Antonio Di Pietro. Gigi Riva ha messo sulla graticola il nostro sfortunato protagonista di "mani pulite"e lo ha rosolato ben bene alimentando il fuoco e cercando in tutti i modi di sovrastare le difese di qualche ascoltatore della radio.Anche togliendo di mala grazia la parola!
Naturalmente il Signor Riva non si domanda come mai il Corriere della Sera pubblichi una foto vecchia di 18 anni nella quale, in una caserma dei carabinieri, Di Pietro viene ritratto in un grande tavolo da pranzo in cui, assieme a tanti altri, sedeva anche l'alto dirigente di polizia Contrada successivamente incriminato per concorso in associazione mafiosa. Alla obiezione di un ascoltatore
che chiedeva a Riva come mai questa domanda non venisse posta al Comandante dei Carabinieri che aveva organizzato la cena ha risposto malvolentieri arrampicandosi sugli specchi. Ad un'altra domanda che faceva risalire alla denunzia di una vittima di Mario Chiesa amministratore socialista del Pio Albergo Trivulzio che chiedeva ad una delle sue vittime una tangente del dieci per cento per un
appalto di 140 milioni ha risposto rilanciando la tesi complottarda degli USA che per vendicarsi di Sigonella ingaggiano Di Pietro in un'opera di criminalizzazione giudiziaria. Non è ancora chiaro come
il pool di Mani Pulite entri nella congiura se consapevolmente o no. Parlo di Davigo, Borrelli,Boccassini, Greco, Colombo. Anche loro strumenti della Cia? Troveremo anche per loro assegni di 50 mila dollari come quello intestato a Di Pietro e mai riscosso? Naturalmente il fatto che
l'assegno non sia stato riscosso e che pertanto è un pezzo di carta non importa ai nostri massmedia embedded che ogni giorno, guidati dai giornali di Berlusconi, chiedono la testa del capo dell'IDV.
Stupisce molto che una stampa iperamericanista che giustifica anche le più grandi colpe degli USA si accanisca nel denunziare il rapporto che Di Pietro avrebbe avuto con la Cia. Ma la Cia non è un servizio che protegge l'Occidente ed i suoi valori dall'invasione ieri comunista ed oggi islamica e che assicura ordine? La Cia è l'America! Ma pur di attribuire a Mani Pulite una origine strumentale che avrebbe travolto la casta, onesta classe dirigente italiana, oggi si è pronti, almeno per questa questione, a raffigurarla come il Male dal quale sarebbe derivato il crollo della prima repubblica e la disgrazia di tantissimi galantuomini!
Bisogna chiedersi come mai il Corriere della Sera si abbassi al livello dei giornali di Feltri e di Belpietro in una campagna scandalistica basata su una fotografia e su un assegno non riscosso. Che c'è sotto? Quali interessi lo spingono?
Credo che sotto ci sia l'intesa tra PDL e PD sulle cosidette riforme osteggiata da Pietro. Intesa che può saltare dal momento che la posizione ostile di Di Pietro e la sua difesa ad oltranza della Costituzione potrebbe trovare audience nel PD e probabilmente Bersani, D'Alema, Fassino e gli altri non sono in grado di fronteggiarla dal momento che la loro base elettorale non si è corrotta fino al punto di volere uno Stato autoritario quale quello che scaturirebbe dagli accordi sul presidenzialismo
e sulla modifica anche della prima parte della Costituzione. L'Oligarchia del PD non si farebbe scrupoli sulle riforme costituzionali reclamate da Berlusconi come non si è fatta scrupoli nel favorire la estromissione della sinistra e dei verdi dal Parlamento e la sua riduzione ad assemblea nominata da alcune persone che hanno i partiti in mano. Ma non vuole rischiare di perdere gran parte della sua base.
Il PD non se la sente di andare avanti nel grande inciucio che io chiamerei grande complotto contro la democrazia avendo alle spalle la protesta di Di Pietro ed il fosso che questa potrebbe scavare nelle sue fila.
Per questo la campagna contro Di Pietro si è intensificata. Non mancano certo i mezzi al Governo ed al Corriere della Sera di scavare in profondità nel passato e di inventarsi un qualche pezzo di prova se questo non esiste.
