LA STAMPA OSCURA I PRECARI
==============================
La manifestazione per la libertà dell'informazione che ha avuto riempito di una grande folla piazza una delle più capienti piazze di Roma ha realizzato un obiettivo che rafforza il governo in uno dei suoi punti dolenti: ha oscurato del tutto le due grandi manifestazioni dei precari della scuola che, con sacrifici personali, si erano dati appuntamento a Roma da un pezzo, assai prima che lo spostamento al 3 ottobre della adunata indetta dalla FNSI, si sovrapponesse alla loro lotta e la oscurasse senza alcun riguardo. Sarebbe stato comunque possibile dare conto nei telegiornali e nei resoconti di stampa di entrambe le manifestazioni facendone momenti di una reazione civile e democratica all'azione del governo Berlusconi ma non se ne è fatto niente. Nei telegiornali non ho visto una sola inquadratura dei cortei dei precari, un solo commento, non parliamo degli articoli degli opinionisti tutti dedicati al successo dell'iniziativa della stampa a cominciare da quello di Eugenio Scalfari che più di ogni altro si è pavoneggiato ed ha attribuito significati civili e democratici ad una lotta fatta da gente molta della quale in buona fede ma molta altra con tantissimi scheletri nell'armadio.Nei giornali si è parlato dei cortei dei precari soltanto per deprecarne i disagi arrecati alla cittadinanza.
La stampa italiana è composta da spartani ed iloti, padroni e schiavi, sfruttatori e negri sfruttati. I giornalisti della RaiTV con privilegi e stipendi scandalosi che non hanno eguali al mondo non sono eguali ai giornalisti che vendono i loro scritti a venti euro al pezzo e scarpinano per realizzare servizi ed interviste al servizio di giornali che li sfruttano spietatamente. Sono a migliaia di giovani che hanno seppellito nell'amarezza e nel disinganno le loro speranze, le attese che coltivarono prima della laurea. La FNSI è rappresentativa degli interessi dei baroni del giornalismo, gente che divulga e riempie di belle parole e di ragionamenti spesso fasulli le veline che passa il Potere. Che cosa ha in comune un giovane giornalista che sta incanutendo da precario con i superprivilegiati dipendenti della RaiTV molti dei quali assunti perchè fedeli scudieri di questo o di quel politico?
Ieri sera ero sbalordito. Il TG3 che ha un nuovo direttore in Bianca Berlinguer appena nominata nella ultima superlottizzazione spartitoria non ha fatto vedere e non ha detto niente dei cortei dei precari della scuola, non ha mostrato i due grandi fiumi di professori ai quali è stata tagliata la strada, rubato il futuro, preclusa la possibilità di esprimersi nella scuola pubblica , di vivere e di far vivere la più grande e benemerita istituzione italiana: la scuola pubblica, la scuola statale. E' evidente che c'è una grande insincerità nella manifestazione per la libertà della informazione se questa ignora ed oscura le lotte dei precari in difesa della scuola pubblica.
In fondo i signori che hanno dato vita ieri alla manifestazione per la libertà di stampa hanno fatto un grosso favore alla Gelmini ed al governo Berlusconi.
Se la RAI TV non ha fatto finora il contratto a Travaglio non mi interessa niente e non credo che la cosa possa interessare la democrazia italiana. Non mi piace il potere che certi amchorman acquistano magari ritagliandoselo nel "mercato" della sinistra.
Della libertà garantita da contratti miliardari ho soltanto ribrezzo. Non si può pretendere libertà e democrazia accettando un sistema in cui il denaro pubblico viene spartito in quantità scandalose tra privilegiati. Il narcisismo e l'indifferenza sociale di tanti campioni della libertà di stampa costruiscono una scenario di cartapesta a sinistra così come ed allo stesso modo come Berlusconi ed i suoi costruiscono il loro scenario di cartapesta a destra.