Non dubito che la tensione è destinata a crescere ancora. Siamo ad un punto che potrebbe diventare di non ritorno nell'involuzione della politica italiana.
Che Mani Pulite sia diventata, dopo Mario Chiesa, un fiume in piena per le confessioni anche spontanee di tanti socialisti (Larini..) e per la fila enorme di imprenditori che si denunziavano negli uffici della Procura di Milano ai nostri non interessa. Interessa dimostrare che gli USA odiavano Craxi e ne vollero la fine e che per questo ingaggiarono un magistrato come Di Pietro che, secondo Gigi Riva, deve dimostrare la ragione dei suoi viaggi negli USA!!
Accludo un chiaro riassunto della storia di Mani Pulite. Vale la pena leggerlo e rinfrescarsi la memoria.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite
venerdì 5 febbraio 2010
una sentenza assai discutibile
UNA SENTENZA ASSAI DISCUTIBILE
La sentenza del giudice di Milano che condanna i genitori di ragazzi stupratori al risarcimento della loro vittima è assai discutibile e dovrebbe suscitare un dibattito impegnato perchè investe questioni delicate del diritto e della responsabilità. In primo luogo la sentenza attenua fino quasi ad annullare la responsabilità dei minorenni autori del bestiale atto compiuto verso una bambina di 12 anni. Se lo hanno compiuto perchè non hanno ricevuto gli input morali giusti dalla loro famiglia allora
la loro colpa è il prodotto di un qualcosa che li deresponsabilizza. Questo non è accettabile. Se i genitori sono responsabili del delitto compiuto dai loro figli non dovrebbero cavarsela con un risarcimento in denaro ma dovrebbero andare in galera. La logica del ragionamento del giudice non dovrebbe fermarsi a metà, dovrebbe proseguire fino in fondo e trarne tutte le conseguenze. Ma questo è assurdo! La responsabilità penale è sempre personale e non può essere traslata. Non è poi detto che soggetti, educati nelle famiglie più severe, non possano essere autori di atroci delitti. E' accaduto tantissime volte nella storia criminale e continuerà ad accadere. Famiglie assai perbene ed assai rigorose possono produrre piccoli delinquenti che delinquono a partire da input diversi come
la convinzione del sentirsi "superiori" o per razza o per censo. Bisogna inoltre tenere conto che spesso gli stimoli della società verso i minori sono assai più forti della cultura delle loro famiglie. Quante volte abbiamo visto bambini che strillano nei supermercati perchè vogliono assolutamente comprata qualcosa che è stata negata dalle loro mamme ma che hanno visto in televisione e che pretendono? Quanti ragazzi si sentono frustati ed arrivano ad odiare le proprie famiglie perchè non hanno la livrea dei loro compagni di scuola e vogliono mocassini o pantaloni o giubbotti che non si possono permettere e per questo arrivano a rubare o ad estorcere ai più deboli di loro denaro o altro?
La formazione non può essere attribuibile soltanto alle famiglie che oggi non sono mai nelle condizioni di esercitare un controllo vero sui comportamenti dei loro figli. Spesso i genitori lavorano entrambi ed i nonni sono all'ospizio. La famiglia non è più una "società" costituita da diverse generazioni da un pezzo ed il suo peso è minimo nella educazione delle nuove generazioni. Queste sono educate in grande parte dalla scuola e dalla televisione,dai loro coetanei ed anche dai giocattoli
che vengono pubblicizzati dalla tv e che spesso hanno meccanismi di violenza inaudita, ripetitiva, ossessiva. Inoltre i giocattoli stessi sono profondamente cambiati. La mostrificazione degli "eroi" infantili iniziata qualche tempo fa tende ad appesantirsi. L'orco di una volta è un angioletto rispetto a certe figure demoniache in commercio oggi. Inoltre, a comunità coese e solidali nelle famiglie e nei quartieri, si sostituiscono persone isolate e divise per stato sociale e per interessi. Nei quartieri mancano strutture sociali che permettono l'incontro tranne la parrocchia che fornisce comunque momenti di aggregazione sempre più limitati e spesso non appetiti dai ragazzi. Possiamo affermare che i ragazzi di oggi hanno una quantità minore di rapporti sociali e di conoscenze di quelle che hanno avuto le generazioni precedenti. I rapporti sociali si sono rarefatti e spesso si viene passivizzati da ore ed ore di televisione o playstation.
Aggiungo che la società liberista spinge verso la asocialità e la sostituzione della meritocrazia a criteri di coesione e promozione sociale di tutti produce uno stato di conflitto permanente di tutti contro tutti. La competitività non si disgiunge dalla aggressività. La società meritocratica diventa società di predatori dei più forti verso i più deboli, predazione che si può spingere fino allo stupro, al ritorno all' uomo delle caverne che, armato di un grosso randello, trascina la donna per i capelli. L'idea del sesso frutto di predazione violenta è connaturata alla cultura del liberismo asociale nella quale siamo immersi a tempo pieno.
In conclusione: i giovani vanno certamente puniti. Debbono scontare la colpa di quanto hanno fatto
e debbono essere rieducati a non ripeterla. Ma gli istituti di pena per minorenni sono diventati soltanto luoghi in cui si consuma la vendetta sociale. Lo Stato liberista spende sempre meno per loro e non investe niente in progetti rieducativi che non gli interessano. Ognuno per sè in una società che diventa sempre più una giungla o un deserto. Insomma, in attesa del meglio, non cerchiamo uscite comode e facili come quelle di punire i padri per le colpe dei figli.
Pietro Ancona
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La sentenza del giudice di Milano che condanna i genitori di ragazzi stupratori al risarcimento della loro vittima è assai discutibile e dovrebbe suscitare un dibattito impegnato perchè investe questioni delicate del diritto e della responsabilità. In primo luogo la sentenza attenua fino quasi ad annullare la responsabilità dei minorenni autori del bestiale atto compiuto verso una bambina di 12 anni. Se lo hanno compiuto perchè non hanno ricevuto gli input morali giusti dalla loro famiglia allora
la loro colpa è il prodotto di un qualcosa che li deresponsabilizza. Questo non è accettabile. Se i genitori sono responsabili del delitto compiuto dai loro figli non dovrebbero cavarsela con un risarcimento in denaro ma dovrebbero andare in galera. La logica del ragionamento del giudice non dovrebbe fermarsi a metà, dovrebbe proseguire fino in fondo e trarne tutte le conseguenze. Ma questo è assurdo! La responsabilità penale è sempre personale e non può essere traslata. Non è poi detto che soggetti, educati nelle famiglie più severe, non possano essere autori di atroci delitti. E' accaduto tantissime volte nella storia criminale e continuerà ad accadere. Famiglie assai perbene ed assai rigorose possono produrre piccoli delinquenti che delinquono a partire da input diversi come
la convinzione del sentirsi "superiori" o per razza o per censo. Bisogna inoltre tenere conto che spesso gli stimoli della società verso i minori sono assai più forti della cultura delle loro famiglie. Quante volte abbiamo visto bambini che strillano nei supermercati perchè vogliono assolutamente comprata qualcosa che è stata negata dalle loro mamme ma che hanno visto in televisione e che pretendono? Quanti ragazzi si sentono frustati ed arrivano ad odiare le proprie famiglie perchè non hanno la livrea dei loro compagni di scuola e vogliono mocassini o pantaloni o giubbotti che non si possono permettere e per questo arrivano a rubare o ad estorcere ai più deboli di loro denaro o altro?
La formazione non può essere attribuibile soltanto alle famiglie che oggi non sono mai nelle condizioni di esercitare un controllo vero sui comportamenti dei loro figli. Spesso i genitori lavorano entrambi ed i nonni sono all'ospizio. La famiglia non è più una "società" costituita da diverse generazioni da un pezzo ed il suo peso è minimo nella educazione delle nuove generazioni. Queste sono educate in grande parte dalla scuola e dalla televisione,dai loro coetanei ed anche dai giocattoli
che vengono pubblicizzati dalla tv e che spesso hanno meccanismi di violenza inaudita, ripetitiva, ossessiva. Inoltre i giocattoli stessi sono profondamente cambiati. La mostrificazione degli "eroi" infantili iniziata qualche tempo fa tende ad appesantirsi. L'orco di una volta è un angioletto rispetto a certe figure demoniache in commercio oggi. Inoltre, a comunità coese e solidali nelle famiglie e nei quartieri, si sostituiscono persone isolate e divise per stato sociale e per interessi. Nei quartieri mancano strutture sociali che permettono l'incontro tranne la parrocchia che fornisce comunque momenti di aggregazione sempre più limitati e spesso non appetiti dai ragazzi. Possiamo affermare che i ragazzi di oggi hanno una quantità minore di rapporti sociali e di conoscenze di quelle che hanno avuto le generazioni precedenti. I rapporti sociali si sono rarefatti e spesso si viene passivizzati da ore ed ore di televisione o playstation.