Nel mondo artificiale nel quale viviamo, il segretario della CGIL ha ritenuto di farsi intervistare e di dire la sua in Piazza del Popolo. Questo dopo aver abbandonato i precari della scuola al loro destino ed al massimo ad una difesa di ufficio come capita a certi imputati poveri che non possono pagarsi un buon avvocato.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
domenica 4 ottobre 2009
sabato 3 ottobre 2009
la firma del Presidente
La firma del Presidente
"Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste" gli ha chiesto un cittadino nella piazza di Rionero in Vulture, in Basilicata. Ma il presidente della Repubblica, che si trova lì per partecipare a un convegno sulla questione meridionale ha risposto: "Non firmare non significa niente". "Nella Costituzione - ha continuato Giorgio Napolitano - c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (1)
Questa risposta di Napolitano è sbagliata e costituzionalmente anomala dal momento che un Parlamento ad opera di una maggioranza prevaricatrice può votare una legge come quella sullo scudo fiscale (2) che viola la Costituzione ed il Diritto ma il Presidente della Repubblica è tenuto a rispettare e fare rispettare la Costituzione senza tener conto delle conseguenze che questo possa avere. E' vero che il Parlamento può rivotare una legge
respinta dal Presidente che poi sarà costretto a firmare o a prendere atto di una situazione inaccettabile e dimettersi. Ma questa eventualità non può essere prevista ed annullata approvando qualsiasi porcheria venga proposta. Intanto il rinvio di una legge al Parlamento è un fatto traumatico che sottolinea difronte al Paese l'esistenza di qualcosa di inaccettabile e che viene respinto. E' un richiamo autorevole al rispetto della Costituzione. Può creare uma mobilitazione democratica e civile tale da costringere il governo a cambiare strada. Inoltre, nel ritorno della legge alle Camere non è detto che deputati che avevano approvato non possano cambiare idea illuminati dalle osservazioni e dal respingimento del Capo dello Stato. Inoltre, nell'ipotesi che si instauri un braccio di ferro tra la Presidenza della Repubblica ed il Governo
non è detto che questa eventualità sia peggiore di una acquiescenza sistematica del Capo dello Stato spaventato da una maggioranza parlamentare e ridotto a fare da notaio a questa.
Osservo, inoltre, che ancor prima che la Camera approvasse la legge il Presidente si è premurato di far sapere che l'avrebbe promulgata.Perchè lo ha fatto? Non avrebbe dovuto osservare il silenzio fino alla conclusione dell'iter parlamentare? La sua "esternazione favorevole" non ha scoraggiato qualcuno che riteneva offensivo incentivo alla corruzione il testo proposto dal centro-destra?
Certo sarebbe troppo parlare di Governo Berlusconi-Napolitano ma non c'è dubbio che gli atti fondamentali del governo sono stati tutti approvato quasi senza battere ciglio dal Quirinale. Lodo Alfano, prima legge sulla sicurezza, seconda legge sulla sicurezza, scudo fiscale contengono tutti elementi stridenti con la Costituzione e con lo Stato di Diritto. Come un gigantesco pitone capace di inghiottire e metabolizzare tutto la Presidenza della Repubblica ha sempre approvato ed al massimo si è limitata a qualche buffetto affettuoso a qualche nota, a qualche osservazione che magari non è stata tenuta in nessun conto dal Governo.
In queste condizioni parlare di sfascio del Paese e della sua etica, di demolizione dello Stato di Diritto e della Costituzione attribuibili al governo Berlusconi ed alla sua prepotente ed arrogante maggioranza non è corretto. In molti concorrono al degrado della democrazia italiana magari con le migliori intenzioni o per viltà o per compiacenza o per un malinteso collaborazionismo tra poteri dello Stato. Da una opposizione parlamentare che per ben due volte ha l'occasione per bloccare una legge immorale e non lo fa all'altissimo organismo di controllo
che dichiara di approvare nel timore di un conflitto istituzionale che magari non si verificherebbe dal momento che coloro che confezionano leggi come questa dello scudo fiscale hanno molte code di
paglia c'è un concorso generale ad una sorta di "cupio dissolvi" della Repubblica.
Con la promulgazione di questa legge, il degrado rovinoso dell'Italia continua.....