Aggiungo che la società liberista spinge verso la asocialità e la sostituzione della meritocrazia a criteri di coesione e promozione sociale di tutti produce uno stato di conflitto permanente di tutti contro tutti. La competitività non si disgiunge dalla aggressività. La società meritocratica diventa società di predatori dei più forti verso i più deboli, predazione che si può spingere fino allo stupro, al ritorno all' uomo delle caverne che, armato di un grosso randello, trascina la donna per i capelli. L'idea del sesso frutto di predazione violenta è connaturata alla cultura del liberismo asociale nella quale siamo immersi a tempo pieno.
In conclusione: i giovani vanno certamente puniti. Debbono scontare la colpa di quanto hanno fatto
e debbono essere rieducati a non ripeterla. Ma gli istituti di pena per minorenni sono diventati soltanto luoghi in cui si consuma la vendetta sociale. Lo Stato liberista spende sempre meno per loro e non investe niente in progetti rieducativi che non gli interessano. Ognuno per sè in una società che diventa sempre più una giungla o un deserto. Insomma, in attesa del meglio, non cerchiamo uscite comode e facili come quelle di punire i padri per le colpe dei figli.
Pietro Ancona
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mercoledì 3 febbraio 2010
cronaca di una giornata qualsiasi
Cronaca di una giornata qualsiasi
=========================
I lavoratori dell' Alcoa, la multinazionale USA che vuole scroccare quanto più è possibile con il ricatto, sono accampati, nel gelo della notte, davanti al Parlamento che è riunito e discute animatamente non dei loro problemi ma di una legge per assicurare l'impunità al Capo del Governo ed all'intero Governo che dovrebbero essere esentati "per legittimo impedimento" dal presentarsi alla Giustizia. La TV rimanda immagini di un grande falò acceso in piazza Montecitorio attorno al quale appaiono le facce serie, dure, preoccupate di lavoratori costretti a difendere l'unica possibilità che hanno nel Sud della Sardegna di lavorare. Non c'è altro. Sempre la TV, poco dopo, rimanda l'immagine oramai insopportabile del salotto di Ballarò che si apre con un pezzo d'opera di Crozza il quale si rivolge agli ospiti presenti
e li insolentisce alla stessa maniera con cui era concesso a Rigoletto di dare del cornuto al conte di Ceprano naturalmente con il tacito consenso del Duca di Mantova suo padrone. Ieri sera uno dei presenti non ha accolto ridacchiando come generalmente fanno tutti le "arguzie" del guitto ed ha risposto con pesante scortesia. Imbarazzo e gelo. Iniziato il dibattito che riguardava in gran parte la questione "lavoro"
il casino era tale che non si capiva assolutamente niente. Ogni tanto il saltellante Floris interrompeva per la proiezione di un filmato o per intervistare qualcuno dei collegati. Ieri è accaduto che il Prof.