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
(1) http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091003&fonte=RPB&codnews=211376
(2) "scudo fiscale 2009": http://www.privatebanking.gruppo.mps.it/Scudo+fiscale+2009/
"Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste" gli ha chiesto un cittadino nella piazza di Rionero in Vulture, in Basilicata. Ma il presidente della Repubblica, che si trova lì per partecipare a un convegno sulla questione meridionale ha risposto: "Non firmare non significa niente". "Nella Costituzione - ha continuato Giorgio Napolitano - c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (1)
Questa risposta di Napolitano è sbagliata e costituzionalmente anomala dal momento che un Parlamento ad opera di una maggioranza prevaricatrice può votare una legge come quella sullo scudo fiscale (2) che viola la Costituzione ed il Diritto ma il Presidente della Repubblica è tenuto a rispettare e fare rispettare la Costituzione senza tener conto delle conseguenze che questo possa avere. E' vero che il Parlamento può rivotare una legge
respinta dal Presidente che poi sarà costretto a firmare o a prendere atto di una situazione inaccettabile e dimettersi. Ma questa eventualità non può essere prevista ed annullata approvando qualsiasi porcheria venga proposta. Intanto il rinvio di una legge al Parlamento è un fatto traumatico che sottolinea difronte al Paese l'esistenza di qualcosa di inaccettabile e che viene respinto. E' un richiamo autorevole al rispetto della Costituzione. Può creare uma mobilitazione democratica e civile tale da costringere il governo a cambiare strada. Inoltre, nel ritorno della legge alle Camere non è detto che deputati che avevano approvato non possano cambiare idea illuminati dalle osservazioni e dal respingimento del Capo dello Stato. Inoltre, nell'ipotesi che si instauri un braccio di ferro tra la Presidenza della Repubblica ed il Governo
non è detto che questa eventualità sia peggiore di una acquiescenza sistematica del Capo dello Stato spaventato da una maggioranza parlamentare e ridotto a fare da notaio a questa.
Osservo, inoltre, che ancor prima che la Camera approvasse la legge il Presidente si è premurato di far sapere che l'avrebbe promulgata.Perchè lo ha fatto? Non avrebbe dovuto osservare il silenzio fino alla conclusione dell'iter parlamentare? La sua "esternazione favorevole" non ha scoraggiato qualcuno che riteneva offensivo incentivo alla corruzione il testo proposto dal centro-destra?
Certo sarebbe troppo parlare di Governo Berlusconi-Napolitano ma non c'è dubbio che gli atti fondamentali del governo sono stati tutti approvato quasi senza battere ciglio dal Quirinale. Lodo Alfano, prima legge sulla sicurezza, seconda legge sulla sicurezza, scudo fiscale contengono tutti elementi stridenti con la Costituzione e con lo Stato di Diritto. Come un gigantesco pitone capace di inghiottire e metabolizzare tutto la Presidenza della Repubblica ha sempre approvato ed al massimo si è limitata a qualche buffetto affettuoso a qualche nota, a qualche osservazione che magari non è stata tenuta in nessun conto dal Governo.
In queste condizioni parlare di sfascio del Paese e della sua etica, di demolizione dello Stato di Diritto e della Costituzione attribuibili al governo Berlusconi ed alla sua prepotente ed arrogante maggioranza non è corretto. In molti concorrono al degrado della democrazia italiana magari con le migliori intenzioni o per viltà o per compiacenza o per un malinteso collaborazionismo tra poteri dello Stato. Da una opposizione parlamentare che per ben due volte ha l'occasione per bloccare una legge immorale e non lo fa all'altissimo organismo di controllo
che dichiara di approvare nel timore di un conflitto istituzionale che magari non si verificherebbe dal momento che coloro che confezionano leggi come questa dello scudo fiscale hanno molte code di
paglia c'è un concorso generale ad una sorta di "cupio dissolvi" della Repubblica.
Con la promulgazione di questa legge, il degrado rovinoso dell'Italia continua.....
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
(1) http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091003&fonte=RPB&codnews=211376
(2) "scudo fiscale 2009": http://www.privatebanking.gruppo.mps.it/Scudo+fiscale+2009/
disastro messinese e ponte sullo stretto
disastro messinese e ponte sullo strett0
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Ipocrisia e cinismo del politicantismo anche di sinistra! Si contrappone il disastro messinese al ponte sullo stretto che non si è ancora fatto e forse non si farà mai e si saltano le responsabilità di ceti oligarchici regionali e locali che divorano e permettono alle loro clientele di divorare immense risorse e se ne fottono del territorio e dell'abusivismo.
Provo tristezza per questa sinistra che si aggrappa oggi allo slogans "No al ponte" per giustificare anche la sua complicità nella gestione spesso bipartisan delle istituzioni locali e condivide l'idea del federalismo che infliggerà altri balzelli fiscali e ingrasserà molto di più i professionisti della politica.
pietroancona@tin.it
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Ipocrisia e cinismo del politicantismo anche di sinistra! Si contrappone il disastro messinese al ponte sullo stretto che non si è ancora fatto e forse non si farà mai e si saltano le responsabilità di ceti oligarchici regionali e locali che divorano e permettono alle loro clientele di divorare immense risorse e se ne fottono del territorio e dell'abusivismo.