Boeri che denunziava la gravità della condizione dei lavoratori italiani è stato villanamente interrotto
dal portavoce del Pdl Maurizio Lupi il quale gli ha impedito di proseguire intimandogli di fornire informazioni diverse
e del genere che il governo magari gradisce. E meno male che il Professor Boeri è del gruppo de "La Voce" che certamente non è marxista-leninista! Il dibattito, se così si può definire il rumore che veniva ogni tanto sovrastato da una voce più stridula o baritonale delle altre, andava avanti con la strana sensazione di un finto rapporto di malaeducazione dei presenti ad uso di una platea di telespettatori brutalizzati e intontiti dalla violenza verbale. Uno scambio di battute tra il Ministro La Russa e la senatrice Finocchiaro ha appunto disvelato questa sorta di gioco tra compari che vendono la fontana di Trevi al grullone malcapitato. Poco prima, su rai tre, non so come, era arrivato il rapporto di Medici senza Frontiere sui CIE allucinante descrizione di condizioni estreme di crudeltà verso persone che hanno avuto la disgrazia di giungere nel nostro Paese un tempo (ma è veramente esistito) culla della civiltà e del Diritto! Intanto giungono notizie della missione in Israele di Berlusconi ed altri otto ministri tutta in chiave antipalestinese e antiiraniana.Il nostro Presidente del Consiglio stigmatizza e promette durissime punizioni l'Iran per il suo proposito di dotarsi di un'arma atomica e naturalmente trova normalissimo il fatto che Israele ne possiede un migliaio. Proclama praticamente
santo Israele come Stato degli ebrei magari in attesa di proclamare l'Italia Stato degli italiani e così
chiedere la partita della multiculturalità e dell'immigrazione. Se immigrati ci saranno dovranno essere soltanto schiavi come lo sono i palestinesi degli israeliani! Leggo che ha anche approvato i bombardamenti di Gaza definiti "reazione giusta". Duemila morti, città distrutta e avvelenamento che comincia a produrre le prime nascite di bambini deformi. Il Capo del Partito dell'Amore elogia la violenza nelle sue forme più estreme di sterminio. L'Italia parteciperà anche alla costruzione del muro di acciaio studiato in modo tale che chi tentasse di scappare morirebbe annegato a cinquanta metri sotto terra! Oggi un suo Ministro, il reduce da Hammamet Brunetta, è tornato ad attaccare i bamboccioni e pensa di snidarli da casa togliendo ai genitori la protezione dal licenziamento senza giusta causa ancora garantita dall'art.18. Se i genitori perdono il lavoro e diventano precari non potranno più mantenerli e dovranno cacciarli via!
La destra non dà tregua nè al mondo nè in casa nostra. Gli attacchi si susseguono agli attacchi e
la disgregazione sociale sta raggiungendo tutti. Molta gente sta per essere messa con le spalle al muro-
Accettare condizioni sempre più pesanti per guadagnarsi la sopravvivenza o prendere atto della avvenuta rottura della coesione ed agire per una fuoriuscita anche violenta dal liberismo. Qualcuno si dovrà fare carica dei lavoratori che, dopo tante lotte, dovranno tornare a casa dalle loro famiglie a capo chino disperati e piangenti. Non avevo mai visto in vita mia tante lacrime quante ne ho visto in questi ultimi mesi. E' la crisi? No, non è la crisi .è una parte dell'Italia che sprofonda nella disperazione. L'altra parte si diverte a Ballarò o piazza all'estero centinaia di miliardi di euro sottratti ai biagizzati pagati a cinquecento euro al mese (anche se hanno due lauree!). Un milione di persone ricava dalla politica lauti stipendi e privilegi. Ma, presto si rinnoveranno molte regioni italiane e nei progetti dei partiti non esiste traccia della questione del costo oramai scandaloso della politica.
Pietro Ancona
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I lavoratori dell' Alcoa, la multinazionale USA che vuole scroccare quanto più è possibile con il ricatto, sono accampati, nel gelo della notte, davanti al Parlamento che è riunito e discute animatamente non dei loro problemi ma di una legge per assicurare l'impunità al Capo del Governo ed all'intero Governo che dovrebbero essere esentati "per legittimo impedimento" dal presentarsi alla Giustizia. La TV rimanda immagini di un grande falò acceso in piazza Montecitorio attorno al quale appaiono le facce serie, dure, preoccupate di lavoratori costretti a difendere l'unica possibilità che hanno nel Sud della Sardegna di lavorare. Non c'è altro. Sempre la TV, poco dopo, rimanda l'immagine oramai insopportabile del salotto di Ballarò che si apre con un pezzo d'opera di Crozza il quale si rivolge agli ospiti presenti
e li insolentisce alla stessa maniera con cui era concesso a Rigoletto di dare del cornuto al conte di Ceprano naturalmente con il tacito consenso del Duca di Mantova suo padrone. Ieri sera uno dei presenti non ha accolto ridacchiando come generalmente fanno tutti le "arguzie" del guitto ed ha risposto con pesante scortesia. Imbarazzo e gelo. Iniziato il dibattito che riguardava in gran parte la questione "lavoro"
il casino era tale che non si capiva assolutamente niente. Ogni tanto il saltellante Floris interrompeva per la proiezione di un filmato o per intervistare qualcuno dei collegati. Ieri è accaduto che il Prof.