Provo tristezza per questa sinistra che si aggrappa oggi allo slogans "No al ponte" per giustificare anche la sua complicità nella gestione spesso bipartisan delle istituzioni locali e condivide l'idea del federalismo che infliggerà altri balzelli fiscali e ingrasserà molto di più i professionisti della politica.
pietroancona@tin.it
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
venerdì 2 ottobre 2009
lettera sulla mia generazione
alla signora Flavia Perina Direttrice del Secolo d'Italia
==========================================================
Cara Signora,
nella sua intervista rilasciata a Iaia Vantaggiato del Manifesto di ieri, lei ha testualmente affermato: "Nel suo rapporto con le donne e nell'ostentazione di questo rapporto,Berlusconi segue il codice della sua generazione. Che non è la mia".
La generalizzazione del comportamento (patologico secondo la moglie) di Berlusconi a tutta la sua generazione è sbagliata e non corrispondente a verità. La generazione alla quale appartiene il Nostro è artefice delle più grandi e civili trasformazioni del costume italiano. Le elenco alcune cose: la chiusura dei bordelli voluta dalla senatrice Merlin, luoghi infami che riducevano la donna, nel consenso dello Stato e della Chiesa, a mero oggetto sul quale sfogare le voglie sessuali; la abolizione del famigerato delitto d'onore e del reato di concubinaggio; l'innovazione del codice per quanto riguarda la famiglia, codice che consentiva al marito di bastonare la moglie ed i figli a fini "correttivi" stabilendo parità di diritti nella conduzione del menage; il divorzio e l'aborto oggi insidiato dal neoclericalismo del centro-destra, una legislazione sulle separazioni che tutela la donna ed i figli, l'apertura al genere femminile di tutte le carriere compresa quella militare.
Al centro di questa immensa rivoluzione che ha cambiato costumi secolari c'è stato il sessantotto che fu opera sempre di questa generazione e di quella immediatamente successiva.
Osservo inoltre che c'è in lei una punta di razzismo nell'attribuire a persone anziane un codice di comportamenti machisti inaccettabili.
Io che sono coetaneo di Berlusconi osservo invece una immensa regressione del costume in corso con la mercificazione della donna e la contemporanea pressione clericale sulle sue conquiste oggi pericolanti. Tutto questo dopo
quindici anni di berlusconismo che non è soltanto quello che fa Berlusconi ma una intera squadra di avidi ed ignoranti guastatori dei diritti civili e costituzionali.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/sezione/POLITICA%2B%2526%2BSOCIET%25C0/
==========================================================
Cara Signora,
nella sua intervista rilasciata a Iaia Vantaggiato del Manifesto di ieri, lei ha testualmente affermato: "Nel suo rapporto con le donne e nell'ostentazione di questo rapporto,Berlusconi segue il codice della sua generazione. Che non è la mia".
La generalizzazione del comportamento (patologico secondo la moglie) di Berlusconi a tutta la sua generazione è sbagliata e non corrispondente a verità. La generazione alla quale appartiene il Nostro è artefice delle più grandi e civili trasformazioni del costume italiano. Le elenco alcune cose: la chiusura dei bordelli voluta dalla senatrice Merlin, luoghi infami che riducevano la donna, nel consenso dello Stato e della Chiesa, a mero oggetto sul quale sfogare le voglie sessuali; la abolizione del famigerato delitto d'onore e del reato di concubinaggio; l'innovazione del codice per quanto riguarda la famiglia, codice che consentiva al marito di bastonare la moglie ed i figli a fini "correttivi" stabilendo parità di diritti nella conduzione del menage; il divorzio e l'aborto oggi insidiato dal neoclericalismo del centro-destra, una legislazione sulle separazioni che tutela la donna ed i figli, l'apertura al genere femminile di tutte le carriere compresa quella militare.
Al centro di questa immensa rivoluzione che ha cambiato costumi secolari c'è stato il sessantotto che fu opera sempre di questa generazione e di quella immediatamente successiva.
Osservo inoltre che c'è in lei una punta di razzismo nell'attribuire a persone anziane un codice di comportamenti machisti inaccettabili.