Boeri che denunziava la gravità della condizione dei lavoratori italiani è stato villanamente interrotto
dal portavoce del Pdl Maurizio Lupi il quale gli ha impedito di proseguire intimandogli di fornire informazioni diverse
e del genere che il governo magari gradisce. E meno male che il Professor Boeri è del gruppo de "La Voce" che certamente non è marxista-leninista! Il dibattito, se così si può definire il rumore che veniva ogni tanto sovrastato da una voce più stridula o baritonale delle altre, andava avanti con la strana sensazione di un finto rapporto di malaeducazione dei presenti ad uso di una platea di telespettatori brutalizzati e intontiti dalla violenza verbale. Uno scambio di battute tra il Ministro La Russa e la senatrice Finocchiaro ha appunto disvelato questa sorta di gioco tra compari che vendono la fontana di Trevi al grullone malcapitato. Poco prima, su rai tre, non so come, era arrivato il rapporto di Medici senza Frontiere sui CIE allucinante descrizione di condizioni estreme di crudeltà verso persone che hanno avuto la disgrazia di giungere nel nostro Paese un tempo (ma è veramente esistito) culla della civiltà e del Diritto! Intanto giungono notizie della missione in Israele di Berlusconi ed altri otto ministri tutta in chiave antipalestinese e antiiraniana.Il nostro Presidente del Consiglio stigmatizza e promette durissime punizioni l'Iran per il suo proposito di dotarsi di un'arma atomica e naturalmente trova normalissimo il fatto che Israele ne possiede un migliaio. Proclama praticamente
santo Israele come Stato degli ebrei magari in attesa di proclamare l'Italia Stato degli italiani e così
chiedere la partita della multiculturalità e dell'immigrazione. Se immigrati ci saranno dovranno essere soltanto schiavi come lo sono i palestinesi degli israeliani! Leggo che ha anche approvato i bombardamenti di Gaza definiti "reazione giusta". Duemila morti, città distrutta e avvelenamento che comincia a produrre le prime nascite di bambini deformi. Il Capo del Partito dell'Amore elogia la violenza nelle sue forme più estreme di sterminio. L'Italia parteciperà anche alla costruzione del muro di acciaio studiato in modo tale che chi tentasse di scappare morirebbe annegato a cinquanta metri sotto terra! Oggi un suo Ministro, il reduce da Hammamet Brunetta, è tornato ad attaccare i bamboccioni e pensa di snidarli da casa togliendo ai genitori la protezione dal licenziamento senza giusta causa ancora garantita dall'art.18. Se i genitori perdono il lavoro e diventano precari non potranno più mantenerli e dovranno cacciarli via!
La destra non dà tregua nè al mondo nè in casa nostra. Gli attacchi si susseguono agli attacchi e
la disgregazione sociale sta raggiungendo tutti. Molta gente sta per essere messa con le spalle al muro-
Accettare condizioni sempre più pesanti per guadagnarsi la sopravvivenza o prendere atto della avvenuta rottura della coesione ed agire per una fuoriuscita anche violenta dal liberismo. Qualcuno si dovrà fare carica dei lavoratori che, dopo tante lotte, dovranno tornare a casa dalle loro famiglie a capo chino disperati e piangenti. Non avevo mai visto in vita mia tante lacrime quante ne ho visto in questi ultimi mesi. E' la crisi? No, non è la crisi .è una parte dell'Italia che sprofonda nella disperazione. L'altra parte si diverte a Ballarò o piazza all'estero centinaia di miliardi di euro sottratti ai biagizzati pagati a cinquecento euro al mese (anche se hanno due lauree!). Un milione di persone ricava dalla politica lauti stipendi e privilegi. Ma, presto si rinnoveranno molte regioni italiane e nei progetti dei partiti non esiste traccia della questione del costo oramai scandaloso della politica.