Io che sono coetaneo di Berlusconi osservo invece una immensa regressione del costume in corso con la mercificazione della donna e la contemporanea pressione clericale sulle sue conquiste oggi pericolanti. Tutto questo dopo
quindici anni di berlusconismo che non è soltanto quello che fa Berlusconi ma una intera squadra di avidi ed ignoranti guastatori dei diritti civili e costituzionali.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/sezione/POLITICA%2B%2526%2BSOCIET%25C0/
lettera ad un giovane algerino
Caro Karim,
vorrei aggiungere alle cose egregiamente dette dal Prof.Romano il fatto che l'islamismo ha preso il posto del socialismo. Ha riempito un vuoto di ideologia e di identità.Prima del fallimento dell'URSS tutti i popoli dei paesi del cosidetto terzo mondo aderivano ad un movimento mondiale che aveva nella Jugoslavia di Tito la capofila. Il movimento dei paesi cosidetti non allineati che si incrociava con gli ideali del socialismo che avevano costituito il fulcro anche di grandi civiltà arabe come quella creata in Irak dal Partito di Sadam Hussein e che ne aveva garantito uno strepitoso progresso culturale tecnico ed industriale oggi stroncato nel sangue dal colonialismo dell'Occidente. Un movimento che rafforzava la causa della pace e garantiva un equilibrio meno sbilanciato verso l'Occidente.
Dopo la crisi dell'URSS e del comunismo mondiale il mondo islamico trovò la sua ragione di coesione antiimperialistica nello islamismo a scapito della laicità e della libertà insite nel movimento di liberazione socialista.
L'islamismo ha dato identità a quanti lottano contro i tiranni dei paesi arabi e contro la feroce dittatura mondiale degli USA.
Pietro Ancona
(la lettera del ragazzo algerino e la risposta di Sergio Romano)
La lettera del giorno |Venerdi' 2 Ottobre 2009
LE VACANZE IN ALGERIA DI UN RAGAZZO NATO IN ITALIA
Sono uno studente di 18 anni, nato in Italia ma di padre algerino, e ho quindi molti parenti laggiù. Spesso vado in vacanza a Orano e constato (anzi constatiamo perché mio padre può fare confronti con gli anni dell’occupazione francese e quelli dopo l’indipendenza) un processo culturale a ritroso nel quale la popolazione si chiude in un islamismo talvolta estremizzato. Questo è molto preoccupante in un Paese che 50 anni fa non era meno occidentale dei Paesi europei. La colpa può essere di questa corrente anti-islamica diffusa un po’ ovunque (soprattutto in Italia) che provoca una reazione quasi difensiva dei Paesi coinvolti?
Karim Rachedi , zappadero@hotmail.it
Caro Rachedi,
Il quadro da lei descritto non è soltanto algerino e concerne tutti i Paesi musulmani. Il fenomeno ha molte cause e una di esse, per l’appunto, è l’indipendenza. Per rafforzare l’identità nazionale dei loro popoli, i nuovi leader promossero anzitutto l’insegnamento dell’arabo e aprirono le porte dei loro Paesi, in tal modo, all’influenza di quella casta religiosa che aveva conservato e coltivato la conoscenza della lingua coranica. Il caso algerino è particolarmente indicativo.
Alla metà degli anni Settanta il presidente dell’Algeria era Houari Boumediene, leader del Fronte di liberazione nazionale, veterano della guerra d’indipendenza, musulmano e tuttavia convinto che la religione non dovesse dettare la politica dello Stato. Ma Boumediene introdusse l’insegnamento dell’arabo, al posto del francese, in tutte le scuole e in quasi tutte le facoltà universitarie della Repubblica. Per le esigenze di questo nuovo curriculum scolastico mancavano tuttavia gli insegnanti e fu necessario ricorrere a maestri e professori provenienti da altri Paesi arabi: la Siria, l’Iraq, l’Arabia Saudita e soprattutto l’Egitto. Arrivarono così in Algeria maestri e professori che si erano formati soprattutto nelle scuole religiose, dove l’arabo era necessario per la lettura del Corano, e che appartenevano in buona parte alla Fratellanza musulmana, vale a dire al capostipite di tutti i movimenti radicali e fondamentalisti nati nell’universo musulmano durante il secolo scorso. I loro allievi furono i bambini del baby boom, nati dopo l’indipendenza. Aumentò così negli anni seguenti il numero delle ragazze che portavano il velo e dei ragazzi che gettavano la cravatta (un simbolo dell’Occidente) per indossare calzoni a mezza gamba, più adatti alle abluzioni rituali, e scarpe aperte sul calcagno, più comode per chi deve lasciarle sulla soglia delle moschee.
Abbastanza lento e graduale a tutta prima, il fenomeno fu bruscamente accelerato dalla crisi economica e politica di quasi tutti i regimi che avevano adottato, per la modernizzazione dei loro Paesi, i modelli europei ispirati dalle economie delle democrazie occidentali e da quelle dirigistiche del sistema sovietico. Non so quando suo padre sia arrivato in Italia, ma nessuno meglio di lui, probabilmente, può descriverle la crisi dell’economia algerina alla fine degli anni Ottanta, le elezioni vinte dal Fronte islamico della salvezza e la lunga guerra civile degli anni seguenti: una drammatica sequenza di tragici eventi da cui l’islamismo uscì, nonostante le sue sconfitte, moralmente forte.
Lei si chiede, caro Rachedi, se l’islamizzazione sia stata favorita dai pregiudizi e dall’ostilità di una parte delle società occidentali (l’Italia non è l’esempio peggiore). È probabile. Ma non dimentichi, per un quadro più completo, le altre cause che ho cercato di descrivere.
vorrei aggiungere alle cose egregiamente dette dal Prof.Romano il fatto che l'islamismo ha preso il posto del socialismo. Ha riempito un vuoto di ideologia e di identità.Prima del fallimento dell'URSS tutti i popoli dei paesi del cosidetto terzo mondo aderivano ad un movimento mondiale che aveva nella Jugoslavia di Tito la capofila. Il movimento dei paesi cosidetti non allineati che si incrociava con gli ideali del socialismo che avevano costituito il fulcro anche di grandi civiltà arabe come quella creata in Irak dal Partito di Sadam Hussein e che ne aveva garantito uno strepitoso progresso culturale tecnico ed industriale oggi stroncato nel sangue dal colonialismo dell'Occidente. Un movimento che rafforzava la causa della pace e garantiva un equilibrio meno sbilanciato verso l'Occidente.
Dopo la crisi dell'URSS e del comunismo mondiale il mondo islamico trovò la sua ragione di coesione antiimperialistica nello islamismo a scapito della laicità e della libertà insite nel movimento di liberazione socialista.
L'islamismo ha dato identità a quanti lottano contro i tiranni dei paesi arabi e contro la feroce dittatura mondiale degli USA.
Pietro Ancona
(la lettera del ragazzo algerino e la risposta di Sergio Romano)
La lettera del giorno |Venerdi' 2 Ottobre 2009
LE VACANZE IN ALGERIA DI UN RAGAZZO NATO IN ITALIA
Sono uno studente di 18 anni, nato in Italia ma di padre algerino, e ho quindi molti parenti laggiù. Spesso vado in vacanza a Orano e constato (anzi constatiamo perché mio padre può fare confronti con gli anni dell’occupazione francese e quelli dopo l’indipendenza) un processo culturale a ritroso nel quale la popolazione si chiude in un islamismo talvolta estremizzato. Questo è molto preoccupante in un Paese che 50 anni fa non era meno occidentale dei Paesi europei. La colpa può essere di questa corrente anti-islamica diffusa un po’ ovunque (soprattutto in Italia) che provoca una reazione quasi difensiva dei Paesi coinvolti?
Karim Rachedi , zappadero@hotmail.it
Caro Rachedi,
Il quadro da lei descritto non è soltanto algerino e concerne tutti i Paesi musulmani. Il fenomeno ha molte cause e una di esse, per l’appunto, è l’indipendenza. Per rafforzare l’identità nazionale dei loro popoli, i nuovi leader promossero anzitutto l’insegnamento dell’arabo e aprirono le porte dei loro Paesi, in tal modo, all’influenza di quella casta religiosa che aveva conservato e coltivato la conoscenza della lingua coranica. Il caso algerino è particolarmente indicativo.
Alla metà degli anni Settanta il presidente dell’Algeria era Houari Boumediene, leader del Fronte di liberazione nazionale, veterano della guerra d’indipendenza, musulmano e tuttavia convinto che la religione non dovesse dettare la politica dello Stato. Ma Boumediene introdusse l’insegnamento dell’arabo, al posto del francese, in tutte le scuole e in quasi tutte le facoltà universitarie della Repubblica. Per le esigenze di questo nuovo curriculum scolastico mancavano tuttavia gli insegnanti e fu necessario ricorrere a maestri e professori provenienti da altri Paesi arabi: la Siria, l’Iraq, l’Arabia Saudita e soprattutto l’Egitto. Arrivarono così in Algeria maestri e professori che si erano formati soprattutto nelle scuole religiose, dove l’arabo era necessario per la lettura del Corano, e che appartenevano in buona parte alla Fratellanza musulmana, vale a dire al capostipite di tutti i movimenti radicali e fondamentalisti nati nell’universo musulmano durante il secolo scorso. I loro allievi furono i bambini del baby boom, nati dopo l’indipendenza. Aumentò così negli anni seguenti il numero delle ragazze che portavano il velo e dei ragazzi che gettavano la cravatta (un simbolo dell’Occidente) per indossare calzoni a mezza gamba, più adatti alle abluzioni rituali, e scarpe aperte sul calcagno, più comode per chi deve lasciarle sulla soglia delle moschee.