Pietro Ancona
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lunedì 1 febbraio 2010
Paura dello sciopero
Paura dello sciopero?
Epifani non cessa di stupirci. Prima proclama uno sciopero generale per il 12 marzo della sola CGIL sapendo che Cisl ed Uil non aderiranno perchè lo hanno cancellato dalle loro opzioni. La Cisl e l'Uil si sono assestate come sindacati collaborazionisti che stanno dentro la piccola nicchia concessa
loro dal Governo e dal Padronato e che riguarda essenzialmente la gestione di servizi, magari comuni,
con gli enti bilaterali che, secondo il lungimirante disegno di Sacconi dovrebbero sostituire parti importanti del welfare e coinvolgere i sindacati soltanto a valle delle politiche decise unilateralmente
dagli imprenditori. Sacconi la chiama "complicità". Cisl ed Uil non faranno mai più uno sciopero generale e tendenzialmente sono portati a ridurre ogni genere di sciopero. Hanno cambiato profondamente il loro rapporto con i lavoratori, con gli stessi loro iscritti che non è più quello di Carniti e Benvenuto ai tempi della autonomia operaia e del "salario variabile indipendente". Il sindacato è diventato un momento necessario all'organizzazione sociale che amministra un potere sui lavoratori attiguo a quello dell'ufficio risorse umane delle imprese e spesso in collaborazione con questo.
La CGIL quindi si accontenterebbe di 500 euro una tantum subito e di una promessa di alleggerimento del prelievo fiscale. E' sconcertante come questa miserabile mancia possa essere sufficiente per disdire
uno sciopero generale che certamente, anche se meritava ragioni assai più forti per la sua proclamazione riflesse da una realtà sempre più tragica ma non accolte nella "piattaforma", non può
essere soppresso da quella che sembra una precipitosa fuga dalle responsabilità.
Non so che cosa sia intervenuto a spingere il segretario generale della CGIL a fare una offerta così
umiliante al Governo. Probabilmente i soloni del PD che si occupano di sindacato hanno protestato per la proclamazione dello sciopero rendendosi conto che, sebbene animato con rivendicazioni ridicole, la situazione del paese è talmente esplosiva e drammatica che potrebbe diventare tutt'altra cosa e spingere finalmente verso quelle due o tre cose che segnerebbero davvero una inversione di tendenza: istituzione del Salario Minimo Garantito, abolizione della legge Biagi, meglioramento generalizzato dei salari e delle pensioni. Le contraddizioni sociali stanno diventando acutissime. Il Governo si rifiuta di mettere un tetto agli scandalosi stipendi e benefict dei managers che valgono ognuno di essi quanto il salario di mille o due mila operai e dall'altro ricatta i lavoratori dipendenti con
il baubau del debito pubblico che impedirebbe qualsiasi miglioramento o addirittura richiederebbe una
riduzione dei loro salari.
Allo scandalo degli emolumenti dei managers pubblici e privati si accinge quello del costo abnorme
ed in crescita della politica. Oramai siamo a cifre che vanno ben oltre i 100 miliardi di euro l'anno e tendono a dilatarsi nel territorio. Basterebbe che il cinquanta per cento del costo dei nababbi che
vivono di politica fosse destinato ad un fondo per il sostegno delle famiglie più provate dalla crisi, per
la costruzione di alloggi popolari e di scuole per alleviare la lunga notte dell'anno che è appena cominciato sotto i peggiori auspici. Bisognerebbe inoltre operare per ottenere un Minimo Salariale Europeo ed evitare le macellerie sociali delle fabbriche che chiudono in Italia perchè in Serbia o in Polonia i salari non superano i trecento euro mensili.
Può darsi che il Governo accetti la proposta di Epifani. Sarà una sconfitta del Sindacato che si sarà accontentato di una modestissima mancia. Può darsi che la respinga. In questo caso si cercheranno altre ragioni per non fare uno sciopero che di giorno in giorno diventa sempre più temuto dalle oligarchie politiche.
Se la CGIL e la sinistra continueranno a tenere un profilo basso la crisi travolgerà tutto e tutti. La sconfitta dei lavoratori sarà la sconfitta dell'Italia che diventerà sempre più iniqua e dequalificata.