Abbastanza lento e graduale a tutta prima, il fenomeno fu bruscamente accelerato dalla crisi economica e politica di quasi tutti i regimi che avevano adottato, per la modernizzazione dei loro Paesi, i modelli europei ispirati dalle economie delle democrazie occidentali e da quelle dirigistiche del sistema sovietico. Non so quando suo padre sia arrivato in Italia, ma nessuno meglio di lui, probabilmente, può descriverle la crisi dell’economia algerina alla fine degli anni Ottanta, le elezioni vinte dal Fronte islamico della salvezza e la lunga guerra civile degli anni seguenti: una drammatica sequenza di tragici eventi da cui l’islamismo uscì, nonostante le sue sconfitte, moralmente forte.
Lei si chiede, caro Rachedi, se l’islamizzazione sia stata favorita dai pregiudizi e dall’ostilità di una parte delle società occidentali (l’Italia non è l’esempio peggiore). È probabile. Ma non dimentichi, per un quadro più completo, le altre cause che ho cercato di descrivere.
giovedì 1 ottobre 2009
LA NOMINA DI BIANCA BERLINGUER E LA MANIFESTAZIONE DEL TRE OTTOBRE
LA NOMINA DI BIANCA BERLINGUER E LA MANIFESTAZIONE DEL TRE OTTOBRE
=================================================================
Non c'è dubbio che la destra è stata sempre e forse sarà sempre più abile della sinistra. Due giorni prima della manifestazione per la libertà di stampa indetta per sabato prossimo per protestare contro lo strangolamento reale degli spazi di autonomia ancora presenti nella comunicazione conclude gli accordi per la nomina del nuovo direttore di TG3 promuovendo Bianca Berlinguer. Seguo da sempre Bianca Berlinguer e ne apprezzo le doti professionali, la tenacia, l'onesta, la competenza, ma certamente nella RaiTV superlottizzata non sono queste doti che ne hanno fatto il direttore di Rai Tre quanto la forza politica che aveva ed ha alle spalle e che da sempre ha una sua nicchia appunto nella terza rete della televisione italiana. Questa nomina segue tutte quante le altre che si sono già fatte e che sono state accaparrate dal centro-destra in una pratica ipercollaudata di spartizioni non se con quale manuale ma certamente qualcosa che assomiglia molto al Cencelli.
Conosco la Rai Sicilia dai tempi in cui era in Via Cerda e ho visto la formazione del suo gruppo redazionale. Potrei dire per ognuno di loro quale partito e quale corrente politica aveva dietro. Non conosco il caso di un solo giornalista che sia stato assunto per i suoi propri meriti, per il suo ingegno, per le sue capacità.
Non so quanti siano oggi i dipendenti della Rai Sicilia e quanti dipendenti abbia la RaiTV nazionale.Ma certamente è assai difficile trovarne uno solo che sia stato assunto fuori dalla lottizzazione spartitoria dei partiti. In quanto alle carriere queste si costruiscono spostandosi da un punto all'altro del Partito di riferimento, da un personaggio all'altro, da questa a quella corrente di pensiero. Ci sono grandi maestri voltagabbana e grandissimi cacciatori di poltrone dal fiuto formidabile.
I partiti della sinistra italiana, i partiti oggi all'opposizione nel Palazzo e fuori, non hanno mai messo in discussione la regola della spartizione, non hanno mai proposto un sistema diverso capace di premiare l'autonomia di pensiero. Le organizzazioni professionali e sindacali dei giornalisti, la stessa associazione articolo 21 non credo che abbiamo mai fatto una vera battaglia per l'autonomia delle redazioni raitv. Sono del tutto corresponsabile dello stato di cose che sarà contestato sabato.
Il tutto costa qualcosa come cinque miliardi di euro l'anno. Non credo che esista al mondo una categoria di dipendenti della radiotv pubblica cosi ben pagata come del resto non esistono oligarchie politiche al mondo stipendiate come quella italiana!
In queste condizioni, la manifestazione del tre ottobre prossimo non ha le carte in regole per proporre
una informazione autonoma e di vero pubblico servizio. Lo stesso discorso vale per quasi tutta la carta stampata foraggiata generosissimamente dallo Stato. Può la gente di questo mondo foraggiato dal Regime proporre qualcosa di credibile contro il Regime e l'affossamento della libertà di stampa?
Ne dubito molto.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
=================================================================
Non c'è dubbio che la destra è stata sempre e forse sarà sempre più abile della sinistra. Due giorni prima della manifestazione per la libertà di stampa indetta per sabato prossimo per protestare contro lo strangolamento reale degli spazi di autonomia ancora presenti nella comunicazione conclude gli accordi per la nomina del nuovo direttore di TG3 promuovendo Bianca Berlinguer. Seguo da sempre Bianca Berlinguer e ne apprezzo le doti professionali, la tenacia, l'onesta, la competenza, ma certamente nella RaiTV superlottizzata non sono queste doti che ne hanno fatto il direttore di Rai Tre quanto la forza politica che aveva ed ha alle spalle e che da sempre ha una sua nicchia appunto nella terza rete della televisione italiana. Questa nomina segue tutte quante le altre che si sono già fatte e che sono state accaparrate dal centro-destra in una pratica ipercollaudata di spartizioni non se con quale manuale ma certamente qualcosa che assomiglia molto al Cencelli.
Conosco la Rai Sicilia dai tempi in cui era in Via Cerda e ho visto la formazione del suo gruppo redazionale. Potrei dire per ognuno di loro quale partito e quale corrente politica aveva dietro. Non conosco il caso di un solo giornalista che sia stato assunto per i suoi propri meriti, per il suo ingegno, per le sue capacità.
Non so quanti siano oggi i dipendenti della Rai Sicilia e quanti dipendenti abbia la RaiTV nazionale.Ma certamente è assai difficile trovarne uno solo che sia stato assunto fuori dalla lottizzazione spartitoria dei partiti. In quanto alle carriere queste si costruiscono spostandosi da un punto all'altro del Partito di riferimento, da un personaggio all'altro, da questa a quella corrente di pensiero. Ci sono grandi maestri voltagabbana e grandissimi cacciatori di poltrone dal fiuto formidabile.
I partiti della sinistra italiana, i partiti oggi all'opposizione nel Palazzo e fuori, non hanno mai messo in discussione la regola della spartizione, non hanno mai proposto un sistema diverso capace di premiare l'autonomia di pensiero. Le organizzazioni professionali e sindacali dei giornalisti, la stessa associazione articolo 21 non credo che abbiamo mai fatto una vera battaglia per l'autonomia delle redazioni raitv. Sono del tutto corresponsabile dello stato di cose che sarà contestato sabato.
Il tutto costa qualcosa come cinque miliardi di euro l'anno. Non credo che esista al mondo una categoria di dipendenti della radiotv pubblica cosi ben pagata come del resto non esistono oligarchie politiche al mondo stipendiate come quella italiana!
In queste condizioni, la manifestazione del tre ottobre prossimo non ha le carte in regole per proporre
una informazione autonoma e di vero pubblico servizio. Lo stesso discorso vale per quasi tutta la carta stampata foraggiata generosissimamente dallo Stato. Può la gente di questo mondo foraggiato dal Regime proporre qualcosa di credibile contro il Regime e l'affossamento della libertà di stampa?
Ne dubito molto.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
E' morta Giuseppina Zacco
E' morta Giuseppina Zacco. Ho appreso la notizia dalla TV. Mi sono molto rattristato per la sua sorte. Ha perso il marito Pio La Torre, grande e generoso idealista del PCI, massacrato dalla mafia che ha agito forse con la compiacenza di altri poteri rimasti nell'ombra ed impuniti. E' sopravvissuta a Pio per quasi trenta anni ma sono stati anni di rimpianto e di dolore che l'impegno politico in un PCI che si stava trasformando in quello che poi è diventato il PD non credo abbiano in qualche modo lenito o siano riusciti a colmare seppur parzialmente il vuoto desolato scavato nella sua vita dalla morte di PIO.
Con la sua morte si chiudono gli ultimi tasselli di un muro di tempo che ci separa per sempre
da una età eroica della lotta politica in Sicilia.
Pietro Ancona
Con la sua morte si chiudono gli ultimi tasselli di un muro di tempo che ci separa per sempre
da una età eroica della lotta politica in Sicilia.
Pietro Ancona
Iscriviti a:
Post (Atom)