Pietro Ancona
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http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/2_febbraio/01/cgil_niente_sciopero_generale_se_ce_impegno_a_sgravio_fiscale,22756436.html
Epifani non cessa di stupirci. Prima proclama uno sciopero generale per il 12 marzo della sola CGIL sapendo che Cisl ed Uil non aderiranno perchè lo hanno cancellato dalle loro opzioni. La Cisl e l'Uil si sono assestate come sindacati collaborazionisti che stanno dentro la piccola nicchia concessa
loro dal Governo e dal Padronato e che riguarda essenzialmente la gestione di servizi, magari comuni,
con gli enti bilaterali che, secondo il lungimirante disegno di Sacconi dovrebbero sostituire parti importanti del welfare e coinvolgere i sindacati soltanto a valle delle politiche decise unilateralmente
dagli imprenditori. Sacconi la chiama "complicità". Cisl ed Uil non faranno mai più uno sciopero generale e tendenzialmente sono portati a ridurre ogni genere di sciopero. Hanno cambiato profondamente il loro rapporto con i lavoratori, con gli stessi loro iscritti che non è più quello di Carniti e Benvenuto ai tempi della autonomia operaia e del "salario variabile indipendente". Il sindacato è diventato un momento necessario all'organizzazione sociale che amministra un potere sui lavoratori attiguo a quello dell'ufficio risorse umane delle imprese e spesso in collaborazione con questo.
La CGIL quindi si accontenterebbe di 500 euro una tantum subito e di una promessa di alleggerimento del prelievo fiscale. E' sconcertante come questa miserabile mancia possa essere sufficiente per disdire
uno sciopero generale che certamente, anche se meritava ragioni assai più forti per la sua proclamazione riflesse da una realtà sempre più tragica ma non accolte nella "piattaforma", non può
essere soppresso da quella che sembra una precipitosa fuga dalle responsabilità.
Non so che cosa sia intervenuto a spingere il segretario generale della CGIL a fare una offerta così
umiliante al Governo. Probabilmente i soloni del PD che si occupano di sindacato hanno protestato per la proclamazione dello sciopero rendendosi conto che, sebbene animato con rivendicazioni ridicole, la situazione del paese è talmente esplosiva e drammatica che potrebbe diventare tutt'altra cosa e spingere finalmente verso quelle due o tre cose che segnerebbero davvero una inversione di tendenza: istituzione del Salario Minimo Garantito, abolizione della legge Biagi, meglioramento generalizzato dei salari e delle pensioni. Le contraddizioni sociali stanno diventando acutissime. Il Governo si rifiuta di mettere un tetto agli scandalosi stipendi e benefict dei managers che valgono ognuno di essi quanto il salario di mille o due mila operai e dall'altro ricatta i lavoratori dipendenti con
il baubau del debito pubblico che impedirebbe qualsiasi miglioramento o addirittura richiederebbe una
riduzione dei loro salari.
Allo scandalo degli emolumenti dei managers pubblici e privati si accinge quello del costo abnorme
ed in crescita della politica. Oramai siamo a cifre che vanno ben oltre i 100 miliardi di euro l'anno e tendono a dilatarsi nel territorio. Basterebbe che il cinquanta per cento del costo dei nababbi che
vivono di politica fosse destinato ad un fondo per il sostegno delle famiglie più provate dalla crisi, per
la costruzione di alloggi popolari e di scuole per alleviare la lunga notte dell'anno che è appena cominciato sotto i peggiori auspici. Bisognerebbe inoltre operare per ottenere un Minimo Salariale Europeo ed evitare le macellerie sociali delle fabbriche che chiudono in Italia perchè in Serbia o in Polonia i salari non superano i trecento euro mensili.
Può darsi che il Governo accetti la proposta di Epifani. Sarà una sconfitta del Sindacato che si sarà accontentato di una modestissima mancia. Può darsi che la respinga. In questo caso si cercheranno altre ragioni per non fare uno sciopero che di giorno in giorno diventa sempre più temuto dalle oligarchie politiche.
Se la CGIL e la sinistra continueranno a tenere un profilo basso la crisi travolgerà tutto e tutti. La sconfitta dei lavoratori sarà la sconfitta dell'Italia che diventerà sempre più iniqua e dequalificata.
Pietro Ancona
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